Bubbico: ‘Blue Whale, forte impegno di Polizia postale’

  • Luglio 7, 2017
  • Scritto da Amr

Il viceministro dell’Interno Filippo Bubbico risponde in Senato all’interrogazione sul gioco online Blue Whale.

“La Polizia postale e delle comunicazioni in questi ultimi mesi ha prodotto un impegno molto profondo e determinato, tanto d’iniziativa propria, quanto sulla base di specifiche segnalazioni, con iniziative tese a valutare, anche attraverso il monitoraggio della rete Internet, l’effettiva portata di questo fenomeno, che desta allarme sociale e ha avuto una vasta eco sugli organi di informazione”. Lo afferma il viceministro dell’Interno, Filippo Bubbico, nel rispondere all’interrogazione sul gioco online Blue Whale presentata dal Movimento 5 Stelle e con la quale si sollecitavano iniziative in materia.

“L’attività della Polizia postale e delle comunicazioni – prosegue Bubbico – mira ad identificare persone o gruppi di persone eventualmente coinvolti in tale fenomeno, per prevenire l’esposizione di bambini e ragazzi ad un rischio per la loro incolumità connesso alla frequentazione della Rete. Nel contempo, ai medesimi fini, viene svolta una raccolta centralizzata delle segnalazioni.
La Polizia postale e delle comunicazioni ha ricevuto finora circa 170 segnalazioni relative al fenomeno. Gli accertamenti disposti, volti alla tempestiva localizzazione delle vittime, hanno fatto emergere che la percentuale dei casi qualificanti ipotesi di reato, come l’istigazione al suicidio o il procurato allarme, è inferiore al 5 per cento delle segnalazioni pervenute.
Informo che nel portale del commissariato di pubblica sicurezza online è stata resa operativa una stanza virtuale dedicata, per rivolgere consigli ai genitori e ai ragazzi e illustrare i pericoli emergenti in Rete, agevolare le segnalazioni e sensibilizzare gli utenti, anche grazie all’ausilio specialistico di psicologi della Polizia di Stato.
È peraltro evidente che la prevenzione di qualsiasi forma di uso distorto o pericoloso del web che costituisca espressione di disagio e vulnerabilità giovanile – compreso il fenomeno qui in esame – richiede anche il coinvolgimento attivo del mondo della scuola, delle famiglie e dell’associazionismo. In tal senso, la tematica della ‘Balena blu’ è stata inserita nella campagna che gli uffici della citata struttura specialistica della Polizia di Stato svolgono nelle scuole per un uso consapevole del web.

L’IMPEGNO DELLA POLIZIA POSTALE – Assicuro che la Polizia postale continuerà a monitorare assiduamente la rete Internet per prevenire e contrastare la diffusione di tale fenomeno, riferendo prontamente all’autorità giudiziaria sui contenuti di rilevanza penale eventualmente rinvenuti all’interno degli spazi e servizi di comunicazione online”.

Mirabelli (Pd): “Se si continua a rinviare accordo, vuol dire che c’è l’interesse politico a impedire la riforma”

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7 luglio 2017 – 09:35
Mirabelli (Pd): “Se si continua a rinviare accordo, vuol dire che c’è l’interesse politico a impedire la riforma”

“Se si continua a fare “più uno” per non chiudere mai l’accordo, vuol dire che, più che il merito delle questioni, c’è un interesse politico ad impedire la riforma”.

Lo ha ricordato Franco Mirabelli senatore del Pd in occasione della Festa del PD di Curtatone che si è tenuta un paio di settimane fa. L’esponente di area Dem ha oggi pubblicato il suo intervento integrale.

“In questi anni, si è fatto molto lavoro sul tema del gioco. Si è partiti da una situazione di totale deregolamentazione e in cui i Comuni hanno svolto un ruolo di supplenza per mancanza di regole chiare da parte dello Stato su un settore che purtroppo ha condizionato negativamente la vita di molte persone e che ha prodotto anche lo sviluppo di patologie e, soprattutto nel momento della crisi, ha comportato una maggior spesa di soldi per giocare rovinando di fatto delle famiglie. Il momento in cui la situazione del gioco in Italia è degenerata è stato quando, dopo il terremoto dell’Aquila, Tremonti, allora Ministro dell’Economia, ha deciso di liberalizzare il settore, introducendo nei locali pubblici generalisti la possibilità di collocare le macchinette con premi in denaro, per poi utilizzare le risorse ricavate dalle entrate fiscali per finanziare la ricostruzione. È chiaro che in questo modo il gioco è diventato accessibile a tutti e con macchine che spesso generano un meccanismo compulsivo.
Questo ha attratto molte persone e ha creato tanti problemi.
In questa legislatura abbiamo deciso di ri-regolamentare tutto il settore proprio a fronte di questa situazione.
Senza dimenticare che, come mostrano molte inchieste, nel settore del gioco ha trovato spazio anche la criminalità organizzata.
Il gioco è uno dei settori in cui la criminalità organizzata ha maggiormente cercato di entrare per riciclare i proventi del traffico di droga e di altre provenienze illecite ma anche per controllare il territorio e per controllare gli esercizi commerciali imponendo le proprie macchinette.
Nelle azioni messe in campo dal Parlamento per regolamentare il settore si è partiti da due principi, il primo era quello di mantenere la riserva statale, cioè il fatto che il gioco con premi in denaro in Italia è possibile solo se c’è una concessione da parte dello Stato.
In secondo luogo si è cercato di arrivare ad una regolamentazione che consenta di diminuire offerta e domanda di gioco. Questo non è avvenuto in questi anni ma, anzi, per molto tempo le offerte di gioco sono aumentate.
Pur non essendo riusciti a portare avanti un provvedimento complessivo riguardante la regolamentazione del gioco, in questi anni sono comunque state fatte molte cose e una serie di proposte che erano contenute nella Delega Fiscale e che riguardavano il settore dei giochi, sono state raccolte nella Legge di Stabilità del 2015.
In particolare, si è stabilito di ridurre del 30% la presenza delle macchine da gioco nei locali pubblici generalisti entro il 2019; si è stabilito che tutte le macchine devono avere un accesso da remoto per garantire controlli e evitare frodi; si è intervenuti per proibire la pubblicità del gioco sulle televisioni generaliste fino alle 22.30.
Questo è stato un primo passo. In seguito, si è preso atto del fatto che Comuni e Regioni, in assenza di una normativa statale, avevano svolto un ruolo di supplenza ed erano intervenuti per limitare la diffusione del gioco con i criteri degli orari di accensione e spegnimento degli apparecchi e della distanza dei luoghi di gioco dai luoghi ritenuti sensibili (scuole, chiese, oratori, centri anziani), in cui ci sono persone più esposte ai rischi.
Questa scelta degli Enti Locali ci ha obbligati ad andare oltre perché è evidente che se lo Stato ha dato la concessione in un Comune occorre poi che ci sia la possibilità di esercitarla e, quindi, Comuni e Regioni devono partecipare alla regolamentazione insieme allo Stato. Con la Legge di Stabilità del 2015, quindi, si è stabilito di delegare alla Conferenza Stato-Regioni la costruzione di un’intesa che regolamentasse l’intera materia.
Per arrivare all’accordo si è discusso per oltre due anni e ora si è prodotto un testo che, a mio avviso, è molto importante perché davvero riduce domanda e offerta di gioco, stabilisce norme chiare, ci porterà ad escludere la presenza di macchinette da gioco nei bar e nei locali generalisti nel 2019 (con l’ultima Legge di Stabilità si è deciso di toglierne il 30% già da subito) e produrrà una regolamentazione per sale specificatamente dedicate al gioco (che saranno le uniche in cui sarà possibile giocare). Per la sale da gioco, in particolare, si prevedono norme molto stringenti rispetto agli orari e le possibilità di gioco, si prevede la formazione degli operatori per garantire una maggior tutela dei giocatori e della loro salute. Inoltre, si prevede di dimezzare la presenza di macchine da gioco e dei punti gioco sul territorio nazionale.
Ci sono ancora alcune questioni da risolvere ma la gran parte delle richieste provenienti da movimenti No-Slot, Enti Locali, associazioni cattoliche sono state accolte.
Al momento, il tema critico che è rimasto aperto riguarda le distanze dai luoghi sensibili e gli orari in cui è possibile giocare.
L’auspicio è che su questi aspetti si possa trovare a breve un’intesa. Sulle distanze, ad esempio, si sta andando verso l’idea che, anziché essere la Conferenza Stato-Regioni a decretare una distanza identica per tutti, si stabilisca invece un impegno da parte di Regioni e Enti Locali a rispettare il numero dei punti gioco stabiliti per concessione statale sul territorio e poi siano gli Enti Locali stessi a indicare dove realizzarli.
La preoccupazione sulle distanze, infatti, è quella che introducendo misure troppo rigide si finisca per creare delle zone “rosse”, spesso in periferia, che si trasformano in una sorta di “cittadelle del gioco” che poi diventano difficili da controllare e a rischio degrado.
Se un Comune preferisce intraprendere questa strada può anche farlo ma deve essere una scelta consapevole e non una conseguenza casuale dell’applicazione delle distanze.
Nel testo dell’accordo, inoltre, ci saranno alcune indicazioni per costruire norme simili a quelle utilizzate per la verifica di chi partecipa alle gare d’appalto, in grado di contrastare le infiltrazioni criminali nel settore del gioco e controllare i flussi di denaro che alimentano il settore.
Altre iniziative sono già state prese, come l’inserimento delle patologie da gioco nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), che vengono finanziati per aiutare i soggetti in difficoltà a curarsi.
Personalmente ritengo che si debba fare di più sul fronte della pubblicità televisiva, in particolare durante le trasmissioni sportive, in cui spesso è lo stesso evento sportivo ad essere utilizzato per alimentare scommesse in tempo reale. Bisogna, quindi, intervenire per lasciare fuori dal mondo dello sport il tema del gioco d’azzardo e delle scommesse.
L’accordo che si va cercando in Conferenza Stato-Regioni, dunque, è un’occasione di regolamentare il settore del gioco, riducendo domanda e offerta e introducendo norme utili per mettere regole chiare ad un settore che oggi non le ha e per cui i Comuni e le Regioni hanno dovuto esercitare un ruolo di supplenza per tutelare i cittadini.
Per questo trovo che sarebbe grave se, dopo tutto questo lavoro portato avanti in questi anni con la partecipazione di tutti i soggetti interessati, non si arrivasse a chiudere l’accordo e si lasciasse cadere tutto perché siamo al punto più avanzato possibile di regolamentazione a tutela dei cittadini. L’unica alternativa a questo è proibire il gioco, sapendo che però non vuol dire che i cittadini smetteranno di giocare (oltretutto non tutti quelli che giocano sono malati di gioco) ma si rischierebbe di regalare un settore che raccoglie una serie di interessi all’illegalità e alla criminalità organizzata in un modo ancora più deregolamentato e pericoloso.
Arrivando ad un accordo Stato-Regioni e recependolo con un Decreto Ministeriale, invece, si arriverebbe a fare la riforma del settore dei giochi e si chiuderebbe questa fase. Questo, ovviamente, comporterà anche un minor incasso da parte dello Stato sulle entrate fiscali derivanti dal gioco.

Sicuramente ci sono ancora molti equivoci nella discussione che si sta facendo. Un punto da chiarire riguarda i malati del gioco e delle giocate: non ci sono dati univoci, ogni ente o associazione porta dei numeri totalmente discordanti tra loro. Il settore del gioco è complesso e occorre capire bene la dimensione del fenomeno e anche degli interessati dai problemi derivati dal gioco.
Per quanto riguarda le giocate, un aiuto in questo senso potrebbe arrivare dall’introduzione delle macchine con accesso da remoto che consentono di controllare gli apparecchi e ciò che vi si fa. Senza dimenticare che questo aiuterebbe anche ad evitare l’utilizzo di schede taroccate che consentono il funzionamento delle macchine a vantaggio della criminalità organizzata.
Sulla questione dei malati da gioco, invece, sarebbe utile avere un osservatorio terzo (non finanziato da concessionari o da associazioni No-Slot) che fornisca i dati corretti.
C’è da considerare anche il fatto che il gioco ha una filiera industriale fatta di persone che lavorano e vivono di questo e per una riconversione c’è bisogno di tempo per prendere provvedimenti.
In ogni caso, non è un problema di “Stato cattivo” che ha creato il gioco: il settore del gioco esiste a prescindere perché il gioco esiste da quando esiste l’uomo e, purtroppo, proibire il gioco non è sufficiente a convincere tutti i cittadini a non giocare più ma anzi finirebbe per alimentare la criminalità organizzata.
Non c’è un automatismo per cui garantendo il gioco legale scomparirebbe quello illegale ma, sicuramente, togliendo il gioco legale rimarrebbe solo la criminalità a gestire il settore perché il gioco non scompare.

Dobbiamo, dunque, avere chiaro che il tema è regolamentare il gioco con premi in denaro nel nostro Paese. Oggi non è regolamentato a sufficienza e da quando è stata data la possibilità di mettere le macchine da gioco nei bar e nelle tabaccherie il problema è esploso con tutte le sue conseguenze negative. Da qui occorre tornare indietro.
Non credo che in questi anni si sia fatto poco sul gioco: prima di tutto questo lavoro non era proprio stato fatto nulla per oltre 10 anni. Adesso sono già state ridotte le macchinette nei locali pubblici del 30% e si è predisposto per eliminarle nel 2019, si è limitata la pubblicità in televisione; la Commissione Antimafia ha approvato un documento contenente le indicazioni da mettere in pratica per evitare le infiltrazioni della criminalità nel settore del gioco, verificare capitali e gestori e aumentare i controlli.
Ora si sta, quindi, completando un percorso.
Comuni e Regioni in questi anni hanno svolto un importante ruolo di supplenza in un momento di mancanza di regolamentazione e lo hanno fatto andando nella direzione di disincentivare il gioco e proteggere le persone, usando i due strumenti che avevano in mano, cioè la questione delle distanze e degli orari.
Purtroppo poi ci sono stati gli interventi dei TAR che non sono andati in una direzione univoca, per cui riformare il settore dei giochi serve anche a capire cosa possono fare o meno gli Enti Locali.
Con la Conferenza Stato-Regioni si deciderà di dimezzare i punti gioco su tutto il territorio nazionale, questi verranno distribuiti su Regioni e Comuni, i quali devono garantire di metterli ma potranno decidere loro dove.
Questo è il modo che si è trovato per uscire dalla problematica delle distanze che ad oggi rischia di bloccare una riforma che serve.
Sicuramente si può ragionare sulla questione degli orari (al momento sono conformati con quelli dell’apertura dei negozi).
È evidente, quindi, che lavoriamo tutti per dimezzare l’offerta ma non può succedere che vengano date concessioni che poi non possono essere utilizzate e ognuno si deve assumere le proprie responsabilità.
Non è certamente tutto perfetto in questa proposta di riforma ma è comunque un miglioramento molto significativo rispetto allo stato attuale delle cose.
Di fronte all’inerzia di questi anni, dunque, abbiamo fatto molto e, anche se ne parla poco o male, stiamo facendo una cosa utile che guarda all’interesse pubblico e non va sminuita perché, rispetto allo stato attuale, sarebbe un passo da gigante chiudere l’accordo Stato-Regioni.
È già da molto tempo che in Conferenza Stato-Regioni si lavora per raggiungere un’intesa e ci hanno lavorato tutti e oggi siamo ad un buon punto.
Personalmente, auspico che si possa chiudere prima della fine dell’estate. È interesse di tutti arrivarci.
Se qualcuno pensa che, per ragioni politiche, non sia utile fare l’accordo per non dare il merito a chi lo ha proposto, se ne assumerà la responsabilità.
Se si continua a fare “più uno” per non chiudere mai l’accordo, vuol dire che, più che il merito delle questioni, c’è un interesse politico ad impedire la riforma”.

 

Fonte originale PressGiochi

Borraccino (Noi a Sinistra per la Puglia): “Troppi interessi in gioco continuano a ritardare la conclusione di un accordo in Conferenza unificata”

“La Regione Puglia ha esercitato correttamente la potestà legislativa in materia di giochi, essendosi occupata di una disciplina di carattere socio-sanitario (potendo il Gioco d’Azzardo Patologico essere assimilato alla dipendenza da sostanze stupefacenti o da alcool) che rientra nella materia di legislazione concorrente ‘tutela della salute’. E’ passato oltre un anno e l’accordo in Conferenza Unificata non è ancora stato sottoscritto perché evidentemente si stanno confrontando (per non dire “scontrando”) diversi interessi su quello che rappresenta, evidentemente, un business gigantesco sia per alcuni privati ma anche per le casse dello Stato”. Cosimo Borraccino capogruppo di “Noi a Sinistra per la Puglia” ha risposto così ad alcune nostre domande sul pdl presentato dal suo gruppo che intende modificare la legge regionale sul gioco attualmente in vigore. …
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7 luglio 2017 – 11:15
Borraccino (Noi a Sinistra per la Puglia): “Troppi interessi in gioco continuano a ritardare la conclusione di un accordo in Conferenza unificata”

“La Regione Puglia ha esercitato correttamente la potestà legislativa in materia di giochi, essendosi occupata di una disciplina di carattere socio-sanitario (potendo il Gioco d’Azzardo Patologico essere assimilato alla dipendenza da sostanze stupefacenti o da alcool) che rientra nella materia di legislazione concorrente ‘tutela della salute’. E’ passato oltre un anno e l’accordo in Conferenza Unificata non è ancora stato sottoscritto perché evidentemente si stanno confrontando (per non dire “scontrando”) diversi interessi su quello che rappresenta, evidentemente, un business gigantesco sia per alcuni privati ma anche per le casse dello Stato”.

 

 

 

Cosimo Borraccino capogruppo di “Noi a Sinistra per la Puglia” ha risposto così ad alcune nostre domande sul pdl presentato dal suo gruppo che intende modificare la legge regionale sul gioco attualmente in vigore.

 

 

Mentre la proposta si sta avviando verso il voto del consiglio, proprio in questi giorni la Giunta Regionale della Puglia ha approvato il Piano delle Attività regionali per contrastare il Gioco d’azzardo e ha composto la sua “cabina di regia”. Inoltre, a maggio, è stata pubblicata un’importante sentenza della Corte Costituzionale relativa proprio alle distanze dei giochi dai punti sensibili contenute nella “vecchia” legge. Una sentenza che, come riferisce lo stesso Borraccino nelle sue risposte, non ha influito nel percorso del nuovo pdl, ma “contribuisce a definire con chiarezza il quadro di competenze, tra Stato e Regioni, in questa materia”.

 

 

 

“La proposta di legge presentata dal gruppo consiliare “Noi a Sinistra per la Puglia” – ha chiarito Borraccino – ha come obiettivo principale quello di fare un primo ‘tagliando’ alla legge regionale n. 43 del 2013 che, nella nostra regione, disciplina le attività di contrasto alla diffusione del Gioco d’Azzardo Patologico. A quattro anni dall’entrata in vigore di quella legge, e in attesa di una normativa organica (sia a livello nazionale, sia a livello regionale) su questo delicato argomento, finalizzata a contrastare con decisione questo pericoloso fenomeno, pensiamo sia utile introdurre previsioni più stringenti che possano ridurre sensibilmente i rischi di una diffusione ancor più massiccia del gioco d’azzardo patologico che, oggi, rappresenta una vera e propria piaga sociale soprattutto per le fasce più deboli della popolazione. Da questo punto di vista abbiamo raccolto molte segnalazioni da parte di un vasto mondo associativo e di volontariato che è impegnato in prima linea su questo fronte, e crediamo sia giusto intervenire. La nostra proposta è sostanzialmente finalizzata a disincentivare la diffusione dei messaggi pubblicitari che riguardano il gioco d’azzardo, con l’obiettivo, in tal modo, di contrastarne in maniera più efficace i risvolti patologici. Pensiamo, per esempio, sia necessario vietare tutte quelle locandine che, all’esterno di bar o tabaccherie, pubblicizzano la vincita, in quell’esercizio, di ingenti somme di denaro. Quel messaggio è potenzialmente molto dannoso perché può indurre a ritenere che vincere cifre anche importanti sia facile e frequente. Come sappiamo bene, la realtà è molto diversa, ma ingenerare questo convincimento con messaggi pubblicitari distorti può portare anche a rovinare la vita a molte persone o a mandare interi nuclei familiari sul lastrico, come spesso purtroppo accade. Allo stesso modo prevediamo di eliminare ogni forma di contributo pubblico regionale a quelle emittenti televisive locali che diffondono messaggi pubblicitari relativi al gioco d’azzardo. Su questo fronte riteniamo ci sia ancora molto da fare.

 

 

Dopo l’esame in Commissione salute quale sarà il percorso del pdl?

La proposta di legge è stata assegnata, per competenza, alla III Commissione Consiliare che si occupa di assistenza sanitaria e servizi sociali. In Commissione si sta svolgendo un’attività istruttoria e sono previste una serie di audizioni di soggetti pubblici, dell’associazionismo, del volontariato, che possono fornire un contributo utile per migliorare il testo proposto. Dopo questo lavoro istruttorio, la proposta di legge passerà al vaglio del Consiglio Regionale per la sua discussione e – questo è il nostro auspicio – per la sua approvazione. Per quanto concerne la tempistica, credo che la discussione in Aula slitterà al prossimo autunno, dopo la pausa estiva dei lavori consiliari.

 

 

Tra le modifiche proposte c’è anche la rettifica di un “refuso sulle distanze”. In relazione alla recente sentenza della Corte Costituzionale, quanto ha influito la sentenza nei vostri lavori attuali sulla legge?

Sì, con l’art. 1 della nostra proposta di legge correggiamo un evidente refuso contenuto nella legge regionale n. 43/2013. Nel testo attualmente vigente è previsto che non possano aprirsi esercizi per il gioco d’azzardo “in un raggio non inferiore a 500 mt” da una serie di luoghi sensibili, come scuole, parrocchie o centri di aggregazione giovanile. Ora, per quanto la ratio della norma sia ben chiara, la doppia negazione può portare ad equivocare, dal momento che potrebbe sembrare che tali esercizi debbano aprire necessariamente in un raggio inferiore ai 500 metri! Ovviamente questa previsione sarebbe assurda ma essendoci stata segnalata questa evidente anomalia, interveniamo con questa norma al fine di correggerla.

Per quanto riguarda la sentenza della Corte Costituzionale n. 108/2017 (che ha rilevato la stessa contraddizione, evidenziando la non felice formulazione della norma), la stessa non ha influito per nulla nel lavoro portato avanti dal nostro gruppo per la redazione di questa proposta di legge, dal momento che la pronuncia della Consulta è stata pubblicata l’11 maggio 2017, mentre la nostra pdl è stata depositata il 4 aprile.

 

 

La sentenza della Corte è certamente molto interessante perché contribuisce a definire con chiarezza il quadro di competenze, tra Stato e Regioni, in questa materia. La Corte ritiene che con la legge n. 43/2013, il legislatore pugliese non è intervenuto per disciplinare direttamente le modalità di installazione e di utilizzo degli apparecchi da gioco leciti e nemmeno per individuare i giochi leciti – aspetti che ricadendo nell’ambito della materia ‘ordine pubblico e sicurezza’, rientrerebbero nella competenza legislativa statale – ma è intervenuto per evitare la prossimità delle sale e degli apparecchi da gioco a determinati luoghi, ove si radunano soggetti ritenuti psicologicamente più esposti all’illusione di conseguire vincite e facili guadagni e, quindi, al rischio di cadere vittime della “dipendenza da gioco d’azzardo”. In tal senso la Puglia ha esercitato correttamente la potestà legislativa, essendosi occupata di una disciplina di carattere socio-sanitario (potendo il Gioco d’Azzardo Patologico essere assimilato alla dipendenza da sostanze stupefacenti o da alcool) che rientra nella materia di legislazione concorrente ‘tutela della salute’. Gli stessi principi stabiliti dalla Corte Costituzionale si possono applicare benissimo anche alla proposta di legge da noi avanzata che, quindi, rientra certamente nella potestà legislativa regionale ed è rispettosa di quanto previsto dalla Costituzione sul riparto di competenze tra Stato e Regioni.

 

 

 

Non temete che il pdl possa essere vanificato dall’accordo nazionale in Conferenza Unificata? Come si è mosso secondo Lei il presidente Michele Emiliano in questo senso?

Noi ci auguriamo che l’accordo in sede di Conferenza Unificata su questo delicato punto vada nella direzione di rafforzare le competenze delle Regioni in materia di contrasto ai fenomeni di ludopatia, e siamo certi che il Presidente Michele Emiliano, molto sensibile rispetto a questo argomento, farà tutto il possibile per migliorare gli strumenti a disposizione per fronteggiare quella che è diventata una vera e propria piaga sociale. Voglio ricordare che la legge di stabilità 2016 (approvata nel dicembre del 2015) prevedeva che l’accordo in sede di Conferenza Unificata dovesse essere raggiunto entro il 30 aprile 2016. E’ passato oltre un anno e quell’accordo non è ancora stato sottoscritto perché evidentemente si stanno confrontando (per non dire “scontrando”) diversi interessi su quello che rappresenta, evidentemente, un business gigantesco sia per alcuni privati ma anche per le casse dello Stato. Ad ogni modo siamo fiduciosi che l’accordo che sarà raggiunto possa andare nella direzione indicata anche dalla nostra proposta di legge, e cioè quella di un contrasto al Gioco d’Azzardo Patologico e, al limite, di una diffusione di un gioco consapevole e responsabile.

 

 

 

Sul gioco online il vostro pdl cercherà di fare qualcosa? Cosa ne pensa di questo settore?

Ovviamente le norme in materia di contrasto alla pubblicità valgono anche per il gioco on line, ma purtroppo le competenze regionali in questa materia sono molto limitate, rientrando nella potestà legislativa esclusiva dello Stato. Voglio ricordare a questo proposito che la Commissione Europea, nell’ambito delle misure volte a tutelare i diritti dei consumatori, ha adottato una Raccomandazione (14 luglio 2014, n. 2014/478/UE) riguardante specificamente il gioco d’azzardo on line, stabilendo una serie di principi (soprattutto in tema di pubblicità che non può avere come obiettivo quello di incoraggiare la propensione al gioco) rivolti agli Stati membri affinché si possa realizzare un livello più elevato di protezione della salute dei consumatori e, più in particolare dei minori. Ebbene, a distanza di tre anni la raccomandazione non è stata ancora recepita nel nostro ordinamento, che si è limitato solo a riprenderne alcuni aspetti. Ecco, come è evidente nel nostro Paese c’è ancora tanta strada da fare in questo campo, dove, purtroppo, ci sono davvero troppi interessi…in gioco!

 

Fonte originale SM – PressGiochi

Giochi, Torrigiani (Comm. Antimafia) ad Agimeg: “Importante tracciare tutte le giocate agganciandole ad esempio alla tessera sanitaria. ADM ci ha garantito che le gare per le nuove concessioni si faranno entro il 2018”

Nella relazione antimafia votata dal Parlamento, si esprime preoccupazione per la crescita dell’attenzione verso il gioco, sia lecito che illecito, da parte di giovani e fasce sociali più deboli e per l’infiltrazione della criminalità anche nei settori di gioco più controllati. E mentre la relazione passa sia in Camera sia Senato, secondo il cav. Filippo Torrigiani, membro della commissione antimafia, “ora la palla passa al governo”. Ecco una esclusiva intervista rilasciata ad Agimeg.

Anni fa il gioco era pressoché fuori controllo e con una forte presenza della criminalità organizzata. Ora invece è lo Stato a controllare e il CNCA ha pubblicato che dal 2005 sono stati spesi 181 miliardi nel gioco lecito. Uno smacco per la criminalità?

All’inizio la liberalizzazione ha messo in grave difficoltà la criminalità. Ora invece iniziano ad aggirare il sistema, riciclando denaro anche in questo settore. Insomma, hanno iniziato a prendere le misure e adesso bisogna correre ai ripari.

In che modo?

Sicuramente mettendo i bastoni tra le ruote in modo serio e ho un paio di esempi: iniziamo a tracciare tutte le giocate. Agganciamole a dei conti trasparenti e a delle tessere sanitarie. Intanto eviteremo il riciclaggio di denaro sporco e poi i minorenni sarebbero più tutelati.
D’altro canto, più di ogni e qualunque riflessione, parlano i numeri delle transazioni registrate sulle piattaforme di SOGEI: prendendo in considerazione le sole transazioni dell’anno 2013 emerge un dato impressionante: il gioco d’azzardo legale, nell’anno in questione, ha fatto registrare 1,33 miliardi di transazioni trasmesse dalle varie piattaforme di gioco connesse ai sistemi di controllo realizzati e gestiti dalla società del Ministero dell’Economia e delle Finanze che si occupa della trasmissione di tutti i dati dell’anagrafe tributaria. La cifra di 1,33 miliardi di giocate all’anno, corrisponde a 3,6 milioni di giocate effettuate ogni giorno, quasi 152.000 all’ora, ovvero 2.530 al minuto, che fanno 42 giocate al secondo, notti comprese.

Il maggior gettito fiscale dovuto alla liberalizzazione può essere impiegato in servizi per i cittadini. Come pensi si stia comportando il governo?

E’ vero che è importante il gettito che proviene dal comparto del gioco ed è giusto che sia regolamentato. Detto questo lo Stato non ha mai fatto i conti con ciò che spende. Nel 2016 la raccolta di fatturato è stata 96 miliardi e allo stato ne rimangono poco più di 9. Se contiamo i soldi, ovvero i costi diretti ed indiretti generati dal contrasto agli episodi delinquenziali, ad esempio indagini di polizia giudiziaria, Magistratura e quindi energie importanti sottratte ad altre attività, più tutti i soldi spesi nel sociale per le dipendenze, quanto viene? Insomma, le “alterazioni” quanto costano? Bisognerebbe fare un’indagine e capire di che somma stiamo parlando, per vedere se ne vale davvero la pena. Sempre contando che in Italia c’è un evasione fiscale di 120 miliardi. Un paradosso tutto italiano.

Il ritardo di alcune gare, principalmente quella delle scommesse, potrebbe portare l’Italia a rischio di qualche “richiamo” a livello europeo?

Il direttore generale dei monopoli ci ha garantito che sta lavorando per indire le gare entro il 2018 (quella per il gioco online dovrebbe vedere la luce entro luglio ndr). Quindi possiamo stare tranquilli anche da un punto di vista sanzionatorio.

Secondo il sottosegretario Baretta, tanto il liberalismo sfrenato, quanto il proibizionismo moralista, mettono a repentaglio il buon lavoro fatto finora. Che ne pensa?

Certamente gli va dato atto d’aver cercato almeno di riordinare il settore. Poi si può sempre far meglio e infatti una contrazione sul gioco la vuole anche lui. Credo comunque che negli ultimi anni ci sia stata una politica troppo larga di implementazione dei giochi, che ha generato troppi disagi. pc/AGIMEG

Fonte originale AGIMEG

Slot, GdF Torino ad Agimeg su ‘Operazione Sfinge’: “Scoperte falle del sistema per modificare i contatori della scheda a danno del giocatore e del prelievo erariale”

“L’operazione è cominciata all’inizio dell’anno quando durante una serie di controlli effettuati sul territorio ci siamo accorti che c’erano delle schede che funzionavano in maniera anomala. Ogni macchina di gioco è connessa con la rete dei Monopoli, di conseguenza confrontando i dati e confrontando quanto avevamo rilevato sul territorio, abbiamo fatto delle analisi approfondite, informatiche, e ci siamo accorti delle falle del sistema che permettono di modificare i contatori interni della scheda che possono agire sia a scapito del giocatore che del prelievo unico erariale”. E’ quanto fa sapere ad Agimeg la Guardia di Finanza di Torino in merito all’operazione Sfinge che ha portato alla denuncia di 12 persone tutte italiane (Torino, Alessandria, Faenza, Roma, Napoli, Milano, Bologna, Verona, Vicenza) che gestivano in tutto il Paese il business delle slot “taroccate”. Il software delle slot veniva modificato in modo da comunicare al fisco delle vincite in linea con le percentuali previste dalla legge, vincite di fatto erogate ai giocatori in misura notevolmente inferiore. “Parte della vincita in realtà dovrebbe essere destinata ai giocatori, secondo le percentuali delle schede si tratta del 74-75%, mentre la restante parte viene gestita tra gestore e esercente in percentuali diverse. Se modifichiamo questo dato, è ovvio che va a scapito del giocatore, se andiamo a modificare anche i dati fiscali comunicati agiamo anche sul versante erariale”. Le slot taroccate erano istallate in oltre 1400 locali pubblici dislocati su tutto il territorio nazionale; sono più di 2000 le videoslot sequestrate. Le imposte sull’illecito profitto sono stimate in 28 milioni all’anno. “L’operazione continuerà nei prossimi giorni con l’analisi dei dati, queste sono le schede sequestrate. Ci saranno ulteriori perizie, poi l’analisi dei dati, poichè queste schede hanno degli storici, quindi vedremo il funzionamento di queste schede che si succede nel tempo. Il dato di 28 milioni è un dato basato su tre cicli di gioco, ma ci sono macchinette che ne fanno 9”, ha concluso la Guardia di Finanza di Torino. cdn/AGIMEG

Fonte originale AGIMEG