Emilia Romagna, in Gazzetta le nuove norme su gioco e prevenzione

Sulla Gazzetta Ufficiale, serie Regioni, del 30 aprile, è pubblicata la legge regionale dell’Emilia Romagna che modifica le vigenti disposizioni sul gioco.

Sulla Gazzetta Ufficiale, serie speciale Regioni, di oggi 30 aprile, è stata pubblicata la legge regionale dell’Emilia Romagna del 29 dicembre 2015 numero 22 recante disposizioni collegate alla regionale di Stabilità per il 2016. L’articolo 16 va a modificare la legge regionale numero 5 del 2013 sul gioco, e recante ‘Norme per il contrasto, la prevenzione, la riduzione del rischio della dipendenza dal gioco d’azzardo patologico, nonché delle problematiche e delle patologie correlate’, inserendo un nuovo articolo su ‘Assistenza tecnica, coordinamento, supporto consulenziale’ e che prevede che la Regione “realizza funzioni di assistenza tecnica, giuridica, consulenziale e progettuale agli Enti Locali in riferimento alla disciplina ed alle autorizzazioni relative alle sale giochi” (…) “con particolare riguardo agli orari di apertura, ai requisiti architettonici, strutturali, edilizi e dimensionali, alle previsioni degli orari di apertura, all’ubicazione, al fine di sostenere l’adozione di soluzioni strettamente coerenti con (…) l’obiettivo di tutela della salute pubblica dai rischi di diffusione di forme di dipendenza dal gioco”.

Viene inoltre introdotto un meccanismo di priorità e premialità: “Per la concessione di contributi, finanziamenti, agevolazioni e facilitazioni agli esercenti di esercizi commerciali, ai gestori dei circoli privati e di altri luoghi deputati all’intrattenimento costituisce condizione di priorità e premialità la disponibilità del marchio dell’art. 7 (Slot freE-R Ndr)”.

Pucci (As.Tro): ‘Verso una nuova stagione politica del gioco’

Il presidente di As.Tro, Massimiliano Pucci, racconta l’esperienza tra gli studenti a Bologna e annuncia una nuova stagione del gioco.

Il gioco pubblico visto dai giovani. E’ uno dei temi esplorati in maniera approfondita in occasione dell’evento di Bologna a cui ha partecipato una rappresentanza del settore, attraverso l‘associazione As.Tro. Un’esperienza “istruttiva”, secondo il presidente dell’organismo, Massimiliano Pucci, che in un’intervista a GiocoNews.it spiega nei dettagli l’iniziativa e prova a trarne le prime conclusioni.

All’indomani dell’esperienza avuta a Bologna, nell’iniziativa di confronto con le scuole: “Un gioco che mi gioca, io non voglio cadere nella rete”, quali conclusioni ritiene di poter trarre?
“Il ciclo di conferenze a cui As.Tro sta partecipando, e che vedrà nell’incontro del 4 maggio l’ultimo della serie, è stata un’esperienza a dir poco istruttiva, che mi ha fatto capire come ai grandi cambiamenti che stiamo assistendo sul mercato del gioco si stanno associando analoghe evoluzioni anche nella società, relativamente alla ‘percezione-valutazione’ del gioco stesso.
Non è certo il primo dibattito a cui partecipa: cosa c’è di nuovo in un esperienza di questo tipo?
“Sino ad oggi si è pensato che ‘i front-man’ del gioco lecito dovessero andare ai convegni per difendersi dai dati sull’epidemia del gioco legale, contrastando e demolendo le piattaforme più o meno veritiere su cui si fonda la bad reputation del gioco lecito. Oggi non è più (solo) così”.
Cos’altro ha rilevato in questa esperienza diversa, dunque, dal solito?
“Intanto che la società civile (quella impegnata e che usa la ricerca in luogo di recitarla a memoria senza costrutto), sa già tutto del gioco lecito, non è più ‘prigioniera’ dei dati (mistificanti o meno) circa i volumi di gioco o le stime sulla dipendenza; la società civile evoluta vuole risposte, vuole essere ascoltata, e vuole che chi si occupa di determinati fenomeni spieghi in pubblico come affronta i problemi”.
Ma non erano i ragazzi a “fare le domande” ?
“L’iniziativa nata dal generale contesto dei Licei di Bologna è andata addirittura oltre il livello appena descritto, abbinando alla serietà della società civile, che non si propone ‘imposizione di morale’, l’esigenza di mettere la gioventù al centro dell’attenzione e dell’attivismo della ricerca.
Quale ruolo hanno svolto, quindi, gli studenti dei licei ?
“Il grande ruolo svolto dai ragazzi è stato quello di ricordare che se molti parlano di loro, alla fine sono in pochi a parlare con loro. Quando sono dei ragazzi di 15-17 anni a decifrare le basi degli algoritmi delle probabilità, fondendo le teorie di Pascal alla più remota storia dell’azzardo (come stile di vita insito nel Dna di tutte le ere e tutti i popoli), passando per le grandi evocazioni cinematografiche sul gioco, tutto il tradizionale ‘know how congressuale’ diventa desueto, perché il tuo ‘pubblico’ è già disincantato e vaccinato, e soprattutto non vuole sentire lezioni, ma vuole che sia la propria voce ad essere ascoltata.
Si spieghi meglio..
“Significa che non devi più spiegare la differenza tra gioco legale e illegale (nella forma e negli effetti), non devi più spiegare la ‘necessità’ del gioco nell’ambito di una società ‘liquida’, ma devi spiegare come risolvi i problemi. Non te la cavi più scaricando il barile sulla ‘inefficienza della Politica’, perché si dà per scontato che se rappresenti una categoria sei già un operatore della politica, e quindi sei giudicato sulla base delle soluzioni che proponi e sul livello di approfondimento che le supportano”.
Detta così sembra un contesto politico. Non trova ?
“Certamente: mi sono trovato in una dimensione ad elevato tasso politico ‘di fatto’: un consesso civico in cui ad un approccio didattico – scientifico, allestito da tre Licei che ‘funzionano’, si sono abbinate precise istanze di tutela educativa patrocinate da organizzazioni di genitori strutturate sul territorio, e precise riflessioni professionali di esperti e operatori a dir poco preparati”e per nulla ideologizzati. Questa è politica del territorio”.
Immagino, tuttavia, che non saranno mancate le difficoltà?
“La difficoltà è sempre meglio dell’ostilità, e vi garantisco che questa è stata la prima volta in cui non ho sentito il ritornello ‘lotta all’azzardo’, come ‘obiettivo’ degli organizzatori, e dove torno dagli incontri con nuove idee e nuove conoscenze”.
Per esempio?
“Ho tratto due insegnamenti: la società civile non riconosce più nell’Erario ‘l’entità unica’ legittimata a decidere sul gioco. Il territorio (quello serio) pretende che le istanze educative e di prevenzione entrino nelle valutazioni di merito, rifiutandosi di accettare un gioco catapultato dalle ragionerie di Stato senza che si siano allestite le preventive reti di protezione sociale, fatte di programmi di informazione-formazione-prevenzione scolastica e genitoriale (per i giovani) e di servizi per le Istituzioni di prossimità”.
Ne emerge un auspicio per nuova stagione politica per il gioco lecito ?
“Sicuramente è tempo che la governance del gioco lecito vada sui ‘territori’, affiancando e promuovendo progetti analoghi a quelli allestiti dai Licei Bolognesi, presentandosi come Istituzione che cammina con genitori-insegnanti-psicologi-operatori di settore. Oggi ci riempiamo la bocca della parola sistema, ma in realtà l’industria del gioco lecito è a compartimenti talmente stagni che a volte si stenta addirittura a riconoscersi come componenti di un unitario consesso”.
I territori chiedono da tempo un canale di interlocuzione sul gioco, si potrebbe usare la sede della conferenza indicata dalla legge di stabilità ?
“Sono piani differenti: la Politica deve sempre ascoltare quelle istanze del territorio ‘ideologicamente neutre’, perché altrimenti si troverà sopraffatta da quelle ‘strumentalizzate dalla ideologia’ (e questo vale per il gioco come per altri 100 settori). La conferenza che è stata attivata dalla legge di stabilità si muove su profili ‘tecnici’ che presuppongono una evoluzione di settore che ancora non c’è, e che quindi potrà sortire solo traguardi provvisori, se non affiancati da un sistema che si confronti costantemente con il territorio”.
L’evoluzione del settore però è in atto ed è innegabile..
“L’evoluzione che serve al settore è quella di comprendere che un gioco a dispetto dei territori non ha più nessuna possibilità di esistere, mentre un gioco che cammini affianco ai territori potrà traguardare obiettivi anche industriali molto significativi. Ciò che ho imparato dall’esperienza che ho descritto è che per quanto ci affanniamo a proteggere i nostri interessi consolidati, saranno sempre le nuove generazioni a dirci se abbiamo lavorato nel rispetto della società, o contro di essa: come diceva Vasile Ghica, la più grande tragedia avverrà quando i giovani non vorranno più cambiare il mondo; a Bologna mi sono accorto che questa voglia c’è ancora”.

Basilicata: Cdm impugna il Collegato, ma non norme su ticket redemption

Il consiglio dei ministri ha deliberato di impugnare il Collegato alla Stabilità 2016 della Regione Basilicata, ma non le norme sulle ticket redemption.

Il consiglio dei ministri di venerdì 29 aprile ha deliberato di impugnare la legge della Regione Basilicata n. 5 del 04/03/2016 ‘Collegato alla legge di stabilità regionale 2016’, in quanto alcune norme riguardanti gli interventi edilizi violano l’art. 3 della Costituzione e contrastano con i principi fondamentali della legislazione statale in materia di “governo del territorio”, in violazione dell’art. 117, terzo comma, Cost.,; altre norme, relative al personale delle Aziende sanitarie, violano i principi statali di coordinamento della finanza pubblica, di cui all’art. 117, terzo comma, della Costituzione.

Come noto, il collegato prevede disposizioni anche in materia di gioco: in particolare sancisce il divieto di “consentire ai minori di 18 anni l’utilizzo delle cosiddette ticket redemption, apparecchi e congegni per il gioco che possono distribuire tagliandi per ottenere premi”. Si tratta di disposizioni che hanno passato indenni il vaglio di Palazzo Chigi, che ha stabilito di impugnare il Collegato, ma nelle parti relative ad altri norme.

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AGCAI: lettera aperta al Presidente Conferenza Stato Regioni Bonaccini, all’Assessore Sanità Piemonte Saitta, al Vice Presidente ANCI Di Primio e al Coordinatore Commissione Affari Finanziari della Conferenza delle Regioni Garavaglia

 

29 aprile 2016 – 17:52

agcai

(Jamma) – L’Associazione AGCAI (Associazione Gestori e Costruttori di Apparecchi da Intrattenimento) ha fatto pervenire una lettera aperta oltre alle suddette personalità di cui nel titolo anche a tutti i governatori regionali e a molti sindaci che nell’utimo periodo si sono occupati seriamente del settore giochi. Il testo è qui di seguito riportato.

 

“In virtù delle recenti questioni relative al settore degli apparecchi con vincita in denaro (Slot e Vlt) e della trattativa in essere tra Governo ed enti locali, da concludersi entro il 30 aprile in sede di Conferenza unificata – così come previsto dall’ultima legge di Stabilità – gradirebbe un incontro con lei al fine di poter esporre una serie di criticità riguardanti l’orientamento che molti esponenti politici stanno sostenendo, proponendo di relegare il gioco in ambienti dedicati (dette sale da gioco), con lo scopo di impedire l’accesso ai minori.

 

In realtà, come dimostrato da recenti indagini, i minori nelle sale da gioco e nelle sale scommesse entrano con molta facilità nonostante il divieto di accesso. I locali pubblici, al contrario, in particolare bar e tabacchi, non sono di fatto più frequentati dai minori già da diversi anni in quanto essi preferiscono altre forme di gioco come il gioco on-line, scommesse e gratta e vinci. Inoltre, al pari delle sale da gioco, anche nei locali pubblici vi è un esercente delegato a controllare che i minori non giochino, al pari dell’esercente delle sale che dovrebbe vietarne l’accesso al gioco. A tal proposito è importante evidenziare fin da subito un importantissimo fatto che molti tendono a nascondere: le sale da gioco sono luoghi molto più pericolosi dei locali pubblici: in tali ambienti dedicati infatti oltre alle classiche slot machine da bar – dette Awp, che accettano esclusivamente monete metalliche, con una puntata massima di 1€ per partita ed una vincita massima di 100€ – sono presenti anche le slot machine di ultima generazione – dette VLT, che accettano anche banconote, con una puntata massima di 10€ per partita ed una vincita massima di ben 500.000 €. Nelle sale da gioco dunque sono presenti le VLT, apparecchi da casinò gestite dalle multinazionali, dove è possibile perdere migliaia e migliaia di euro in un solo giorno, una cifra che giocando alle classiche slot machine da bar occorrerebbero giorni interni per perdere.

 

In altri termini, se è vero che le slot machine da bar sono già degli apparecchi pericolosi in quanto permettono di perdere in un giorno alcune centinaia di euro, le VLT da sala sono apparecchi dieci volte più pericolosi in quanto permettono di perdere al giocatore migliaia di euro in poche ore. Bisogna dunque stare molto attenti prima di indirizzare i giocatori verso le sale da gioco in quanto peggiorerebbe inevitabilmente il disagio sociale e gli effetti ludopatici proprio perché in tali ambienti non vi sono limiti alla perdita conseguibile dal giocatore, essendo veri e propri Mini-casinò totalmente d’azzardo. Occorre inoltre tenere presente che i locali pubblici non sono luoghi destinati esclusivamente al gioco e quindi il giocatore non è immerso in un ambiente privo di qualsiasi deterrente di ordine sociale come accade nelle sale da gioco. Nei locali pubblici, ad esempio, vi è certamente la supervisione degli esercenti commerciali nonché il continuo flusso di persone, due aspetti che contribuiscono naturalmente a controllare eventuali eccessi dei giocatori. Nelle sale da gioco, invece, un locale buio e privo della luce del sole contribuisce a far perdere la concezione del tempo all’utente.

 

Come da noi più volte proposto, se davvero si volesse tutelare il giocatore e prevenire gli effetti sociali collegati al gioco patologico, bisognerebbe sostituire le attuali slot machine (di
per se già pericolose) con apparecchi ancor meno aggressivi, che non permettano tecnicamente e preventivamente al giocatore di perdere oltre una certa somma, ad esempio una somma paragonabile a quanto si spenderebbe giocando ad un normale flipper (10/15 € all’ora). In tal modo si potrebbe prevenire e contrastare la compulsività del giocatore in quanto non potrebbe mai perdere oltre una certa somma oraria. AGCAI rivolge pertanto un accorato appello a tutte le istituzioni sopra elencate, affinchè i giocatori non vengano indirizzati nelle sale da gioco che rappresentano un vero inferno per i giocatori in termini di gioco d’azzardo, indirizzarli in tali ambienti rappresenta l’esatto contrario di quello che si potrebbe fare per tutelarli e per limitare gli effetti sociali connessi a tale tipologia di gioco”.

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A mio parere, come gestore di una sala scommesse con annessa sala giochi SLOT e VLT, dove l’ingresso ai minori è severamente vietato e si va incontro a multe salate, le argomentazioni addotte sono artificiose; anche perché le sale gioco esisterebbero lo stesso; mentre limitare le SLOT nei bar e altrove sarebbe sempre un contingentamento della ludopatia. Al limite si aumentino le sanzioni per l’ingresso dei minori nelle sale dedicate. 

Calcioscommesse, Ricci (avvocato Mezzaroma): “Grandissima parte di questo mega processo si prescriverà”

29 aprile 2016 – 15:36

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“Grandissima parte di questo mega processo si prescriverà”. Lo ha detto  HD Emilio Ricci, avvocato dell’ex presidente del Siena Massimo Mezzaroma, parlando del processo sul calcioscommesse, a rischio prescrizione.
“Si potrebbe fare tutto in due anni ma pensare che un processo di questo tipo, al dibattimento, si possa fare in meno di due o tre anni è impossibile. Sulle frodi sportive, calcolando che le ultime sono del 2011, la prescrizione sarebbe sette anni e sei mesi, dal 2011 si arriva agli inizi del 2018. Non si arriverà mai al terzo grado  – ha spiegato a Sky TG24 –  secondo me non si arriva neanche al primo”. lp/AGIMEG

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Il sindaco di Firenze contro il gioco: “Basta aspettare il Governo è ora di intervenire”

29 aprile 2016 – 17:23
Il sindaco di Firenze contro il gioco: “Basta aspettare il Governo è ora di intervenire”

Il sindaco di Firenze Dario Nardella è pronto a fare ‘guerra’ alle slot machine: lo ha annunciato oggi spiegando di “avere intenzione di firmare un provvedimento contingibile e urgente per interrompere la spirale pericolosissima creata da slot e sale giochi nella nostra città, soprattutto nelle periferie”. “Ho dato disposizioni a polizia municipale e welfare di studiare un provvedimento – ha aggiunto il sindaco – certo, è difficile trovarne le motivazioni giuridiche, ma partirò dal principio della tutela salute pubblica: come sindaco ho la responsabilità di tutelare quella dei miei cittadini. E il numero delle persone, delle famiglie, che sono state rovinate dalle ludopatie in questi anni è aumentato in modo vertiginoso. A costo di andare davanti a un giudice amministrativo andrò avanti. E sono finiti i tempi in cui il sindaco diceva ‘aspettiamo la legge nazionale’”.

 

Nardella ha sottolineato che quello delle slot “è un fenomeno preoccupante e in questo paese non c’e’ abbastanza attenzione sul tema. L’ambito va regolamentato meglio. Non si possono mettere slot machine ad ogni angolo di strada, o per esempio, vicino alle scuole”.

 

 

“Abbiamo dimostrato – ha poi proseguito il sindaco, parlando del giro di vite contro le slot a margine di una iniziativa in città – che si possono fare molte cose senza aspettare il parlamento, altrimenti questo rischia di essere anche un alibi. Un sindaco sa che si deve rimboccare le maniche. So bene che in assenza di una norma nazionale che dia a sindaci poteri molto incisivi questo non e’ facile ma ci proveremo a costo di sbagliare. Ho la possibilità o di presentare un provvedimento contingibile e urgente o portare un atto in consiglio comunale. Probabilmente sperimenteremo entrambe le strade”. Per Nardella, “quello che conta è introdurre regole più severe e stringenti per limitare se non bloccare la diffusione di slot in aree densamente popolate – ha detto – dove l’effetto negativo ricade soprattutto sui giovani ed è fonte di problematiche sociali e di salute pubblica molto serie”.

PressGiochi

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Giochi, UK: la Gambling Commission pubblica il business plan per il riordino dei giochi

29 aprile 2016 – 17:18

UK

La Gambling Commission, l’ente governativo che regolamenta il settore dei giochi in Inghilterra, ha pubblicato il business plan in vigore da oggi e fino a marzo del 2017, che mette al centro del programma la tutela dei giocatori. Tra i punti principali in contrasto al match fixing, al gioco illegale e al riciclaggio, oltre alle misure atte a ordinare la normativa in materia fiscale. Intanto secondo l’ultimo report della Gambling Commission gli inglesi che scommettono o giocano sono sempre meno, visto che in 3 anni si è registrato un calo del 12%. Se nel 2015 i cittadini che affermano di aver giocato almeno una volta al mese sono il 45% della popolazione, nel 2012 erano il 57%. Il calo – si legge nel rapporto – è dovuto in gran parte alla minor partecipazione alla National Lottery, che nello stesso periodo ha visto la partecipazione passare dal 46% al 32%, ma resta comunque il gioco più praticato nel Regno Unito. Analizzando i giocatori per fasce d’età, si rileva che i più giovani, tra i 18 e i 24 anni, sono i meno propensi a giocare (33%), mentre è nella fascia 45-54 anni che si registra la maggiore partecipazione (54%). lp/AGIMEG

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