Giochi: Malta Gaming Authority, a novembre “un regolamento più efficiente e trasparente”

In: Giochi On line, In Evidenza

31 luglio 2015 – 16:54

http://www.agimeg.it/?p=71543

Malta

La Malta Gaming Authority sta lavorando su un progetto di legge per riorganizzare il settore dei giochi, con il fine di renderlo più efficiente e trasparente. Si tratta di una bozza sulla quale le autorità maltesi stanno lavorando già da tempo, al di là degli ultimi scandali portati alla luce dall’Operazione Gambling, che ha portato all’arresto di 28 persone, alla denuncia di altri 13 e al sequestro di beni per 2 miliardi di euro. Lo ha annunciato il Sottosegretario di Stato alla competitività Jose Herrera.
“Una mela marcia – ha aggiunto – non significa necessariamente che l’intero settore è corrotto. Tutti i settori sono soggetti ad evoluzione, per cui il miglioramento è naturale, ma per come è stata studiata la legge maltese è in grado di affrontare queste situazioni di emergenza”. Joe Cuschieri, presidente della Gaming Authority di Malta, ha aggiunto che “Malta resta una nazione dove la regolamentazione del settore del gioco resta una delle più efficienti e che è stata immediata la reazione delle forze dell’ordine quando sono stati emessi i mandati d’arresto europei”. lp/AGIMEG

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Dopo l’operazione della Direzione Distrettuale Antimafia del 22 Luglio 2015

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Giochi: a rischio oltre 200.000 posti di lavoro, in pratica una “Fiat” della fortuna

In: Eventi, In Evidenza

31 luglio 2015 – 14:22

http://www.agimeg.it/?p=71522

italia

Si addensano nubi nere sul mercato dei giochi in Italia. A fine giugno c’era stato l’accantonamento  del decreto delega sui giochi presentato dal sottosegretario Pierpaolo Baretta. Il decreto prevedeva interventi molto importanti sul mercato dell’intrattenimento, della tassazione e dei rapporti con gli enti locali ma è stato “cestinato” dal consiglio dei Ministri. In questi giorni si fanno sempre più frequenti richieste, trasversalmente da varie parti politiche, di divieto assoluto della pubblicità sui giochi. Insomma il settore, già alle prese con una riduzione degli introiti, rischia di implodere sotto il peso dell’azione politica e di rilanciare le attività gestite dalla criminalità organizzata. Eliminare qualsiasi forma di pubblicità non permetterebbe più ai cittadini di distinguere il gioco legale da quello illegale. Le città sono, ad esempio, piene di negozi privi di regolare concessione statale dove è possibile scommettere. Se le aziende regolarmente autorizzate non potessero più fare pubblicità, il cittadino avrebbe uno strumento in meno per capire se sta entrando in un negozio autorizzato o se stia commettendo un reato entrando a scommettere in un punto illegale. Secondo gli ultimi dati di Sistema Gioco Italia – Confindustria, il settore dei giochi da lavoro, tra diretto ed indotto, a circa 220.000 persone, in pratica la stessa forza lavoro della Fiat e che l’Erario beneficia di introiti diretti per oltre 8 miliardi di euro all’anno. Da ricordare che la tassazione sulla spesa per il gioco è vicina al 50%, caso praticamente unico nei settori dell’industria italiana. lp/AGIMEG

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Riforma Rai: via libera al Senato, il testo passa alla Camera. Ieri l’ok a un odg sul divieto pubblicità ai giochi

In: Ansa, AnsaP, In Evidenza, Politica, Repubblica

31 luglio 2015 – 12:11

http://www.agimeg.it/?p=71511

senato

Con 142 voti favorevoli e 92 contrari il Senato ha da poco approvato, con modificazioni, la proposta di riforma della RAI e del servizio pubblico radiotelevisivo che ora passa all’esame dell’altro ramo del Parlamento. Ieri l’Aula di Palazzo Madama aveva dato il via libera a un ordine del giorno della Lega Nord – riformulato dopo il ritiro di alcuni emendamenti dal contenuto identico – che impegna il governo a garantire il divieto assoluto di qualunque forma di comunicazione commerciale e promozionale sui giochi. im/AGIMEG

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Operazione Gambling. Microgame: “Le società del gruppo pienamente operative, siti di People’s estranei ai fatti”

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http://www.agipronews.it/attualit%C3%A0-e-politica/Operazione-Gambling-Microgame-id.120110

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Stato-Regioni: rinvio alla Corte Costituzionale. di Stefano Sbordoni

In: Diritto

http://www.jamma.it/diritto/stato-regioni-rinvio-alla-corte-costituzionale-di-stefano-sbordoni-68112

30 luglio 2015 – 10:40

Aula-tribunale

(Jamma) “Fiat lux avrebbero detto i latini nel leggere l’ordinanza del Tar Puglia-sez. Lecce dello scorso 22 luglio. Finalmente un Tar illuminato – al contrario di quello   lombardo che ribadisce puntualmente la legittimità dell’operato del comune di Milano – ha avuto il coraggio di sostenere che la Legge regionale (in questo caso la Legge n. 43/2013) potrebbe essere viziata in quanto incostituzionale perché in contrasto con il decreto Balduzzi. Si legge, infatti, nel PQM della menzionata ordinanza che il Tar Puglia sez. Lecce, sezione prima “rimette alla Corte Costituzionale la questione di legittimita’ costituzionale dell’art. 7 L.R.43/2013 (………), in relazione all’art.7 c.10 D.L.158/2012, per violazione degli artt.117 c.3,117, secondo comma lettera h)” scrive l’avvocato Stfano Sbordoni.

“L’ordinanza è ben motivata, e lascia intendere che i Giudici (forse per la prima volta?) hanno studiato a fondo la questione. Ciò trova riscontro laddove nell’anticipare – sempre nel testo dell’ordinanza, si intende – l’intenzione di rimettere gli atti alla Corte costituzionale, ammettono essi stessi di conoscere l’orientamento del giudice delle leggi, che nel famoso caso di Bolzano e non solo (Corte Cost., 26 febbraio 2010 n. 72 e 22 giugno 2006 n. 237, nonchè Cons. Stato, Sez. VI, 18 aprile 2007 n. 1772) ritenne sussistere la competenza in capo al governo del Territorio. Nel caso di specie, ritiene invece il giudice a quo (id est Tar Puglia- sez. Lecce) che non vi sia corrispondenza con il caso Bolzano. Ed infatti il Comune di Melendugno con comunicazione del 22.5.2014 rappresentava l’impossibilità di autorizzare l’esercizio dell’attività di raccolta scommesse   di un nuovo locale, stante l’asserito contrasto con l’art. 7 L.R. 43/2013 (legge regionale Puglia); quindi nel corso del mese di settembre adottava l’ordinanza con cui imponeva la sospensione delle attività di raccolta delle scommesse sportive, in quanto i nuovi locali oggetto della richiesta erano ubicati a meno di 500 metri da un istituto scolastico, in violazione appunto dell’art. 7 della L. 43/2013. Le ricorrenti (concessionario e gestore del punto) ricorrevano al Tar Puglia sez. Lecce per richiedere l’annullamento della menzionata ordinanza e di tutti gli atti ad essa connessi. Riguardo il rapporto tra il decreto Balduzzi e la legge regionale viene ben evidenziato dal collegio pugliese che “mentre la disposizione regionale in esame prevede una immediata entrata in vigore del divieto in esame, la norma statale ne differisce l’effettiva entrata in vigore per le nuove concessioni alle pianificazioni da attuarsi in conformità delle medesime disposizioni, in assenza delle quali, non vi sarebbero impedimenti alla collocazione di esercizi in prossimità dei luoghi sensibili.” Ed ancora: il decreto Balduzzi ha come scopo quello di prevedere misure di prevenzione dalla ludopatia proprio al fine di tutelare il diritto della salute, diritto contemplato all’art. 117, comma 3 Cost., che come noto è riservato allo Stato, spettando di contro alla regione di concorrere al completamento delle regole dei principi fondamentali posti dalla Legislazione statale.

Il collegio pugliese ha esattamente individuato il passaggio che garantisce la legittimità del sistema, che poi era lo stesso spirito dell’art. 14 della delega fiscale:   il governo centrale ha il compito di “scrivere” – essendo riservato allo Stato il potere di fissare livelli di tutela uniformi sull’intero territorio nazionale – le norme primarie in materia di gioco pubblico, ed il governo del territorio deve concorrere all’applicazione delle stesse. La Regione Puglia con la legge regionale n. 43/2013 non ha rispettato questo principio, ed infatti ben evidenzia il giudice amministrativo “Nella specie, non si è trattato di fissare limiti più rigorosi di tutela ma si è stabilita la immediata entrata in vigore di misure per le quali la legge nazionale aveva invece disposto la necessità di un procedimento pianificatorio con il coinvolgimento di tutti i soggetti indicati nel citato art. 7 c. 10 del D.L.”. La censura della norma pugliese viene altresì evidenziata sotto altro aspetto, essendo la stessa in contrasto con l’art. 117, comma 2 lett. h della Cost. che attribuisce allo Stato la competenza legislativa in materia di “ordine pubblico e sicurezza”, in quanto la norma regionale menzionata comunque incide sugli esercizi che accettano scommesse, cioè su esercizi soggetti al controllo dell’autorità di P.S. ex art. 88 R.D. 773/1931. Il controllo esercitato dall’Autorità di pubblica sicurezza in ordine al rilascio di concessioni/autorizzazioni ex art.88 è un controllo che investe una pluralità di interessi, tutti diretti al mantenimento dell’ordine pubblico e della sicurezza, mediante la verifica della sussistenza di una serie di requisiti soggettivi e oggettivi del richiedente la concessione. Ed è la sussistenza di tali requisiti soggettivi e oggettivi che deve essere verificata dall’Amministrazione statale in vista del mantenimento dell’ “ordine pubblico e sicurezza”, ossia nell’ambito dell’attività finalizzata alla prevenzione dei reati e al mantenimento dell’ordine pubblico; non sono certo compiti che spettano alle Regioni e ed ai Comuni.

Un intervento così determinato comporta inevitabili restrizioni agli esercizi commerciali che raccolgono gioco pubblico autorizzato; restrizioni che, in comuni di ridotte dimensioni demografiche e territoriali, incidono notevolmente impedendone di fatto l’esercizio, così intervenendo sulla concessione ex art.88 R.D. 773/1931!”.

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Giochi, Sapar: Baretta disponibile a confronto per soluzioni concrete

Roma, 16:34 – 15 ore fa (AGV NEWS)

C’è stata una nuova riunione con il sottosegretario Pier Paolo Baretta, che ha rinnovato la “disponibilità ad aprire, già a fine agosto, un tavolo di confronto ristretto a poche sigle associative, al fine di trovare soluzioni concrete volte ad uscire dalla stasi di questo periodo. Mi auguro che questa concertazione avvenga in maniera costruttiva, per trovare finalmente una linea comune condivisa dall’intera filiera”. È quanto rende noto il presidente dell’Associazione Sapar (Sezione apparecchi per le pubbliche attrazioni ricreative) Raffaele Curcio. “Negli ultimi giorni abbiamo avuto modo di incontrare due firmatari del disegno di legge sul riordino dei giochi – aggiunge Curcio – il senatore Franco Mirabelli e la senatrice Camilla Fabbri. Il senatore del Pd ha spiegato che il loro intento è quello di fare una legge nazionale per realizzare e concretizzare una riserva nazionale, perché le regole base devono essere uguali per tutti. Non possono esserci comuni che decidono di impedire il gioco sul proprio territorio o comuni che realizzano quartieri a luci rosse. Mirabelli ha poi ribadito che certamente agli enti locali non va tolto alcun ruolo, ma è necessario stabilire con le Istituzioni su quali numeri ragionare. Dal canto suo la senatrice Fabbri si è detta disponibile, in accordo con il collega Mirabelli, a ricevere osservazioni sul Ddl e accogliere le istanze del settore, al fine di trovare un accordo condiviso fra le parti”. Curcio ha inoltre sottolineato ancora una volta che “limitare l’offerta di gioco non risolve il problema del gioco d’azzardo patologico, quanto piuttosto sposta l’offerta di gioco verso l’illegalità. Per questo – ha sottolineato – la Sapar sta incontrando i rappresentanti delle amministrazioni locali, per dar loro modo di approfondire la conoscenza del settore e della filiera e quindi instaurare un dialogo costruttivo e proficuo per tutti”.

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Ddl riordino giochi, Mirabelli (Pd): “La discussione parlamentare non sarà breve, ma la riforma ci sarà.

Ippica? Periodo di transizione e sostegno economico statale vanno ripensati”

http://www.jamma.it/politica/ddl-riordino-giochi-mirabelli-pd-la-discussione-parlamentare-non-sara-breve-ma-la-riforma-ci-sara-ippica-periodo-di-transizione-e-sostegno-economico-statale-vanno-ripensati-68110

In: Ippica, Politica, Primopiano

30 luglio 2015 – 10:32

mirabelli franco

(Jamma) – Con un’edizione straordinaria della trasmissione “Dalla parte dei cavalli” è stato intervistato il senatore Franco Mirabelli (Pd), primo firmatario del ddl riguardante “Disposizioni in materia di riordino dei giochi”, che ricalca il decreto giochi stoppato dal governo lo scorso 27 giugno.

“Non ci sono differenze sostanziali tra il ddl e l’articolo 14 della delega fiscale, abbiamo presentato questo progetto per non perdere il lavoro che era stato fatto dal sottosegretario Baretta, e che ci sembrava avesse portato a definire un quadro e una proposta che avevano un loro equilibrio. Il percorso parlamentare consente rispetto al decreto la possibilità di interventi successivi, ci sembrava importante riaffermare, presentando il disegno di legge, la necessità di un riordino complessivo di tutto il settore senza perdere, appunto, il buon lavoro che era stato fatto” ha spiegato Mirabelli.

“Purtroppo non ci saranno tempi più rapidi, perché la discussione parlamentare non sarà breve. Il decreto avrebbe consentito più velocità, ma hanno deciso di non presentarlo, a questo punto partiamo da questo disegno di legge, la parte più positiva è che un ddl consente anche a chi manifestava dubbi o perplessità la possibilità di intervenire durante l’iter parlamentare per garantire un equilibrio maggiore. Abbiamo apportato delle migliorie introducendo il divieto pubblicità del gioco e perfezionando la questione del ruolo tra Comuni, Regioni e normativa statale, che era uno dei nodi da sciogliere. C’era già un orientamento se si fosse presentato il decreto, a questo punto abbiamo fatto un lavoro sulla pubblicità ma anche per chiarire che c’è una parte di competenze che deve essere svolta insieme da Stato, che ha riserva sui giochi, Regioni e Comuni che in questi anni hanno svolto un ruolo di supplenza soprattutto per normare la presenza eccessiva di luoghi di gioco negli esercizi pubblici sui territori, ora devono quindi mantenere un proprio ruolo dentro una convenzione che veda protagonisti tutti per concordare le regole su cui i territori devono insistere. Cio che non è possibile è una legislazione che sia diversa da territorio a territorio” ha proseguito il senatore.

Aveva detto che sarebbe stato molto contento se si fosse chiesta al parlamento una proroga ulteriore della delega per risolvere in tempi rapidi la questione delle competenze. Questa strada è ancora percorribile? “Se il governo è d’accordo, il parlamento è d’accordo la delega può essere prorogata, decideremo a settembre sulla base di quello che ci dirà il governo”. Se cosi fosse, l’iter quanto sarebbe lungo? “I tempi sarebbero tre mesi. Non escludo neanche che alcune questioni dell’ippica vengano estrapolate, stralciate e trattate a parte. Quando arriveremo alla discussione parlamentare sulla questione della Lega Ippica bisogna modificare alcune cose. La transizione così come è adesso è troppo breve, bisogna garantire almeno tre o quattro anni per arrivare a regime e credo che vada ripensata anche la dimensione economica del sostegno statale”.

Uno degli aspetti che ha più colpito il settore è stata la proposta di contributi erariali fino al 31 dicembre 2017, decrescenti: 10 milioni di euro nel 2016 e 5 milioni di euro nel 2017, in seguito l’ippica dovrebbe cavarsela da sola.

“Almeno per 4/5 anni il contributo ci sarà. – ha specificato Mirabelli – Stiamo parlando di un disegno di legge, cose indicative, si è fatta una valutazione probabilmente sbagliata su un tema che non era stato ancora sciolto nel testo del decreto, assicuro che nel momento in cui passeremo alla fase di discussione, sicuramente metteremo mano a questo aspetto, aumenteremo la dotazione finanziaria e garantiremo una transizione che sia congrua con le necessità che ci sono. Tutto questo punto verrà rivisto, per rilanciare il settore bisogna metterlo nella condizione di crescere. Ci dovranno essere scelte con l’intento di far nascere la Lega Ippica con le condizioni migliori per rilanciare un settore che in questi anni ha avuto difficoltà”.

La riforma ci sarà o non ci sarà? “La riforma ci sarà, sarà una parte importante che il mondo dell’ippica vuole. Sistemeremo i limiti che si sono stati segnalati, sui tempi cercheremo a settembre la strada più rapida per fare la riforma. Decideremo l’eventuale stralcio dall’articolo 14 dell’istituzione di Lega Ippica, capiremo se ci sarà la possibilità di rinnovare la delega lo faremo altrimenti cercheremo di accelerare in parlamento il disegno di legge”.

Il comma 650, che consente la riforma delle scommesse, uno dei punti cardine della riforma, andava fatto mesi fa, è praticabile questa strada? “Dentro un riordino complessivo del sistema dei giochi e delle scommesse, continua a essere praticabile. Metterci mano prima ancora che sia approvata la riforma? Non lo so, ci vuole equilibrio tra diverse esigenze, bisogni e interessi. Meglio un riordino complessivo” ha concluso il senatore.

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Giochi, Pdl pubblicità: nei 2 articoli proposto il divieto totale e sanzioni fino a 500 mila euro

In: Politica, Primo Piano, Repubblica, Tgcom

30 luglio 2015 – 14:57

http://www.agimeg.it/?p=71443

Basso_Lorenzo_pd

Una proposta di legge di soli 2 articoli, che dispone il divieto della pubblicità di “giochi con vincite di denaro, offerti in reti di raccolta, sia fisiche sia online”, in modo analogo con quanto si è già fatto con il tabacco. A presentarla alla Camera dei deputati è stato il primo firmatario, onorevole Lorenzo Basso, assieme ad altri colleghi di altre forze politiche, e una fitta schiera di associazioni della società civile. Il testo prevede anche sanzioni anche sanzioni per chi viola il divieto, che vanno da 50mila a 500mila euro. “La sanzione è irrogata al soggetto che commissione la comunicazione commerciale – si legge nel testo – la pubblicità, la sponsorizzazione o la promozione, al soggetto che la effettua, nonché al proprietario del mezzo con il quale esse sono diffuse”. Sono già 200 i parlamentari che hanno sottoscritto la proposta. “Contiamo di raccogliere altre adesioni, per avere massa critica e riuscire a calendarizzare la proposta”, ha spiegato Basso.

La proposta (PdL pubblicità – V2(1)) nasce all’interno dell’intergruppo parlamentare che si è formato in occasione dell’esame dell’articolo 14 della delega fiscale, finito poi su un binario morto. Perché si è partiti dalla pubblicità? “Come sapete dopo 20 anni in cui si è liberalizzato molto – spiega Basso – si sono provocati molti danni sul tessuto sociale. Tutte le iniziative per arginare la diffusione del gioco vengono bloccate dalla mancanza di coperture finanziarie. Noi aspettiamo ancora una proposta di legge complessiva, che regolamenti il settore. Nel frattempo però non ci possiamo fermare: dobbiamo andare avanti per piccoli passi. La pubblicità è è quella che genera la richiesta e lo stimolo a giocare, dunque è un capitolo importante. Inoltre togliere la pubblicità significa anche togliere un vincolo sui media, che spesso sono influenzati dal mercato pubblicitario”.

Sul tema c’è un’ampia convergenza di forze politiche: l’iniziativa non ha un “colore” preciso. Si tratta del primo dei 4 obiettivi che si poneva l’appello delle associazioni contrarie al gioco d’azzardo.  Gli altri 3 obiettivi sono: una moratoria sui nuovi giochi, il riconoscimento della potestà di Comuni e Regioni, l’esplicita responsabilità pubblica nelle terapie per la cura delle patologie da gioco d’azzardo.

Molti gli interventi delle associazioni, che da tempo chiedono un intervento del legislatore. “Proibire la pubblicità ha due implicazioni – ha detto Maurizio Fiasco della consulta nazionale antiusura – Colpisce un aspetto centrale del gioco, cioè il condizionamento operante, che vuol dire una influenza che aiuta a formarsi una idea di un oggetto. In secondo luogo apre la porta alla responsabilità civile di chi offre la possibilità di giocare, cosa che oggi con il sistema dei concessionari non c’è”. Forte l’apello al partito di maggioranza, il Pd, a fare pressione perché entri in campo il governo.
PROPOSTA DI LEGGE

Art. 1.
(Divieto di pubblicità per i giochi con vincite in denaro)
1. E’ vietata qualsiasi forma, diretta o indiretta, di propaganda pubblicitaria, di ogni comunicazione commerciale, di sponsorizzazione o di promozione di marchi o prodotti di giochi con vincite in denaro, offerti in reti di raccolta, sia fisiche sia online.
2. La violazione del divieto di cui al comma 1 è punita con la sanzione amministrativa da euro 50.000 ad euro 500.000.
La sanzione è irrogata al soggetto che commissiona la comunicazione commerciale, la pubblicità, la sponsorizzazione o la promozione, al soggetto che le effettua, nonché al proprietario  del mezzo con il quale esse sono diffuse.
3. I proventi derivanti dall’applicazione delle sanzioni di cui al comma 2 sono destinati alla prevenzione, alla cura e alla riabilitazione delle patologie connesse alla dipendenza da gioco d’azzardo, ai sensi dell’articolo 1, comma 133, della legge 23 dicembre 2014, n. 190. Art.

2 (Clausola di salvaguardia)
1. Dalla presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica

PROPOSTA DI LEGGE
Divieto della propaganda pubblicitaria dei giochi
con vincite in denaro D’INIZIATIVA DEI DEPUTATI BASSO, QUARANTA, SBERNA, SCOPELLITI,

ONOREVOLI COLLEGHI !

L’industria del gioco ha conosciuto negli anni di crisi una crescita senza precedenti, maturata soprattutto negli anni più duri della crisi economica. In pochi anni slot machine e sale da gioco sono purtroppo entrate a far parte del panorama delle nostre città, con il loro carico di solitudine, disperazione e illegalità. Gli italiani maggiormente colpiti da questo fenomeno appartengono soprattutto alle fasce di popolazione più povere. Purtroppo, nonostante specifiche iniziative parlamentari in tal senso, l’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato ha smesso di pubblicare sul proprio sito web i dati sulla raccolta giochi successivi al 2012.
Tali dati vanno quindi reperiti in rete e indicano in oltre 80 miliardi la raccolta nel 2014, un volume pari a quasi il 4 per cento del PIL nazionale, che arriva a coprire il 12 per cento della spesa delle famiglie italiane.
In Italia esistono 400.000 apparecchi da intrattenimento (slot-­‐machine) e oltre 6.000 locali o agenzia autorizzati, frequentati da 15 milioni di giocatori abituali, tra cui 3 milioni di giocatori soggetti al rischio del gioco patologico e circa 800.000 giocatori già patologici. Il solo costo sanitario annuale per curare le persone dipendenti dal gioco patologico ammonta a 5-­‐6 miliardi di euro, mentre il gettito erariale generato
ammonta a 8 miliardi di euro. Dal 2003 a oggi la raccolta è aumentata di oltre il 500 per cento, passando da 15,5 a oltre 80 miliardi di euro. Di fronte a questi numeri, che
nascondono migliaia di drammi familiari e umani, bisogna passare da un approccio politico che incoraggia il gioco, consentendone la pubblicità e allargando le possibilità
di farvi ricorso, ad un diverso e più maturo atteggiamento, che ne riconosca i gravi pericoli e gli altissimi costi sociali.
È tempo di considerare la dipendenza dal gioco, alla stregua della dipendenza dal tabacco o dell’alcool, come un comportamento socialmente dannoso, il cui abuso porta alla dipendenza da gioco d’azzardo o GAP (gioco d’azzardo patologico), vera e propria malattia riconosciuta a livello internazionale dall’Organizzazione mondiale della sanità.
L’atteggiamento del legislatore deve indirizzarsi senza esitazione verso una regolamentazione disincentivante. Due termini che devono viaggiare sempre
uniti: «regolamentazione», perché il proibizionismo farebbe scivolare l’intero settore nelle mani della criminalità organizzata; «disincentivante», perché ci si deve impegnare ad intraprendere e sostenere politiche informative e deterrenti, che rendano edotti i cittadini sui gravi rischi connessi all’abuso dei giochi con vincita
in denaro.
Le regioni e gli enti locali, che sopportano il peso maggiore delle ricadute sociosanitarie negative del gioco, sono da tempo impegnati in azioni volte a contrastare il fenomeno, attraverso gli strumenti loro consentiti dalla legge e spesso senza riguardo al colore politico delle amministrazioni, a confermare che il problema sociale costituito dall’azzardo è percepito in modo diffuso e traversale sul
territorio e solo nel legislatore nazionale trova orecchie ancora sorde.
Iniziative come le leggi regionali lombarde o il regolamento comunale di Genova hanno infatti prodotto risultati lusinghieri in termini di contrasto alla diffusione dell’azzardo.
In questi anni sono poi cresciute fortemente l’organizzazione e la forza del movimento “no slot”
-­‐
composto da una serie di realtà, istituzionali, religiose, sanitarie, dell’associazionismo laico e cattolico – impegnato a richiedere un cambiamento di approccio nella legislazione italiana.
Come sapete nel mese di giugno è scaduta la delega prevista nella legge 11 marzo 2014, n. 23, cosiddetta “delega fiscale”, per un riordino complessivo della normativa in materia di gioco, senza che il Governo la emanasse il decreto legislativo di cui erano circolate varie bozze, severamente criticate dal mondo no slot . Il fallimento del tentativo di riordino globale della materia dimostra come sia fondamentale rilanciare una strategia di piccoli passi, singoli interventi contenuti per dimensione ma determinanti per effetto. La presente proposta di legge si propone dunque di incidere su uno degli aspetti più controversi del settore dell’azzardo: la pubblicità.
E mira ad introdurre quel divieto assoluto, su cui tante convergenze già si sono realizzate in questo Parlamento e che diverse proposte di legge hanno provato ad introdurre, andandosi però a scontrare con problemi di varia natura, fra cui la mancanza di copertura finanziaria.
Per evitare questo tipo di ostacoli la presente proposta di legge volutamente interviene solo per introdurre il divieto di pubblicità e per disciplinare le relative sanzioni, tralasciando di inserire  altre pur meritevoli novità in materia di azzardo.
Il principio di fondo è semplice: se il gioco d’azzardo può diventare malattia internazionalmente riconosciuta e comporta costi sociosanitari altissimi a carico della collettività, in cosa si distingue dai prodotti derivati dal tabacco per i quali già la legge n. 165 del 10 aprile 1962 disponeva il divieto di pubblicità?
Quale ragione vieta di promuovere il fumo mentre permette di far precedere eventi sportivi seguitissimi come i mondiali da una successione ininterrotta di spot pubblicitari di giochi e scommesse? Una ragione semplicemente non c’è e, siccome nessuno mai penserebbe di tornare a consentire la pubblicità dei tabacchi, è davvero ormai tempo di introdurre il divieto di pubblicità per il gioco d’azzardo. Confido pertanto in una celere approvazione della presente proposta di legge.

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MESSAGGIO PUBBLICITARIO DI TERZI:

In collaborazione con Agente Nazionale Betting per cambiare book (Agenzie e CTD) – cell. 392 7434819

Dopo l’operazione della Direzione Distrettuale Antimafia del 22 Luglio 2015

Per chi volesse cambiare book, o per nuove aperture, con garanzia di non dover pagare l’imposta unica e di non avere problemi giudiziari.

POSSIBILITA’ ANCHE PER I CTD SEQUESTRATI

Può rivolgersi alla segreteria dell’AGENTE NAZIONALE BETTING: Cell. 392 7434819 (ore ufficio) che lo indirizzerà, in base, alle caratteristiche del locale e del volume della clientela, verso la soluzione migliore. Potete mandare anche un sms con l’indirizzo del locale e le principali caratteristiche, e sarete contattati; oppure mediante email a: talete2015@libero.it

Scommesse illegali, Tribunale Caltanissetta conferma sequestro di un Ctd

 

Il Tribunale del Riesame di Caltanissetta con ordinanza del 28 luglio ha confermato il sequestro probatorio nei confronti di un centro che, seppur titolare di contratto per la commercializzazione in favore di società concessionaria per la raccolta a distanza delle scommesse, raccoglieva scommesse attraverso siti esteri inibiti.

Il Collegio ha ritenuto sussistente, nel caso di specie, il fumus commissi delicti giacchè all’interno dell’internet point degli indagati si effettuavano scommesse realizzate con credenziali riconducibili ai titolari del centro mediante accesso a siti illegali.

A nulla rileva il dedotto rilascio di concessione per la raccolta a distanza alla società (Skirmony Ltd) con la quale gli indagati avevano stipulato un contratto di commercializzazione, poiché è stato accertato che l’effettuazione delle scommesse avveniva non già per il tramite del portale fornito di concessione bensì utilizzando due ulteriori siti, peraltro rientranti nell’elenco dei siti inibiti dall’ADM.

Come osservato in più occasioni dalla Suprema Corte di Cassazione, la fattispecie criminosa di cui all’art. 4 L. 401/89 è integrata da qualsiasi attività “comunque organizzata” attraverso la quale si eserciti, in assenza di concessione e licenza, una funzione intermediatrice in favore di un gestore di scommesse. Sul punto, rileva il Collegio, non pare revocabile in dubbio che in tali attività rientri quella svolta dai centri cc.dd. di elaborazione e trasmissione dati.

Alla luce di quanto sopra, è esclusa nel caso di specie qualsivoglia possibilità di disapplicazione della norma incriminatrice oggetto di contestazione per contrasto con il diritto dell’Unione Europea.

L’avvocato Chiara Sambaldi, difensore della società concessionaria persona offesa ha commentato: “Il centro in oggetto è risultato un internet point, punto di commercializzazione per conto di concessionario autorizzato e intermediario per l’effettuazione di scommesse tramite siti non autorizzati. Si tratta di una fattispecie diffusa su tutto il territorio nazionale per contrastare adeguatamente la quale occorre oltre ad un inasprimento delle sanzioni anche una nuova disciplina per gli internet point che tenga conto che detti esercizi si prestano anche allo svolgimento di attività non consentita sino a configurarsi veri e propri negozi di gioco”

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Operazione gambling, Naccarato (Pd): ‘Si contrastino organizzazioni criminali in Veneto’ – “provvedimenti cautelari nei confronti avvocati veneti”

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Il deputato del Pd Alessandro Naccarato ha presentato un’interrogazione al ministro dell’Interno Angelino Alfano  per sapere “quali iniziative, di competenza, intenda assumere per proseguire e potenziare l’attività di contrasto delle organizzazioni criminali nel territorio e nel tessuto economico del Veneto”. In premessa, Naccarato ricorda che nell’ambito dell’inchiesta denominata ’Operazione Gambling’ coordinata dalla direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, “sono stati eseguiti due provvedimenti cautelari nei confronti degli avvocati veneti Andrea Vianello e Marco Colapinto, con l’accusa di associazione a delinquere, esercizio abusivo di attività di gioco e di scommessa e truffa ai danni dell’Agenzia delle entrate. I due sono considerati dagli inquirenti gli artefici di un complesso sistema costruito per ripulire il denaro di provenienza illecita della ’ndrangheta facendolo transitare da Malta e da altri paradisi fiscali come Antille olandesi, Panama e Romania, tramite società estere di diritto maltese per esercitare abusivamente l’attività di gioco e delle scommesse in Italia eludendo la normativa fiscale e anti-riciclaggio. I legali sarebbero responsabili della decisione di usare server per la raccolta informatica delle giocate e la relativa gestione all’estero, in modo da aggirare la normativa italiana”. Naccarato sottolinea che “il Veneto è un obiettivo per le organizzazioni criminali che hanno scelto la regione per penetrare nel tessuto economico e usarlo come uno strumento per ripulire i proventi illeciti e per aumentare la loro influenza e il loro giro d’affari” e chiede dunque se “il Ministro sia al corrente dei fatti sopra esposti”.

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