“Febbre d’azzardo”: è guerra al gioco pubblico sullo Speciale Tg1

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(Jamma) – “In primo luogo abbiamo cambiato il regolamento edilizio della città, abbiamo detto no alle sale giochi in zona residenziale, spostandole in zone produttive, poi abbiamo inasprito questa normativa urbanistica imponendo il passaggio in consiglio comunale per chi volesse aprire una nuova sala giochi, e devo dire che negli ultimi due anni non abbiamo più avuto richieste”. E’ quanto dichiarato dal sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, durante lo Speciale Tg1 “Febbre d’azzardo” di Maria Grazia Mazzola.

“Questo è un territorio che sta accompagnando un grande processo antimafia, non ci convincono questo tipo di investimenti perchè sappiamo che non sempre sono puliti – ha aggiunto il primo cittadino -. A seguito di questi provvedimenti urbanistici alcuni titolari di queste sale da gioco hanno fatto causa al Comune, ma per fortuna abbiamo vinto”.

“Ci sono città dove nel momento in cui noi dovessimo applicare le norme pensate, sarebbe impossibile raccogliere gioco legale, il che non vuol dire che non sarebbe però possibile farlo illegalmente” ha detto il presidente di Federbingo, Italo Marcotti.

In merito alle limitazioni orarie introdotte a Bergamo il sindaco Giorgio Gori ha spiegato: “Non abbiamo fatto coincidere gli orari del gioco con quelli della convivialità familiare, colazione, pranzo e cena, perché questa cosa argina in qualche modo il comportamento compulsivo”.

“Ci sono regioni che hanno introdotto normative per le quali il gioco pubblico rispetto ai criteri stabiliti dovrebbe essere espulso completamente dal territorio. Allora se questo è bisognerebbe avere anche il coraggio di dire io non voglio il gioco pubblico nel mio Paese. Dal 2000 al 2016 il processo di legalizzazione ha garantito alle casse dello Stato circa 100 miliardi di euro, che in una situazione di mancanza di regolamentazione non ci sarebbero stati e avrebbero ingrassato la malavita organizzata” ha detto Massimo Passamonti (Confindustria – Sistema Gioco Italia).

“Il gioco d’azzardo in Italia è legale, e in quanto tale viene gestito da industrie del gioco che hanno concessione dello Stato. Il nostro intento è aiutare più persone possibili. I vari Governi hanno reso legali giochi che prima erano gestiti da criminalità organizzata. Ora molte persone hanno problemi di dipendenza e patologia. Abbiamo tante pubblicità che inducono a credere che il gioco porti a una vincita ma in realtà chi vince è lo Stato”. E’ quanto dichiarato da Matteo Iori, Presidente Associazione Papa Giovanni XXIII.

“E’ prevalsa la retorica, più offerta di gioco legale c’è vuol dire meno illegalità, invece vale esattamente il paradigma opposto” ha detto Maurizio Fiasco (Consulta Antiusura). “Più aumenta la platea dei giocatori patologici più si aprono degli spazi per l’offerta illegale. Abbiamo un proliferare di bische legali, casinò online autorizzati dallo Stato e quelli che operano in spregio delle concessioni statali, quindi si crea una miscela terribile”.

“Da un conteggio fatto e da una relazione preparata le tasse oggi incidono sul nostro settore quasi per l’80%. Noi rappresentiamo coloro che acquistano apparecchi, li distribuiscono e li gestiscono. L’indotto è formato da 6.500 aziende con circa 300mila occupati diretti” ha spiegato il presidente Sapar, Raffaele Curcio.

Così Alessandro Giuliano, direttore servizio centrale operativo della Polizia di Stato: “Abbiamo emesso numerose condanne per aver gestito in maniera fraudolenta centinaia di slot truccate dislocate in locali pubblici prevalentemente in Lombardia riconducibili alla ndrangheta. Dal 2002 ci siamo dotati di nuclei specializzati nel contrasto alle infiltrazioni criminali nel settore di giochi e scommesse. Frequenti anche fenomeni di match fixing come l’operazione ‘Dirty Soccer’ conclusa a Catanzaro a metà 2015 in cui sono state arrestate 50 persone gravitanti intorno a un clan ndranghetista”.

Carla Ramella, Resp. Mercati Dogane e Monopoli, Sanità e Interni: “Una corsa ippica dura pochissimo, per cui ritardare la chiusura dell’accettazione delle giocate, anche di pochi secondi, potrebbe favorire qualcuno, il cavallo che parte male si vede subito. Se vediamo che c’è una concentrazione di gioco particolare su un cavallo o un andamento delle quote che non è quello che ci aspettavamo, facciamo immediatamente delle segnalazioni. Siamo collegati in tempo reale con gli ippodromi italiani”.

Fonte originale AGIMEG

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Carabinieri: sequestri di sale scommesse in Campania

  • Luglio 10, 2017
  • Scritto da Redazione

Sale scommesse e giochi sequestrate in provincia di Avellino e Salerno dai carabinieri.

Giro di vite contro le scommesse illegali in Campania. I carabinieri di Baiano, in provincia di Avellino, i militari della Compagnia Carabinieri di Baiano, hanno deferito in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Avellino, un uomo di 52 anni proveniente dalla provincia di Napoli, ritenuto responsabile di esercizio di gioco d’azzardo, attività priva di qualsiasi concessione, assenza di autorizzazione, ed altro.

I militari della Stazione di Avella, nel corso dei controlli effettuati alle sale giochi e scommesse, hanno avuto modo di accertare che il titolare di una di esse, pur avendo ricevuto dalla competente autorità amministrativa il diniego all’esercizio della attività, continuava a tenere in funzione il locale.

PROVINCIA DI SALERNO – La compagnia di Sala Consilina, in provincia di Salerno, ha sospeso per 5 giorni l’attività di una sala scommesse di Montesano sulla Marcellana per non avere rispettato le prescrizioni relative alla normativa sui giochi e le scommesse.