Giochi: Consiglio dei Ministri avvia procedura per incarico di direttore dell’Adm a Giovanni Kessler

Il Consiglio dei Ministri che si è riunito oggi, venerdì 28 luglio 2017, a Palazzo Chigi, ha deliberato su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze Pier Carlo Padoan, l’avvio della procedura per il conferimento dell’incarico di direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli al dott. Giovanni Kessler. Non è stato, quindi, rinnovato il mandato all’attuale direttore Giuseppe Peleggi. Giovanni Kessler è un magistrato italiano attivo in politica e sulla scena internazionale. Si è occupato in particolare di lotta alla corruzione, alla criminalità organizzata e transnazionale, con particolare attenzione all’Europa centro-orientale. Dal 2011 dirige dell’ufficio europeo per la lotta antifrode (Olaf). cdn/AGIMEG

Fonte originale AGIMEG

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Operazione Gambling, Tribunale Reggio Calabria conferma impianto accusatorio: condanne fino a 12 anni. Gli imputati annunciano già l’appello

Arrivano a 12 anni di reclusione le condanne disposte dal Tribunale di Reggio Calabria nei confronti degli imputati della maxi-operazione Gambling che nel luglio 2015 che di fatto smantellò il bookmaker maltese BetUniq. Tra i vari reati contestati dalla Procura di Reggio Calabria, anche quelli di associazione a delinquere, riciclaggio e truffa ai danni dello Stato. Mario Gennaro, il dominus del bookmaker, è stato condannato a 4 anni di reclusione, visto che ha iniziato a collaborare con la giustizia. A Gennaro inoltre sono state riconosciute le attenuanti generiche. Sei degli imputati odierni sono stati assolti per non aver commesso il fatto, o perché il reato non sussiste. Il Tribunale ha anche disposto il risarcimento del danno sofferto da Ministero degli Interni e dai Monopoli di Stato. Secondo quanto si apprende, diversi degli imputati condannati oggi hanno già deciso di intentare appello. rg/AGIMEG

Scommesse, Operazione “Gambling”: le condanne di oggi chiudono l’epopea BetuniQ

Con le condanne fino a 12 anni disposte oggi dal tribunale di Reggio Calabria viene confermato l’impianto accusatorio costruito in queste anni dalla Procura calabrese nella maxi inchiesta “Gambling”. La vicenda è quella di BetuniQ, un bookmaker, con base a Malta ma senza concessione italiana e che operava grazie a delle “smagliature” che si erano create nella normativa italiana. Il bookmaker è stato costretto a interrompere l’attività perché al centro dell’operazione Gambling, una gigantesca inchiesta che portò al sequestro di 1.500 ctd in tutt’Italia. BetuniQ era di fatto una delle reti più radicate nel territorio. La licenza maltese fu subito sospesa e i depositi dei giocatori bloccati. Si parla di circa 70mila conti gioco. Secondo gli inquirenti delle Procura di Reggio Calabria questa colossale rete era stata creata grazie alle risorse e al sostegno di alcune famiglie della ’Ndrangheta. rg/AGIMEG

 

Fonte originale AGIMEG

Scommesse, Tar Sicilia respinge ricorso di un ctd. Prevalenti gli interessi di ordine pubblico

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia ha respinto il ricorso del titolare di una sala priva della licenza art. 88 TULPS, per l’attività di “raccolta scommesse per l’annullamento del provvedimento della Questura della Provincia di Enna con il quale è stata ordinata l’immediata cessazione dell’attività di raccolta. Ritenendo prevalenti gli interessi connessi alla tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica i giudici hanno fissato per la trattazione collegiale della domanda cautelare ordinaria la camera di consiglio del 21 settembre 2017. lp/AGIMEG

Fonte originale AGIMEG

Online, Cassazione: “Titolare sala non può invocare buona fede, se istalla totem che funzionano con smart card”

LA Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha respinto due ricorsi contro le sentenze della Corte d’Appello di Bari che condannavano i titolari di sale da gioco per raccolta non autorizzata di giochi e scommesse. Come emerso da una serie di testimonianze, all’interno dei locali erano stati istallati alcuni computer che “attraverso una smart card munita di apposito chip, consentivano l’accesso al sito PlayNetIsland e, quindi, anche di giocare d’azzardo tramite il sito Internet “Switch.Poker.conn”, il quale figurava tra i siti oggetto di inibitoria da parte dell’amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato giacché privo della prescritta autorizzazione”. I titolari delle sale avevano provato a sostenere di essere in buona fede, dal momento che non conoscevano la normativa in materia e che i computer in questione venivano “distribuiti da una società che era titolare di concessione da parte dell’Amministrazione dei Monopoli di Stato”. Una tesi che però la Corte d’Appello aveva già respinto: i ricorrenti – vista l’attività svolta -dovevano conoscere la normativa in materia; inoltre non si poteva pensare che i computer fossero legali, visto il particolare modo con cui funzionavano (era necessario utilizzare “apposite smart card munite di chip con la denominazione PlayNetIsland solo attraverso le quali, mediante collegamento via Internet, si accedeva al sito non riconosciuto”). Per la Cassazione, “Il ricorso è inammissibile perché manifestamente infondato, aspecifico e sollevato nei casi non consentiti”. rg/AGIMEG

Fonte originale AGIMEG

Giochi rimandati a settembre: e, forse, al 2018

  • Luglio 24, 2017
  • Scritto da Alessio Crisantemi

Nel clima politico sempre più rovente, il riordino dei giochi rischia di slittare al prossimo autunno o, peggio ancora, al prossimo anno.

Rimandati a settembre. Come accadeva una volta agli studenti delle scuole superiori, anche il gioco pubblico si trova a subire lo stesso trattamento da parte della politica, che non sembra affatto intenzionata ad affrontare il tema del riordino del comparto prima della pausa estiva. Solo che la scuola, nonostante le varie vicissitudini degli ultimi anni, ha comunque vissuto alcuni periodi di riforma, spesso anche radicale, che l’ha modificata sostanzialmente – nel bene e nel male – nel corso tempo. Al punto che gli esami di riparazione non esistono più, e da tempo. Per il gioco, invece, non solo non sembrano arrivare i promessi interventi riparatori, ma neppure quella tanto agognata stagione delle riforme che gli ultimi governi che si sono succeduti alla guida del paese hanno sistematicamente promesso, ma senza mai occuparsene. Con i buoni propositi che si ripetono (almeno) dal 2014: anno in cui il Parlamento approvava la cosiddetta Legge Delega che conteneva le linee guida per il riordino generale del settore e le indicazioni per una corretta applicazione da parte dell’Esecutivo, mai applicate da Palazzo Chigi. E, forse, neppure considerate. Al punto che oggi, a pochi giorni dall’interruzione dei lavori parlamentari per la consueta pausa estiva, della riforma dei giochi si è smesso addirittura di parlare.

Nonostante i tentativi del sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, e di pochissimi altri soggetti che lo accompagnano (oppure ostacolano, all’occorrenza) in questa sfida politica e istituzionale, in virtù dei quali potrebbe essere incluso nell’ordine del giorno della prossima riunione della Conferenza unificata il tema dei giochi, ma senza alcuna possibilità di arrivare a un accordo. Per un altro, insostenibile (e ingiustificabile), rinvio. Ma più che a settembre, a data da destinarsi. Probabilmente al 2018, ovvero alla prossima Legislatura. O, comunque, alla fine di quella attuale. Ma non prima.
Dopo le dimissioni del Ministro agli Affari regionali (ovvero, proprio il Dicastero che ospita la Conferenza unificata) Enrico Costa, il governo continua a perdere i pezzi e la maggioranza scricchiola, con gli equilibri in Parlamento che si fanno sempre più labili. E figuriamoci se in un clima politico di questo tipo si vorrà toccare una materia così complessa e tutt’altro che portatrice di consensi come il gioco pubblico. Del resto, proprio in queste settimane dovrà avvenire il passaggio di consegne anche al vertice dell’Agenzia delle Dogane – il regolatore del gioco pubblico – con la nomina del nuovo direttore generale dalla quale potrebbe scaturire anche un ricambio nella governance dei Monopoli. Motivo in più – nella logica iper-attendista della nostra politica – per attendere e rinviare la riforma. Figuriamoci.
Così, nel mini-calendario governativo e parlamentare delineato nelle scorse ore per il prossimo agosto, non sembra esserci spazio per i giochi. Ancora una volta. Tra il Decreto vaccini (in aula al Senato da martedì 18), Legge europea 2017 e Trattamenti pensionistici dei parlamentari (stesso calendario, ma alla Camera), la Legge di delegazione europea 2016 (in aula al Senato da mercoledì 19), il Decreto legge sul Mezzogiorno (in commissione al Senato da lunedì 17); e, ancora, i Decreti legge sulle banche (in commissione al Senato da martedì 18), la Legalizzazione della cannabis, i Trials clinici e professioni sanitarie e il Codice antimafia (assegnati alle varie commissioni della Camera da martedì 18), la Trasparenza dei partiti politici (in commissione al Senato da martedì 18) e la Regolamentazione degli scioperi nei trasporti pubblici (in commissione al Senato da mercoledì 19), per i giochi non sembra esserci alcuno spazio di manovra. Se non nel prossimo autunno, quando però ad occupare i tavoli parlamentari sarà di nuovo la Legge di Stabilità.
Eppure quel riordino appare sempre più urgente e imprescindibile. Per l’industria e per le istituzioni. Non a caso, proprio in queste ore, a prendere coscienza della gravità della situazione e a muovere i primi passi è stata  anche la prima linea di Confindustria, con il presidente Vincenzo Boccia che ha preso una posizione chiara e decisa rispetto alla materia, come mai accaduto prima. A sottolineare la questione industriale che il governo si deve porre intervenendo (o evitando di farlo) sul mercato del gioco. Ma ad attendere la svolta governativa, sul tema, sono anche gli stessi soggetti istituzionali che da più parti auspicano una soluzione definitiva al conflitto tra Stato ed Enti locali che continua a protrarsi nel tempo, nell’interminabile protrarsi della Questione Territoriale. Dopo gli altalenanti e spesso contraddittori verdetti provenienti dai tribunali amministrativi della Penisola e dal Consiglio di Stato, sul tema della regolamentazione dei giochi, anche per gli amministratori territoriali la materia si fa sempre più complessa e difficile da gestire senza una linea guida di carattere centrale. E, forse, da più parti inizia anche a diffondersi la consapevolezza che il divieto assoluto del gioco o la “ghettizzazione” di alcune sue forme nelle sole periferie, non possa essere la soluzione ideale a salvaguardare la sicurezza pubblica né tanto meno la salute dei cittadini. Come pure inizia ad apparire sempre più sterile la convinzione che all’origine e al centro dei disagi – veri e presunti – lamentati in vari territori, ci siano soltanto le slot, contro le quali si scagliano le restrizioni regionali o comunali, dimenticando il resto dell’offerta. Ingenuamente o premeditatamente, ma in ogni caso, colpevolmente. Ma nonostante tutto il governo, sui giochi, non ha fretta. E il parlamento neppure. Nonostante c’è chi tiri la volta alla legalizzazione della cannabis – magari anche gli stessi soggetti che rivendicano l’assenza di etica e di morale nella gestione del gioco pubblico – o a chissà quale altro intervento che appare oggi imprescindibile, in barba al futuro delle imprese del settore, che chiedono e attendono da troppi mesi un intervento risolutivo, e della salute pubblica che lo stesso governo prometteva di voler tutelare attraverso un riordino attento del settore.

Betting italiano su del 46,7%: Bet365 leader online, Snaitech del retail

  • Luglio 27, 2017
  • Scritto da Ac

Dalle elaborazioni di GiocoNews.it sulla raccolta del betting emerge un settore in salute che genera un aumento delle entrate erariali del 46,7 percento.

 

Cresce il betting italiano, nonostante l’ippica, che continua a perdere appeal sui giocatori. E’ questo, in estrema sintesi, ciò che emerge da un’analisi delle elaborazioni di GiocoNews.it sui dati provenienti dagli operatori sulla prima parte dell’anno in corso. In particolare, il mercato globale delle scommesse (tra scommesse a quota fissa e virtuali, sia online che in agenzia) è cresciuto di circa il 46,7 percento tra gennaio e maggio, mentre l’ippica è diminuita di oltre l’11 percento.
Conducendo un’analisi più approfondita dei singoli segmenti che compongono il mercato del betting italiano – per quanto riguarda i giochi a base sportiva, ovvero, le scommesse a quota fissa, quelle a totalizzatore, più i concorsi a pronostici multipli e i cosiddetti “pool games” – registra una crescita del 47,5 percento della raccolta nei primi cinque mesi del 2017. A cui si aggiunge il trend positivo delle scommesse virtuali, con +39,2 percento nello stesso periodo, e il betting exchange che cresce ancora di quasi il 55 percento rispetto all’anno precedente. L’unico segmento in diminuzione, al solito, è quello dei giochi a base ippica, che nel periodo di riferimento diminuiscono dell’11,3 percento.

 

BENE PER L’ERARIO – Una crescita che fa bene anche all’Erario, tenendo conto che nei primi cinque mesi dell’anno, il contributo proveniente dai giochi a base sportiva è del 6,6 percento in più rispetto all’anno precedente, con 87 milioni contro gli 81,6 del 2016. A cui si aggiungono, poi, anche i 20 milioni delle scommesse virtuali (+28 percento sul 2016) e il mezzo milione dell’exchange (+56 percento). Mentre diminuisce, anche qui, il valore dei giochi a base ippica con un -12 percento rispetto al 2016.
LE QUOTE DI MERCATO – Guardando gli operatori, a dominare il mercato del betting, ovvero, il segmento delle scommesse a quota fissa nel suo complesso, sia fisico che online, è Bet365, con una quota di mercato – in termini di raccolta – superiore al 17 percento durante i primi cinque mesi dell’anno seguito da Snaitech, con circa l’11,5 percento ed Eurobet con l’11,3 percento. Poi c’è Sisal con un 8,8 percento e Lottomatica con l’8,7 percento. Subito dopo però si trova Planetwin (Sks365), con una quota nel periodo indicato dell’8,4 percento, seguito da Goldbet con poco più del 7 percento del mercato. Seguono Gamenet-Intralot con il 5 percento, quindi William Hill con il 2,9 percento, Betaland con il 2,6 percento, Bwin con il 2,1 percento e PaddyPower-Betfair con il 2.
Da notare, pertanto, la crescita dei concessionari “emergenti”, Planetwin, Goldbet e Betaland, che sono entrati sul mercato del gioco legale in seguito alla “sanatoria” del 2015. Il trend di crescita di Planet, in particolare, è dovuto alla migrazione, soltanto recente, delle reti di raccolta online, con i dati che si iniziano a “pesare” nelle stime ufficiali a partire dallo scorso febbraio, registrando un progressivo aumento (dallo 0,1 percento di quota di mercato dello scorso febbraio, per il solo segmento online, fino a superare il 10 percento a maggio). Mentre Betaland, di cui si stimano i dati della rete online ormai dallo scorso giugno 2016, si è stabilizzata attorno alla quota del 3,5 percento per quanto riguarda il canale telematico.
LE QUOTE DEL RETAIL – Guardando i singoli segmenti di fisico e online, però, le quote di mercato sono decisamente diverse. Il leader indiscusso nel settore del retail, infatti, continua ad essere Snaitech, con una quota di mercato superiore al 17 percento, seguito da Eurobet con il 13,7 percento e da Lottomatica/Better con il 13 percento. Poi c’è Planetwin/Sks365 con una quota del 12,7 percento, quindi Goldbet e Sisal con una porzione di mercato vicina all’11 percento, quindi Gamenet/Intralot con circa il 10 percento.
E QUELLE DELL’ONLINE – Sul fronte della raccolta online, invece, il gap è molto più marcato con Bet365 che domina la scena con quasi il 32 percento della raccolta proveniente dalla propria rete, mentre in seconda posizione, anche qui, c’è Eurobet con il 9,4 percento, quindi Sisal con il 7 percento. A seguire si trovano Snaitech con il 6,8 percento, William Hill con il 5,3 percento, Lottomatica con il 5, Planetwin con il 4,8 percento, Goldbet con il 4, Bwin con il 3,9 poi Betaland e PaddyPower/Betfair con il 3,6 percento.