A Bolzano finirà ciò che a Bolzano è iniziato? La nemesi del distanziometro è iniziata

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(Jamma) – «Le Leggi Regionali varate in tema di “distanziometro”, partono dal “presupposto” (in parte errato), – scrive oggi l’avv. Michele Franzoso sul sito dell’associazione AS.TRO – che la Corte Costituzionale (sent. N. 300/2011), si sia già espressa sulla legittimità dei divieti di insediamento/installazione all’interno dei raggi di interdizione dei luoghi sensibili».

«L’accettazione “supina” dei vari “esecutivi” che, dal 2011 ad oggi, hanno rinunciato alla propria prerogativa di tutelare il prodotto “statale” di gioco, – prosegue Franzoso – ha consolidato questa “percezione di legittimità”, facendo susseguire – dopo la Legge della Provincia Autonoma di Bolzano – altre 13 leggi regionali “distanzianti” gli apparecchi da gioco dai luoghi sensibili.

In realtà, la Corte Costituzionale, nella propria “celebre” sentenza n. 300/2011, aveva “solamente” risolto un conflitto di attribuzioni tra Ente Locale legiferante (in quanto equiparato alla Regione) e Stato, applicando l’articolo 117 della Costituzione (e chiarendo la reale portata del principio di “competenza concorrente” che un “frettoloso animus federalista consolidatosi in Parlamento aveva introdotto nell’Ordinamento).

Da tutto ciò scaturisce “l’assioma” oggi (percepito come) vigente secondo il quale la Regione (e le Provincie Autonome) possano legiferare “qualsiasi” distanza tra l’apparecchio da gioco (o il centro di scommessa, come ha “aggiunto” la recente Legge dell’Emilia Romagna), IMPONENDO altresì il trasloco (o la espulsione) agli apparecchi e agli insediamenti commerciali già presenti ed operanti, e non solo VIETANDO nuovi apparecchi nei raggi di interdizione dei luoghi sensibili (peraltro determinati a secondo della “fantasia” dei vari consigli elettivi locali).
In diritto non è complessa la differenza tra il “potere” di introdurre un divieto parziale (la tutela del luogo sensibile che tale è veramente), e il potere di introdurre un divieto “totale” (elevando a luogo sensibile lo sportello bancomat, e determinando raggi di interdizione coprenti tutto il territorio urbano).

Sul primo, la Corte si è espressa con la sentenza n. 300/2011, laddove ha stabilito che anche nella materia di competenza esclusiva dello STATO (il gioco), le regolamentazioni non confliggenti con le scelte statali di gestione dell’ordine pubblico, ma impattanti sulle discipline del commercio, rientrano tra le competenze dell’articolo 117 Cost.
Sul secondo, non ha ancora avuto modo di esprimersi “direttamente”, ma solo incidentalmente (in ordine alla questione di legittimità sollevata dal T.A.R. Puglia), osservando che “il tema dell’idoneità espulsiva” del gioco come effetto concreto del distanziometro adottato ( “in concreto”) dalla Regione Puglia non fosse stato espressamente “devoluto” alla cognizione della Consulta, e benché “rilevante” come argomento non poteva estendersi ad esso una “questione sostanzialmente incentrata sul tema della competenza” (e pertanto fotocopia di quella già risolta con l’antica sentenza n. 300/2011).

Il Consiglio di Stato, recentemente, proprio in occasione di un ricorso amministrativo promosso contro l’attuazione della Legge provinciale di Bolzano (da dove tutto è partito), ha deciso di “vederci chiaro”, e di affidare ad un perito l’analisi del distanziometro altoatesino, proprio per verificare se abbia o meno “effetto espulsivo”. E’ evidente che siffatto accertamento ha senso solo in presenza di un orientamento interpretativo che colga la differenza tra “disciplina locale autorizzata ex articolo 117 Cost.” e “divieto totale”, vietato e interdetto alle Regioni, per via della sua sovrapposizione con la materia dell’ordine pubblico interno riservato allo Stato.

Dando per scontata la “portata espulsiva dei distanziometri a raggio”, e rilevando come la giurisdizione amministrativa non possa, comunque, rimuovere la norma positiva dell’Ordinamento, che lo abbia introdotto, è altamente probabile che sarà il Consiglio di Stato a promuovere una nuova questione di legittimità costituzionale del “distanziometro”, spianando la strada alla rimozione di tutte le normative “distanzianti” introdotte imprudentemente dai Legislatori Locali, ovvero senza prima “comprendere” quali porzioni di suolo si determinavano come “interdette al gioco”, e in quali residue aree l’economia lecita autorizzata dallo Stato potesse, eventualmente, delocalizzarsi.

Bolzano è stato il primo territorio a “cacciare le slot”, ma rischia ora di essere il primo a “doversele riprendere”.

Nel frattempo il veri “danneggiati” restano i cittadini, che “dai propri Amministratori del Territorio” hanno avuto, per tanti anni, una risposta al problema del G.A.P. che non ha generato alcuna evidenza di positiva efficacia socio-sanitaria (dato l’aumento della criticità in ogni regione in cui il distanziometro è stato applicato), e che per tanti anni si sono “sentiti dire” che fosse il gioco (ed in particolare la slot autorizzata dallo Stato) a dover essere la priorità di azione per le Assemblee elettive locali».

Fonte originale Jamma

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Giochi, Baretta (MEF): “No al liberismo e no al proibizionismo o tornerebbe la criminalità. Distanziometro strumento da usare con razionalità”

“Il gioco è una questione sociale che coinvolge Governo, Enti Locali e operatori, che seguono anche le problematiche legate al gioco. Serve riformare il settore, ma se il dibattito non porta ad un accordo non si puo’ cambiare il gioco”. E’ quanto ha detto il sottosegretario all’Economia con delega ai giochi, Pier Paolo Baretta, in occasione di un convegno presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche a Roma. “Il Governo è impegnato ad eliminare la presenza della malavita nel settore e a limitare l’eccessiva presenza del gioco sul territorio. Lo Stato incassa 9 miliardi annui. Invertire questa tendenza è una presa di coscienza importante di questo Governo. Stiamo cercando una riforma che sia il punto di equilibrio di tutto gli aspetti – ha aggiunto -. Vogliamo combattere l’eccesso lasciando comunque il gioco, che per natura sta nella vita delle persone. Davanti a noi c’è un grande cambiamento. La prima mossa è ridurre con coraggio l’offerta di gioco. Cominciamo eliminando le awp. Entro aprile 2018 ridurremo del 35 per cento gli apparecchi. Poi ridurremo i punti gioco da 98 mila a 50 mila in tre anni. E’ un’operazione complessa. Questa scelta colloca il dibattito sulle distanze dei luoghi sensibili in un aspetto particolare. Dobbiamo trovare con razionalità il punto di equilibrio. Non vogliamo escludere gli Enti Locali, ma non vogliamo Via Condotti completamente pulita e le periferie piene di slot”. Ha concluso: “Il distanziometro è uno strumento da usare con razionalità. Poi serve la prevenzione. Le awp saranno cambiate e controllate da remoto. Pensiamo di introdurre la tessera sanitaria per contrastare la ludopatia. Pensiamo di allungare il tempo della giocata per limitare la compulsività. Un altro tema è quello della pubblicità. Nella prossima legge di Bilancio ci sarà un intervento del Governo. Abbiamo il tempo per riflettere sulla soluzione giusta”. cz/AGIMEG

Fonte originale AGIMEG

Giochi, Beccalossi (Reg. Lombardia): “Pronta per una trattativa con il Sottosegretario Baretta, ma non al ribasso”

“La Conferenza Unificata? Non vedo il sottosegretario Baretta da mesi. Oggi è l’occasione giusta per apprendere novità. Lui vuole chiudere il tutto al più presto, ma il dialogo con gli Enti Locali è fermo. Dubito che si possa chiudere entro fine luglio. Le distanze sono l’argomento più spinoso. Non sono stati fatti passi in avanti. Contestiamo come sono stati individuati i luoghi sensibili; ad esempio per noi le scuole sono dagli asili all’università. Non è chiaro, invece, cosa intenda il Governo per scuole. Abbiamo, inoltre, aggiunto altri luoghi sensibili. Per quanto riguarda la città di Roma, il Sindaco Raggi ha a che fare con una realtà molto complessa. Sta lavorando senza la Regione, che non sembra molto sensibile sull’argomento. Spero di confrontarmi presto con lei, per scambiarci idee. Ho sempre collaborato anche con altre Giunte”. E’ quanto ha detto Viviana Beccalossi, Assessore regionale al Territorio, Urbanistica, Difesa del suolo e Città metropolitana in Lombardia, a margine di un convegno che si è tenuto presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche a Roma. “Posti di lavoro a rischio? Sarà un problema – ha aggiunto -, ma si troverà una soluzione come fatto con Banche e Alitalia, rispetto il settore dei giochi e chi ci lavora e che ha grande fatturato. La Relazione Antimafia ha criticato il rischio dell’infiltrazione della malavita. Il governo deve fare qualcosa. Sono pronta per una trattativa, ma non al ribasso”. cz/AGIMEG

Fonte originale Agimeg

I dubbi (e i paradossi) sulle distanze dal gioco pubblico

  • Luglio 3, 2017
  • Scritto da Alessio Crisantemi

Il Consiglio di Stato vuole vederci chiaro sul “distanziometro”: tra dubbi, paradossi ed effetti espulsivi.

Il “distanziometro” finisce sul banco degli imputati, insieme al gioco pubblico. Accade a Bolzano, in seguito alla serie infinita di ricorsi presentati dagli addetti ai lavori del comparto contro la legge provinciale che, come noto, aveva introdotto restrizioni alle possibilità di installazione delle slot sul territorio di competenza, fissando delle distanze precise (300 metri) da alcuni ambienti ritenuti “sensibili”, entro le quali il gioco risulta “off limits”. Ora Il Consiglio di Stato vuole vederci chiaro. Finalmente, dirà qualcuno. E – sperabilmente – una volta per tutte, aggiungiamo noi. Sì, perché il conflitto di cui si torna a parlare oggi nella Provincia autonoma trentina e sul quale si sono espressi nuovamente i giudici di Palazzo Spada, è materia ormai quotidiana per i tribunali altoatesini dal 2011: da quando esplose la cosiddetta “Questione Territoriale”, proprio a causa della legge “anti-gioco” emanata dal legislatore provinciale, che assunse un ruolo da apri prista belle politiche di limitazione di gioco sul territorio, fino a portare alla situazione attuale in cui 19 regioni su 21 si sono dotate di strumenti normativi simili, per bloccare le installazioni di slot.

Uno scenario in cui, oltre a sollevarsi numerosi dubbi in termini di legittimità delle leggi in questione – tenendo conto della Riserva di Stato sul gioco pubblico, in virtù della quale la disciplina dovrebbe essere dettata unicamente a livello centrale – si propongono altrettanti interrogativi sull’efficacia delle stesse norme, con particolare riferimento ai tre punti critici che rappresentano i capi saldi di ogni legge “anti-gioco”: il divieto di pubblicità, le limitazioni orarie e, appunto, il distanziometro. Ma è proprio quest’ultimo, adesso, ad essere messo in discussione dai giudici del Consiglio di Stato, i quali hanno deciso, a ragion veduta, di approfondire la Questione disponendo delle perizie tecniche mirate a valutare alcuni punti specifici, come la possibile “contrazione del segmento di mercato”,  l’impatto sul “comportamento dei consumatori giocatori “ e gli “effetti di potenziale variazione della domanda”, cioè le dinamiche di variazione del numero degli utenti-consumatori, ascrivibili alla limitazione prevista dalla legge. Per provare una volta per tutte se può ritenersi davvero fondato quell’“effetto espulsivo” – coniato e più volte invocato dal legale Geronimo Cardia, che proprio su questi principi e rilievi aveva addirittura scritto un libro (“La Questione Territoriale”) – mettendo nero su bianco l’inadeguatezza di certe misure. Anche dal punto di vista dei risultati ottenibili dallo stesso Legislatore che le preponeva.
Del resto i dubbi che gravitano attorno allo strumento del distanziometro sono molteplici, come pure i paradossi che si possono riscontrare. Si pensi ad esempio all’applicazione “inversa” della misura di legge, di cui non si è ancora mai parlato, ma che vale la pena citare. Pensando, per esempio, al divieto di aprire sale da gioco e installare slot machine in prossimità di luoghi sensibili, identificati in genere in: chiese e luoghi di culto, ospedali e centri di cura e quant’altro, ciò significa che se quello stesso Comune che ha attuato quella restrizione dettata dalla norma regionale (o provinciale, nel caso di Bolzano) deve aprire un nuovo ospedale o autorizzare la costruzione di una chiesa in un territorio dove si trovano delle sale da gioco, dovrebbe scegliere una zona diversa, a distanza di almeno trecento metri da quell’attività? E ancora, pensando ai luoghi sensibili che in più di un territorio includono anche i “compro oro”: tenendo conto della possibile “associazione pericolosa” delle due attività, su cui non si discute, non sarebbe opportuno evitare l’apertura dei compro oro dove già esistono punti vendita di gioco, invece del contrario, visto che le sale da gioco esistono da molti anni, mentre l’altra attività risulta essere di recente creazione?
Ecco un’altra serie di interrogativi che non ci si è ancora posti – e che non sono dunque al vaglio del Consiglio di Stato – ma che rafforzano le perplessità attorno all’efficacia delle norme anti-gioco e degli strumenti adottati dai legislatori alle quali si potrebbe ora trovare risposta attraverso la richiesta di verifica tecnica disposta da Palazzo Spada. Anche se l’udienza non si terrà prima del prossimo anno, visto che la perizia dovrà essere depositata entro il 20 dicembre 2017. Con la speranza che sulla materia si sia potuto esprimere prima il Governo, e in maniera risolutiva, magari in seguito a un accordo raggiunto con gli enti locali in Conferenza Unificata. Per scongiurare il rischio che alla data dell’udienza non esistano più neppure le aziende ricorrenti, vedendo gli effetti a dir poco devastanti che le restrizioni stanno avendo sull’industria del gioco e, quindi, sull’offerta legale. E l’aggettivo, qui, non è affatto casuale, né ridondante.

Giochi, Tar Calabria respinge ricorso contro mancato rilascio licenza PS: “Frequentazioni del ricorrente riconducibili ad ambienti della criminalità organizzata”

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria – Sezione Staccata di Reggio Calabria ha respinto un ricorso per l’annullamento del decreto emesso dalla Questura della Provincia di Reggio Calabria di rigetto della istanza intesa ad ottenere il rilascio della licenza di P.S. per l’Autorizzazione alla commercializzazione dei Giochi Pubblici. Nella sentenza il Tar evidenzia come “le censure dedotte avverso il provvedimento di rigetto non inducono ad una favorevole previsione dell’esito del ricorso in ragione dei legami parentali e delle frequentazioni del ricorrente riconducibili ad ambienti di spicco della locale criminalità organizzata. Per questo motivo il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria Sezione Staccata di Reggio Calabria respinge la domanda cautelare”. lp/AGIMEG

Fonte originale AGIMEG