Riordino e Questione Territoriale: autonomia, ma divieto di espellere il gioco legale

  • Scritto da Avv. Geronimo Cardia, autore del libro “La Questione territoriale”

All’indomani dell’accordo tra governo ed enti locali sui giochi, cresce la preoccupazione tra gli operatori: ma nulla è perduto, per l’industria. Ecco perché.

 

Da tempo ci occupiamo della cosiddetta Questione Territoriale e del proibizionismo inflitto al gioco legale dalla normativa locale con l’effetto espulsivo dei distanziometri e con le sproporzionate limitazioni di orario. Ebbene, in proposito, due sono i passaggi di rilievo dell’Intesa raggiunta in Conferenza Unificata in data 7 settembre 2017. Da un lato, va tenuto presente il duplice precetto (uno per i distanziometri ed uno per le limitazioni di orari) contenuto nel secondo punto dell’Intesa, con l’incipit “definire un sistema di regole relative alla distribuzione territoriale e temporale dei punti gioco”.

Ed in particolare, il precetto per i distanziometri prevede che: “Le Regioni e gli Enti locali – al fine di una maggiore efficacia nella prevenzione dei minori e nella lotta alla ludopatia, nonché nel contrasto all’insediamento del gioco illegale e considerato che i punti gioco a regime saranno, complessivamente, la metà circa dei punti di gioco pubblico attualmente in esercizio – adotteranno, nei rispettivi piani urbanistici e nei regolamenti comunali, criteri che, tenendo anche conto della ubicazione degli investimenti esistenti, relativi agli attuali punti di vendita con attività di gioco prevalente, con la finalità di garantire la tutela della salute pubblica e della pubblica sicurezza, consentano una equilibrata distribuzione nel territorio allo scopo di evitare il formarsi di ampie aree nelle quali l’offerta di gioco pubblico sia o totalmente assente o eccessivamente concentrata.” Mentre il precetto per le limitazioni di orari prevede che occorre: “Riconoscere agli Enti Locali la facoltà di stabilire per le tipologie di gioco delle fasce orarie fino a 6 ore complessive di interruzione quotidiana di gioco. La distribuzione oraria delle fasce di interruzione del gioco nell’arco della giornata va definita, d’intesa con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, in una prospettiva il più omogenea possibile nel territorio nazionale e regionale, anche ai fini del futuro monitoraggio telematico del rispetto dei limiti cosi definiti.” Dall’altra, va pesato l’emendamento preteso ed inserito in calce al quinto punto dell’intesa dall’incipit “accentuare l’azione preventiva e di contrasto al gioco d’azzardo patologico”. Secondo tale emendamento “Le disposizioni specifiche in materia, previste in ogni Regione o Provincia autonoma, se prevedono una tutela maggiore, continueranno comunque a esplicare la loro efficacia. Inoltre le Regioni e le Province autonome, ai fini del contrasto delle patologie afferenti alla dipendenza da gioco d’azzardo, potranno prevedere forme maggiori di tutela per la popolazione”.
NO AL PROIBIZIONISMO – L’emendamento recepito sembrerebbe fare salvi i provvedimenti esistenti nella misura in cui prevedano quella che viene definita una “tutela maggiore”. Ma bisogna comunque avere riguardo di ritenere che una disposizione che prevede un distanziometro viziato da effetto espulsivo, che impone il proibizionismo, o che determina una marginalizzazione (i territori caratterizzate da zone interamente vietate e zone con concentrazione massima di offerta di gioco), certamente non è in linea con il divieto di proibizionismo e non assicura certamente una tutela maggiore. In ogni caso, la disposizione dovrebbe comunque dimostrare non solo la preesistente esigenza specifica di maggiore tutela ma anche l’efficacia della misura in termini di assicurare “maggior tutela” rispetto ai presidi esistenti. Interessante, infine, il fatto che l’arma della “maggior tutela” sia stata lasciata solo nelle mani di Regioni e Province Autonome (per quanto fatto e per quanto faranno) e non per i Comuni. Per la disapplicazione della disciplina (esistente o futura) che si palesa incompatibile con i principi di diritto esistenti e da oggi anche con le regole concordate nell’Intesa, resta la sede giudiziale che continuerà a tracciare la linea giurisprudenziale applicabile. Una cosa è certa, molti aspetti troveranno adeguata ritualizzazione e pieno chiarimento nel decreto ministeriale del Ministero dell’Economa e delle Finanze annunciato per il 31 ottobre 2017, pure richiamato in calce all’Intesa.
Nota: “gli attuali punti di vendita con attività di gioco prevalente” sono i NEGOZI di Scomesse, e non i Corner, o Bar e Tabacchi.

Esclusiva intervista di Baretta (MEF) ad Agimeg. Ecco come si potranno salvaguardare gli investimenti, come saranno distribuiti tagli e nuovi negozi derivanti dai bandi e come potranno cambiare i regolamenti regionali

Anche se è stata posta la prima pietra della riforma del gioco in Italia, la strada che porterà al completamento dell’opera prevede ancora dei lavori in corso. L’accordo di ieri tra Governo, Regioni ed Enti Locali è infatti il primo passo politico per arrivare ad una definizione legislativa di quello che sarà il prossimo panorama del gioco in Italia. Entro il 31 ottobre il Governo punta ad emanare il decreto che renderà attuativo l’accordo. In questo periodo sono previsti però altri incontri per ulteriori discussioni tra le parti in causa. A chiarire alcuni aspetti che hanno creato apprensione tra gli operatori è Pier Paolo Baretta (sottosegretario Mef) in un’esclusiva intervista rilasciata al direttore di Agimeg, Fabio Felici.

D – Molti operatori sono preoccupati per la salvaguardia degli investimenti esistenti. Lei in una nota ha dichiarato che questa salvaguardia ci sarà. Ci spiega in pratica come questo avverrà?

R – Capisco le preoccupazioni. Dopo due anni di negoziato sotto il fuoco di una prospettiva proibizionista – ancorchè motivata dalla tutela della salute pubblica – il rischio di veder prevalere una espulsione del gioco legale dal territorio è comprensibile. Ma non sarà così. Questo rischio poteva esserci se non si faceva l’accordo. Ma con l’intesa l’equilibrio c’è. Bisognerà comunque lavorare nelle prossime settimane per rendere cogente questo obiettivo sancito dall’intesa. Bisognerà infatti trovare, insieme alle Regioni e gli Enti Locali, il giusto equilibrio tra la riduzione dei punti e quelli che rimarranno sul territorio. Pensare che l’accordo sia solo un taglio drastico ai punti gioco è sbagliato. Per esempio, per quanto riguarda i negozi di scommesse, il numero dei punti che saranno inseriti nel bando riprodurrà quanto già stabilito dalla Legge di Stabilità 2016 ed, in buona parte, già presente sul territorio. Il vero taglio ci sarà sui negozi generalisti secondari, che da circa 8.000 di fatto scompariranno. Anche la situazione riguardante bar e tabacchi vedrà un considerevole ridimensionamento (taglio di circa il 50% dei punti, ndr). La salvaguardia degli altri punti gioco avverrà attraverso un criterio di selezione che avrà come base la certificazione dei negozi rilasciata dai Monopoli di Stato. Anche in questo caso bisognerà trovare il giusto equilibrio con i tagli previsti dall’accordo, quindi la salvaguardia non potrà riguardare ovviamente tutti i punti ma comunque una parte considerevole di essi.

D – Ma i punti gioco saranno tagliati attraverso un preciso criterio? Se sì, questo criterio sarà applicato anche ai nuovi punti che si creeranno con le prossime gare?

R – L’accordo obbliga tutti ad un salto di qualità. La distribuzione sia dei tagli sia dei nuovi negozi derivanti dalle prossime gare, avverrà attraverso un preciso criterio che sarà stabilito dal Mef. Ovviamente ci confronteremo  con le Regioni e con gli Enti Locali e con gli operatori del settore. Per rendere pratico questo discorso i 10.000 negozi ed i 5.000 corner che verranno messi a gara per le nuove concessioni di scommesse, avranno una precisa distribuzione territoriale quindi con un definito numero di punti preventivamente previsto per ogni singola regione.

D – Tornando alla salvaguardia degli investimenti, i nuovi punti dovranno quindi fare i conti con le leggi regionali o potranno operare al posto di quelli già presenti sul territorio?

R – Lo scenario che si va a definire prevede una nuova distribuzione, soprattutto per via delle riduzioni previste dei punti gioco nelle varie regioni. Quest’ultime, insieme agli Enti Locali, dovranno garantire il numero di punti gioco previsto. Questo vuol dire che un nuovo punto certificato potrebbe prendere il posto di uno già esistente. [Non che questo sia garantito, ma] In sostanza Regioni ed Enti Locali avranno il compito di garantire una distribuzione equilibrata dei punti gioco e quindi, in diversi casi, dovranno intervenire sui regolamenti oggi esistenti. A loro viene affidato il compito – questa è la scelta fatta – di organizzare la presenza del gioco nel territorio, tenendo conto della salute dei cittadini, ma in una ottica non proibizionista. Si tratta di una assunzione significativa di responsabilità che obbliga gli amministratori locali ad una nuova visione. Una idea, cioè, di “normalità. Combattere la ludopatia, la.criminalità organizzata, offrire una possibilità di gioco qualificato e non ghettizzato. Mi aspetto quindi un lavoro di adeguamento dei regolamenti per far sì che vengano salvaguardati sia gli interessi di salute pubblica, supportati da un netto ridimensionamento e riqualificazione dell’offerta di gioco, sia gli investimenti importanti  che sono stati fatti e che verranno fatti per adeguare i nuovi punti gioco alla nuova qualità dell’offerta. ff/AGIMEG

Fonte originale AGIMEG