Scommesse allo S-Bando e in attesa di gara

  • Agosto 14, 2017
  • Scritto da Cesare Antonini

Il settore delle scommesse attende ancora il bando di gara che deve essere emanato ai sensi della legge di Stabilità 2016.

Un anno e mezzo ad attendere la gara ad evidenza pubblica che il regolatore avrebbe dovuto lanciare per resettare il settore del betting italiano e rendere il mercato competitivo e non discriminatorio agli occhi dell’Europa e ora il rischio di una procedura d’infrazione e danni molteplici ad aziende, concessionari, fondi d’investimento e ovviamente l’erario stesso.

MAURIZIO UGHI E I DANNI DELLO STATO – “Si stanno profilando due strade per uscire dall’empasse in cui è caduto il settore del betting italiano, o si rispetta la legge di bilancio del 2016 e si provvede ad emanare la gara o va riscritta la legge per consentire ai nuovi soggetti di entrare grazie ad un nulla osta di attività oneroso il cui importo andrà stabilito dal regolatore. Il Governo e il legislatore? Io sono arrivato tardi al mio matrimonio, ci mancherebbe altro, ma loro stanno arrivando tardi proprio su tutto”.

Mai banale, sempre tagliente, Maurizio Ughi, presidente Obiettivo 2016, società costituitasi proprio per il bando di gara che avrebbe dovuto riordinare il settore del betting italiano nel 2016, appunto. Ad oggi, però, i tempi del riordino, dopo l’ultima seduta della Conferenza unificata, sono stati rinviati al 7 settembre e il bando è rinviato a dopo il raggiungimento dell’intesa. Ci permettiamo una battuta: ma quindi Obiettivo 2016 è diventato “Obiettivo 2017, 2018 o cosa”? “Ormai la nostra società che avevamo fondato per entrare nel mercato proprio nel 2016 è diventata ‘Obiettivo contenzioso’ solo perché il Governo non ha adempiuto ai suoi obblighi. Abbiamo presentato delle eccezioni tramite Tar e Corte di Giustizia. Il danno in questo momento esiste perché noi e tanti altri operatori non riescono ad entrare. Quella del regolatore è un’attività discriminatoria di un mercato aperto e di soggetti che vorrebbero entrare nel territorio. I tempi? Ci sono da aspettare le procedure tecniche ma una volta partite, poi, sono macchine che non si fermano. Mi auguro che da qui ai prossimi mesi ci sia una definizione per evitare qualsiasi contenzioso”.
Prima di parlare di soluzioni un preambolo preciso e puntuale di Ughi: “Lo Stato ha un rischio in questo momento: perdere un avviamento di grande valore che si è creato in questi anni di gioco legale. I punti anche se sono scaduti nel 2016 hanno creato un reddito e un avviamento. Azzerare quel titolo abilitativo e riavviarlo sulla base della legge Balduzzi e di tutte le leggi regionali uscite in questi mesi significherebbe azzerare quel valore. Lo Stato, il Ministero e il regolatore stanno riflettendo ma non possiamo più aspettare”.
A cosa sta pensando il Governo? “A proporre una nuova legge ma finché non viene abrogata quella di cui stiamo discutendo non ha senso produrre un’altra norma. Le responsabilità vanno attribuite a chi le ha e a chi sta producendo un danno erariale e alle imprese private che volevano operare adempiendo al bando 2016. Certo potremmo anche operare in Italia come i bookmaker transfrontalieri ma abbiamo avviato i contenziosi perché non riusciamo ad entrare secondo le regole”.
Si continua con le proroghe: “Si va avanti con questo istituto che è più di fatto che di diritto. Non a caso esiste un problema con il nuovo codice degli appalti pubblici che indica come le proroghe non possano estendersi per più di un anno e il nostro settore ha già sforato clamorosamente questi limiti. Il Governo non chiude l’accordo con le Regioni per non perdere consenso ma i soggetti incaricati sono responsabili per non averlo fatto perché è una previsione di legge. Lo scorso primo maggio doveva partire la gara, sembravano d’accordo tutti, dal Consiglio di Stato al Ministero ma soggetti di rango inferiore alla legge del Parlamento hanno fatto retrocedere il regolatore”.
Veniamo alle due soluzioni che preannunciavamo, sembra quasi di assistere ad una “sanatoria alla rovescia”? “Come detto le ipotesi sono quelle di rispettare le leggi e provvedere al più presto ad emanare la gara pubblica e scrivere una nuova norma per consentire ai soggetti nuovi di entrare. L’idea è quella di un nulla osta di attività oneroso a pagamento annuale che il regolatore poi fisserà secondo i suoi parametri. Il contratto con lo Stato, la convenzione, ovviamente va rivista perché si passa da una gara per esclusione ad una richiesta condivisa quando si hanno i parametri per accettare le scommesse e i vari requisiti. Nell’emanazione di questa nuova regolazione ci devono essere i tetti per dare la possibilità che i nuovi entrino e chi ha rinnovato possa prendere i diritti. In questa fase, invece, siamo trincerati dietro un rinnovo aperto che sembra però studiato per mantenere lo status quo. Potrebbero esserci profili di illegittimità in questo momento del settore che, invece, va cambiato con un sistema aperto ma aperto davvero”.
Quindi la definizione che lei ha dato è corretta, una sanatoria alla rovescia: “Sì perché le prime sanatorie erano state studiate per il passato, per far colmare la situazione debitoria con lo Stato da parte dei soggetti che operavano senza licenza. Per il futuro ci sono soggetti che passano in pratica ‘a consumo’ e pagano per quello che producono”.
Una situazione di incertezza che continua a procurare danni di ogni tipo. Di quelli di cui avevamo già parlato proprio con Ughi qualche numero fa se ne aggiungono di altri: “Le concessionarie non hanno tutti questi vantaggi che in molti credono di avere in regime di proroga. Tutte le società sono in mano a fondi di investimento che devono garantire la continuità di esercizio. Per avere una società vendibile e per non far decrescere il suo valore la continuità è uno degli indicatori fondamentali. Il vantaggio del consolidamento grazie a questa proroga ‘gratuita’ in realtà genera incertezza. E l’incertezza brucia valore, non lo genera”.
Tema elezioni: bene andarci subito o no? “Forse meglio la continuità di questo stallo con questo Governo piuttosto che dare un segno di discontinuità cambiando esecutivo. Anche perché, se è vero che ci sono delle responsabilità e il nuovo Governo dovesse rilevare questo danno erariale allora chiederebbe danni ai predecessori. Sono confident che a fine anno si risolverà la situazione prima del freeze elettorale. Per loro cautela sarebbe meglio riaffrontare il problema e risolverlo”.
Ancor prima delle elezioni c’è da affrontare la conferenza unificata Stato Regioni: “L’accordo non ci sarà mai all’unanimità dei consensi. Il problema è che questo strumento è stato utilizzato più dal punto di vista politico che per un’effettiva risoluzione. Si assiste ad un dibattito politico gettato in pasto all’opinione pubblica, se il Governo dice A l’altro deve dire B”.
Ma potrebbe cambiare tutto, a breve, e grazie all’Europa: “Il Parlamento europeo si sta apprestando allo studio di varie normative di equilibrio dedicate alle imprese. Via limiti territoriali e distanze per favorire la libertà d’impresa e tra i settori compresi ci sarebbe anche il gioco. Se così fosse in autunno potrebbe cambiare davvero tutto”, conclude Maurizio Ughi.
IL PUNTO LEGALE DI RODOLFO LA ROSA – Com’è noto, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha comunicato a tutti i concessionari per la raccolta dei giochi pubblici e delle scommesse in rete fisica la prosecuzione dell’attività di raccolta dei giochi pubblici con la necessità che venga prorogata l’efficacia delle garanzie prestate a copertura delle obbligazioni assunte in favore dell’Agenzia.
Per questo, i concessionari sono stati onerati di trasmettere, entro e non oltre il 30 giugno 2017, un’estensione delle fideiussioni in essere a copertura del periodo di proroga fino al 30 giugno 2018 con possibilità di azioni di recupero fino al 30 giugno 2019.
Quella di cui si parla è la seconda proroga delle concessioni in essere e si è resa necessaria a causa del blocco che si è creato in Conferenza Unificata Stato-Regioni.
In tal modo, lo Stato non ha potuto procedere all’indizione di una procedura aperta, competitiva e non discriminatoria, per l’assegnazione delle concessioni per la raccolta delle scommesse ed sarà (verosimilmente) costretto a disporre l’ennesima proroga.
Tanto premesso, pare opportuno rimarcare che quello della proroga non può costituire uno strumento per allungare ad libitum la durata delle concessioni già assentite. Una condotta del genere si rivelerebbe, infatti, in aperta violazione delle norme, nazionali e comunitarie, a tutela della concorrenza che impongo limiti specifici alla durata delle concessioni e procedure competitive per l’assegnazione.
In tale contesto, la possibilità di assentire una proroga, può unicamente essere legata a contingenze particolari e/o a difficoltà oggettive, come quelle sopra esposte, legate all’assenza degli elementi obiettivamente necessari per l’indizione della nuova gara, ma tale giustificazione rischia di diventare sempre meno credibile in caso di reiterazione del provvedimento di proroga e di allungamento della sua durata.
In altre parole, sarebbe astrattamente ammissibile quella che, nel settore degli appalti pubblici, viene definita proroga tecnica – ossia, disposta esclusivamente in ragione e per il tempo necessario alla conclusione della nuova gara -, mentre sussistono dubbi concreti sulla legittimità di una proroga generica e di lunga durata.
Qualora l’empasse non si sblocchi le proroghe potrebbero essere considerate violative delle norme comunitarie – Direttiva UE/23/2014 – e di quelle nazionali – D. Lgs. 50/2016 – in tema di concessioni con possibile apertura di una procedura di infrazione della Commissione nei confronti dell’Italia.
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