Giochi, sen. Lumia (PD) presenta ddl per riordinare settore. Tessera sanitaria per acquistare qualunque gioco, divieto pubblicità e distanziometro a 500 metri

Obbligo di usare la tessera sanitaria per giocare, divieto di vendere Gratta e Vinci nei locali non dedicati esclusivamente al gioco, e divieto di pubblicità, distanziometro di 500 metri dai luoghi sensibili, e potere per i sindaci di limitare gli orari. E ancora, l’inserimento nel Codice Penale di un titolo, intitolato “Dei delitti concernenti il gioco d’azzardo” per “ridefinire l’impianto sanzionatorio degli illeciti ricollegabili al gioco d’azzardo”. Sono alcune delle misure previste dal disegno di legge Disposizioni in materia di gioco d’azzardo che il senatore Giuseppe Lumia (PD) ha presentato nei giorni scorsi, e assegnato all’esame delle Commissioni Finanze e Sanità. Sul testo dovranno inoltre rendere il proprio parere le Commissioni Affari Costituzionali; Giustizia; Bilancio; Istruzione pubblica, beni culturali; Lavori pubblici, comunicazioni; Industria, commercio, turismo; Politiche dell’Unione europea; e infine la Commissione parlamentare questioni regionali. Il disegno di legge prevede che per accedere a qualunque forma di gioco sia necessario utilizzare la tessera sanitaria, il giocatore potrà chiedere la disabilitazione della propria tessera – per un periodo minimo di un mese – direttamente all’esercente che vende i prodotti di gioco. Le sale da gioco dovranno rispettare una distanza minima di 500 metri da istituti scolastici di qualsiasi ordine e grado, luoghi di culto, impianti sportivi e centri giovanili o altri istituti frequentati principalmente da giovani, ovvero da strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socio-assistenziale o da strutture ricettive per categorie protette. Comuni e Regioni avranno comunque potere di inserire altri luoghi nella lista, i Sindaci inoltre potranno stabilire delle fasce orarie in cui non è possibile giocare. Il ddl prevede inoltre il divieto di “qualsiasi forma, diretta o indiretta, di propaganda pubblicitaria, di comunicazione commerciale, di sponsorizzazione o di promozione di marchi o prodotti di giochi d’azzardo con vincite in denaro”. Per gli operatori paralleli delle scommesse viene poi previsto l’obbligo di annotare in “un apposito conto ai sensi dell’articolo 3 della legge 13 agosto 2010, n. 136, (Piano straordinario contro le mafie, ndr) relativamente alle operazioni effettuate in ciascun giorno, l’ammontare globale delle somme giocate, delle vincite pagate e della differenza tra le somme giocate e le vincite pagate”. Per i trasgressori previste sanzioni dai 5mila ai 15mila euro, importo che viene raddoppiato “nei casi in cui siano accertate evasioni dell’imposta unica sui concorsi pronostici e sulle scommesse complessivamente superiori, nell’anno solare, a euro 10.000”. Inoltre se la somma non registrata supera nell’anno solare i 10.000 euro “è irrogata una sanzione amministrativa pecuniaria di importo compreso tra il 10 e il 20 percento degli importi non registrati”. Per quanto concerne il Codice Penale, infine, vengono inserite alcune fattispecie di reato, come l’Esercizio del gioco di azzardo (punito con la reclusione da tre mesi ad un anno e con la multa non inferiore ad euro 5.000) e le relative aggravanti, e la Partecipazione al gioco di azzardo (ipotesi punita con l’ammenda fino a 1.000 euro). Di seguito il testo del Ddl Lumia. gr/AGIMEG

Fonte originale AGIMEG

 

Mi chiedo se il Sen. Lumia faccia parte dello stesso partito di Baretta, Mirabelli, etc. e soprattutto se abbia letto la relazione antimafia approvata alle camere sul gioco d’azzardo.

 

Giochi, Baretta (Mef): “Non vogliamo eliminare il gestore ma organizzare meglio la diffusione del gioco”

“L’obiettivo non è affatto eliminare il gestore, ma organizzare al meglio la diffusione del gioco di cui i gestori sono i terminali più importanti, perché i più vicini al giocatore e gli addetti alla raccolta. Quando sostengo che ci sono troppi concessionari e troppi gestori è un invito a ripensare il modello attuale di filiera che non tutela i più piccoli. Parliamone…”. Sono le parole del sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, in risposta ai vari operatori del settore. “L’abbassamento del payout – aggiunge – è stato chiesto dai gestori proprio per compensare l’aumento del Preu. Non é automatico che la riduzione delle slot produca lo spostamento dei giocatori verso le Vlt (sulle quali prevediamo una limitazione a 100 euro dell’inserimento di banconote), che non sono disponibili alla stessa stregua delle slot, le quali, non dimentichiamolo, si riducono del 30% ed il 70% resta a disposizione dei giocatori. Semmai lo spostamento da temere di più, ma che sta avvenendo comunque, è verso l’on line, che si riesce a controllare meno; soprattutto quello illegale (6000 siti oscurati dalla GdF lo scorso anno!). Servono migliori normative e ancora maggiori controlli”. “Sugli altri giochi ho detto più volte e scritto nel documento in discussione in Conferenza che ci saranno regole nuove che bisogna definire. Tra gratta e vinci, lotto, scommesse sportive (e all’interno tra queste) ci sono differenze. È un lavoro che non è stato fatto in passato e che io intendo fare, ma che necessita di tempo. Si è deciso di cominciare dalle slot perché sono le più numerose e le più diffuse nel territorio. Per quanto riguarda il proibizionismo – chiarisce Baretta – sono d’accordo con lei, ma nemmeno il liberismo è la soluzione. Ci vogliono regole e nel settore del gioco, per colpa di tutti, ma prima di altri della politica che ha aspettato troppo ad intervenire, c’è confusione. Mancano regole nazionali adeguate a gestire la notevole crescita del volume di gioco e della trasformazione dei giochi che c’è stata in questi ultimi anni. Troppe regole locali (distanze, orari) diverse da Comune a Comune… Non è una questione di “mini casinó”, è che, visto il clima del dibattito pubblico, che certamente non è favorevole al settore, e vista la evoluzione tecnologica (quei… totem ai quali anche lei si riferisce…), solo una offerta ridotta e più qualificata salverà il gioco legale e, quindi, anche il settore. Si passerà – spiega il sottosegretario – attraverso una riorganizzazione – ci sono problemi che dovremo gestire – che dovrà comportare anche una diversa visione della filiera… ma – e questo lo dico a coloro che mi ricordano che sono stato sindacalista – proprio la esperienza di tante trattative su settori in crisi, per salvare lavoro e produzione, mi fanno dire che o si guarda avanti e ci si riorganizza, gestendo i problemi, pensando a nuovi modi di stare nel mercato, o si scompare. Io non penso affatto che i gestori debbano scomparire ma penso che puó succedere se non si vede che serve una diversa strategia. Ho detto più volte, attirandomi critiche da entrambi, che ci sono troppi concessionari e troppi gestori, soprattutto questi ultimi frantumati ed in concorrenza a volte spietata tra loro, con una separazione di ruoli troppo netta dai concessionari e con regole di rapporto poco codificate. È questo semmai che favorisce, davvero, non genericamente le “lobby”, ma alcune – poche e ben robuste – lobby! Quello che penso – in buona fede – è che se lasciamo le cose come stanno vinceranno il proibizionismo, i pochi giganti e la illegalità”. “Perché dice che abbassare a 100 euro la introduzione delle banconote nelle Vlt è una “offesa alla intelligenza umana”? Intanto riduce la propensione al gioco, ma soprattutto rende meno semplice il riciclaggio”, afferma Baretta nel rispondere ad un altro operatore. “Inoltre abbiamo ridotto la presenza di Awp, non “tolte”. Il 30% in meno certamente non è poco, lo so, ma il 70% resta disponibile. Per quanto riguarda gli altri giochi ha ragione: tutti creano attesa; ovviamente alcuni più di altri. Su questo dobbiamo lavorare per equilibrare tra tutti. Se però non cominciamo mai… Infine, l’errore che è stato fatto negli anni scorsi, sicuramente dai governi, ma, mi permetta, anche dalla filiera, è di aver lasciato che le “macchine” si diffondessero senza regole condivise. A questo errore si è sovrapposta, per reazione, una linea prevalente degli enti locali che per… “rimediare” hanno adottato una limitazione talvolta esagerata degli orari di apertura e, soprattutto, le distanze. Per i metri proposti (500 m) e il numero dei luoghi sensibili (chiese, scuole, ospedali, centri sportivi, per anziani e giovani, parchi, spiagge e… sale da ballo) finiranno per far sparire ben altro del 30% e quel che resta finisce nella periferia più lontana e meno attrezzata, con conseguenze che possiamo ben immaginare. Ecco perché stiamo provando a fare una riforma che eviti gli eccessi contrapposti e renda il gioco “normale” e quindi un divertimento accettato e ben gestito. Possiamo correggere e migliorare le nostre scelte, ma se non facciamo niente il risultato sarà peggiore”. “Non cerco consenso politico – dice ancora il sottosegretario – altrimenti non mi sarei occupato di giochi, visto che mi trovo in mezzo al fuoco incrociato dei no slot, da una parte, che dicono che la riforma è acqua fresca e che sono schiavo delle lobby perché contrasto le distanze, tipo quelle dette dal sindaco di Roma (500m da scuole, ospedali, parchi, centri per anziani, spiagge, chiese, ecc.; l’Assessore lombardo aggiunge anche le sale da ballo!) e, dall’altra, da una parte dei gestori che scrivono quello che anche lei legge in queste pagine. Io parto da una valutazione su cosa è successo in questi anni e vedo che la diffusione delle 400 mila slot è stata disordinata nel territorio e presenta rischi di abuso e di non controllo per quelle non collegate con totalizzatore centrale (non per la trasmissione dei dati, ma per i giochi). A fronte di ció servono soluzioni che razionalizzino il settore e lo qualifichino per evitare che prevalga una logica proibizionista, che è molto diffusa, come si vede da molte delibere comunali.  Con le associazioni dei gestori discutiamo da tempo e molto. Ci sono punti di differenza, ovviamente, ma anche di convergenza; penso, ad esempio, alla rottamazione delle Awp e alla nuova tecnologia. Questa potrebbe essere una occasione per un salto di qualità della filiera… La vicenda è, quindi, molto complessa e, come sanno tutti, (anche chi fa finta di non capirlo) un riordino è inevitabile. Senza di ció prevale il caos, il contenzioso e vincerà la linea più dura… altro che riduzione del 30% di slot…” E ancora: “Ha ragione sul fatto che se ci sono 400mila slot è perchè la politica passata lo ha permesso (perso al finanziamento per il terremoto dell’Aquila…). Ha torto sul payout perché la riduzione dal 74% al 70% è stata una richiesta dei gestori per compensare l’aumento del Preu. L’anticipo della riduzione delle slot (peraltro annunciato da tempo) è per mettere un punto fermo nella pressione forte che c’è ed evitare che un qualche emendamento in Parlamento finisca per decidere una riduzione addirittura maggiore, più drastica”. Il sottosegretario ha affermato poi: “Sono due anni che sostengo che bisognerebbe ridefinire le regole contrattuali tra concessionari e gestori definendo un contratto tipo e rendendolo pubblico e considerandolo valido in caso di contenzioso. A parole sono tutti d’accordo; perché non si riesce a farlo…?”. Ha concluso: “Una strada interessante sulla quale stiamo lavorando: nuovi apparecchi a prestazioni contenute; tassazione sul margine; remoto; tessera sanitaria; meno macchine negli esercizi; altre scelte che stanno nel documento depositato in Conferenza Unificata. Su chi gestisce il sistema italiano si sa che il nostro è un regime concessorio. Non ci sono proposte per cambiarlo. O gestione diretta dei Monopoli (ma questa soluzione non ci convince), o totale liberalizzazione (e questa ci preoccupa). Approfondiamo questa strada…”. cdn/AGIMEG

Fonte originale AGIMEG

Scommesse, Garrisi (Stanleybet) ad Agimeg: “Alla nostra entrata sul mercato regolamentato italiano deve corrispondere un sistema legalmente inattaccabile”

“I tempi sono ormai maturi per vedere Stanleybet entrare nel mercato regolamentato italiano dalla porta principale”. Questa in estrema sintesi la risposta che arriva dall’ufficio legale della compagnia di Liverpool in merito alla domanda di Agimeg su come stanno vivendo l’attuale situazione italiana. “Il mancato accordo tra Stato e Regioni in materia di gioco non deve bloccare o rallentare ulteriormente, secondo noi, il percorso intrapreso da Stanleybet per entrare nel mercato regolamentato italiano. Sembra che non ci opporremo ad una proroga delle attuali concessioni, ma l’Europa difficilmente accetterebbe che il sistema non tenga conto, insieme alla proroga per i concessionari, di altri due tipi di operatori: i nuovi entranti e i discriminati. Per i nuovi entranti la definizione è facile: non devono avere mai operato precedentemente sul mercato italiano e dovrebbero rispondere a requisiti di eccellenza, conseguiti in altri paesi europei, su betting e gaming. Per i discriminati il punto chiave è proprio la definizione. Che cosa è un operatore ‘discriminato’? Discriminato da cosa? Si tratta di una definizione importantissima perché deve servire come perimetro per definire ‘chi’ può entrare”. Fin qui la posizione dell’Ufficio legale. Ma Giovanni Garrisi, Executive Chairman della compagnia non nasconde ad Agimeg le sue perplessità. “Il problema di una corretta definizione dell’operatore ‘discriminato’ non è tanto quello che riguarda quello o quelli a cui sarà permesso entrare ma questa definizione deve reggere legalmente per definire chi, invece, non ha il diritto di entrare! Insomma non ci deve essere la sorpresa che la norma sia mal orchestrata e generi di conseguenza nuovi tipi di discriminazione. La Stanley non potrebbe accettare una norma che, se mal formulata o comunque non corretta, permetterebbe alla Stanley di entrare lasciando però il fianco a nuove legittime aspettative di altri operatori esclusi. Sono convinto – prosegue Garrisi – che anche i maggiori concessionari la pensano così. Il sistema che uscirà dalla legge di Stabilita di fine anno dovrà essere un sistema perfettamente legittimo e legalmente inattaccabile. Altrimenti se sarà generato il pasticcio di un nuovo sistema illegittimo secondo le leggi dell’Unione, la Stanley deciderà, legittimamente, di non entrare. Dopo 3 gare in 15 anni dichiarate tutte illegittime per motivi diversi da sentenze della Corte di Giustizia, lo Stato non può permettersi un altro errore. Ecco perché è di importanza capitale che questo processo avvenga attraverso delle consultazioni, magari utilizzando lo strumento della ‘transazione’, di cui ci sono già precedenti riguardanti altri settori. E’ nostro interesse – ha concluso Garrisi – mettere la nostra esperienza tecnico legale al servizio dello Stato. Non è interesse dello Stato rifiutarla”. lp/AGIMEG

Fonte originale AGIMEG

MANOVRA BIS, AND: ‘GIOCO, NON SI ESCLUDA IL CONTRADDITTORIO’

  • Maggio 30, 2017
  • Scritto da Redazione

L’associazione And chiede di tutelare, in materia di gioco, i diritti dei cittadini, e di non escludere il contraddittorio con i portatori di interessi.

“Anche lo Stato e il Governo si allineino agli sforzi compiuti da Regioni, Comuni, Associazioni e da tutti coloro che operano nel settore del gioco d’azzardo lecito con finalità preventive e non lucrative, finalmente mettendo al centro dell’attività e della legislazione che verrà emessa la tutela della salute del cittadino preoccupandosi in particolare modo dei soggetti più deboli e quindi più esposti al rischio di forme di gioco compulsivo che potrebbe determinare conseguenze assai gravi sia dal punto di vista economico che sociale, sia direttamente che indirettamente”. Lo afferma l’associazione And-Azzardo e Nuove Dipendenze, che, nel commentare la recente sentenza della Corte costituzionale sulla legge pugliese sul gioco, chiede “che vengano espressamente presi in considerazione anche i danni da gioco passivo subiti dai familiari dei giocatori patologici e dalle loro reti prossime. Ci si augura inoltre che ciò che non è ancora riuscito a passare ormai da parecchi mesi in Conferenza Unificata Stato-Regioni (ultimo rinvio, il 25 maggio scorso), non venga sdoganato per altre vie, ad esempio attraverso la manovra bis in cui si ipotizza di includere quanto non accettato in Conferenza Stato-Regioni, di fatto escludendo il contraddittorio con tutti i soggetti portatori di interessi coinvolti, e soprassedendo persino a quanto dallo stesso sottosegretario Pier Paolo Baretta asserito, di voler raggiungere una intesa con tutti gli attori in gioco”.

And si augura inoltre che “il sottosegretario Baretta prenda finalmente in debita considerazione non solo gli interessi dell’industria del gioco d’azzardo, ma anche i diritti dei cittadini italiani costituzionalmente garantiti (art. 3, art. 32, art. 41, art. 47, art.53), invertendo radicalmente la direzione di marcia”.

Fonte originale GiocoNews

Idee poche, ma confuse. E l’illegalità e la criminalità come si combattono, se prevale il proibizionismo?

Giochi, Baretta: entro 2018 via 135mila slot. Tutte le altre diventeranno awp da remoto

Il sottosegretario all’Economia con delega spiega al VELINO: per tutti gli altri temi si aspetta la Conferenza Unificata. Niente su Pay out e Preu. E su manifestazione gestori “no comment”

1804 20 minuti fa fonte ilVelino/AGV NEWS Roma
Baretta AGF

Roma, 18:04 – 20 minuti fa (AGV NEWS)

“Entro aprile 2018 rimarranno soltanto 265mila slot su 400mila. E saranno – come previsto dalla precedente Stabilità – sostituite con la tecnologia da remoto”. Così al VELINO il sottosegretario con delega ai giochi Pier Paolo Baretta a pochi minuti dal placet in commissione alla Manovra, che domani arriverà in aula. ”Abbiamo anticipato la riduzione già prevista dai precedenti provvedimenti”, specifica. “Andranno via 135mila macchinette da intrattenimento in due tranche, la prima a dicembre 2017 e la seconda ad aprile 2018”. Su quali saranno i parametri che saranno usati per la riduzione Baretta spiega: “È proporzionale su base regionale. Nel documento che abbiamo presentato in Conferenza Unificata c’è la tabella. Si partirà dai generalisti secondari – edicole, alberghi e ospedali. Ci si baserà anche su parametri stabiliti sulla metratura ma tutto sarà precisato nel decreto previsto entro luglio”.

Baretta è ottimista sui prossimi passaggi in Senato: “non credo che l’emendamento presentato dal governo subirà alcun tipo di ostruzionismo. Il lavoro fatto è stato ampiamente condiviso dal Parlamento ed è in linea con quanto chiesto da Camera e Senato. Tutti gli altri temi sono sul tavolo della Conferenza Unificata”. E sul Preu e il Pay outi, argomenti caldi nel settore del gaming nazionale? “non credo che saranno affrontati”, spiega il sottosegretario. Per quanto riguarda invece la ‘minaccia’ da parte dei gestori di sospendere la raccolta e di manifestare davanti a Montecitorio, Baretta si limita a un “no comment”.

Fonte originale Il Velino

Giochi, Baretta (Mef): “L’immobilismo fa vincere proibizionismo, i pochi giganti e l’illegalità”

“L’abbassamento del payout è stato chiesto dai gestori proprio per compensare l’aumento del preu. Non é automatico che la riduzione delle slot produca lo spostamento dei giocatori verso le Vlt (sulle quali prevediamo una limitazione a 100 euro dell’inserimento di banconote), che non sono disponibili alla stessa stregua delle slot, le quali, non dimentichiamolo, si riducono del 30% ed il 70% resta a disposizione dei giocatori. Semmai lo spostamento da temere di più, ma che sta avvenendo comunque, è verso l’online, che si riesce a controllare meno; soprattutto quello illegale (6.000 siti oscurati dalla Gdf lo scorso anno!). Servono migliori normative e ancora maggiori controlli”. Le parole del sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, in risposta alla critiche ricevute in seguito all’approvazione alla Camera dell’emendamento alla Manovra Bis che ha introdotto il taglio al numero delle slot autorizzate. Baretta è stato accusato da molti operatori di essere in ‘cattiva fede’ e di aver voluto tutelare gli interessi delle lobby ‘dell’azzardo’ riferendosi alle multinazionali del gioco. “Sugli altri giochi ho detto più volte e scritto nel documento in discussione in Conferenza che ci saranno regole nuove che bisogna definire. Tra gratta e vinci, lotto, scommesse sportive (e all’interno tra queste) ci sono differenze. È un lavoro che non è stato fatto in passato e che io intendo fare, ma che necessita di tempo. Si è deciso di cominciare dalle slot perché sono le più numerose e le più diffuse nel territorio”. “Nemmeno il liberismo è la soluzione al proibizionismo – continua -. Ci vogliono regole e nel settore del gioco, per colpa di tutti, ma prima di altri della politica che ha aspettato troppo ad intervenire, c’è confusione. Mancano regole nazionali adeguate a gestire la notevole crescita del volume di gioco e della trasformazione dei giochi che c’è stata in questi ultimi anni. Troppe regole locali (distanze, orari) diverse da Comune a Comune… Non è una questione di “mini casinó“, è che, visto il clima del dibattito pubblico, che certamente non è favorevole al settore, e vista la evoluzione tecnologica (quei… totem ai quali si fa riferimento…), solo una offerta ridotta e più qualificata salverà il gioco legale e, quindi, anche il settore. Si passerà attraverso una riorganizzazione – ci sono problemi che dovremo gestire – che dovrà comportare anche una diversa visione della filiera… ma – e questo lo dico a coloro che mi ricordano che sono stato sindacalista – proprio la esperienza di tante trattative su settori in crisi, per salvare lavoro e produzione, mi fanno dire che o si guarda avanti e ci si riorganizza, gestendo i problemi, pensando a nuovi modi di stare nel mercato, o si scompare. Io non penso affatto che i gestori debbano scomparire, ma penso che puó succedere se non si vede che serve una diversa strategia. Ho detto più volte, attirandomi critiche da entrambi, che ci sono troppi concessionari e troppi gestori, soprattutto questi ultimi frantumati ed in concorrenza a volte spietata tra loro, con una separazione di ruoli troppo netta dai concessionari e con regole di rapporto poco codificate. È questo semmai che favorisce, davvero, non genericamente le “lobby”, ma alcune – poche e ben robuste – lobby! Quello che penso – in buona fede – è che se lasciamo le cose come stanno vinceranno il proibizionismo, i pochi giganti e l’illegalità”, conclude Baretta. cdn/AGIMEG

Fonte originale AGIMEG

BOLZANO, VIETATO ESPELLERE IL GIOCO LECITO

  • Maggio 27, 2017
  • Scritto da Avv. Geronimo Cardia

Le sale a Bolzano non devono chiudere mentre si decide al Consiglio di Stato, e forse neanche mentre si decide in Conferenza Unificata.

La Conferenza Unificata prevista dalla legge di Stabilità dell’anno passato ancora non ha prodotto il risultato previsto dalla stessa norma di riferimento, nonostante il termine imposto dal legislatore del 30 aprile 2016, perché lo Stato, da un lato, e Regioni e Comuni, dall’altro, al momento non hanno trovato un punto di incontro. Nel frattempo, tuttavia, il proibizionismo inflitto al gioco legale dalla normativa territoriale fa il suo gioco, come descritto ed anticipato nel libro “La Questione Territoriale”. Ed infatti, fioccano sul territorio i provvedimenti anti-gioco legale, in particolare quelli di chiusura delle sale che insistono sui territori afflitti dal cosiddetto ‘Effetto Espulsivo’ o da limitazioni di orari insostenibili.

In particolare, parliamo (ma purtroppo non per la prima volta) di Bolzano perché ancora ad oggi vengono imposti alle sale del territorio i provvedimenti di chiusura per la vicinanza a luoghi definiti sensibili, imposti da fonti normative diverse da quelle annullate con le sentenze del 31 ottobre 2016 (cfr., in particolare, sentenze del Tar Bolzano n. 301/2016 e n. 302/2016).

Il dato rilevante è che il Consiglio di Stato ha valutato con responsabilità che occorre “evitare che, in attesa della prima camera di consiglio, si determinino pregiudizi irreversibili non rimediabili mediante un’ordinanza emessa in sede collegiale [quale quello della chiusura della sala e che] (…) sussistono allo stato i presupposti per l’accoglimento dell’istanza di sospensione inaudita altera parte, tenuto conto della immediatezza della gravità ed irreparabilità del danno, almeno sino alla data (…) di trattazione in camera di consiglio dell’istanza medesima” (cfr., decreto cautelare 764/2017 del 13 febbraio 2017). In altre parole: mentre noi decidiamo, voi non chiudete. Che sia una valutazione della quale tenere conto, responsabilmente, nelle more di una definizione delle vicende che affliggono i processi decisionali in seno alla Conferenza Unificata? Chi può dirlo? Staremo a vedere.
IL RICORSO AL TAR BOLZANO – Ma vediamo da vicino quale è il tema che ora è sul tavolo riguardo alla normativa territoriale di Bolzano. Dopo avere ricevuto il provvedimento di chiusura, un gestore di sala con il ricorso innanzi al Tar Bolzano dimostra l’esistenza dell’Effetto Espulsivo della normativa locale che anziché regolamentare la distribuzione sul territorio del gioco legale (e, dunque, anziché individuare aree circoscritte di divieto di distribuzione del gioco legale come annunciato nei provvedimenti stessi) di fatto ed in realtà determina il divieto assoluto sull’intera area del comune e non su parti di essa – con un percentuale di interdizione rilevata elevatissima. Tuttavia, il Tar di Bolzano, pur ammettendo l’esistenza dell’Effetto Espulsivo, imputa il medesimo alle già annullate Delibere della Giunta Provinciale n. 341/2012 e n. 1570/2012 e ritiene di non operare la medesima valutazione in merito alla legge provinciale che a sua volta contiene tanti e tanti luoghi sensibili, nonostante gli specifici elaborati peritali prodotti.
In particolare, l’operatore del gioco dimostra che le zone indicate dal Comune come “potenzialmente insediabili”, in realtà altro non sono che zone interdette da altri, preesistenti e specifici vincoli urbanistici che escludono la possibilità di effettuare alcun insediamento di sale e dimostra che l’interdizione del gioco legale sull’intero territorio non è mutata a seguito dell’annullamento delle due delibere della Giunta richiamate, posto che i luoghi sensibili imposti dalla legge provinciale da soli determinano essi stessi l’Effetto Espulsivo. Per questo il ricorrente insiste chiedendo una valutazione della non manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale sollevate nei confronti della legge provinciale di riferimento nella misura in cui essa determini – anche da sola con i suoi luoghi sensibili – l’Effetto Espulsivo. A ben vedere, nella sentenza impugnata innanzi al Consiglio di Stato, il Tar Bolzano bene precisa che l’Effetto Espulsivo determinato dalle disposizioni delle delibere della giunta provinciale ha comportato l’annullamento delle delibere medesime per effetto delle due sentenze sopra richiamate e che tale annullamento si applica a tutti i casi del territorio.
E, peraltro, va apprezzato che nella sentenza si legge che il provvedimento di chiusura è pertanto “parzialmente invalido” nella parte in cui si riferisce ai siti sensibili riconducibili alle suddette delibere. In particolare, vanno apprezzati diversi passaggi della sentenza impugnata. Il Tar coglie il fatto che il provvedimento di chiusura ha origine in due e separate fonti (quella della legge provinciale presupposto e quella delle Delibere della Giunta Provinciale), ben evidenzia la quantificazione della numerosità dei luoghi sensibili ai quali la Sala sarebbe troppo vicina (7 luoghi dettati dalle Delibere annullate e ben 18 dettati dalle leggi provinciali in esame).

Il Tar ancora avverte, sia pure solo in un primo momento, di doversi focalizzare unicamente sulle questioni di legittimità costituzionale delle norme presupposto nella parte in cui esse determinano l’Effetto Espulsivo, che tra l’altro viene ben inquadrato laddove si precisa che “La locuzione definisce l’esito che la ricorrente collega all’ampiezza del raggio di interdizione (300 metri) e/o alla numerosità dei luoghi sensibili individuati dalla normativa provinciale. Secondo tale prospettazione, la capillare distribuzione e diffusone dei siti sensibili non consentirebbe di individuare alcuna via o area in Bolzano in cui possa essere esercitata l’attività del gioco lecito”. Il Tar, tuttavia, non coglie nel segno nel ritenere – questa volta inspiegabilmente – il provvedimento “validamente motivato” con riguardo ai luoghi sensibili di derivazione legislativa. Ciò in quanto a tale riguardo si ritiene che non ci si possa limitare ad affermare (senza operare alcun tipo di riscontro tecnico per giunta richiamando un elaborato peritale diverso da quello all’uopo allegato) che la – pur riconosciuta – percentuale di interdizione elevatissima “appare riferibile (…) alla zona centrale del territorio (…) non tenendo essa conto delle aree periferiche né di quelle adibite a zone produttive”, che “appare eccessivo il riferimento ad un effetto espulsivo del gioco lecito” e che “la doglianza (relativa al difetto di istruttoria delle due delibere annullate) non appare estensibile (…) alla presente controversia”. Stupisce che nella sentenza, prima si dimostri di riconoscere l’esistenza di una percentuale elevatissima di interdizione, poi si ritenga che l’individuazione di un catalogo minimo di luoghi sensibili “appare rispondente ai canoni di ragionevolezza, coerenza e proporzionalità” ed infine si ritenga di potersi “tutt’al più riscontrare un intento del legislatore di “marginalizzazione”.
Non v’è chi non veda che il 99 percento di interdizione non è proporzionato, né ragionevole, che il catalogo di luoghi sensibili non è minimo, se poi sfocia nel 99 percento di interdizione, e infine ciò che interessa non è l’intento del legislatore, bensì è l’effetto concreto prodotto da una norma che predica la regolamentazione di un fenomeno ed a differenza di ciò lo proibisce. Peraltro, in presenza della manifestata incertezza valutativa della situazione di fatto (laddove nella sentenza ricorre l’utilizzo del verbo apparire), il giudice di prime cure avrebbe potuto, e forse dovuto, concedere una consulenza tecnica d’ufficio, affidando ad un perito del Tribunale, una volta per tutte, la valutazione della (non più) insediabilità e dell’espulsione del gioco legale dall’intero territorio del Comune.
Ma quel che va certamente rilevato è che il Tar omette di valutare la non manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale delle norme presupposto nella misura in cui esse determinano l’Effetto Espulsivo, limitandosi a richiamare precedenti giurisprudenziali che tuttavia palesemente non affrontano il tema dell’illegittimità costituzionale dell’Effetto Espulsivo, ma che si fermano a verificare ed a ribadire la legittimità di legiferare (legiferare, non vietare) in materia. Tra l’altro mentre si invoca la tutela giudiziale, mentre si discute in Conferenza Unificata, mentre si chiudono una ad una tutte le sale per effetto della normativa territoriale esistente, si deve registrare che la Provincia di Bolzano abbia concepito una nuova legge, la Legge Provinciale n. 10/2016, che ha introdotto il comma 1bis dell’art. 5bis della L.P. 13/1992, con cui vengono aggiunti ulteriori luoghi sensibili rispetto a quelli già espulsivi della legge richiamata. Come a dire a Effetto Espulsivo, per quanto si possa, si aggiunge Effetto Espulsivo. Ma come detto, nelle more dell’escalation e della decisione, almeno la sala resta aperta, l’impresa legale non chiude, i dipendenti non vengono licenziati, l’offerta di gioco illegale è arginata, l’offerta di prodotti fuori controllo e pericolosi per la salute e per il risparmio è, questa si, marginalizzata e limitata. Il tutto in attesa della invocata giustizia. Che sia un’idea – quella della sospensione dell’applicazione dell’Effetto Espulsivo e degli orari impossibili – da mettere sul tavolo riguardo alle prolungate esigenze della Conferenza unificata?