VACCARI (PD): ‘OFFERTA DI GIOCO SIA CONCENTRATA IN LUOGHI SICURI’

  • Scritto da Amr

Il senatore del Pd Stefano Vaccari parla del riordino dell’offerta di gioco e invita a valutare le differenti caratteristiche dei territori.

“La Relazione conclusiva (sul lavoro di audizioni del comitato Ndr) che abbiamo discusso, elaborato ed approvato senza voti contrari sia in Commissione Antimafia e tramite una risoluzione nel gennaio 2017 in entrambi i rami del Parlamento, non ha mancato di sottolineare con forza tra i vari punti quanto sia cruciale porre rimedio alle rilevate vulnerabilità del sistema del gioco legale”. Lo afferma il senatore del Pd Stefano Vaccari(componente della Commissione Antimafia e coordinatore del comitato sulle infiltrazioni criminali nel gioco legale e illegal”, in vista della della presentazione del libro “Lose for life. Come salvare un Paese in overdose da gioco d’azzardo” di Claudio Forleo e Giulia Migneco, edito dall’Altreconomia, che viene presentato oggi 21 settembre in Senato.

GLI AMBITI NORMATIVI – “Le principali risultanze del lavoro della Commissione, che si è fondato su un’attività istruttoria che ha coinvolto anche Avviso Pubblico, sono sintetizzabili a cinque ambiti normativi: le misure antiriciclaggio, il ruolo delle autonomie locali, le barriere all’ingresso, la repressione dell’illegalità e la nuova governance del settore. A questo abbiamo aggiunto due raccomandazioni dirette al Governo. In primo luogo la Commissione ha ritenuto che fossenecessario intervenire per rafforzare la normativa antiriciclaggio applicabile al settore, con l’obiettivo di una maggiore trasparenza dei capitali investiti nel settore del gioco pubblico e di una tracciabilità delle operazioni di gioco che hanno luogo soprattutto online. È con soddisfazione che rilevo come già molte delle proposte e delle riflessioni formulate al riguardo dalla Commissione sono già state recepite dal legislatore. Il recentissimo provvedimento di riforma della normativa antiriciclaggio di prevenzione in attuazione della IV direttiva (d.lgs. 25 maggio 2017, n. 90), dedica l’intero titolo IV alle “disposizioni specifiche per i prestatori dei servizi di gioco”.

LE VALUTE VIRTUALI – Vaccari sottolinea inoltre: “Abbiamo, poi, rilevato un utilizzo sempre più crescente delle valute virtuali (bitcoin) nelle transazioni via Internet e tra queste anche quelle relative alle scommesse online, o impiegate nei cosiddetti casinò virtuali. Vi sono alcune indicazioni che testimoniano che anche nel nostro Paese le valute virtuali quali bitcoin si avviano a essere utilizzate per alimentare conti di gioco accesi presso provider al momento non riconducibili a regolari concessionari che accettano scommesse anche in Italia. Le valute virtuali, poiché risultano di agevole trasferibilità, conservazione e negoziazione elettronica, trovano un impiego sempre più vasto, quantomeno in ambito internazionale. La principale criticità connessa all’uso di bitcoin, come delle altre valute virtuali, risiede nel fatto che lo scambio di ricchezze ha luogo sulla rete tra soggetti che non sono facilmente individuabili e che possono operare in Stati diversi, ivi inclusi quelli che non assicurano un’efficace cooperazione giudiziaria e di polizia o carenti sotto il profilo della legislazione antiriciclaggio, sul piano sia preventivo che repressivo. A ciò si aggiunge la circostanza che i soggetti che svolgono attività funzionale all’utilizzo, allo scambio e alla conservazione di valute virtuali e alla loro conversione da o in valute aventi corso legale, non sono in quanto tali sottoposti alle regole di adeguata identificazione, verifica della clientela e di registrazione delle operazioni previste dalla normativa antiriciclaggio sia italiana che straniera. Nella relazione si èdunque sottolineato l’urgenza di intervenire nel settore delle valute virtuali, in modo da rendere più trasparenti e tracciabili non sono le operazioni di gioco, ma tutte le transazioni che sfruttano questo meccanismo di criptovaluta”.
IL LAVORO IN ITALIA E IN EUROPA – “Anche sotto questo delicatissimo profilo – evidenzia il senatore – registriamo con soddisfazione che l’appello lanciato dalla Commissione antimafia non è rimasto inascoltato, né in Europa né in Italia. In ambito europeo sono già stati avviatii lavori per l’elaborazione di un ulteriore pacchetto antiriciclaggio (la quinta direttiva), al fine di rendere più trasparenti i mercati finanziari dopo le note vicende dei cd. Panama papers, combattere più efficacemente il finanziamento del terrorismo, adeguare la normativa alle nuove tecnologie e alle nuove frontiere dei mezzi e degli strumenti di pagamento che si stanno sempre più diffondendo tra gli utenti di internet. Secondo il testo elaborato dalla Commissione europea, così come modificato dal Consiglio, anche i provider che forniscono servizi di scambio di valuta virtuale contro valuta avente corso legale (il cosiddetto custodian wallet provider) saranno sottoposti a disciplina antiriciclaggio; dovranno cioè essere autorizzati, identificare i soggetti che utilizzano i bitcoin e in caso di sospetto segnalare le operazioni alle autorità competenti. Ebbene, grazie alle sollecitazioni della Commissione antimafia, il legislatore ha ritenuto opportuno anticiparne già da subito il recepimento, grazie alle misure introdotte dal citato d.lgs. 90/2017 che sottopone gli operatori in valute virtuali e i prestatori di servizi in questo settore sostanzialmente ai medesimi principali obblighi antiriciclaggio cui sono tenute le banche e gli altri enti obbligati, tra cui l’importante obbligo di segnalare all’Unità di Informazione Finanziaria (UIF) della Banca d’Italia tutte le operazioni sospette eseguite con pagamenti in bitcoin”.
GIOCO E TERRITORI – Nel ricordare il lavoro svolto anche per quanto riguarda il “delicato rapporto tra territorio e diffusione del gioco d’azzardo e sul ruolo degli enti locali in questo settore”, vaccari evidenzia come “dalle audizioni è emerso, infatti, che l’eccessiva polverizzazione sul territorio delle diverse tipologie di punti di gioco non agevola i controlli. La criticità è più fortemente avvertita nelle aree del Paese dove le autorità inquirenti sono già impegnate nel contrasto alla criminalità organizzata o al terrorismo e laddove queste sono maggiormente radicate sul territorio. Occorre pertanto offrire alle Regioni e agli enti locali la possibilità che la propria quota di offerta di gioco sia concentrata in un numero limitato di luoghi di gioco ritenuti più sicuri. Potrebbero dunque essere istituite sale da gioco certificate con caratteristiche e requisiti tali da ridurre il rischio di infiltrazioni criminali o comunque di illegalità. Inoltre, nei criteri di distribuzione sul territorio dell’offerta di gioco, va tenuto conto che le varie aree del Paese hanno profili di rischio di criminalità diversi, oltre che diversa, da luogo a luogo, è la propensione al gioco compulsivo o alla dipendenza al gioco patologico. Differenti sono pure le situazioni di tensione e di degrado sociale”.
Vaccari auspica che “gli enti locali dovranno essere sostenuti con tempestività e adeguate risorse nell’adozione di misure tese a porre rimedio ad impreviste situazioni emergenziali anche attraverso la destinazione di risorse straordinarie per il potenziamento dell’operatività della polizia locale e dei servizi sociali. È stato proposto il ripensamento dell’intero sistema in modo più strutturato, così da collegare il rispetto della normativa antimafia e antiriciclaggio con le ispezioni amministrative, le verifiche tributarie e il monitoraggio continuo e capillare delle tecnologie elettroniche ed informatiche. Non possiamo cioè permetterci diseconomie d’intervento, gelosie tra apparati dello Stato, segmentazione delle conoscenze. In questo contesto, si possono creare le premesse per un nuovo modello di governance della vigilanza nel settore dei giochi e delle scommesse, basato anche sulla centralizzazione di qualunque dato o informazione giudiziaria riguardante il gioco d’azzardo”.
LE BARRIERE ALL’INGRESSO – Soffermandosi sul rapporto tra gioco e legalità, Vaccari sottolinea come occorra “rafforzare ulteriormente le barriere all’ingresso del sistema pubblico dei giochi in modo da chiudere possibili varchi alla criminalità organizzata e ai loro prestanome. I requisiti di base attualmente previsti per la partecipazione a gare o a procedure ad evidenza pubblica in materia di giochi e scommesse hanno delle lacune al pari dei requisiti per il rilascio e il mantenimento di concessioni in materia di giochi pubblici. Lo standard antimafia e di moralità deve, cioè, essere omogeneo per tutti gli attori della filiera del gioco pubblico, dal vertice a valle, si tratti di concessionari delle reti online di raccolta di gioco, di gestori di apparecchi o di terzi incaricati, di produttori o di importatori di apparecchi di gioco. Allo stesso modo, appare non più prorogabile un intervento sistemico che tenda ad uniformare la disciplina della tempistica delle gare delle concessioni di gioco, troppo spesso bandite nell’imminenza della scadenza della concessione. Per il futuro, è fondamentale che anche per gli operatori di società aventi sede all’estero l’obbligo di concessione o autorizzazione di polizia sia ancorato alla tutela di interessi di ordine pubblico. Altro profilo di grande rilevanza è poi la repressione delle illegalità. L’attenzione della Commissione antimafia si è focalizzata sulla necessità che il legislatore proceda tuttavia ad una puntuale revisione del quadro sanzionatorio penale. La misura della pena attualmente prevista per i reati in materia di giochi e scommesse non consente, di per sé, l’attivazione di intercettazioni telefoniche e telematiche, che invece risultano assolutamente necessarie per accertare le modalità con cui si realizza l’infiltrazione criminale sempre più caratterizzata dall’uso di strumenti tecnologici e dall’ambito di operatività trasnazionale. Parimenti, la pena da irrogarsi per le condotte maggiormente pericolose, dovrebbe essere tale da comportare il prolungamento del termine di prescrizione ad un tempo congruo perché le indagini, solitamente assai laboriose, possano giungere ad una completa conclusione tale da svelare le effettive dimensioni dell’attività illecita ed i suoi eventuali collegamenti con realtà criminali complesse come quelle di tipo mafioso. Quanto al mondo delle società concessionarie, ènecessario un profondo ed urgente intervento teso a rendere più responsabile il comportamento delle impresecui è demandata la gestione dell’attività, vero cuore strategico del sistema del gioco legale, rispetto a tutto ciò che accade a valle delle rispettive filiere. In capo ai concessionari deve essere cioè configurabile una responsabilità civile in vigilando o in eligendo rispetto ai titolari dei punti di gioco. Così, a un necessario inasprimento delle sanzioni pecuniarie per l’operatore a valle della filiera direttamente responsabile delle violazioni, conseguirebbe in tal modo una presunzione di corresponsabilità del concessionario, salvo che quest’ultimo non dimostri di non aver fatto tutto il possibile per impedire, controllare e costantemente vigilare la condotta del titolare del punto di gioco”.
I CTD – In particolare, secondo Vaccari, “occorre prevedere, colmando un’altra evidente lacuna, la responsabilità delle società di gestione del punto di raccolta delle scommesse e di trasmissione dati (cosiddetti Ctd), ai sensi della legge n. 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti, così pure delle società in cui vengono riversate le somme della raccolta delle scommesse illegali e che fornisce la provvista per il pagamento delle vincite e della percentuale spettante a chi ne organizza la raccolta. Ciò è ancora più necessario dopo le recenti indagini svolte e concluse sulle scommesse sportive e il match fixing, che hanno messo in luce la stretta relazione tra le società sportive, i loro dirigenti e giocatori, i procuratori, e la criminalità organizzata. Sarà comunque necessario prevedere strumenti straordinari che possano essere adottati all’occorrenza per far fronte a situazioni più ad alto rischio che potrebbero verificarsi in ambito locale. Penso ai casi inerenti una pericolosa diffusione del gioco minorile o di una straordinaria diffusione della dipendenza del gioco patologico, oppure quando sia necessario fronteggiare il rischio di infiltrazione o condizionamento della criminalità organizzata nel settore pubblico. Tutte situazioni accertate sulla scorta di concreti ed univoci elementi di fatto. In questi casi un valido strumento di intervento immediato potrebbe essere costituito da una sorta di Daspo in tema di giochi e scommesse, ad esempio stabilendo per legge i presupposti e le modalità affinché l’autorità di pubblica sicurezza ordini la chiusura di uno o più punti di offerta di gioco. Dopo questo lavoro di ulteriore approfondimento, l’auspicio è che non rimanga lettera morta, ma che si passi rapidamente ai fatti traducendo in modifiche normative le proposte votate dai due rami del Parlamento, attraverso l’iter per la riforma del settore dei giochi e delle scommesse già avviato, ma che da troppo tempo rimane un’ opera incompiuta”.

Leggendo i vari articoli, credo sempre meno che “verranno salvaguardati TUTTI gli investimenti esistenti”, anche se per i locali con attività prevalente “giochi e scommesse”.

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Da qui, mi sorge una domanda, che anche mi riguarda personalmente.

La mia agenzia, che già a fine 1999 aveva ottenuto il tulps88 ed ha iniziato ad operare il due Gennaio 2000, recentemente ristrutturata a fine 2013 con un investimento di oltre 400.000,00 euro, oggi rimane l’unica agenzia Sisal della mia provincia.

Nel mio comune ci sono ancora 11 Punti Gioco Goldbet, 5 PlanetWin365, 3 negozi Eurobet, 2 negozi Lottomatica Better (quelli ufficiali)

oltre a due Corner (che non hanno l’attività prevalente richiesta).

La domanda è: “la salvaguardia degli investimenti esistenti riguarda in primo luogo i concessionari o i singoli gestori”?

Nel mio caso specifico, auspicherei per logica di equità, che se qualcuno si dovesse spostare dalla mia zona, non dovrei essere proprio io :party: 

Sicuramente il mio è uno dei casi limiti, ma credo che lo stesso problema, anche se non in modo così sproporzionato, si verifichi in tanti altri comuni.

Assisteremo, quindi, a una serie di Ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato? :spiega: 

Ritengo che sia un punto che non si dovrebbe sottovalutare nella stesura del prossimo decreto del governo, che dovrebbe essere emanato entro il 31 Ottobre 2017.

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Leggasi anche questo articolo di JAMMA

Giochi, Baretta (Mef): “Abbiamo deciso di ridurre l’offerta. Andrà definita locazione geografica dei punti regione per regione”

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(Jamma) – “Non mi sfuggono le preoccupazioni degli operatori che in questi mesi difficili non hanno mai mancato di dare il loro contributo, come ha fatto Sisal”. E’ quanto dichiarato dal sottosegretario al Mef, Pier Paolo Baretta, intervenendo alla presentazione del Rapporto di Sostenibilità.

“Gli operatori sono preoccupati per il punto di equilibrio, queste preoccupazioni sarebbero state maggiori se non ci fosse stato l’accordo, che ha delle contraddizioni e vanno affrontate. L’accordo sancisce il nuovo livello di offerta, gli enti locali si sono mossi su una linea: distanza e punti sensibili, ma questo sposta e non diminuisce il gioco. Noi come Governo abbiamo deciso di ridurre l’offerta. Questo è il primo punto. Il fatto importante è che la riduzione dell’offerta obbliga a renderla agibile. Il secondo principio affermato è che per rendere agibili questi punti di gioco gli enti locali devono lavorare ad un programma di distribuzione. Gli enti locali vogliono tenere conto delle loro prospettive, ma lo devono poter fare nell’ambito della linea tracciata dal Governo. Qui dobbiamo lavorare. Il decreto del Mef – spiega Baretta – dovrà definire la locazione geografica dei punti regione per regione. La discussione con gli enti locali è su come garantire l’operatività delle sale, e il criterio non può essere la loro capacità di fare profitto. Mi aspetto che i concessionari su questo abbiano un rapporto con gli enti locali. La mia opinione è che questo accordo obbliga tutte le parti ad un salto di qualità, che siano operatori o enti locali, siamo di fronte a una sfida nuova”.

“Il mercato sta cambiando – aggiunge il sottosegretario -, dobbiamo chiederci se magari i concessionari non siano troppi. Lo Stato in tutto il percorso di questi due anni ha confermato un punto: il regime concessorio. Il contesto sociale ha sviluppato una forte sensibilità alle questioni della dipendenza arrivando perfino a mettere in dubbio il regime concessorio. La mia responsabilità è quella di una riorganizzazione del settore. La riduzione del numero degli apparecchi introduce il tema della responsabilità e della certificazione dei punti che dà una professionalità specifica. I gestori hanno un compito, ripensarsi sul mercato” conclude Baretta.