Bilancio primo semestre 2017, Sisal: turnover ad 8,8 miliardi di euro, +13,5%, trainato da online, vlt e servizi e pagamenti

Nel primo semestre 2017 i ricavi nel settore gaming del gruppo Sisal sono stati pari a 246,5 milioni di euro, registrando un incremento di 29,3 milioni di euro, pari al 13,5% rispetto ai 217,2 milioni di euro dell’anno precedente. Il turnover, pari a 8,8 miliardi di euro, ha registrato un incremento del 9,6%, grazie soprattutto all’online, al segmento delle lotterie, videolottery e del servizi e pagamenti (+11,6%). L’EBITDA Adj è pari a 106,2 milioni, con un incremento dell’11,2% rispetto al primo semestre 2016. Nello specifico i ricavi dagli apparecchi da gioco, nel primo semestre 2017, sono stati di 179,5 milioni di euro, con un incremento di 23 milioni ed un +14,7%, rispetto ai 156,4 milioni di euro registrati nel semestre che si è chiuso al 30 giugno 2016. Il 53% dei ricavi del segmento è relativo alle Awp, il restante 47% alle VLT (nel 2016 le percentuali erano del 49% e del 51%). I ricavi del Superenalotto e giochi a totalizzatore ammontano a 28,8 milioni di euro con un incremento di 2,5 milioni di euro, pari al +9,5% rispetto ai 26,3 milioni del primo semestre 2016. I ricavi dei Virtual Races sono stati pari a 14,1 milioni, con un decremento (-4,1%) rispetto ai 14,7 milioni del 2016. I ricavi del gioco online sono stati pari a 20,1 milioni, un aumento significativo di 4,9 milioni, +32%, rispetto ai 5,2 milioni del 2016, principalmente a seguito di una forte performance nelle slot e Quick Games, anche legata ad un ulteriore aumento del numero dei giocatori mensili attivi (+ 23% rispetto al primo semestre 2016). I ricavi delle scommesse ippiche sono pari a 3,8 milioni, con una flessione di€0,4 milioni, -9,9%, rispetto ai 4,2 milioni nel 2016. Sostanzialmente invariati i ricavi dei giochi sportivi a totalizzatore, 0,2 milioni nel 2017 e 0,3 milioni nei primi sei mesi del 2016. Per quanto riguarda invece le scommesse a quota fissa, le entrate, sempre nel primo semestre 2017, sono state pari a 40,4 milioni di euro, con un decremento del 13,3% rispetto ai 46,6 milioni dello stesso periodo dello scorso anno. La ragione di questo calo è da attribuire soprattutto all’elevato payout del primo trimestre 2017. cdn/AGIMEG

Fonte originale AGIMEG

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Giochi, Mef: aree di evasione connesse all’esercizio illegale

La nota di aggiornamento al Def: 47.788 controlli nel 2016. Dall’aumento delle aliquote, nel 2017 maggiori entrate per 238 milioni

 0858 un’ora fa fonte ilVelino/AGV NEWS  Roma
Denaro Slot

Roma, 08:58 – un’ora fa (AGV NEWS)

“Nel settore dei giochi non si riscontrano rilevanti fenomeni di evasione nel circuito legale in quanto tutto ciò che accade è registrato. Tuttavia, permangono aree di evasione connesse all’esercizio illegale delle medesime attività, non ché alla infiltrazione criminale nel mercato legale. È da notare che il gioco che si realizza attraverso gli apparecchi da intrattenimento con vincita in denaro contribuisce da solo a più della metà delle entrate erariali ed è quello maggiormente esposto”. Lo evidenzia la nota di aggiornamento al Def nella “relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva”. In generale, la lotta al fenomeno del gioco clandestino – e quindi alla evasione fiscale che ne deriva – interessa prevalentemente tre comparti: il gioco mediante rete fisica attraverso apparecchiature che si collegano ai siti illegali ( i c.d. Totem); la manomissione/alterazione di apparecchi da gioco con vincita in denaro; le scommesse (sia mediante rete fisica sia mediante siti on line illegali). Il fenomeno dell’evasione totale si verifica, per esempio nel caso di gioco a distanza, anche attraverso l’utilizzo di apparecchi illeciti (totem), che si collegano a piattaforme estere prive di qualunque autorizzazione. Nella fattispecie si riscontra una doppia violazione in quanto si gioca con un concessionario non autorizza to tramite una intermediazione a sua volta vietata. Un fenomeno – spiega ancora la relazione del Mef – che sembra acquisire rilievo è anche quello dell’alterazione delle schede degli apparecchi da intrattenimento. Al riguardo, atteso il sempre maggiore livello di complessità tecnologica delle modalità di alterazione, è stato costituito un gruppo tecnico insieme al partner tecnologico e alla Guardia di Finanza permettere a punto le strategie di contrasto”.

CONTROLLI – Nel 2016 l’Agenzia ha effettuato 47.788 controlli. In gran parte, si è trattato di controlli sugli apparecchi da intrattenimento, nonché di controlli mirati a far rispettare il divieto di gioco per i minori. Sugli esercizi che raccolgono scommesse e/o gestiscono apparecchi da divertimento e intrattenimento, la percentuale degli esercizi controllati almeno una volta l’anno è stata, nel 2016, del 27,9% (27.564 controlli complessivi effettuati nel settore scommesse e apparecchi, rispetto al numero complessivo di esercizi gestiti di 98.749)”. I controlli effettuati nel 2016 sono sostanzialmente in linea, se non superiori rispetto a quelli effettuati nell’anno precedente. Sono state svolte le attività preparatorie delle operazioni interforze definite dal “Comitato per la prevenzion e e repressione del gioco illegale”. Nell’anno sono state effettuate due operazioni, rispettivamen te nel mese di luglio e nel mese di dicembre, mirate principalmente alla tutela dei minori. Per quanto concerne le somme derivanti dall’accerta mento di violazioni tributarie e amministrative, nel 2016 si “registra” un valore di 87.462.437 euro. In particolare, l’imposta accertata è stata pari a circa 30,7 milioni di euro , le sanzioni amministrative irrogate pari a circa 27,1 milioni di euro, quelle tributarie a cir ca 29,6 milioni di euro. Tale risultato è da ricondurre anche ad attività di accertamento legate , in alcuni casi, alla definizione di importanti operazioni di polizia eseguite negli anni precedent i. In generale si è rilevata una riduzione delle viola zioni nel settore dei giochi, in parte dovuta alla regolarizzazione del circuito parallelo, e in parte a una forte azione di presidio sul territorio con un importante effetto di deterrenza in un conte sto in cui le frodi tecnologiche sono sempre più sofisticate e mirate. La riduzione delle violazioni, con particolare riferimento al settore delle scommesse, è derivata anche dalla “regolarizzazione per emersione” introdotta dalla Legge 23 dicembre 2014, n. 190 (e successivamente estesa anc he nel 2016 ad opera della Legge 28 dicembre 2015, n. 208). Si è così regolarizzata una parte dei cosiddetti CTD, soggetti ubicati nel territorio dello Stato che, oltre ad esercitare una concorrenza sleale nei confronti dei concessionari statali (regolari), non sono collegat i al totalizzatore nazionale dell’Agenzia 107 ( laddove sono registrate tutte le scommesse e le vin cite pagate ), non versano imposte all’erario sulla raccolta e non sopportano alcun onere concess orio, con evidente nocumento per le entrate erariali. La gestione dell’Agenzia in tale settore, nel solco della previsione normativa della “regolarizzazione” testé citata, ha permesso l’emer sione di oltre 2.300 soggetti (2015 e 2016) con un recupero d’imposta versata (al netto degli o neri concessori) di circa 48,5 milioni di euro. Nel 2016 sono emersi 359 nuovi soggetti, con un’imposta versata pari a euro 4.067.293,01. E’ stata rafforzata l’attività di controllo sugli i stituti assicurativi o bancari presso i quali i concessionari di giochi hanno stipulato le fideiuss ioni, mettendo in evidenza le eventuali criticità determinate da ridotte coperture in termini di valo ri patrimoniali. Inoltre, nel corso del 2016, al fine di prevenire infiltrazioni criminali nella fil iera del gioco, è stato effettuato un esame approfondito di 250 soggetti considerati più a risc hio, ai fini di un monitoraggio periodico. Infine, si è completato il processo di integrale au tomazione della procedura di inibizione dei siti che offrono gioco senza autorizzazione e sono state perfezionate le metodologie di controllo successivo all’emanazione di provvedimenti di inibi zione attraverso un costante coordinamento con la Guardia di Finanza e la Polizia postale. Il numero complessivo dei siti inibiti è salito a 6.204.

ENTRATE – Le maggiori entrate derivanti dalla tassazione su giochi e vincite ammontano a 238 milioni di euro per il 2017 e saliranno a 459 milioni per gli anni 2018, 2019 e 2020, specifica la nota di aggiornamento al Def in merito agli effetti della disposizioni che hanno previsto l’incremento dell’aliquota del prelievo erariale unico applicato sulla raccolta derivante dal gioco attraverso apparecchi automatici tipo slot machine, il contestuale aumento del prelievo sulle vincite superiori a 500 euro conseguite nel gioco del lotto e nelle lotterie istantanee. In generale, la nota di aggiornamento attesta l’incremento del gettito tributario all’1.8% nel 2017 rispetto al 2016 e in media del 2.6% all’anno nel triennio 2018-2020.

Fonte “Il velino”

Giochi, Sanchez (capo Gabinetto Comune di Bergamo): “Proibizionismo porterebbe nel mercato nero il gioco attualmente legale”

A Riccione, nella provincia di Rimini, nel corso delle Giornate della Polizia Locale (dal 21 al 23 settembre 2017), è stato ospite il Comune di Bergamo, il quale ha introdotto un regolamento che prevede l’interruzione dell’attività di gioco durante gli orari dei pasti. “La filosofia di fondo di questo approccio è che non dobbiamo essere proibizionisti. Il proibizionismo porterebbe, infatti, nel mercato nero il gioco che attualmente è legale”, ha dichiarato Christophe Sanchez, capo di Gabinetto del Comune di Bergamo. “Allo stesso tempo, è necessario creare delle zone di interruzione di gioco, perché il giocatore rimane estraniato e in quelle due ore di interruzione può riprendere il contatto con la realtà. Abbiamo scelto di non fare un’interruzione prolungata di sei ore, perché anche questa alla fine potrebbe diventare controproducente in quanto il giocatore su una chiusura così lunga si sposta e va a cercare il mercato da un’altra parte. Abbiamo perciò preferito fare interruzioni di due ore – ha concluso -, andando a premiare i momenti di relazione sociale, ovvero la colazione, il pranzo e la cena”. cdn/AGIMEG

Fonte originale AGIMEG

RIORDINO GIOCHI: DA BATTAGLIA ISTITUZIONALE A SFIDA DI QUALITÀ

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Dopo l’intesa raggiunta dal governo con gli enti locali è il momento di stabilire le regole definitive per una migliore distribuzione del gioco all’insegna della qualità.

 

Dopo la battaglia degli ultimi anni è il momento della sfida. Una sfida all’insegna della qualitàe del bene comune, come viene proposta dal governo attraverso le parole del sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta. L’oggetto del contendere, al solito, è il riordino del gioco pubblico e le parti in causa gli enti locali, contrapposti all’Esecutivo sulle modalità di regolamentazione del comparto sul territorio. Solo che stavolta, a differenza della Conferenza Unificata e in seguito all’accordo raggiunto tra le parti in quella sede, sarà una partita a tre, alla quale dovrà partecipare anche l’industria. Direttamente – attraverso una serie di sacrifici a cui sottoporsi per il mantenimento delle attività – ma anche indirettamente, attraverso la partecipazione al tavolo decisionale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, quale regolatore del settore, che dovrà rilevare e studiare insieme agli altri soggetti la presenza del gioco sui vari territori. Ed è proprio questo, probabilmente, uno dei punti cardine dell’intesa sottoscritta tra Stato e Regioni, nella ricerca di quel punto di equilibrio invocato dallo stesso sottosegretario in questi anni di attività e negli ultimi mesi di affannosa ricerca di una mediazione. Che alla fine è arrivata. Sia pure a caro prezzo, per l’industria, ma comunque fioriera di stabilità. Almeno in teoria.

In attesa di vedere cosa uscirà in via definitiva da via Venti settembre entro il prossimo 30 ottobre: la scadenza fissata dalla Conferenza unificata per la stesura del provvedimento attuativo che sancirà le regole certe per la regolamentazione del gioco pubblico. Quello che è certo, tuttavia, è che nulla potrà essere più relegato all’improvvisazione: vale per gli operatori, che dovranno sottoporsi a criteri sempre più rigidi per l’esercizio del gioco, ma vale anche per i legislatori regionali, che d’ora in poi dovranno tenere conto di criteri certi per l’emanazione delle regole e delle restrizioni, rifacendosi a principi generali, come la “tutela degli investimenti esistenti” e quella dell’ordine pubblico, oltre a garantire “l’equa distribuzione” del gioco sul territorio, e non più alla sola tutela della salute (peraltro soltanto presunta, ma non effettivamente garantita, come è accaduto finora in diversi territori). Ciò significa, è evidente, che le Regioni e i Comuni potranno (e dovranno) continuare a dire la propria nella regolamentazione del comparto, come chiedevano da tempo a gran voce (e a ragione), ma dovranno comunque attenersi agli criteri stabiliti dalla Conferenza. Per una battaglia, dicevamo in premessa, che dovrà tradursi in una sfida e in un percorso di progressivo miglioramento, per tutti.
Servirà quindi una prova di maturità da parte di tutti i soggetti coinvolti in questo processo di riorganizzazione del gioco e di ridefinizione delle regole. Per un cambio di mentalità e di approccio alla materia che, solo così, potrà tradursi in un cambio di passo anche per l’industria e, di conseguenza, per i consumatori. Sì, perché i punti di gioco in attività non saranno soltanto di meno (come il numero di slot), ma saranno anche più qualificati, perché sottoposti a una certificazione preventiva e ad una formazione specifica del personale, mirati ad innalzare il livello qualitativo dell’offerta. Oltre alla capacità di controllo da parte delle autorità preposte, per un maggiore livello di sicurezza offerto alla collettività.
Il primo banco di prova è offerto quindi da questi ultimi 45 giorni di tempo a disposizione dei vari soggetti istituzionali richiamati poc’anzi in un esercizio di dialettica che dovrà portare alla stesura del provvedimento definitivo il quale, come ha spiegato lo stesso Baretta, rappresenterà sì il primo passo verso un più generale riordino dell’intero comparto (e, quindi, non soltanto di quello fisico), ma sarà anche l’ultimo nel suo genere, da qui ai prossimi anni, per una partita – quella sulle slot – che dovrà quindi considerarsi chiusa dopo questo intervento governativo, particolarmente drastico, ma altrettanto necessario. Ponendo quindi la fine a un interminabile contenzioso con gli enti locali, che l’esecutivo non poteva permettersi di lasciare aperto, guardando forse più alle prossime lezioni che al resto. Ma è comunque un risultato. E, forse, un nuovo punto di partenza.

Giochi: Consiglio dei Ministri impugna legge Regione Basilicata recante “Collegato a legge di stabilità regionale 2017”. Norme su sale gioco invadono competenza statale per ordine pubblico

Il Consiglio dei ministri, che si è riunito sabato 23 settembre 2017, a Palazzo Chigi, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni, ha esaminato ventitré leggi regionali, deliberando di impugnare la legge della Regione Basilicata n. 19 del 24/07/2017, recante “Collegato alla legge di stabilità regionale 2017”, in quanto alcune norme in materia di governo del territorio e pianificazione paesaggistica violano la competenza esclusiva statale in materia di tutela dell’ambiente di cui all’art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione. Altre norme in materia di interventi edilizi invadono la competenza legislativa esclusiva statale in materia di ordinamento civile e penale e violano l’articolo 117, secondo comma, lett. l), della Costituzione. Altre norme ancora in materia sanitaria violano l’art. 117, terzo comma, della Costituzione, contrastando con i principi fondamentali della legislazione statale in materia di tutela della salute. Infine, ulteriori norme, riguardanti la distribuzione e l’esercizio delle sale da gioco, violano l’art. 117, comma 2, lett. h), invadendo la competenza statale in materia di ordine pubblico e sicurezza. cdn/AGIMEG

Fonte originale AGIMEG

VACCARI (PD): ‘OFFERTA DI GIOCO SIA CONCENTRATA IN LUOGHI SICURI’

  • Scritto da Amr

Il senatore del Pd Stefano Vaccari parla del riordino dell’offerta di gioco e invita a valutare le differenti caratteristiche dei territori.

“La Relazione conclusiva (sul lavoro di audizioni del comitato Ndr) che abbiamo discusso, elaborato ed approvato senza voti contrari sia in Commissione Antimafia e tramite una risoluzione nel gennaio 2017 in entrambi i rami del Parlamento, non ha mancato di sottolineare con forza tra i vari punti quanto sia cruciale porre rimedio alle rilevate vulnerabilità del sistema del gioco legale”. Lo afferma il senatore del Pd Stefano Vaccari(componente della Commissione Antimafia e coordinatore del comitato sulle infiltrazioni criminali nel gioco legale e illegal”, in vista della della presentazione del libro “Lose for life. Come salvare un Paese in overdose da gioco d’azzardo” di Claudio Forleo e Giulia Migneco, edito dall’Altreconomia, che viene presentato oggi 21 settembre in Senato.

GLI AMBITI NORMATIVI – “Le principali risultanze del lavoro della Commissione, che si è fondato su un’attività istruttoria che ha coinvolto anche Avviso Pubblico, sono sintetizzabili a cinque ambiti normativi: le misure antiriciclaggio, il ruolo delle autonomie locali, le barriere all’ingresso, la repressione dell’illegalità e la nuova governance del settore. A questo abbiamo aggiunto due raccomandazioni dirette al Governo. In primo luogo la Commissione ha ritenuto che fossenecessario intervenire per rafforzare la normativa antiriciclaggio applicabile al settore, con l’obiettivo di una maggiore trasparenza dei capitali investiti nel settore del gioco pubblico e di una tracciabilità delle operazioni di gioco che hanno luogo soprattutto online. È con soddisfazione che rilevo come già molte delle proposte e delle riflessioni formulate al riguardo dalla Commissione sono già state recepite dal legislatore. Il recentissimo provvedimento di riforma della normativa antiriciclaggio di prevenzione in attuazione della IV direttiva (d.lgs. 25 maggio 2017, n. 90), dedica l’intero titolo IV alle “disposizioni specifiche per i prestatori dei servizi di gioco”.

LE VALUTE VIRTUALI – Vaccari sottolinea inoltre: “Abbiamo, poi, rilevato un utilizzo sempre più crescente delle valute virtuali (bitcoin) nelle transazioni via Internet e tra queste anche quelle relative alle scommesse online, o impiegate nei cosiddetti casinò virtuali. Vi sono alcune indicazioni che testimoniano che anche nel nostro Paese le valute virtuali quali bitcoin si avviano a essere utilizzate per alimentare conti di gioco accesi presso provider al momento non riconducibili a regolari concessionari che accettano scommesse anche in Italia. Le valute virtuali, poiché risultano di agevole trasferibilità, conservazione e negoziazione elettronica, trovano un impiego sempre più vasto, quantomeno in ambito internazionale. La principale criticità connessa all’uso di bitcoin, come delle altre valute virtuali, risiede nel fatto che lo scambio di ricchezze ha luogo sulla rete tra soggetti che non sono facilmente individuabili e che possono operare in Stati diversi, ivi inclusi quelli che non assicurano un’efficace cooperazione giudiziaria e di polizia o carenti sotto il profilo della legislazione antiriciclaggio, sul piano sia preventivo che repressivo. A ciò si aggiunge la circostanza che i soggetti che svolgono attività funzionale all’utilizzo, allo scambio e alla conservazione di valute virtuali e alla loro conversione da o in valute aventi corso legale, non sono in quanto tali sottoposti alle regole di adeguata identificazione, verifica della clientela e di registrazione delle operazioni previste dalla normativa antiriciclaggio sia italiana che straniera. Nella relazione si èdunque sottolineato l’urgenza di intervenire nel settore delle valute virtuali, in modo da rendere più trasparenti e tracciabili non sono le operazioni di gioco, ma tutte le transazioni che sfruttano questo meccanismo di criptovaluta”.
IL LAVORO IN ITALIA E IN EUROPA – “Anche sotto questo delicatissimo profilo – evidenzia il senatore – registriamo con soddisfazione che l’appello lanciato dalla Commissione antimafia non è rimasto inascoltato, né in Europa né in Italia. In ambito europeo sono già stati avviatii lavori per l’elaborazione di un ulteriore pacchetto antiriciclaggio (la quinta direttiva), al fine di rendere più trasparenti i mercati finanziari dopo le note vicende dei cd. Panama papers, combattere più efficacemente il finanziamento del terrorismo, adeguare la normativa alle nuove tecnologie e alle nuove frontiere dei mezzi e degli strumenti di pagamento che si stanno sempre più diffondendo tra gli utenti di internet. Secondo il testo elaborato dalla Commissione europea, così come modificato dal Consiglio, anche i provider che forniscono servizi di scambio di valuta virtuale contro valuta avente corso legale (il cosiddetto custodian wallet provider) saranno sottoposti a disciplina antiriciclaggio; dovranno cioè essere autorizzati, identificare i soggetti che utilizzano i bitcoin e in caso di sospetto segnalare le operazioni alle autorità competenti. Ebbene, grazie alle sollecitazioni della Commissione antimafia, il legislatore ha ritenuto opportuno anticiparne già da subito il recepimento, grazie alle misure introdotte dal citato d.lgs. 90/2017 che sottopone gli operatori in valute virtuali e i prestatori di servizi in questo settore sostanzialmente ai medesimi principali obblighi antiriciclaggio cui sono tenute le banche e gli altri enti obbligati, tra cui l’importante obbligo di segnalare all’Unità di Informazione Finanziaria (UIF) della Banca d’Italia tutte le operazioni sospette eseguite con pagamenti in bitcoin”.
GIOCO E TERRITORI – Nel ricordare il lavoro svolto anche per quanto riguarda il “delicato rapporto tra territorio e diffusione del gioco d’azzardo e sul ruolo degli enti locali in questo settore”, vaccari evidenzia come “dalle audizioni è emerso, infatti, che l’eccessiva polverizzazione sul territorio delle diverse tipologie di punti di gioco non agevola i controlli. La criticità è più fortemente avvertita nelle aree del Paese dove le autorità inquirenti sono già impegnate nel contrasto alla criminalità organizzata o al terrorismo e laddove queste sono maggiormente radicate sul territorio. Occorre pertanto offrire alle Regioni e agli enti locali la possibilità che la propria quota di offerta di gioco sia concentrata in un numero limitato di luoghi di gioco ritenuti più sicuri. Potrebbero dunque essere istituite sale da gioco certificate con caratteristiche e requisiti tali da ridurre il rischio di infiltrazioni criminali o comunque di illegalità. Inoltre, nei criteri di distribuzione sul territorio dell’offerta di gioco, va tenuto conto che le varie aree del Paese hanno profili di rischio di criminalità diversi, oltre che diversa, da luogo a luogo, è la propensione al gioco compulsivo o alla dipendenza al gioco patologico. Differenti sono pure le situazioni di tensione e di degrado sociale”.
Vaccari auspica che “gli enti locali dovranno essere sostenuti con tempestività e adeguate risorse nell’adozione di misure tese a porre rimedio ad impreviste situazioni emergenziali anche attraverso la destinazione di risorse straordinarie per il potenziamento dell’operatività della polizia locale e dei servizi sociali. È stato proposto il ripensamento dell’intero sistema in modo più strutturato, così da collegare il rispetto della normativa antimafia e antiriciclaggio con le ispezioni amministrative, le verifiche tributarie e il monitoraggio continuo e capillare delle tecnologie elettroniche ed informatiche. Non possiamo cioè permetterci diseconomie d’intervento, gelosie tra apparati dello Stato, segmentazione delle conoscenze. In questo contesto, si possono creare le premesse per un nuovo modello di governance della vigilanza nel settore dei giochi e delle scommesse, basato anche sulla centralizzazione di qualunque dato o informazione giudiziaria riguardante il gioco d’azzardo”.
LE BARRIERE ALL’INGRESSO – Soffermandosi sul rapporto tra gioco e legalità, Vaccari sottolinea come occorra “rafforzare ulteriormente le barriere all’ingresso del sistema pubblico dei giochi in modo da chiudere possibili varchi alla criminalità organizzata e ai loro prestanome. I requisiti di base attualmente previsti per la partecipazione a gare o a procedure ad evidenza pubblica in materia di giochi e scommesse hanno delle lacune al pari dei requisiti per il rilascio e il mantenimento di concessioni in materia di giochi pubblici. Lo standard antimafia e di moralità deve, cioè, essere omogeneo per tutti gli attori della filiera del gioco pubblico, dal vertice a valle, si tratti di concessionari delle reti online di raccolta di gioco, di gestori di apparecchi o di terzi incaricati, di produttori o di importatori di apparecchi di gioco. Allo stesso modo, appare non più prorogabile un intervento sistemico che tenda ad uniformare la disciplina della tempistica delle gare delle concessioni di gioco, troppo spesso bandite nell’imminenza della scadenza della concessione. Per il futuro, è fondamentale che anche per gli operatori di società aventi sede all’estero l’obbligo di concessione o autorizzazione di polizia sia ancorato alla tutela di interessi di ordine pubblico. Altro profilo di grande rilevanza è poi la repressione delle illegalità. L’attenzione della Commissione antimafia si è focalizzata sulla necessità che il legislatore proceda tuttavia ad una puntuale revisione del quadro sanzionatorio penale. La misura della pena attualmente prevista per i reati in materia di giochi e scommesse non consente, di per sé, l’attivazione di intercettazioni telefoniche e telematiche, che invece risultano assolutamente necessarie per accertare le modalità con cui si realizza l’infiltrazione criminale sempre più caratterizzata dall’uso di strumenti tecnologici e dall’ambito di operatività trasnazionale. Parimenti, la pena da irrogarsi per le condotte maggiormente pericolose, dovrebbe essere tale da comportare il prolungamento del termine di prescrizione ad un tempo congruo perché le indagini, solitamente assai laboriose, possano giungere ad una completa conclusione tale da svelare le effettive dimensioni dell’attività illecita ed i suoi eventuali collegamenti con realtà criminali complesse come quelle di tipo mafioso. Quanto al mondo delle società concessionarie, ènecessario un profondo ed urgente intervento teso a rendere più responsabile il comportamento delle impresecui è demandata la gestione dell’attività, vero cuore strategico del sistema del gioco legale, rispetto a tutto ciò che accade a valle delle rispettive filiere. In capo ai concessionari deve essere cioè configurabile una responsabilità civile in vigilando o in eligendo rispetto ai titolari dei punti di gioco. Così, a un necessario inasprimento delle sanzioni pecuniarie per l’operatore a valle della filiera direttamente responsabile delle violazioni, conseguirebbe in tal modo una presunzione di corresponsabilità del concessionario, salvo che quest’ultimo non dimostri di non aver fatto tutto il possibile per impedire, controllare e costantemente vigilare la condotta del titolare del punto di gioco”.
I CTD – In particolare, secondo Vaccari, “occorre prevedere, colmando un’altra evidente lacuna, la responsabilità delle società di gestione del punto di raccolta delle scommesse e di trasmissione dati (cosiddetti Ctd), ai sensi della legge n. 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti, così pure delle società in cui vengono riversate le somme della raccolta delle scommesse illegali e che fornisce la provvista per il pagamento delle vincite e della percentuale spettante a chi ne organizza la raccolta. Ciò è ancora più necessario dopo le recenti indagini svolte e concluse sulle scommesse sportive e il match fixing, che hanno messo in luce la stretta relazione tra le società sportive, i loro dirigenti e giocatori, i procuratori, e la criminalità organizzata. Sarà comunque necessario prevedere strumenti straordinari che possano essere adottati all’occorrenza per far fronte a situazioni più ad alto rischio che potrebbero verificarsi in ambito locale. Penso ai casi inerenti una pericolosa diffusione del gioco minorile o di una straordinaria diffusione della dipendenza del gioco patologico, oppure quando sia necessario fronteggiare il rischio di infiltrazione o condizionamento della criminalità organizzata nel settore pubblico. Tutte situazioni accertate sulla scorta di concreti ed univoci elementi di fatto. In questi casi un valido strumento di intervento immediato potrebbe essere costituito da una sorta di Daspo in tema di giochi e scommesse, ad esempio stabilendo per legge i presupposti e le modalità affinché l’autorità di pubblica sicurezza ordini la chiusura di uno o più punti di offerta di gioco. Dopo questo lavoro di ulteriore approfondimento, l’auspicio è che non rimanga lettera morta, ma che si passi rapidamente ai fatti traducendo in modifiche normative le proposte votate dai due rami del Parlamento, attraverso l’iter per la riforma del settore dei giochi e delle scommesse già avviato, ma che da troppo tempo rimane un’ opera incompiuta”.

Leggendo i vari articoli, credo sempre meno che “verranno salvaguardati TUTTI gli investimenti esistenti”, anche se per i locali con attività prevalente “giochi e scommesse”.

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Da qui, mi sorge una domanda, che anche mi riguarda personalmente.

La mia agenzia, che già a fine 1999 aveva ottenuto il tulps88 ed ha iniziato ad operare il due Gennaio 2000, recentemente ristrutturata a fine 2013 con un investimento di oltre 400.000,00 euro, oggi rimane l’unica agenzia Sisal della mia provincia.

Nel mio comune ci sono ancora 11 Punti Gioco Goldbet, 5 PlanetWin365, 3 negozi Eurobet, 2 negozi Lottomatica Better (quelli ufficiali)

oltre a due Corner (che non hanno l’attività prevalente richiesta).

La domanda è: “la salvaguardia degli investimenti esistenti riguarda in primo luogo i concessionari o i singoli gestori”?

Nel mio caso specifico, auspicherei per logica di equità, che se qualcuno si dovesse spostare dalla mia zona, non dovrei essere proprio io :party: 

Sicuramente il mio è uno dei casi limiti, ma credo che lo stesso problema, anche se non in modo così sproporzionato, si verifichi in tanti altri comuni.

Assisteremo, quindi, a una serie di Ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato? :spiega: 

Ritengo che sia un punto che non si dovrebbe sottovalutare nella stesura del prossimo decreto del governo, che dovrebbe essere emanato entro il 31 Ottobre 2017.

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Giochi, Baretta (Mef): “Abbiamo deciso di ridurre l’offerta. Andrà definita locazione geografica dei punti regione per regione”

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(Jamma) – “Non mi sfuggono le preoccupazioni degli operatori che in questi mesi difficili non hanno mai mancato di dare il loro contributo, come ha fatto Sisal”. E’ quanto dichiarato dal sottosegretario al Mef, Pier Paolo Baretta, intervenendo alla presentazione del Rapporto di Sostenibilità.

“Gli operatori sono preoccupati per il punto di equilibrio, queste preoccupazioni sarebbero state maggiori se non ci fosse stato l’accordo, che ha delle contraddizioni e vanno affrontate. L’accordo sancisce il nuovo livello di offerta, gli enti locali si sono mossi su una linea: distanza e punti sensibili, ma questo sposta e non diminuisce il gioco. Noi come Governo abbiamo deciso di ridurre l’offerta. Questo è il primo punto. Il fatto importante è che la riduzione dell’offerta obbliga a renderla agibile. Il secondo principio affermato è che per rendere agibili questi punti di gioco gli enti locali devono lavorare ad un programma di distribuzione. Gli enti locali vogliono tenere conto delle loro prospettive, ma lo devono poter fare nell’ambito della linea tracciata dal Governo. Qui dobbiamo lavorare. Il decreto del Mef – spiega Baretta – dovrà definire la locazione geografica dei punti regione per regione. La discussione con gli enti locali è su come garantire l’operatività delle sale, e il criterio non può essere la loro capacità di fare profitto. Mi aspetto che i concessionari su questo abbiano un rapporto con gli enti locali. La mia opinione è che questo accordo obbliga tutte le parti ad un salto di qualità, che siano operatori o enti locali, siamo di fronte a una sfida nuova”.

“Il mercato sta cambiando – aggiunge il sottosegretario -, dobbiamo chiederci se magari i concessionari non siano troppi. Lo Stato in tutto il percorso di questi due anni ha confermato un punto: il regime concessorio. Il contesto sociale ha sviluppato una forte sensibilità alle questioni della dipendenza arrivando perfino a mettere in dubbio il regime concessorio. La mia responsabilità è quella di una riorganizzazione del settore. La riduzione del numero degli apparecchi introduce il tema della responsabilità e della certificazione dei punti che dà una professionalità specifica. I gestori hanno un compito, ripensarsi sul mercato” conclude Baretta.