Le conseguenze della Brexit sul mercato del gioco

14 AGOSTO 2017 – 10:32
Le conseguenze della Brexit sul mercato del gioco

Il voto storico del Regno Unito di ‘lasciare’ l’Unione europea ha causato un’onda d’urto in tutta la politica britannica e comunitaria, con avvertimenti di un impatto significativo su una serie di industrie, tra cui quella del gioco d’azzardo.

Ad un anno esatto di distanza dalla decisione del popolo inglese di uscire dall’Ue, lo scorso19 giugno sono iniziati i negoziati per rendere attuativa quella che è conosciuta comeBrexit ed è difficile sapere dove porteranno, ma intanto, in questi caldi giorni di agosto, la Commissione europea ha pubblicato uno studio approfondito all’interno del quale si esaminano quali saranno gli effetti legali e le implicazioni per il Mercato interno all’Unione dell’uscita della Gran Bretagna.

L’intenzione delle parti sembra essere quella di garantire la libertà commerciale nella zona senza aggiunta di tariffe, ovviamente servirà un compromesso onde evitare di fratturare il mercato.Nel frattempo, ci sono anche dei punti interrogativi per il futuro di Gibilterra, il territorio britannico e preminente centro di licenza online che vedrà anche la sua relazione con l’Europa ridisegnata a seguito del referendum del 23 giugno 2016.

Come tutti sappiamo, non è stato ancora concordato nulla tra il governo britannico e l’Unione europea, quindi per il momento occorre aspettare.

Tuttavia anche se da due anni a questa parte si è fatto un gran parlare della Brexit, poco si è parlato delle sue conseguenze su temi specifici. Pensiamo all’agricoltura: nessuno mette in evidenza che gran parte dell’industria agraria britannica è affidata alle sovvenzioni comunitarie.

Ci chiediamo quali potranno essere le conseguenze per il mercato del gioco d’azzardo in un Paese dove giocare alle scommesse è un’attività quotidiana e difficilmente si trova una via senza un betting shop.

Anche se il gioco d’azzardo non ha a che fare con sovvenzioni o finanziamenti, come l’agricoltura, il panorama del mercato potrebbe cambiare in maniera importante dopo la Brexit.

La Gran Bretagna pur essendo uno dei più grandi mercato al mondo per le scommesse,non lo è di certo in termini di reddito per le imprese. Le stime del 2016 parlano di una spesa di soli 300 $ per abitante, pari ad una spesa complessiva di 18 mld l’anno, mentre in Australia si registra una spesa media di 1000 $ per abitante adulto; la Cina ha una spesa annua di 62,4 mld di $ e gli Stati Uniti di 116,9mld$. Quindi le aziende Uk potrebbero essere anche molto interessate a espandere o spostare le proprie attività in paesi molto più redditizi.

Uno dei problemi più importanti è legato al valore della Sterlina. Facendo il confronto con la Cina, ad esempio, possiamo vedere che a metà 2014 una sterlina valeva 10,5 yuan cinesi, oggi ne vale 8,7, con una perdita di valore del 20%. A seconda di come andranno le negoziazioni post Brexit, il valore della sterlina potrebbe diminuire ulteriormente. Questo potrebbe essere un problema per i bookmaker che offrono i propri prodotti nei mercati internazionali.

E dal punto di vista delle regolamentazioni?

Non è un mistero che ogni Stato membro abbia un proprio quadro regolatorio in materia di gioco d’azzardo all’interno dell’UE. Alcuni mercati come la Polonia e l’Ungheria sono in realtà molto limitati,in Italia solo i siti di gioco garantiti dall’AAMS possono esercitare, mentre in Gran Bretagna ci sono molti regolamenti, ma è relativamente semplice per le aziende ottenere una licenza. Per questo si ritiene che dovrebbe continuare a esser presenti nel mercato una buona parte di bookmakers di terze parti. Questo garantirà un mercato con nuovi partners e più competitivo. Ovviamente il Regno Unito potrebbe decidere di imporre restrizioni alle società provenienti dall’Ue.

Ma quale futuro attende Gibilterra?

La piccola scogliera fuori dalla costa spagnola negli ultimi anni è diventata un focolaio per gli investimenti tecnologici, gambling in primis, tanto che pesa per il 25% del Pil dell’isola. Il tutto grazie ad una pressione fiscale estremamente leggera: le scommesse a quota fissa ad esempio, pagano l’1% del fatturato, il gioco del casinò ha imposte molto simili. Nel caso in cui si optasse per un Brexit dura, la libera circolazione di capitali e servizi legati al gioco potrebbe non essere applicabile. L’isola di Malta, in questo caso, si candiderebbe a prendere il posto di Gibilterra ed accogliere gli operatori che vogliano rientrare in Ue.

Nel caso di un hard Brexit, gli operatori del gioco che hanno sede sia in UK che nell’Unione europea dovranno ristrutturare in qualche modo la propria attività. Il business potrebbe risultare danneggiato e rallentato per molte società.Alla fine, le aziende più forti si riprenderanno da qualsiasi caduta postBrexit. I più deboli avranno bisogno di più tempo, per il momento meglio attendere l’evoluzione dei negoziati.

Negoziati che come avevamo detto sono partiti ufficialmente a giugno di quest’anno. Lo studio realizzato per la Commissione Imco conferma che il ritiro di uno Stato membro dall’UE rappresenta dal punto di vista giuridico un territorio inesplorato. L’articolo 50 del TUE servirà come base giuridica per un accordo che si occupa delle questioni legali e dei rapporti tra i futuri partner. Nel caso invece di una soluzione ‘hard Brexit’, non saranno attuati accordi aggiuntivi tra l’Unione europea e la Gran Bretagna. Tuttavia la CE tiene ad evidenziare che la libera circolazione delle merci, dei servizi, del capitale e delle persone tra l’UE27 e il Regno Unito dovrebbe restare libera da barriere inutili. Il gioco d’azzardo, come servizio, rientrerebbe in questa garanzia.

Indipendentemente da come andrà il caso Brexit, tuttavia, non si può dimenticare che un numero rilevante di persone dipende dall’industria del gaming, in termine di posti di lavoro e reddito. Questo è un aspetto che le istituzioni Ue ed Uk non dovranno trascurare.

Fonte originale PressGiochi

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