Giochi, Tar Bolzano ancora contro il distanziometro per “irragionevolezza, incongruità e mancanza di proporzionalità”

Il Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa della Sezione Autonoma di Bolzano ha accolto il riscorso di due sale giochi, alle quali era stata imposta la chiusura per effetto della legge regionale che prevede il divieto di apertura della sale entro 300 metri dai luoghi sensibili. “Gli atti impugnati – si legge nelle motivazioni dei giudici – sono affetti dal denunciato vizio di eccesso di potere sotto il profilo del difetto di istruttoria, irragionevolezza, incongruità e mancanza di proporzionalità”. Anche a ottobre i giudici del Tar Bolzano si erano espressi a favore delle sale. lp/AGIMEG

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Scovati due centri scommesse privi di licenza in provincia di Siracusa

(Jamma) – Non si ferma l’attività dei Carabinieri del Comando Provinciale e del personale dell’ASP di Siracusa per contrastare il fenomeno del gioco d’azzardo illegale e delle ludopatie.

La problematica è avvertita in tutto il territorio della provincia: gli utenti in carico presso i 4 SERT sono 142, con una prevalenza statistica nel capoluogo. E, a proposito di numeri, sono 426 le sale gioco in tutta la provincia.

Le attività di sensibilizzazione, educazione e prevenzione da parte dell’aerea dipendenze patologiche dell’ASP, diretta da Dottor Roberto Cafiso, ed i Carabinieri del Comando Provinciale, anche nell’ambito del progetto “Non t’azzardare…ti giochi la vita” , ha raggiunto oltre 3 mila persone con interventi nelle scuole e distribuzione di vademecum informativi, nelle zone e centri di maggiore aggregazione, finalizzati a far conoscere normative di settore e rischi.

Importante anche l’azione di polizia giudiziaria ed amministrativa svolta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Siracusa che, con la preziosa collaborazione di personale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ha individuato due centri scommesse, uno a Ferla, l’altro a Floridia, prive di autorizzazioni e licenze. Nella circostanza, oltre alle sanzioni elevate per diverse centinaia di euro, si è proceduto al sequestro di apparecchiature elettroniche.

Il Comandante Provinciale dei Carabinieri di Siracusa, Col. Luigi Grasso, ha dichiarato: “crediamo fermamente nelle finalità preventive del progetto avviato nel mese di gennaio tra ASP, che ringrazio, e Carabinieri di Siracusa e, pertanto, insisteremo con ogni possibile iniziativa di sensibilizzazione sociale verso un fenomeno che non deve essere assolutamente sottovalutato per le conseguenze patologiche e per gli interessi della criminalità”.

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Scovati due centri scommesse privi di licenza in provincia di Siracusa

(Jamma) – Non si ferma l’attività dei Carabinieri del Comando Provinciale e del personale dell’ASP di Siracusa per contrastare il fenomeno del gioco d’azzardo illegale e delle ludopatie.

La problematica è avvertita in tutto il territorio della provincia: gli utenti in carico presso i 4 SERT sono 142, con una prevalenza statistica nel capoluogo. E, a proposito di numeri, sono 426 le sale gioco in tutta la provincia.

Le attività di sensibilizzazione, educazione e prevenzione da parte dell’aerea dipendenze patologiche dell’ASP, diretta da Dottor Roberto Cafiso, ed i Carabinieri del Comando Provinciale, anche nell’ambito del progetto “Non t’azzardare…ti giochi la vita” , ha raggiunto oltre 3 mila persone con interventi nelle scuole e distribuzione di vademecum informativi, nelle zone e centri di maggiore aggregazione, finalizzati a far conoscere normative di settore e rischi.

Importante anche l’azione di polizia giudiziaria ed amministrativa svolta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Siracusa che, con la preziosa collaborazione di personale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ha individuato due centri scommesse, uno a Ferla, l’altro a Floridia, prive di autorizzazioni e licenze. Nella circostanza, oltre alle sanzioni elevate per diverse centinaia di euro, si è proceduto al sequestro di apparecchiature elettroniche.

Il Comandante Provinciale dei Carabinieri di Siracusa, Col. Luigi Grasso, ha dichiarato: “crediamo fermamente nelle finalità preventive del progetto avviato nel mese di gennaio tra ASP, che ringrazio, e Carabinieri di Siracusa e, pertanto, insisteremo con ogni possibile iniziativa di sensibilizzazione sociale verso un fenomeno che non deve essere assolutamente sottovalutato per le conseguenze patologiche e per gli interessi della criminalità”.

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Scommesse, Cassazione annulla ordinanza sequestro ctd Stanley: “Ricorso fondato per persistente incompatibilità con principi comunitari, bandi scommesse discriminanti”

 

La Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza del tribunale di Brindisi che aveva convalidato il sequestro probatorio di attrezzature informatiche per ricezione e trasmissione di scommesse di un ctd Stanley. Per i supremi giudici il ricorso “è fondato per la persistente incompatibilità, con i principi del trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, della disciplina nazionale di regolazione dell’attività di raccolta delle scommesse (…) e dei bandi conseguentemente pubblicati, in quanto discriminante, sotto vari aspetti, rispetto ai restanti operatori, la posizione di Stanleybet Malta cui la ricorrente è collegata”. La Cassazione ricorda infatti come “è la stessa Corte di Giustizia ad avere chiarito (…) che sia la revoca e la redistribuzione delle precedenti concessioni sia la messa a concorso di un numero adeguato di nuove concessioni sono soluzioni ‘in linea di principio idonee a rimediare, quanto meno per il futuro, all’esclusione illegittima di alcuni operatori, permettendo a questi ultimi di esercitare la loro attività sul mercato alle stesse condizioni applicabili agli operatori esistenti’. In tale peculiare contesto, il riordino del sistema delle concessioni attraverso un allineamento temporale delle scadenze può, in virtù della previsione di una durata delle nuove concessioni più breve rispetto a quella delle concessioni rilasciate in passato, contribuire ad un coerente perseguimento dei legittimi obiettivi della riduzione delle occasioni di gioco o della lotta contro la criminalità collegata a detti giochi e può altresì soddisfare i requisiti di proporzionalità imposti”. In merito alla cessione delle attrezzature a titolo non oneroso, la Cassazione fa notare come “spetta al giudice del rinvio valutare se la circostanza che la cessione non sia imposta in modo sistematico ma avvenga solo dietro espressa richiesta dell’Amministrazione dei Monopoli incida o meno sulla idoneità della disposizione a raggiungere l’obiettivo perseguito; il carattere non oneroso della cessione forzata pare contrastare con il requisito di proporzionalità in particolare quando l’obiettivo di continuità dell’attività autorizzata di raccolta di scommesse potrebbe essere conseguito con misure meno vincolanti, quali la cessione forzata ma a titolo oneroso a prezzi di mercato”. lp/AGIMEG

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Il gioco non più bello perché vario. Ancora un rinvio, stavolta per cause di forza maggiore, per il riordino dell’offerta di gioco: una necessità che resta urgente.

Ancora un rinvio, stavolta per cause di forza maggiore, per il riordino dell’offerta di gioco: una necessità che resta urgente.

Niente da fare. Neanche questa è stata la volta buona per chiudere la partita tra Stato ed Enti locali sulla regolamentazione del pubblico e scrivere una volta su tutte la parola fine sull’annosa “Questione territoriale”. Stavolta è stato il terremoto – così recita la nota ufficiale – a far slittare i lavori della Conferenza unificata. Anche se la sensazione è che non ci sarebbe stato comunque nessun accordo, pure in caso di regolare svolgimento dei lavori. Nonostante la parole rassicuranti dei giorni scorsi del sottosegretario Pier Paolo Baretta che indicavano una soluzione a portata di mano, a cui hanno fatto seguito alcune prese di distanza da parte di alcuni rappresentanti degli enti locali, in varie sedi.

L’idea sempre più diffusa, in effetti, è che si stia prendendo tempo in attesa del referendum costituzionale che interviene proprio sui rapporti tra i due livelli dello Stato. Ragion per cui anche la prossima riunione della Conferenza (forse il 10 novembre) potrebbe di nuovo non essere risolutiva. A meno che non sia il governo a voler forzare la mano imponendo la propria volontà: ma si tratta di una ipotesi che era stata scartata fin da principio è che appare ancora oggi poco credibile. Anche in considerazione dello stesso referendum, ormai alle porte, che impone prudenza all’Esecutivo.

Rimane tuttavia la necessità e l’urgenza di una soluzione per il comparto e per la sopravvivenza del sistema del gioco legale (senza il quale, si badi bene, non si risolverebbe certo il problema delle dipendenze da gioco ma si lascerebbero soltanto i consumatori in balia dell’offerta illecita), visto il continuo proliferare di norme locali che rendono sempre più problematico l’esercizio di queste attività sul territorio. Una normazione di livello locale sempre più diffusa e, va detto, a volte anche bizzarra, con situazioni che sfiorano l’assurdo. Ma creando comunque problemi notevoli alle imprese. Si pensi ad esempio alle nuove norme adottate dal Comune di Verbania che limitano, insieme alle slot, l’esercizio dei videogiochi di puro intrattenimento. O le già note restrizioni del Friuli sui giochi per bambini (i cosiddetti Kiddie rides, cioè i cavallucci a moneta e simili) che diventano vietati proprio ai minori, pur essendo pensati unicamente per loro. Ma anche le semplici limitazioni di orario adottate in un gran numero di comuni italiani, pur essendo dichiarate formalmente legittime e apparentemente ragionevoli, rappresentano una discrasia di fondo i cui effetti sono a dir poco devastanti. Basti pensare che per ogni comune dove entra in vigore un’ordinanza che impone lo spegnimento delle slot alle 20 piuttosto che alle 22, molto spesso c’è n’é un altro confinante dove gli orari sono più ampi, oppure non esistono proprio delle restrizioni. E ciò comporta una migrazione dei giocatori da una sala all’altra, superando i confini che delimitano un territorio. Che in qualche caso significa soltanto percorrere pochi metri da una sala all’altra. Al di là della scarsa utilità della misura da un punto di vista della prevenzione e del contrasto alla “ludopatia” (visto che tale è lo scopo con cui si annunciano provvedimenti di questo tipo), quello che non deve essere ignorato è l’impatto devastante sul business di quegli imprenditori coinvolti in situazioni di questo tipo, che presto dovranno chiudere o ridimensionare fortemente le proprie aziende, non potendo più rientrare con i conti. come poter accettare, dunque, non solo il fatto che si deve cessare un’attività per via di una norma restrittiva: ma anche, per giunta, il vedere un proprio vicino e competitor sorridere perché nel suo comune, al contrario, quella restrizione non è stata attuata. Per una condanna a morte firmata dalle istituzioni in modo quasi arbitrario. Come può essere legittimo tutto questo? È la domanda che continuano a porsi gli addetti ai lavori. Del resto era proprio per questa ragione che il legislatore, all’origine dei ‘giochi’, aveva previsto una Riserva di Stato su questo settore, imponendo cioè (ma solo sulla carta) una disciplina di carattere centrale sulla materia. Salvo poi rimangiarsela nel tempo, avallando una situazione divenuta oggi insostenibile – e a tratti imbarazzante – che bisogna assolutamente risolvere, una volta per tutte e per il bene di tutti.

Giochi, AdM dispone una doppia decadenza di concessione

Duplice provvedimento con cui l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli dispone la decadenza di altrettante concessioni di gioco.

L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha disposto la decadenza della concessione per l’esercizio di giochi pubblici alla Angelo Sonvico Srl e alla Marson, della stessa proprietà. I due provvedimenti sono stati disposti “ai fini dell’interesse erariale” per il mancato versamento delle somme dovute. “Risulta venuto meno il rapporto fiduciario con il concessionario”, si legge in una della due note dell’AdM. Contro il decreto è ammesso ricorso, entro sessanta giorni, dinanzi al competente tribunale amministrativo regionale.

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