Divieto di scommesse sui campionati minori: così la criminalità incrementerà il proprio business

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6 luglio 2017 – 15:19
Divieto di scommesse sui campionati minori: così la criminalità incrementerà il proprio business

“La Commissione Antimafia lavora ad un testo da presentare alla ripresa dei lavori parlamentari che potrebbe prevedere il divieto ai bookmaker di quotare campionati di calcio che non siano Serie A e B.

Secondo la Commissione, – afferma l’avvocato Chiara Sambaldi – per le organizzazioni criminali è fin troppo facile alterare le partite dei campionati minori, considerati i guadagni esigui degli atleti e le prospettive di guadagno altissime che fornisce il sistema delle scommesse.

 

Mentre, quindi, il Legislatore stenta ad avviare iniziative che recepiscano gli indirizzi contenuti nella Relazione del X Comitato della Commissione Antimafia, sulle infiltrazione nel gioco lecito ed illecito, approvata circa un anno fa, anche al fine di rafforzare il sistema sanzionatorio (ritenuto inadeguato) ed il potere di intervento delle Autorità deputate alla repressione dei fenomeni illeciti nel settore dei giochi e delle scommesse, altre proposte di intervento vengono elaborate in seno alla Commissione.

 

Tra di esse, quella di vietare la quotazione delle partite delle serie minori presenta criticità evidenti agli occhi degli addetti ai lavori e alla luce dell’evoluzione storica e giuridica del sistema di raccolta delle scommesse sportive nel nostro ordinamento.

 

Verrebbe, infatti, compiuto un grande passo indietro, con il ritorno ad un passato, non troppo remoto, in cui gli eventi, anche “minori”, non “offerti” dalla rete legale dei concessionari dello Stato, rappresentavano il “motivo” che spingeva una fetta non trascurabile di utenti-scommettitori verso le reti parallele di raccolta scommesse non autorizzate dai Monopoli di Stato che, così, incrementavano il proprio business in assenza di controllo statale.

 

È stata proprio la “liberalizzazione del prodotto” all’interno del sistema concessorio e regolato che ha caratterizzato l’evoluzione dell’ultimo decennio di questo segmento del mercato ed ha avvicinato sempre più il “prodotto scommessa legale” al “prodotto scommessa non legale” così riducendo le differenze esistenti tra le due offerte.

 

I limiti insiti nella capacità repressiva dei fenomeni illeciti, evidenziati anche nella Relazione del X  Comitato della Commissione Antimafia, hanno, infatti, condizionato le scelte politiche e tecniche compiute nel settore del betting sportivo che nasce, va ricordato, per contrastare il “Totonero”.

 

Ebbene – continua l’avvocato – in una fase in cui le “reti parallele” non autorizzate sono ancora vive e vegete, nonostante le due “sanatorie” (regolarizzazione fiscale per emersione di cui alle Leggi di Stabilità per il 2015 ed il 2016) e seppur anch’esse adattatesi ai mutamenti regolatori, la proposta della Commissione antimafia rappresenterebbe per esse, paradossalmente, una rinnovata soluzione di business.

 

Se è certamente vero che non tutte le reti non autorizzate di raccolta di scommesse sono state attenzionate da infiltrazioni criminali, sono certo significative alcune operazioni delle direzioni distrettuali antimafia, che hanno fatto emergere l’indubbio interesse della criminalità organizzata per sistemi di raccolta che si caratterizzano per il fatto di sottrarsi ai controlli delle autorità nazionali, oltre che al monitoraggio svolto dai Monopoli di Stato, per prevenire i fenomeni di frode e di combine, ovvero quei fenomeni che, negli intendimenti della Commissione, si vorrebbe contrastare e contenere.

 

Nella misura in cui la rete di raccolta dei concessionari è monitorata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, con l’attivazione di procedure che consentono di interrompere immediatamente l’accettazione di scommesse su avvenimenti sportivi rispetto ai quali vi siano sospetti di frode, le reti non autorizzate vanno esenti da controlli e rappresentano, inevitabilmente, il veicolo privilegiato attraverso il quale far transitare i flussi di puntate effettuate su eventi combinati.

 

Risulta, quindi, opportuno – conclude l’avvocato Sambaldi – un maggior approfondimento e la consapevolezza e conoscenza dell’evoluzione del settore e delle sue criticità per l’adozione di soluzioni effettivamente incidenti su fenomeni che rappresentano un serio pericolo per la tutela di tutti gli interessi pubblici preminenti coinvolti”.

Fonte originale PressGiochi

Operazione “Beta” a Messina, smantellata cellula mafiosa: tra gli interessi del clan scommesse, gioco online e slot

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(Jamma) – Questa mattina, nelle province di Messina, Catania, Siracusa, Milano e Torino, i Carabinieri del ROS e del Comando Provinciale di Messina, con il supporto dei Comandi Provinciali, dello Squadrone Eliportato Carabinieri Cacciatori di Sicilia e del Nucleo Cinofili, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Messina su richiesta dei magistrati della DDA – il procuratore aggiunto Sebastiano Ardita, e i sostituti Liliana Todaro, Maria Pellegrino e Antonio Carchietti – nei confronti di 30 soggetti, gravemente indiziati a vario titolo di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, estorsione, corruzione, trasferimento fraudolento di valori, turbata libertà degli incanti, esercizio abusivo dell’attività di giochi e scommesse, riciclaggio, reati in materia di armi ed altro.

Per 10 degli indagati il gip ha disposto la misura degli arresti domiciliari. L’aspetto che rende unica questa investigazione è il disvelamento di una “Entità” criminale partorita da Cosa nostra catanese, ma volutamente distante dalle bande armate e collocata all’interno dell’economia reale e delle relazioni socioeconomiche, con agganci in ogni settore della società che conta. Si tratta di una entità capace di teorizzare – come emerge nelle intercettazioni – l’abbandono delle forme criminali violente e del rituale mafioso per gestire società di servizi, controllare in modo diretto appalti su scala nazionale (emergono interessi sulla autostrada SA-RC ed Expo), gestire il gioco illegale e le scommesse della massima serie calcistica, operare attraverso la corruzione e il clientelismo il controllo sull’attività di enti pubblici, attivare informatori e complici presso uffici pubblici (anche presso organi di polizia e uffici della procura).

Una struttura criminale che ha sostituito i manager ai padrini e che opera per il profitto col “concorso esterno” delle squadre che sparano: così rovesciando il tradizionale rapporto dei ruoli tra società bene e società violenta rispetto al conseguimento degli scopi associativi mafiosi. Essa dunque, come emerge dalle investigazioni, risulta essere sovraordinata alle bande armate presenti a Messina, i cui esponenti, ogni qualvolta si imbattono negli interessi della predetta associazione si arrestano, obbedendo. Risulta inoltre singolare la sostituzione del pizzo con altre forme di intervento economico, grazie anche a società che forniscono servizi alle imprese (come le cooperative nel settore dalle forniture alimentari) ovvero gestiscono in subappalto la fornitura di prodotti parasanitari per conto delle ASL. L’indagine coinvolge esponenti della società che conta: professionisti, l’ex presidente dei costruttori di Messina, imprenditori, titolari di società, funzionari del Comune: tutti connessi da un disegno di gestione di interessi economici illeciti contrassegnati da riservatezza e reciproca affidabilità.

Le indagini, avviate nel 2013, hanno consentito di riscontrare quanto già riferito da alcuni collaboratori di giustizia, documentando, per la prima volta, l’operatività nel capoluogo peloritano di una cellula di cosa nostra catanese, diretta emanazione della più nota famiglia mafiosa dei Santapaola e sovraordinata rispetto ai clan che tradizionalmente operano nei quartieri cittadini. Grazie alle attività investigative (ed in particolare ai servizi tecnici), sono state, quindi, ricostruite le dinamiche associative del sodalizio. I rapporti con l’articolazione territoriale di cosa nostra catanese, basati anche su legami parentali, sono risultati solidi e perfettamente funzionali alle esigenze dell’associazione. L’attività investigativa ha restituito l’immagine di un’entità criminale ancorata alle tradizioni mafiose ma, al tempo stesso, moderna e capace di agire in maniera quasi silente, limitando al massimo il ricorso ai tradizionali “reati di visibilità”, tipici dell’associazione mafiosa, e di proiettare i propri interessi in diversi settori dell’imprenditoria, che non si è limitata a sfruttare parassitariamente, ma che ha pesantemente infiltrato e finanziato.

Il tutto grazie ad una non comune capacità di interlocuzione con professionisti ed ambienti istituzionali, in un percorso trasversale in cui il ricorso alla violenza è rimasto sullo sfondo, limitato ai momenti di particolare criticità e nei rapporti con i clan di quartiere. L’attività investigativa ha permesso di ricostruire gli interessi del sodalizio in alcuni importanti settori, in particolare: quello degli apparecchi da intrattenimento e dell’online gaming, vero e proprio business su cui si stanno concentrando gli appetiti di diverse organizzazioni criminali a livello nazionale. Sono stati, infatti, accertati i cospicui interessi della compagine indagata nella gestione di centri scommesse e nella distribuzione di macchinette video-poker in provincia di Messina attraverso alcune società. Dal complesso delle acquisizioni è emersa, ancora, l’influenza di (…) su una società titolare di una concessione con diritti su 24 sale e 71 corner ed è stato proprio (…) nel corso di alcune intercettazioni ambientali, a spiegare di aver preso parte a Roma ad un incontro con i finanziatori di detta società e che nell’occasione sarebbero stati presenti numerosi rappresentanti di diverse “famiglie” della Sacra Corona Unita e della ‘Ndrangheta, i quali avrebbero riconosciuto a (…) il suo ruolo.

Analogamente, le indagini hanno permesso di documentare l’interesse del gruppo nell’organizzazione di corse clandestine di cavalli, tenute solitamente alle prime luci dell’alba lungo alcune vie cittadine, con contestuale raccolta di scommesse, e la somministrazione agli animali di farmaci per aumentarne le prestazioni; quello immobiliare e dei lavori edili in genere, rispetto al quale l’“Entità” è direttamente interessata nella gestione in proprio degli appalti – e non per lucrare il pizzo o per ottenere lavori secondari , come accade normalmente per le compagini mafiose,- e deve intervenire per tutelare i propri interessi determinando qualificate cointeressenze con esponenti della ‘ndrangheta.

L’indagine ha, inoltre, evidenziato l’interesse dei sodali verso i più rilevanti appalti pubblici e privati del capoluogo messinese, realizzato anche tramite l’imposizione di forniture e manodopera. Un episodio, in particolare, ha messo in luce le ingerenze della compagine criminale nella procedura di acquisto di immobili, da adibire ad alloggi popolari, deliberato dal comune di Messina – dopo un episodio di corruzione – ai fini del risanamento dell’area cittadina denominata “Fondo Fucile” ed ha fatto emergere l’inquietante rapporto collusivo con alcuni esponenti dell’Ufficio Urbanistica dell’amministrazione locale, funzionale all’aggiudicazione dell’appalto, al quale non si è data esecuzione per rinuncia degli stessi indagati che, in corso d’opera, hanno ritenuto economicamente più vantaggioso alienare gli immobili sul libero mercato.

Gli elementi raccolti nel corso dell’indagine hanno condotto alla contestazione del reato di concorso esterno in associazione mafiosa a carico di un avvocato, che avrebbe messo a disposizione del sodalizio le proprie competenze professionali per consentire il riciclaggio di denaro proveniente da reati, la falsa intestazione di beni e l’elaborazione di strategie per la sottrazione, in frode ai creditori, della garanzia patrimoniale sulle obbligazioni, prestandosi in prima persona anche a fungere da prestanome per l’intestazione di beni. Dalle intercettazioni è emersa, inoltre, la disponibilità di armi in capo al gruppo e l’esistenza di collusioni con esponenti delle istituzioni finalizzati ad ottenere notizie su eventuali indagini in corso.

Fonte originale Jamma

Poker online, liquidità internazionale: scambio di informazioni, lotta a frodi e riciclaggio, tutela dei giocatori. Accordo a tempo indeterminato aperto anche ad altre Autorità

“Gli scambi di informazioni e la cooperazione tra le Autorità sono eseguite in conformità con le norme europee per la prevenzione del riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo e la protezione dei dati personali, così come con le leggi e regolamenti in materia di protezione dei dati personali, la tutela dei giocatori, la prevenzione di attività fraudolente e criminali e la prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo. La massa che costituisce il denaro condiviso è unicamente costituita dalle puntante dei giocatori sui siti gestiti dagli operatori autorizzati”. La liquidità condivisa per il poker online tra Italia, Francia, Spagna e Portogallo è finalmente una realtà, a seguito della Convenzione firmata oggi fra le Autorità di regolamentazione del settore, e sono stati ufficialmente resi noti i dettagli dell’accordo fra i quattro Paesi. Grande importanza è data alla sicurezza e alla prevenzione delle frodi. “Qualora le autorità – si legge – vengano a conoscenza di fatti attribuibili a un giocatore che partecipi a un tavolo internazionale e che possa caratterizzare un’attività fraudolenta o criminale, prendono provvedimenti secondo le proprie leggi e regolamenti, adottando tutte le misure necessarie per la realizzazione di indagini e azioni penali, comprese la denuncia alle autorità giudiziarie competenti”. Stretta anche sui dati sensibili, che potranno essere scambiati fra le diverse Autorità se legati a “iscrizione a un torneo, a una partita in modalità cash” o a in caso di vittorie nei diversi tornei. Un’Autorità potrà inoltre chiedere a un’altra Autorità “la revoca della riservatezza. La risposta sarà data per iscritto. L’autorità interpellata può subordinare la revoca della riservatezza in determinate condizioni. Tale sollevamento di riservatezza è fatto in conformità con le leggi e i regolamenti, comprese le leggi e le normative per la protezione dei dati personali”. Inoltre le “Autorità si informano reciprocamente e spontaneamente su modifiche legislative e regolamenti che disciplinano il poker online”. “La presente convenzione non pregiudica eventuali strumenti internazionali o europei che contengono disposizioni nella materia regolata. Le autorità si impegnano a rivedere regolarmente la Convenzione e intraprendere, se necessario, una revisione. Nessuna revisione può essere fatta senza l’espresso consenso scritto di ciascuna delle Autorità”. Infine, sugli obblighi finanziari, si specifica che “Le autorità non supportano obblighi finanziari ai sensi della presente Convenzione. La cooperazione prevista dal presente accordo è esercitata nel quadro e nei limiti di bilancio di ciascuna parte”. L’accordo di liquidità condivisa nel poker online tra Italia, Spagna, Francia e Portogallo è aperta anche ad altri Paesi: “A qualsiasi autorità, non parte della presente Convenzione, è consentito partecipare, previo esplicito accordo scritto di ciascuna delle quattro autorità della presente convenzione”. Infine “Il presente accordo è a tempo indeterminato. La presente convenzione può essere risolta in qualsiasi momento da una delle autorità nel rispetto delle leggi e regolamenti che disciplinano la sua attività”. cr/AGIMEG

Fonte originale AGIMEG