Giochi: il 3 agosto convocata Conferenza Regioni e Province autonome strordinaria. All’odg in Conferenza Unificata probabilmente il riordino del settore

E’ stata convocata la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome in seduta straordinaria per giovedì 3 agosto 2017 alle ore 10:00, in Via Parigi a Roma. Durante la seduta saranno esaminati i temi agli ordini del giorno della Conferenza Unificata e Stato-Regioni straordinarie, i quali saranno divulgati a breve insieme alla loro convocazione. Il sottosegretario all’Economia con delega ai giochi Pier Paolo Baretta aveva anticipato ad Agimeg la richiesta di una Conferenza Unificata straordinaria per trovare un accordo con le Regioni: “Stiamo lavorando sull’ipotesi di convocare per la prossima settimana una Conferenza Unificata straordinaria per affrontare la questione del riordino dei giochi. Bisogna chiudere la questione visto che è stata accumulata troppa attesa e si è discusso troppo a lungo sull’argomento”. cdn/AGIMEG

Fonte originale AGIMEG

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Laffranco: ‘Sul gioco l’enorme responsabilità del Governo’

  • Luglio 29, 2017
  • Scritto da Sm

Pietro Laffranco (Fi-Pdl), componente della commissione Finanze della Camera, a tutto campo sul tema del gioco e il suo riordino.

Il settore del gioco pubblico continua a rappresentare la spina nel fianco del Governo italiano, dato che l‘accordo con gli enti locali continua a essere lontano e sono soprattutto le Regioni a non essere soddisfatte dalle misure proposte dal Governo in tema di distanze e orari.

Ma come mai i tempi si sono allungati così tanto, rispetto a quanto previsto dalla Stabilità 2016? Lo abbiamo chiesto a Pietro Laffranco (Fi-Pdl), componente della commissione Finanze della Camera. “La legge n. 23 del 2014 all’art. 14 aveva già delegato al Governo il riordino del gioco pubblico. Purtroppo l’Esecutivo non ha utilizzato la funzione legislativa che il Parlamento gli aveva assegnato, così la delega è scaduta senza essere stata esercitata. Il ministero dell’Economia e delle Finanze ha avuto ben quindici mesi per farlo: tempo sprecato. Poi è stata la volta della legge di Stabilità 2016 che chiedeva alla Conferenza Unificata, formata da Governo, Regioni ed Enti Locali, di raggiungere un’intesa entro il 30 aprile 2016. Intesa che sarebbe stata recepita con decreto del ministro dell’Economia e delle Finanze. Intesa che non è stata raggiunta e così anche questa delega non è stata esercitata. Perché i tempi si sono allungati così tanto? Evidentemente il Governo aveva altre priorità sulle quali lavorare. Certo è singolare che ben due deleghe non vengano esercitate nei tempi previsti. Se lo avessimo saputo avremmo potuto lavorarci in Parlamento, ascoltando le parti e trovando una proposta di sintesi nell’interesse di cittadini ed operatori. A via XX Settembre, invece, non hanno neanche aperto un tavolo per incontrare formalmente le imprese o le associazioni più rappresentative. Strano modo di governare”.

Cosa pensa della proposta del Governo sul gioco? Hanno ragione le Regioni e i Comuni a volere difendere le loro prerogative o è giusto avere regole uniformi sull’intero territorio nazionale?

“Credo che le osservazioni delle Regioni e dei Comuni vadano ascoltate, riconducendole ad un quadro normativo organico, direi una legge quadro. Sono maturate posizioni molto diverse proprio perché ogni amministrazione è stata costretta ad agire in autonomia, nell’assenza totale del Governo che non ha esercitato le funzioni che gli erano state attribuite dalle Camera. Sul gioco pubblico la responsabilità politica dell’Esecutivo è veramente enorme. Ora occorre correre ai ripari per evitare la frammentazione della normativa oltreché il probabile contenzioso tra stato e regioni”.

A suo modo di vedere è abbastanza chiara la distinzione tra gioco legale o illegale, oppure interventi troppo restrittivi e una tassazione troppo alta sul primo possono favorire il secondo?

“La distinzione tra gioco legale ed illegale è chiarissima. Negli ultimi 15 anni si è passati da 800mila videopoker (apparecchi illegali, Ndr) a un mercato legale, sotto il controllo e l’autorizzazione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Questo ha marginalizzato l’illegalità e la criminalità organizzata, garantendo contestualmente importanti entrate erariali per oltre 10 miliardi di euro l’anno. Negli ultimi anni invece ci si è fermati e si è lavorato esclusivamente sulle imposte, aumentando a dismisura la tassazione per qualche offerta di gioco come le apparecchiature da intrattenimento, ma non per altre. Non riesco a capire quali siano state le ragioni che hanno animato l’Esecutivo. E anche in questo caso voglio essere generoso, perché a pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina. Nel corso delle audizioni sulla cosiddetta manovrina ho ascoltato e letto dati allarmanti. Offerte di gioco che non crescono hanno avuto aumenti delle imposte molto importanti. Penso agli apparecchi Awp che in due anni hanno aumentato la loro contribuzione erariale di 1.383 milioni di euro, pagandone complessivamente 4.608. Poi ci sono altre forme di gioco, nonostante la domanda crescente, contribuiscono molto meno. Non ce l’ho con nessun tipo di gioco e con nessuna impresa, ma è chiaro a tutti che serve un po’ di equilibrio. Questo è il principio che ha ispirato i miei emendamenti. Capisco le necessità del Governo di trovare nuove coperture – non condivido quanto fatto fino ad ora nascondendo i problemi, avessimo avuto noi responsabilità di Governo avremmo agito differentemente – ma ora che c’è un problema di coperture si intervenga distribuendo la richiesta di maggiore contribuzione su tutti, non si faccia differenza tra chi è più o meno amico”.

Come si può promuovere la legalità nel gioco?

“Ho partecipato recentemente a una conferenza promossa da un’associazione di categoria sul riordino del gioco pubblico. Devo dire che sono rimasto stupito positivamente da alcune proposte che ho ascoltato. Lo stesso comparto propone interventi come la riduzione dell’offerta, perché è sotto gli occhi di tutti che in questi ultimi anni si è andati oltre. Io credo che il numero delle macchine da intrattenimento possa diminuire progressivamente senza lasciare spazi all’illegalità. Tuttavia serve un piano coordinato con gli operatori del settore. Le norme calate dall’alto non funzionano. E mi piacerebbe anche l’introduzione della tessera del giocatore che potrebbe condurre a limitazioni delle giocate personali. Ho perplessità, per esempio, sui distanziometri. Introducendo misure estremamente restrittive lo Stato perde il controllo del territorio. Non mi sembra una scelta intelligente: ci farebbe tornare indietro di anni e lascerebbe spazi enormi alla criminalità organizzata. Distanze molto elevante creano anche un altro effetto per nulla secondario: spostano il gioco dal centro delle città alle periferie, dove nascono sale specializzate nelle quali i giocatori sono esposti a modalità di gioco diverse, spesso più estreme e patologiche. Inoltre, con la diffusione sempre maggiore del gioco online le distanze servono davvero a poco. C’è poi un problema di equità. Tutto il gioco legale deve essere oggetto di riordino e di riduzione dell’offerta. Il Governo non può continuare a scegliere con chi prendersela in modo selettivo. Ho letto dell’intervento del sottosegretario Pierpaolo Baretta in Commissione al Senato. Mi sembra che non guardi ancora al settore gioco legale nel suo complesso, ma voglia trovare solo nelle apparecchiature da intrattenimento una soluzione politica alla mancanza di un riordino complessivo. Una scelta di questo tipo a mio avviso sarebbe sbagliata. Occorre guardare verso tutto il gioco legale”.

La manovrina chiede ulteriori fondi al gioco, questo mentre alcuni ministri chiedono di svincolare in tutto o in parte il bilancio statale dalle entrate del gioco. Non lo trova contraddittorio? Come se ne esce?
“Serve buonsenso. Il ruolo del legislatore spesso è anche educativo. Idealmente tutti vorremmo ridurre il peso delle entrate da gioco nel bilancio dello Stato, io per primo. Tuttavia solo 15 anni fa questo settore non era regolato come oggi e l’offerta illegale era estremamente diffusa. Oggi lo Stato ha ripreso il controllo del territorio e del gioco. L’offerta può ridursi progressivamente, passo dopo passo, accompagnando le imprese in questo percorso e senza perdere il controllo del territorio. Su questo siamo disponibili a lavorare con la maggioranza, a patto che non si facciano discriminazioni irragionevoli, a danno solo di alcune tipologie di gioco”.
Ritiene che l’ippica e i casinò siano due settori da salvare? In che modo?
“Tutti i settori vanno salvati. Se avessi avuto responsabilità di Governo avrei aperto un tavolo di confronto con tutti gli operatori del settore per trovare una soluzione di sintesi. Quanto ai casinò, mi si lasci osservare che solo incapacità gestionali possono creare problemi di licenziamento come a Saint Vincent, e dire che mi sembra davvero ridicolo che in Italia non si dia la possibilità di aprire nuovi casinò quando migliaia di italiani si recano nelle vicine strutture di Francia e Slovenia”.

Non ci resta che vendere: l’analisi su aspetti contabili per i gestori

  • Luglio 29, 2017
  • Scritto da Francesco Scardovi

L’analisi degli aspetti contabili e fiscali che riguardano il trasferimento delle attività che tanti gestori si trovano ad affrontare.

 

L’operazione più tipica di trasferimento della propria attività è la cessione di azienda (o di un ramo di essa), che riguarda generalmente l’attività di gestione degli apparecchi presso pubblici esercizi (noleggio) e/o la titolarità di una o più sale dedicate alla raccolta di giochi pubblici. Questa operazione è tecnicamente più semplice rispetto al trasferimento delle partecipazioni, trattata nel numero precedente, in quanto consente alle parti di concordare il trasferimento dei soli componenti aziendali attivi che interessano, solitamente riferiti ai beni strumentali (apparecchi da gioco, cambiamonete, automezzi, attrezzature), valutati in funzione della loro obsolescenza tecnica e commerciale ed all’avviamento, cioè la capacità prospettica dell’azienda di produrre redditi nel futuro.

 

Stante l’incertezza normativa del settore e della marginalità economica attesa, è sempre più diffusa la prassi di prevedere, nella valutazione dell’avviamento, un corrispettivo di cessione “misto” cioè composto da un importo fisso (o minimo garantito) e da un importo variabile, in base alla riscontrata redditività dell’azienda ceduta, valutata decorso un determinato periodo di tempo dalla cessione (12/18 mesi). Le fasi dell’operazione sono le stesse già analizzate per la cessione di partecipazioni: la sottoscrizione di un accordo di riservatezza, l’approfondita verifica dei componenti economici e patrimoniali dell’azienda (due-diligence), la stesura degli accordi preliminari con la determinazione del corrispettivo ed i termini di pagamento e quindi la stipula definitiva dell’atto di cessione (per atto pubblico o scrittura privata autenticata). L’azienda comprende anche i principali contratti che ne regolano il funzionamento: i contratti di collaborazione alla raccolta (con concessionari ed esercenti), il contratto di locazione del deposito o della sala e i contratti di lavoro con dipendenti e collaboratori ove esistenti (ricordando il diritto del dipendente, che non interrompe il rapporto di lavoro prima della cessione, di essere trasferito con l’azienda per cui lavora). Gli atti solitamente prevedono l’esclusione di ulteriori attività e passività che resteranno a carico del cedente; si ricorda in ogni caso che, per quanto disposto dalla normativa civilistica vigente, anche in caso di diversa previsione dell’atto di cessione, l’acquirente può essere chiamato a rispondere dei debiti risultanti dalle scritture contabili del cedente, ove lo stesso non provvedesse al pagamento, se pur nei limiti del valore dell’azienda acquistata. Tale solidarietà passiva vale in particolare per i debiti fiscali e previdenziali; è fondamentale pertanto accertare, in corso di trattativa, l’effettiva consistenza degli eventuali debiti che insistono sull’azienda da cedersi, richiedendo anche agli uffici dell’Amministrazione, le apposite certificazioni attestanti l’insussistenza di imposte pregresse da versare o in fase di accertamento (carici pendenti fiscali) e la regolarità contributiva del cedente (Durc).

L’acquirente dovrà quindi attivarsi per effettuare tutti gli adempimenti amministrativi e le comunicazioni di legge; in caso di cessione di sale dedicate l’acquirente dovrà inoltre richiedere le nuove licenze agli uffici competenti (Comuni e Questure) e l’efficacia del trasferimento decorrerà solo dalla data di ottenimento delle nuove autorizzazioni. La cessione è assoggettata al 3 percento di imposta di registro conteggiata sul corrispettivo di vendita, generalmente assolto dall’acquirente. L’acquirente, a differenza di quanto accade nella cessione di partecipazioni, dedurrà tra i propri costi l’intero prezzo d’acquisto (anche se, per l’avviamento, si parla, ai fini fiscali, di 18 anni di ammortamento), mentre il cedente pagherà le imposte dirette sulla plusvalenza dell’operazione (differenza tra corrispettivo di cessione e costo dei beni ceduti ancora da ammortizzare) secondo le aliquote di legge, con facoltà di dilazionare la tassazione in 5 anni in caso di aziende possedute da più di 3 anni. Caso più residuale di trasferimento dell’attività riguarda la cessione dei soli beni strumentali nell’eventualità che il cedente abbia già provveduto alla dismissione della propria attività, con rinuncia alle autorizzazioni e risoluzione dei contratti di collaborazione alla raccolta. Tale cessione è assoggettata a Iva di legge, fatti salvi i casi in cui il cedente operi in regime di pro-rata al 100 percento, cioè abbia conseguito esclusivamente ricavi esenti da Iva, senza aver detratto a monte l’imposta sugli acquisti dei beni.

Giochi: Consiglio dei Ministri avvia procedura per incarico di direttore dell’Adm a Giovanni Kessler

Il Consiglio dei Ministri che si è riunito oggi, venerdì 28 luglio 2017, a Palazzo Chigi, ha deliberato su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze Pier Carlo Padoan, l’avvio della procedura per il conferimento dell’incarico di direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli al dott. Giovanni Kessler. Non è stato, quindi, rinnovato il mandato all’attuale direttore Giuseppe Peleggi. Giovanni Kessler è un magistrato italiano attivo in politica e sulla scena internazionale. Si è occupato in particolare di lotta alla corruzione, alla criminalità organizzata e transnazionale, con particolare attenzione all’Europa centro-orientale. Dal 2011 dirige dell’ufficio europeo per la lotta antifrode (Olaf). cdn/AGIMEG

Fonte originale AGIMEG

Operazione Gambling, Tribunale Reggio Calabria conferma impianto accusatorio: condanne fino a 12 anni. Gli imputati annunciano già l’appello

Arrivano a 12 anni di reclusione le condanne disposte dal Tribunale di Reggio Calabria nei confronti degli imputati della maxi-operazione Gambling che nel luglio 2015 che di fatto smantellò il bookmaker maltese BetUniq. Tra i vari reati contestati dalla Procura di Reggio Calabria, anche quelli di associazione a delinquere, riciclaggio e truffa ai danni dello Stato. Mario Gennaro, il dominus del bookmaker, è stato condannato a 4 anni di reclusione, visto che ha iniziato a collaborare con la giustizia. A Gennaro inoltre sono state riconosciute le attenuanti generiche. Sei degli imputati odierni sono stati assolti per non aver commesso il fatto, o perché il reato non sussiste. Il Tribunale ha anche disposto il risarcimento del danno sofferto da Ministero degli Interni e dai Monopoli di Stato. Secondo quanto si apprende, diversi degli imputati condannati oggi hanno già deciso di intentare appello. rg/AGIMEG

Scommesse, Operazione “Gambling”: le condanne di oggi chiudono l’epopea BetuniQ

Con le condanne fino a 12 anni disposte oggi dal tribunale di Reggio Calabria viene confermato l’impianto accusatorio costruito in queste anni dalla Procura calabrese nella maxi inchiesta “Gambling”. La vicenda è quella di BetuniQ, un bookmaker, con base a Malta ma senza concessione italiana e che operava grazie a delle “smagliature” che si erano create nella normativa italiana. Il bookmaker è stato costretto a interrompere l’attività perché al centro dell’operazione Gambling, una gigantesca inchiesta che portò al sequestro di 1.500 ctd in tutt’Italia. BetuniQ era di fatto una delle reti più radicate nel territorio. La licenza maltese fu subito sospesa e i depositi dei giocatori bloccati. Si parla di circa 70mila conti gioco. Secondo gli inquirenti delle Procura di Reggio Calabria questa colossale rete era stata creata grazie alle risorse e al sostegno di alcune famiglie della ’Ndrangheta. rg/AGIMEG

 

Fonte originale AGIMEG

Scommesse, Tar Sicilia respinge ricorso di un ctd. Prevalenti gli interessi di ordine pubblico

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia ha respinto il ricorso del titolare di una sala priva della licenza art. 88 TULPS, per l’attività di “raccolta scommesse per l’annullamento del provvedimento della Questura della Provincia di Enna con il quale è stata ordinata l’immediata cessazione dell’attività di raccolta. Ritenendo prevalenti gli interessi connessi alla tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica i giudici hanno fissato per la trattazione collegiale della domanda cautelare ordinaria la camera di consiglio del 21 settembre 2017. lp/AGIMEG

Fonte originale AGIMEG