Slot, l’Italia brucia 49 miliardi nelle macchinette. Articolo de “LA REPUBBLICA”

Fonte originale “La Repubblica” 

Gratta e vinci, lotterie, superenalotto, scommesse sportive, lotto, macchinette, gioco online, ippica, bingo: nel 2016 gli italiani hanno speso 95 miliardi nel gioco, oltre la metà solo in slot machine e videolottery. Pari a più di due manovre finanziarie. La Lombardia è la regione che spende di più, seguita da Lazio e Veneto. L’Abruzzo è la regione con la maggiore densità di apparecchi. Prato è la provincia italiana con la giocata pro capite più alta. Tutti i dati nell’inchiesta del Gruppo Gedi di Annalisa D’Aprile

Novantacinque miliardi di euro. È la cifra spesa nel 2016 dagli italiani nel gioco: gratta e vinci, lotterie, lotto, superenalotto, scommesse sportive, totocalcio, totogol, macchinette, ippica, bingo, gioco online. Ben oltre la metà di questi 95 miliardi, più di 49 miliardi, sono stati giocati su Awp e Vlt (acronimi di slot machine e video lottery). Il numero degli apparecchi attivi sul territorio è di oltre 400mila, così divisi: 354.905 slot e 54.262 vlt.

Quanto l’Italia sia invasa dalle slot machine e quale sia la spesa a testa degli italiani è oggetto delle analisi di questo lavoro d’inchiesta dei quotidiali locali Gedi e del Visual Lab in collaborazione con Dataninja. Incrociando i dati di popolazione (Istat), reddito (Mef) e raccolta gioco (Aams) è stato creato un database interrogabile in grado di mostrare dove e quanto si gioca in oltre 7mila comuni italiani.

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Regioni, raccolta e slot: la classifica

 

È la Lombardia a guidare la classifica nazionale delle regioni italiane che nel 2016 hanno giocato di più in assoluto su Slot (dette anche New Slot e AWP) e video lottery (Vlt), seguita da Lazio, Veneto, Emilia Romagna, Campania, Piemonte, Toscana, Puglia, Sicilia, Liguria.

In Lombardia, la raccolta dello scorso anno ha superato i 10 miliardi (10.383.102.030), a fronte di una popolazione di 10 milioni di persone (10.019.166). Più di 5 miliardi e 310 milioni sono stati ingoiati dalle slot, altri 5 miliardi e 72 milioni dalle Vlt. La Regione conta in totale 64.049 apparecchi (54.241 slot e 9.808 Vlt) ed è anche quella in cui la spesa pro capite è più alta: oltre 1000 euro a testa spesi in slot machine.

Seconda in classifica la regione Lazio: 5 miliardi e quasi 125 milioni i soldi giocati tra slot e Vlt (ripartiti quasi equamente tra i due tipi di apparecchi) su una popolazione che sfiora i 6 milioni di abitanti (5.898.124) e che può giocare su 40.609 apparecchi (33.649 slot e 6.960 Vlt).

In Veneto, terza in lista, nel 2016 sono stati giocati più di 4 miliardi e 662 milioni tra slot e video lottery. Quattro milioni e 900mila gli abitanti del Veneto che contano 35.088 apparecchi (29.860 slot e 5.288 Vlt). Segue l’Emilia Romagna con 4 miliardi e oltre 511 milioni spesi quasi equamente tra slot e Vlt che sono in totale 32.416 (27.098 slot e 5.318 Vlt) su una popolazione di circa 4 milioni 448mila persone. Quinta in classifica la Campania: 5 milioni 839mila abitanti e 3 miliardi 868 milioni spesi. Sesto il Piemonte che conta 4.392 milioni di persone e 3 miliardi e 699 milioni giocati. Chiudono la classifica delle prime dieci Toscana (3 milioni 742mila abitanti e 3 miliardi 363 milioni giocati), Puglia, Sicilia e Liguria.

Spesa pro capite: chi gioca di più. Sul fronte della spesa più alta pro capite, la Lombardia è subito seguita dall’Emilia Romagna (1.014 euro a testa). Da notare che, insieme ad Abruzzo e Lazio, è la prima regione italiana per numero di Vlt per 1000 abitanti.

 

La classifica delle regioni in base alle giocate pro capite

 

Alta la spesa pro capite anche in Abruzzo (terza in lista) dove di spendono 954 euro a testa; quarto il Veneto con 950 euro pro capite, quinta la Toscana con 898 euro a testa spesi in slot machine. Mentre tra le regioni che hanno una spesa pro capite più bassa c’è la Sardegna: 662 euro di raccolta a testa a fronte di una presenza di macchinette pari a 8,5 a testa. Nella classifica delle regioni con il più aòto numero di apparecchi per 1000 abitanti la Sardegna è quarta. In testa il Molise seguito da Abruzzo e Calabria.

Focus province. Quella di Prato è la provincia toscana con la più alta spesa pro capite per slot machine, 2377 euro, più del doppio di tutte le altre province toscane. Non solo, è la provincia italiana con la più alta spesa pro capite in assoluto. Non solo, il comune di Prato è infatti primo nella regione per Awp pro capite, Vlt pro capite, apparecchi totali pro capite, raccolta pro capite. Raccoglie più del doppio del capoluogo più vicino in graduatoria, Massa Carrara.

Pavia ha ben quattro comuni nella top 20 dei centri urbani italiani con la più alta raccolta pro capite. In particolare Bosnasco è al quarto posto assoluto.

L’Emilia Romagna, anche per quanto riguarda i dati a livello provinciale, si conferma ai primi posti. Soffermandosi sulle giocate totali, troviamo ben 4 province nella top 30 nazionale: Bologna, Modena, Reggio Emilia e Piacenza.

 

Il caso Caresanablot

 

C’è un piccolo paese in provincia di Vercelli (Piemonte), Caresanablot, che ha il dato di giocata pro capite più alto in assoluto in Italia: ben 24.228 euro spesi a testa a fronte di una popolazione che conta 1.133 abitanti e che ha un reddito pro capite annuo di 23.100 euro.

La spiegazione sarebbe, come racconta il vicesindaco Angelo Santarella, dovuta ad una grande sala slot e giochi, che si chiama Las Vegas, aperta dalle 10 del mattino fino alle 4 di notte, con tanto di bar e dotata di grande parcheggio. “È la più grande sala di tutto il vercellese – sottolinea Santarella – e Caresanablot sista solo 500 metri dal confine con Vercelli”. Il comune infatti, lungo appena un chilometro, è attraversato da una statale che collega ben tre province: Vercelli, Novara e Biella. La “Las Vegas” di Caresanablot dunque, sarebbe meta dei pendolari del gioco.

Awp e Vlt: cosa sono. Acronimi rispettivamente di Amusement with Prizes e Video Lottery Terminal, più note come slot o new slot e video lottery, questi apparecchi si differenziano anche per tipo di gioco, puntata e vincita massima e regole di collocazione. In comune invece hanno solo il divieto di utilizzo per i minori di 18 anni.

 

La classifica delle regioni in base agli apparecchi per 1000 abitanti

 

Le Awp possono essere installate in tutti gli esercizi commerciali individuati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e possono essere bar, edicole, tabacchi, sale bingo, agenzie di scommesse ippiche e sportive, stabilimenti balneari, alberghi, ricevitorie del lotto. Il costo minimo della giocata è 1 euro e le erogazioni delle vincite, fino a un massimo di 100 euro, devono essere solo in monete.

Le videolotterie rappresentano una sorta di “evoluzione” delle slot da un punto di vista tecnologico. ll costo della partita varia da un minimo di 50 centesimi fino ad un massimo di 10 euro. Le Vlt accettano monete, banconote e ticket di gioco. È possibile vincere fino a 5mila euro e dove previsto si può vincere il jackpot nazionale (fino a 500mila euro) o un Jackpot locale (fino a 100mila euro). Le Vlt non erogano soldi, ma un ticket da riscuotere presso il gestore, fino a 2.999 euro, per cifre superiori entra in vigore la normativa antiriciclaggio e il pagamento al giocatore avviene tramite bonifico o assegno. Questi apparecchi possono essere installati esclusivamente nelle sale bingo, agenzie e negozi di scommesse sportive e ippiche, sale giochi ed infine nelle sale dedicate.

Vincite: a chi vanno. Nel 2016 il 71,6 per cento delle vincite è tornato nelle tasche dei giocatori, che però continuano a giocare alimentando un circolo vizioso. Il resto degli incassi, pari a oltre il 28 per cento (28,3%) va allo Stato (17,5% contro il 13% del 2015), agli esercenti (6%), ai gestori (4,3%) e ai concessionari (0,5%). Nel 2016, il settore dei giochi ha garantito entrate erariali intorno ai 10,5 miliardi, di cui 5,8 miliardi dai soli apparecchi.

 

Il riordino del sistema gioco d’azzardo

 

Entro il 30 aprile 2018 verranno rottamati 142.649 apparecchi su un totale di oltre 400mila in circolazione in Italia. Un taglio pari al 35 per cento. Le rimanenti (oltre 264mila) verranno sostituite con delle nuove macchinette che saranno collegate in remoto con la rete telematica statale e questo comporterà l’obbligo per il giocatore di inserire la Carta nazionale dei servizi e la tessera sanitaria impendendo così ai minori di giocare. Le sale gioco, invece, verranno dimezzate nei prossimi 3 anni, passando dalle attuali 98.600 a circa 50mila. Al decreto, già in vigore, di riordino del gioco d’azzardo mancano solo i decreti attuativi e la parte normativa riguardante il contingentamento: più stretta la regolamentazione sui luoghi che potranno ospitare le macchinette, sui metri quadrati minimi necessari e sulle distanze minime tra le slot.

Il sottosegretario al Mef, con delega ai giochi, Pier Paolo Barettaconferma che mai più potranno esserci apparecchi in luoghi come alberghi, stabilimenti balneari, ristoranti. Non solo, gli apparecchi di nuova generazione impediranno al giocatore di premere compulsivamente i tasti e avranno un tetto di giocata, inoltre sarà più difficile per la criminalità organizzata taroccarle.

 

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Il sottosegretario Baretta: “Meno slot e a prova di criminalità organizzata” Via le slot che rendono meno, mai più macchinette in ristoranti e stabilimenti balneari, più controlli per impedire il gioco ai minori. In arrivo nuovi apparecchi che limitino il gioco e difficili da manomettere per la criminalità. A che punto è il decreto sul rioridno del gioco d’azzardo e cosa cambierà nei prossimi mesi: lo spiega il sottosegretario al Ministero dell’Economia con delega ai giochi, Pier Paolo Baretta (intervista di Annalisa D’Aprile, riprese e montaggio di Claudia Accogli)

 

Ad aver rallentato la fase finale del decreto è la “questione Piemonte”, dove il presidente Sergio Chiamparino ha deciso di spegnere tutte quelle slot (oltre il 90 per cento) che violano le disposizioni sulle distanze: mai a meno di 500 metri da luoghi cosiddetti sensibili come scuole, ospedali, impianti sportivi, luoghi di culto, banche, istituti di credito o stazioni ferroviarie. La Regione inoltre, ha deciso di rendere retroattiva quest’ultima norma. In propostito, Baretta spiega che il Piemonte è “fuori legge” e dovrà “adeguarsi alla legge nazionale”. Ad oggi tuttavia, il Piemonte sembra non avere nessuna intenzione di fare un passo indietro e nemmeno di avviare una nuova trattativa per rivedere numeri e distanze, come si augura invece il sottosegretario.

 

Ludopatia: il gioco sommerso è incalcolabile

 

Quanti siano gli italiani malati di gioco d’azzardo patologico è una delle stime più difficili da fare. I dati oscillano tra 1,5 e oltre il 3 per cento di giocatori problematici e circa il 2 per cento di giocatori patologici (pari a oltre un milione di persone). Ma potrebbero essere molti di più i ludopatici impigliati nelle maglie del sommerso.

“Nessuno raccoglie questi dati” dice Simone Feder, psicologo (lavora da anni nella comunità Casa del Giovane di Pavia) e coordinatore del Movimento NoSlot . “Il sommerso è molto – continua – i ludopatici non accedono ai servizi per le dipendenze, non si sentono malati”. L’aspetto sociale più significativo è che le richieste d’aiuto arrivano dai familiari, in particolare i figli chiamano per i genitori e i nipoti per i nonni. “È stata stravolta la cultura educativa. Riceviamo almeno due telefonate al giorno ti questo tipo: ‘Aiuto, mia madre sta dilapidando tutto, cosa dobbiamo fare?’. Non era mai successo che fossero i figli a portare i genitori. Mai la droga – perché il gioco d’azzardo questo è – aveva toccato gli anziani. Le slot sono l’eroina del terzo millennio”.

 

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Slot, Feder: “Mai nessuna droga aveva toccato gli anziani. L’azzardo ce l’ha fatta”Figli che portano i genitori, nipoti che portano i nonni. Questo è il dato sociale sugli effetti del gioco d’azzardo che più colpisce nelle parole di Simone Feder, psicologo della Casa del giovane di Pavia, coordinatore del Movimento NoSlot: “Il gioco d’azzardo è l’eroina del terzo millennio” (intervista di Anna Ghezzi, riprese di Antonio Nasso, montaggio di Francesco Collina)

 

A tratteggiare un profilo del giocatore e fornire qualche dato è Maurizio Fea, responsabile del servizio offerto dal sitoGioca.Responsabile.it che garantisce il totale anonimato e, attraverso un numero verde, mette a disposizione un team di esperti. Gioca Responsabile “è attivo dal novembre 2009 – spiega Fea – e da allora ad oggi ci sono stati 16mila casi problematici di gioco che si sono rivolti al servizio. Di costoro 9.700 sono giocatori e 6.800 sono quelli che la letteratura definisce altri significativi (familiari e amici) di cui un migliaio costituito da genitori, 1200 figli e 1.500 coniugi di giocatori”.

 

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Slot, Massimo e Mattia: “La giornata passava giocando sulle macchinette” “Ho inziato a giocare nel bar sotto casa: avevo 15 anni” racconta Mattia che ora di anni ne ha 22 e che dal baratro della ludopatia sta venendo fuori. Così anche Massimo 43 anni, che racconta: “Una sera, in sei ore ho giocato 2.800 euro. Tutta la mia vita era concentrata sulle Vlt”. Ecco le loro storie (interviste di Anna Ghezzi, riprese di Antonio Nasso, montaggio di Daniele Tempera)

 

Il profilo del giocatore che contatta il servizio è maschio in prevalenza (80%) mentre per gli altri significativi prevalgono le femmine. Gioca prevalentamente alle slot o a più giochi, da almeno 5 anni e più. Età media 42 anni e le fascie di età più rappresentate sono comprese tra 25 e 54 anni. Le province con il maggiore afflusso di contatti sono quelle di Milano e di Roma. “Dal 2013 – conclude Fea – anno in cui “abbiamo attivato anche la possibilità di terapia on line, 2600 persone si sono registrate per la terapia, ma solo un quarto di esse ha dato seguito al piano di cura che dura circa sei mesi”.
Inchiesta dei Giornali locali del Gruppo Gedi in collaborazione con Dataninja e Effecinque. Elaborazioni dati e grafiche a cura di Visual Lab. Coordinamento editoriale Agl

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Giochi, Mirabelli (Sen. PD) ed Ughi (Obiettivo 2016) ad Agimeg: “Ecco come valutare la decisione della Commissione Ue di chiudere le procedure di infrazione”

“La decisione della Commissione Ue di chiudere le procedure di infrazione e archiviare le denunce che riguardano il gioco d’azzardo non avrà alcuna conseguenza per l’Italia. Non ci sono in corso procedimenti che ci riguardano in questo settore eccetto una pre-procedura d’infrazione sulle scommesse on line, che è stata archiviata”. Così senatore Franco Mirabelli (PD) interpellato da Agimeg per comprendere come la scelta comunicata dall’organismo comunitario lo scorso 7 dicembre possa incidere sulla normativa italiana.
In passato, gli orientamenti comunitari hanno inciso in maniera significativa sulla normativa italiana soprattutto nel settore delle scommesse sportive, dove operatori stranieri hanno indotto le autorità a modificare i provvedimenti e gli stessi bandi di gara per conformarsi ai principi dell’Unione europea. Il dubbio, avanzato da alcune rappresentanze di operatori di gambling straniere, è che con questa decisione i singoli Paesi possano legiferare in contrasto alle norme comunitarie senza il rischio che i provvedimenti vengano impugnati a Bruxelles. es/AGIMEG

Giochi, Ughi (Pres. Obiettivo 2016) ad Agimeg: “La decisione della Commissione Ue indica ai Paesi membri la necessità di risolvere internamente i problemi”

“Non credo proprio che possa succedere qualcosa del genere”, replica Maurizio Ughi, presidente di Obiettivo 2016, “perché questa decisione non autorizza ogni Paese membro a fare quello che gli pare. Le regole dell’Unione europea rimangono valide. Semplicemente, la Commissione vuole spingere le autorità nazionali a risolvere i problemi nei propri confini e smetterla di far perdere tempo alle istituzioni comunitarie: e valutazioni che derivano dalle sentenze della Corte di giustizia europea devono essere valutate dai tribunali italiani. Mentre spesso i giudici se ne sono lavati le mani rimettendo tutto alla Cge”.
“Basta pensare quando decideranno di fare la prossima gara per le scommesse (se e quando decideranno di farla!)”, aggiunge Ughi, “dovranno mandare il bando alla Commissione per l’analisi preventiva. E se il testo non sarà compatibile con i principi comunitari, verrà rimandato per le modifiche. Escludo che questo provvedimento possa significare la libertà assoluta di legiferare nei propri confini senza tenere conto dell’Europa”. es/AGIMEG

Fonte originale AGIMEG

BOCCI SU CTD: ‘FORTE ATTENZIONE DELLE FORZE DI POLIZIA’

  • Scritto da Sm

“La legislazione statale subordina, come noto, l’esercizio della raccolta di scommesse ad una autorizzazione del Questore, rilasciata ai sensi dell’articolo 88 del Tulps, previa apposita concessione del Ministero dell’Economia e delle Finanze – Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato. In Liguria vi è poi la specifica disciplina, fissata dalla legge regionale n. 17/ 2012 che, perseguendo la finalità delle tutela del decoro urbano e della lotta alla ludopatia, pone limiti di distanza minima delle sale da gioco da luoghi sensibili quali scuole, chiese, strutture sportive, ecc.. I due ordini di disciplina coesistono poiché attengono ad interessi pubblici diversi, facenti capo alle rispettive Amministrazioni, statali e territoriali”. Lo sottolinea il sottosegretario Gianpiero Bocci, rispondendo all’interrogazione del M5S sui Ctd.

 

“Ciò premesso, la Prefettura di Genova ha fatto sapere che il Comune di Sestri Levante ha disposto la chiusura di entrambe le sale citate nell’atto di sindacato ispettivo, ubicate in via Unione Sovietica e in via Nazionale, per il mancato rispetto della richiamata disciplina regionale, con provvedimenti rispettivamente del 6 giugno e del 9 maggio scorsi. Tuttavia, accogliendo il ricorso del titolare della società L2 srl, il TAR Liguria ha disposto la sospensione cautelare del provvedimento comunale che riguardava la prima sala, fissando l’udienza di merito per il 16 maggio 2018. Con riguardo, invece, alla sala gestita dalla BMB srl, il provvedimento comunale di cessazione dell’attività è divenuto definitivo. Lo scorso 16 novembre personale della Polizia municipale di Sestri Levante, nel corso di un controllo, ha tuttavia accertato che in realtà la sala continuava l’attività di gestione di macchine da gioco, oltre alla somministrazione di alimenti e bevande. Conseguentemente si è proceduto alla contestazione delle violazioni accertate e alla chiusura dell’esercizio. Lo stesso Comune ha riferito che la Polizia municipale eseguirà un nuovo sopralluogo per verificare il completo rispetto del provvedimento di cessazione della raccolta di gioco e valutare l’eventuale autorizzazione alla riapertura del locale per la sola somministrazione di alimenti e bevande. Vi è da dire, comunque, che entrambe le sale avevano conseguito sia l’autorizzazione dell’Amministrazione finanziaria, a seguito dell’adesione alla regolarizzazione fiscale prevista dalla legge di stabilità per l’anno 2015, sia la successiva licenza di polizia rilasciata dal Questore di Genova, ai sensi del citato articolo 88. Più in generale, per quanto concerne l’azione di contrasto dei fenomeni criminali nel levante ligure, che interessano il settore dei giochi e delle scommesse, sono effettivamente documentati investimenti dei proventi di attività illecite anche nel settore della gestione e della locazione di sale da gioco a Sestri Levante da parte di organizzazioni criminali. Vi è, comunque, una forte attenzione da parte delle forze di polizia sullo specifico settore che, tra l’altro, ha dato luogo, nei mesi scorsi, ad una operazione condotta dalla Questura di Genova in collaborazione con il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, con l’arresto di 4 persone, accusate di appartenere ad una associazione mafiosa di tipo ’ndraghetista. Anche il Nucleo di Polizia Tributaria di Genova ha riferito che i punti toccati dall’atto di sindacato ispettivo sono oggetto di approfondimenti giudiziari in atto. Inoltre, il Gruppo interforze operante in Prefettura ha avviato, all’esito dell’indagine Jackpot, una specifica attività di monitoraggio con finalità di prevenzione antimafia”.

Giochi, controlli GdF nella provincia di Savona: scoperto internet point trasformato in sala scommesse abusiva e un apparecchio da gioco irregolare in un bar

Pugno duro contro il gioco irregolare ad Albenga, nella provincia di Savona in Liguria. La Guardia di Finanza ha portato a termine in questi giorni un importante servizio di controllo del territorio volto a prevenire e reprimere il fenomeno del gioco illegale e delle scommesse clandestine. Nell’ambito di tale attività sono stati scoperti un centro scommesse mascherato da internet point a Borghetto e un apparecchio da gioco truccato ad Alassio. Quindi, a Borghetto Santo Spirito è stata scoperta una attività commerciale operante formalmente quale internet point, ma che costituiva, nella realtà, un centro di raccolta abusiva di scommesse online. L’agenzia di fatto operava priva delle autorizzazioni di Pubblica Sicurezza, appoggiandosi a bookmaker, anche esteri, privi di concessione rilasciata dai Monopoli di Stato. Ad Alassio, invece, in un bar i Finanzieri hanno scoperto un sofisticato sistema di frode che consisteva nel modificare un vecchio “Tetris”, in un congegno che consentiva al pubblico di qualsiasi fascia di età di effettuare giocate illegali. Infatti, mediante la combinazione di tasti del videogioco, si accedeva ad un sottomenù riproducente altri giochi illegali. Gli interventi hanno consentito di sequestrare gli apparecchi da gioco irregolari, elevare sanzioni per circa 8.000 euro e denunciare all’Autorità Giudiziaria tre soggetti per l’esercizio abusivo, in concorso tra loro, di raccolta sommesse online. cdn/AGIMEG

Fonte originale AGIMEG

Nuova tegola sul settore. Con la riduzione delle slot falcidiate le ‘nuove’ imprese

 

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(Jamma) Non c’è davvero pace per le imprese che operano nel settore degli apparecchi da intrattenimento. In questi giorni arrivano alla redazione segnalazioni circa le comunicazioni inviate dai concessionari di rete agli operatori iscritti al registro degli operatori del gioco in qualità di gestori di apparecchi comma 6a e riferibili all’intervento di riduzione dei nulla osta relativi alle slot attive alla data del 31 luglio 2015.

Le concessionarie in questione applicano cioè quanto previsto dal dalla legge del 21 giugno scorso e dal decreto del Mef del 25 luglio laddove si prevede la riduzione di almeno il 15% del numero di nulla osta detenuti alla data del 31 dicembre 2016.

Questa misura si sta rivelando particolarmente drammatica per le imprese di recente costituzione che quindi non hanno uno ‘storico’, ovvero un numero di apparecchi a cui il concessionario si può riferire. Per queste aziende la riduzione applicata si traduce in una ‘dismissione’ totale degli apparecchi e il loro trasferimento nei magazzini entro il 20 dicembre prossimo. Per quanto paradossale infatti la ‘riduzione proporzionale’ voluta dal Governo come segnale della volontà ridimensionare l’offerta di slot sul territorio si traduce in una vera e proprio condanna per le imprese di recente costituzione. Una ‘piccola’ svista imperdonabile di chi ha pensato la norma e di chi l’ha tradotta in indicazioni operative.

Si tratta di un esito già previsto e paventato da alcuni ma a cui nessuno sembra aver prestato la dovuta attenzione. L’applicazione della norma, così come prevista e congegnata, ha davvero dell’assurdo. Ci chiediamo infatti perché, proprio in virtù di quanto disposto dal legislatore, sia stato permesso di aprire nuove imprese ben sapendo che nell’arco di qualche mese alle stesse sarebbe stato impedito di operare. Come sia stato possibile non valutare la possibilità che si verificassero situazioni come queste? Ci chiediamo come l’Antitrust e gli organismi deputati prenderanno la cosa a fronte di denunce già inoltrate in queste ore e se gli interventi sperati potranno arrivare così presto da scongiurare la chiusura di queste aziende.

E proprio alla vigilia delle festività natalizie, ovvero il 20 dicembre prossimo , il Tar discuterà il ricorso presentato da alcune associazioni di settore proprio contro il decreto sulla riduzione del numero delle slot. La speranza , come è ovvio e visti i primi effetti dell’applicazione della norma, è che il ricorso venga accolto.

Fonte originale JAMMA

Elezioni 2018, si punta al 27 dicembre per lo scioglimento delle Camere: si vota il 4 marzo. Cosa c’entra con il settore scommesse? …. Moltissimo!

Gentiloni non si dimetterà, resterà in carica fino alle urne. L’annuncio della fine della legislatura fra Natale e Capodanno. Si profila uno scenario spagnolo

Cosa c’entra con il settore scommesse? …. Moltissimo!
 Ad iniziare dall’annunciato decreto governativo relativo all’accordo Stato Enti Locali del 07 Settembre 2017. Non ci sarà più una maggioranza certa per approvarlo, e quindi nemmeno si potrà ricorrere alla “fiducia” :party:
Paolo Gentiloni (Afp)

La legislatura è ai titoli di coda e il capo dello Stato si prepara ad annunciarne la fine tra due settimane esatte, a cavallo tra Natale e Capodanno. L’ipotesi che va prendendo corpo infatti è che Mattarella sciolga le Camere il 27 dicembre, proiettando il Paese verso le urne, previste per il 4 marzo. Sebbene ieri il presidente della Repubblica abbia ricevuto al Colle Gentiloni per il rituale pranzo che precede i vertici europei, il tema non è stato oggetto di discussione. D’altronde non ce n’era bisogno: Quirinale e palazzo Chigi erano da tempo al lavoro e avevano già studiato le procedure per gestire l’appuntamento. L’idea di anticipare il termine della legislatura, che formalmente si concluderebbe in marzo, nasce dalla volontà di preservare il governo da qualsiasi intoppo parlamentare all’indomani dell’approvazione della legge di Stabilità. Gli ultimi sviluppi politici, la disaggregazione di gruppi della maggioranza, consigliano di muoversi con celerità pari alla prudenza, per evitare che l’esecutivo – per qualsiasi motivo — arrivi azzoppato alle elezioni. Deve piuttosto restare integro se — per qualsiasi motivo — ce ne sarà bisogno dopo le elezioni.

Perciò Gentiloni non salirà al Quirinale rassegnando il mandato, più semplicemente dichiarerà «esaurito» il suo compito. Non sarà una novità nella prassi, siccome esistono due precedenti, che non a caso sono stati esaminati: il governo Amato del 2001 e il governo Berlusconi del 2006. In entrambi i casi le Camere vennero sciolte con un breve anticipo senza che i presidenti del Consiglio dell’epoca si dimettessero. Così farà anche l’attuale premier, a cui Mattarella chiederà il «disbrigo degli affari correnti», formula che sembrerebbe limitare l’azione di Gentiloni. In realtà in passato, con lo stesso status, suoi predecessori presero decisioni importanti: come la concessione delle basi italiane per l’intervento in Kosovo nel 1998.

Insomma, Gentiloni resterà «in carica». E c’è un motivo se questa è la decisione: l’orizzonte dopo le urne appare a dir poco nebuloso. Con due Camere, due diversi elettorati e tre blocchi politici, non c’è modello di voto che garantisca la formazione di una maggioranza parlamentare omogenea. Di più, c’è il rischio che sia difficile comporne una, riproponendo lo «scenario spagnolo», lo stallo che impose a Madrid il ritorno alle urne: in quella situazione Rajoy rimase «in carica» in una situazione di limbo per dieci mesi. Proprio per fronteggiare una simile eventualità è stata studiata la contromisura: una sorta di «prorogatio», come l’ha definita Antonio Polito sul Corriere. In questo contesto Gentiloni rappresenta il maniglione d’emergenza istituzionale. Il premier — alla guida di un governo che sarebbe dovuto sopravvivere poche settimane e che invece ha «festeggiato» un anno — in un colloquio con La Stampa ha raccontato la sua esperienza sull’«ottovolante», iniziata il 12 dicembre del 2016: «Sono successe molte cose difficili da immaginare. Al mio successore lascio un’Italia più stabile». Non solo resta da capire quando gliela lascerà, ma anche se la lascerà a qualcun altro.

Scommesse, Legge Bilancio: ipotesi sanatoria per 3.500 punti di gioco non autorizzati. Costo singola autorizzazione 6 mila euro l’anno, richieste ad ADM entro il 31 marzo 2018

Una sanatoria per 3.500 punti gioco ad oggi non titolari di concessione, con un pagamento di 6.000 euro annuali per ciascuna autorizzazione. E’ quanto prevede un emendamento alla manovra a firma di Paolo Tancredi (AP) “al fine di assicurare che il mercato delle scommesse con vincite in denaro su eventi sportivi, anche ippici, e non sportivi, ivi compresi gli eventi simulati sia effettivamente accessibile senza discriminatorietà di fatto anche per soggetti attualmente non titolari di concessione per le scommesse o di abilitazione”. La proposta di modifica consentirebbe così “a soggetti non ancora collegati al totalizzatore nazionale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, di operare la raccolta delle scommesse nel periodo intercorrente tra l’entrata in vigore della legge” di bilancio e “l’avvio delle concessioni assegnate a seguito della gara” prevista dalla manovra stessa. A tal fine “entro il 31 gennaio 2018, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli dispone le regole per l’assegnazione di fino a 3.500 autorizzazioni all’apertura di punti vendita aventi come attività principale la commercializzazione dei prodotti di gioco pubblici, in favore sia di soggetti che di fatto già raccolgono scommesse, pur privi di qualsiasi autorizzazione, sia di soggetti che attualmente non raccolgono né direttamente né indirettamente scommesse e che, possedendo requisiti analoghi a quelli previsti per gli attuali concessionari delle scommesse, intendano esercitare la raccolta in vista della eventuale successiva partecipazione alla gara”. “Il rilascio dei titoli abilitativi delle autorizzazioni assegnate è subordinato alla sottoscrizione del disciplinare di raccolta delle scommesse, predisposto dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, nonché alla presentazione di un documento che attesti l’avvenuto pagamento di euro 6.000,00 per ciascuna autorizzazione”. “Entro il 31 marzo 2018, i soggetti interessati dovranno presentare la documentazione indicata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ed entro il 31 maggio 2018, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, verificata la documentazione richiesta, dovrà assegnare le autorizzazioni”. lp/AGIMEG

Fonte originale AGIMEG

NOTA: Scritta così, non mi sembra una VERA SANATORIA come le due precedenti; ovvero non mi sembra che sani il passato. :coin: