Parlamento UE: “Legge Piemonte sul gioco non viola le regole della concorrenza nel perseguire obiettivi di tutela dei giocatori”

L’adozione da parte della Regione Piemonte della legge che introduce divieti e distanze per il gioco pubblico e l’installazione degli apparecchi da gioco non viola il trattato Eu sulla concorrenza all’interno del mercato interno. E’ quanto rende noto il Parlamento Europeo – in risposta alla petizione presentata dall’europarlamentare Alberto Cirio (FI) che aveva chiesto alla Commissione di pronunciarsi sulla compatibilità tra la legge regionale piemontese del 2016 e le libertà economiche del mercato interno previste dal Trattato – specificando che “gli Stati membri godono di un’ampia autonomia nella regolamentazione delle loro attività di gioco d’azzardo nazionali. Possono limitare la fornitura di servizi di gioco d’azzardo al fine di perseguire obiettivi di politica pubblica quali la tutela dei consumatori, compresa la lotta alla dipendenza dal gioco d’azzardo, purché tali restrizioni siano giustificate e in linea con le norme sul mercato interno stabilite dal TFUE e interpretate dalla CGUE”.
Il firmatario, come confermato ad Agimeg, ha inteso denunciare gli effetti distorsivi della concorrenza di una legge regionale per la prevenzione della ludopatia, che vieta l’installazione di apparecchi da intrattenimento nelle vicinanze (meno di 300 metri) di luoghi particolarmente sensibili, quali scuole, centri di formazione, luoghi di culto, impianti sportivi, ospedali, banche e sportelli bancomat, esercizi di compravendita di oggetti preziosi ed oro usati, nonché stazioni di pullman e ferroviarie. Per l’europarlamentare il divieto in questione sarebbe sproporzionato all’obiettivo di scoraggiare il gioco d’azzardo patologico e costituisca una palese violazione delle libertà di stabilimento (articolo 49 TFUE) e di prestazione dei servizi (articolo 56 TFUE) e comporti una distorsione della concorrenza fra esercenti commerciali che gestiscono gli apparecchi in questione a seconda della loro ubicazione. Citando l’articolo 116 TFUE, che prevede un intervento della Commissione qualora una disparità di regolamentazione sia suscettibile di alterare in maniera significativa le condizioni di concorrenza del mercato interno, il firmatario chiedeva alle istituzioni europee di pronunciarsi sulla compatibilità di tale normativa con le libertà economiche del mercato interno, senza sottovalutare l’aspetto relativo alla promozione dell’occupazione (articolo 9 TFUE).
“Occorre notare – ha spiegato il Parlamento nella sua risposta – che non esiste una normativa sul gioco d’azzardo dell’UE specifica per settore. Gli Stati membri sono autonomi nel modo in cui regolano le loro attività di gioco d’azzardo fintantoché sono in linea con le norme sul mercato interno stabilite dal trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) e come interpretate dalla Corte di giustizia delle l’Unione Europea (CGUE). Gli Stati membri possono limitare i servizi di gioco d’azzardo al conseguimento di obiettivi di politica pubblica (quali la protezione di consumatori, minori, giocatori, compresa la lotta contro la dipendenza dal gioco d’azzardo, la lotta contro la frode e il riciclaggio di denaro), ma le restrizioni devono essere proporzionate, giustificate e non discriminatorie. Allo stesso tempo, gli Stati membri devono dimostrare che le regole costituiscono una parte essenziale di un approccio coerente e sistematico e che le misure proteggono effettivamente i giocatori e il pubblico in generale dai pericoli associati al gioco d’azzardo. In secondo luogo, le regole di concorrenza di cui agli articoli 101 e 102 del TFUE si applicano in linea di principio al comportamento delle imprese. Solo in circostanze eccezionali la legislazione di uno Stato membro può violare le regole di concorrenza, in combinazione con altre disposizioni del TFUE. Tuttavia, nel caso in esame, non vi sono indicazioni che evidenziano che dall’adozione della legge regionale nel perseguimento di obiettivi di politica pubblica identificati, lo Stato membro falserebbe la concorrenza all’interno del mercato interno. In particolare, non vi sono indicazioni che la legge regionale in vigore richieda o incoraggi l’adozione degli accordi anticoncorrenziali in violazione dell’articolo 101 del TFUE o crei una situazione in cui un’impresa pubblica o un’impresa uno Stato membro ha conferito diritti speciali o esclusivi, che in quanto tali non sono vietati dal diritto dell’Unione, ma semplicemente esercitando i diritti preferenziali che gli sono conferiti, sono portati ad abusare della sua posizione dominante in violazione dell’articolo 102 del TFUE”. cr/AGIMEG

 

Scommessa Virtual: Trio a girare da un euro.

trio a girare di un euro

Stamattina, mi contatta nella chat privata facebook un tizio (certo CIRO) che mi dice di essere un gestore di un book sanato e mi chiede se alla Sisal si può giocare una TRIO A GIRARE nel VIRTUAL RACE di un EURO, visto che, a suo dire, nel suo book non si poteva (minimo erano sei euro). Lo doveva dimostrare a un funzionario del suo book. 

Per sicurezza, telefono a un mio terminalista e me lo faccio confermare. Costui pretende anche che gli invii una foto dello scontrino per farla vedere al funzionario del suo book e gli dico che l’avrei inviata nel pomeriggio, visto che nel frattempo la mia agenzia chiudeva per pausa pranzo.

Per mia curiosità, telefono anche a un mio amico gestore di un book discriminato dal Bando Monti (quindi non ancora AAMS), e anche lui mi conferma che con un euro nel suo book si poteva giocare.

Poi costui mi chiede, in modo arrogante, come mai sia possibile visto che, essendo sei combinazioni, ogni combinazione era di 16,66 centesimi non multiplo di 5 centesimi, mettendo in dubbio la mia parola e la mia competenza.

Al che, vista l’IGNORANZA, la PRESUNZIONE e la sua ARROGANZA, “lo mando a quel paese” e lo BLOCCO.

L’ignoranza non è una colpa. L’ignoranza insieme alla presunzione è una colpa; ma associate anche all’arroganza, quando sa che il suo interlocutore è sicuramente molto più competente, per me è inaccettabile. Mi ricorda l’atteggiamento di certi attivisti di un noto movimento politico, che proprio non sopporto.

A questo punto, se vuole sapere il perché sia possibile, lo invito a iscriversi nel FORUM INFOBETTING e a postarmi li la sua domanda:

https://www.infobetting.com/forum/viewforum.php?f=1

Così risponderò pubblicamente a questo SOMMO PRESUNTUOSO ed ARROGANTE, che alla fine mi ha anche insultato da par suo, prima che lo bloccassi. 

Voleva che gli inviassi la foto nel pomeriggio, ma per castigarlo non l’ho fatto. Non so perché la volesse necessariamente nel pomeriggio.  :party:

 

 

 

Antiriciclaggio, accesso a informazioni da parte delle autorità fiscali: OK Commissione Finanze Camera a Schema decreto

La Commissione Finanze della Camera ha reso parere positivo – ma ha formulato alcune osservazioni – sullo Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva UE 2016/2258 che modifica la direttiva 2011/16/UE per quanto riguarda l’accesso da parte delle autorità fiscali alle informazioni in materia di antiriciclaggio. Le osservazioni avanzate dalla Commissione non riguardano il gioco. Come ha evidenziato il relatore Sergio Boccadutri (PD) nel corso dei lavori di ieri una disposizione dello Schema di decreto – il comma 3-ter dell’articolo 1 – ha alcuni riflessi sul settore, e prevede la stipula di un’apposita convenzione che regoli i rapporti tra Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza. La norma prevede che “i dati e le informazioni acquisiti in assolvimento degli obblighi di adeguata verifica della clientela siano nella disponibilità dei soggetti obbligati di cui all’articolo 3 del decreto legislativo n. 231 del 2007 (intermediari bancari e finanziari, altri operatori finanziari, professionisti nell’esercizio della professione in forma individuale, associata o societaria, altri operatori non finanziari, prestatori di servizi di gioco) l’Agenzia delle entrate si avvale della Guardia di finanza. lp/AGIMEG

Giochi, l’avvocato Cardia: “Nel settore c’è immaturità, evidenti le falle delle misure contenitive adottate”

cardia
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(Jamma) – “Gli orari sono una soluzione che dal 2010 alcuni sindaci d’Italia hanno cominciato a mettere sul tavolo per gestire problemi di gioco che hanno rilevato sul loro territorio. Siamo di fronte ad un canitere a cielo aperto con idee di regolamentazione interessantissime, ma che riguardano un comparto che sta lavorando dal 2001, quindi c’è una forte immaturità, perchè sono passati solo 17 anni. E’ immaturo il legislatore, così come probabilmente anche il comparto, che comunque è straqualificato. L’utenza, dal canto suo, è ancora meno matura, bisogna educare le persone”.

E’ quanto dichiarato dall’avvocato Geronimo Cardia, dello Studio Legale Cardia & Cardianell’ambito del convegno “Rovigo: liberi di scegliere. Sì al gioco lecito no all’illegalità”, promosso dall’Istituto Milton Friedman al Ridotto del Teatro Sociale.

“Dobbiamo confrontarci con delle idee importanti per regolamentare bene un settore già operativo e che rispetta già delle norme. Le misure contenitive dell’offerta di gioco sono state principalmente di tre tipi e consistono nel divieto assoluto di pubblicità adottato da alcune Regioni, poi riduzione orari e infine le distanze. Nel primo caso si hanno problemi evidenti, basti pensare a chi acquista uno spazio pubblicitario nazionale, è ovvio che una regolamentazione territoriale no va bene; ridurre gli orari di gioco non porta ad un calo dei malati di Gap, così come tagliare gli orari delle pasticcerie non fa diminuire il numero di diabetici; infine sulle distanze abbiamo fatto uno studio costosissimo ed è praticamente venuto fuori che diventa quasi impossibile giocare nella maggior parte delle città o regioni che hanno adottato questo tipo di restrizione, con attività tagliate fuori in oltre il 99% del territorio. Si tratta di fatto di un effetto espulsivo. Secondo i nostri studi abbiamo notato che i giocatori si dividono in tre categorie: quelli razionali, quelli problematici e infine i patologici, gli ultimi due non si fermano ai 500 metri, hanno addirittura la forza di volontà di spostarsi fuori città o regione ed è quindi evidente che la finalità per la quale il distanziometro viene imposto non viene soddisfatta. Questo riguarda spesso anche il giocatore razionale, che a differenza dei precedenti non si sposta per giocare, ma se è vero che a volte preferisce fare altro, molte altre pur di giocare si collega ai siti online .it e soprattutto su quelli .com, illegali” ha concluso Cardia.

Fonte originale Jamma

Giochi, l’avvocato Sbordoni: “Impensabile aspettare altri 4 anni per riordino settore”

sbordoni
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(Jamma) – La corte costituzionale con la sentenza no. 27/2018, pubblicata il 14.02.2018, si è pronunciata su tre questioni sollevate nel 2015 dalla Commissione Tributaria Provinciale di Rieti, relative alla legittimità costituzionale dell’Imposta Unica sulle Scommesse e i Concorsi Pronostici, disciplinata dal D.Lgs.n. 504/1998, come modificato dall’art. 1, comma 66, lett. b), della Legge 220/2010 (Legge di Stabilità 2011).

Così statuendo la Corte ha di nuovo messo il dito nella piaga della cattiva normazione del settore dei giochi. A prescindere da ogni tipo di valutazione utilitaristica delle parti in causa, la vicenda ci pone dinanzi alla necessità che predichiamo da tempo di mettere mano (competente ed esperta…) al groviglio di leggi e norme che oggi regolano il settore.

Nonostante il fegato oltremodo ingrossato dalle vicende degli ultimi anni di molti operatori legali, e portati ad un atteggiamento rinunciatario sul futuro prossimo, saremmo dell’opinione di non far passare troppo tempo per questa normazione.

Crediamo infatti che non si possa in alcun modo pensare di aspettare altri quattro anni per vedere come riordinare il settore dei giochi in Italia. Questo forse potrebbe convenire solo a chi ha posizioni di vantaggio consolidate. Ma a ben vedere nemmeno a costoro, io credo.

La società sviluppa – non evolve, è diverso – molto velocemente, in funzione e di pari passo con la tecnologia. Domani potremmo essere in uno scenario completamente diverso da oggi, e domani può voler ben dire tra 6/8 mesi. Politica ed elezioni a parte.

La distribuzione dei punti di gioco ne è una conseguenza. Per poterla avere equilibrata, bisogna essere al passo con i tempi, e non mi sembra che questo sia chiaro a molti di coloro che intendono guidare sia il paese che il Settore dei giochi. L’ISTAT ce lo dice con i numeri: in Italia sempre più vecchi e nascite in calo. Questo forse è alla base di programmi per vecchi che nell’immobilismo e nella paura del cambiamento ripongono erroneamente speranze di mantenimento di vita.

Si badi bene, vecchio non va inteso come una funzione dell’età anagrafica: abbiamo in Italia menti lucidissime e capaci di vedere oltre, anche in persone che per età sono considerate vecchie. Ma vecchio è l’eccesso di burocrazia, vecchia è l’idea che attraverso questa si voglia controllare o gestire il paese. Vecchi sono anche troppi presunti giovani che senza qualità credono o sperano di poter ricoprire incarichi di potere. Vecchio è chi gli dà spago.

C’è ancora scollamento tra il web come realtà e la percezione che se ne ha da noi. Ho sempre sostenuto da studioso accademico del diritto dell’informatica che il web è uno strumento non una realtà parallela, e come tale va vissuto. Ancora non ci siamo. Ecco dove bisogna accelerare: non su repressione e mantenimento di posizioni conservative ma sulla educazione digitale e sulla rapidità di reazione delle norme in accompagno allo sviluppo della società, anche nell’approccio al gioco. Ci vuole tempestività, coraggio, competenza e visione a medio termine.

Avv. Stefano Sbordoni

Fonte originale Jamma

ELEZIONI 2018: LA SETTIMANA DEL VOTO, LA FINE DEI GIOCHI

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Il count-down verso le elezioni politiche 2018 è iniziato da tempo e come sempre accade il gioco rientra nei programmi elettorali: come punto (eternamente) da risolvere.

 

Ci siamo quasi. Pochi giorni ancora e gli italiani conosceranno il nuovo Esecutivo chiamato a guidare il paese nella prossima legislatura. Almeno in teoria. Sì, perché la pratica potrebbe recitare un copione decisamente diverso, con il risultato delle votazioni che potrebbe essere del tutto sterile dal punto di vista della formazione di una nuova compagine governativa, a causa della discutibilissima legge elettorale con cui ci apprestiamo ad andare a votare.
Stando agli ultimi sondaggi eseguiti sugli elettori, sembra proprio che l’unico ad avere la maggioranza necessaria per governare il Paese sarebbe un governo del Presidente. In particolare, secondo le proiezioni Ixè elaborate sui dati dell’ultimo sondaggio effettuato prima del silenzio elettorale, emergerebbe che un esecutivo indicato dal Capo dello Stato e composto da PdForza Italia e Noi con l’Italia (più una truppa di “responsabili” proveniente dai vari partiti) avrebbe a disposizione 321 seggi. Con Liberi e Uguali, LegaM5S e Fratelli d’Italia che rimarrebbero quindi all’opposizione. Ma nulla è certo, in realtà, come ad ogni tornata elettorale. E questa volta, forse, è anche più difficile del solito intercettare il reale scenario post-voto, in una situazione politica assolutamente senza precedenti. Con un consenso generale della politica ai minimi storici, un’astensione destinata a moltiplicarsi e un Movimento 5 Stelle che sembra essere l’unico in grado di accaparrare nuovi consensi e sul quale potrebbe quindi finire parte quelle centinaia di migliaia di voti ad oggi ancora incerti, e che solo la cabina elettorale potrà affidare.

Il comparto del gioco pubblico, come al solito, è alla finestra: nella spasmodica attesa di conoscere la nuova compagine governativa e con il forte auspicio di poter ripartire da zero, nei rapporti con le istituzioni, dopo gli esiti a dir poco disastrosi dell’ultima legislatura. Che nella promessa di un riordino generale del settore, hanno portato alla semi-disfatta dell’industria. Nonostante gli sforzi compiuti dal sottosegretario all’Economia, con delega di giochi, Pier Paolo Baretta e i buoni propositi di “nuova gestione” del comparto, ma con i risultati, soltanto parziali, che hanno determinato problemi anche ingenti alle imprese. Basti pensare a quelle del Piemonte, vittime dell’incapacità dell’Esecutivo di prendere una posizione e di un potenziale “eccesso di potere” da parte dell’amministrazione locale: anche questa, per giunta, guidata dal Pd: proprio come l’Esecutivo che ha governato fino ad oggi. Inevitabile, quindi, una parziale sfiducia degli addetti ai lavori nei confronti del Partito Democratico, e la cui riconferma lascerebbe presagire anche una continuità nella (non) gestione delle politiche di gioco. Tanto più che l’ex premier e segretario del Partito, Matteo Renzi, ha addirittura esaltato quanto fatto finora nei confronto del settore, promettendo “di coinvolgere da subito un tavolo di associazioni del settore e i responsabili delle Regioni — all’inizio della legislatura — per la verifica dell’attuazione concreta delle norme”. Per un disco decisamente già sentito dagli operatori e che si ripete ormai da troppo tempo, senza arrivare ad alcuna soluzione.
La situazione non appare tuttavia migliore, per l’industria, pensando a un possibile governo a 5 Stelle, tenendo conto della dichiarata avversione del Movimento rispetto a questo settore ed ai vari proclami anti-gioco annunciati dai vertici. A partire dal candidato premier Luigi Di Maio, che ha promesso l’aumento delle tasse sul settore (dimenticando, forse, che il livello di tassazione attuale è già al di sopra di qualunque standard internazionale e molto più alto rispetto a qualunque altra industria nazionale), supportato anche dal collega Alessandro Di Battista, il quale, oltre alla maggiore tassazione, sembra essere tentato anche da una possibile abolizione. Come sarebbe del resto favorevole il senatore uscente del Movimento, Giovanni Endrizzi, che propone “la cancellazione del regime concessorio”.
Dalle fila di Forza Italia, la questione del gioco pubblico sembra essere affrontata con maggiore prudenza. Con il candidato Antonio Palmieri che dice di essere “consapevoli che proibire il gioco legale avrebbe il solo effetto di alimentare il gioco illegale in mano alla malavita”. E con gli addetti ai lavori che hanno ancora chiaro in mente quello che considerano un “buon esempio di politica” fornito dal governatore della Liguria, Giovanni Toti, che a differenza dei suoi colleghi amministratori regionali, ha pensato bene di far slittare la propria legge “anti-gioco” in avanti nel tempo, promettendo di studiare approfonditamente i contenuti e possibili risvolti, prima della sua adozione. Evitando la chiusura di molte attività economiche, come la legge ligure minacciava di fare (e come sta avvenendo, al contrario, in Piemonte e come potrebbe accadere a breve in Emilia). Anche qui, tuttavia, c’è pur sempre da fare i conti con una coalizione che ingloba anche Fratelli D’Italia – notoriamente contrario al gioco – e la Lega, che al di là delle dichiarazioni del leader Matteo Salvini (comunque tutt’altro che favorevole al settore), rimandano inevitabilmente alla legge della Lombardia voluta fortemente dal governatore “padano” Roberto Maroni.
Insomma, anche stavolta il gioco è entrato a far parte in maniera significativa della campagna elettorale. Nonostante, verrebbe da dire, la semi-indifferenza degli italiani rispetto alla materia. Come rivelato anche dal recente sondaggio curato da Nomisma: “Il Manifesto degli Italiani. Le priorità di intervento richieste alla politica” secondo il quale Il gioco d’azzardo rientra in misura minore tra le preoccupazioni e, conseguentemente, tra le sollecitazioni di intervento (solo il 2,3 percento si esprime in tal senso)”. Spiegando chiaramente come, pur rimanendo tra i punti di interesse, non raccolgono indicazioni prioritarie rispetto ad esigenze molto più incombenti le richiesti di politiche di contrasto al reato di stalking (2,8 percento), al gioco illegale (2,5 percento) e al contrabbando di sigarette e alcolici (1,7 percento). Mentre riguardo alle esigenze riconducibili alla categoria Sanità “emerge tangibile la richiesta di un sistema sanitario più efficiente. Trovando soltanto sul fondo della graduatoria le “attività di sensibilizzazione sugli effetti del gioco d’azzardo patologico (2,7 percento)”.
Segno evidente che la classe dirigente sembra aver perso la bussola rispetto alle reali esigenze della cittadinanza e delle imprese. Rivelandosi sempre più lontana, nonostante le diverse derive populiste, sempre più evidenti in qualunque schieramento, come emerge chiaramente da questa campagna elettorale. Del resto, la crescente sfiducia nei confronti della politica non è certo un caso. E nonostante le votazioni del 4 marzo non saranno direttamente risolutive, permetteranno comunque di tirare una riga e ripartire da zero, con la riformulazione delle Camere e la costituzione di un nuovo Parlamento, oltre a quella del governo. Dichiarando chiusi i giochi, una volta per tutte: ma solo quelli elettorali, vogliamo augurarci.

APPARECCHI DA GIOCO SCOLLEGATI, 865MILA EURO DI SANZIONI A PALERMO

  • Scritto da Redazione

Un controllo congiunto di Polizia e Monopoli di Stato scopre apparecchi da gioco scollegati in un bar di Cinisi (Pa), al gestore multa da oltre 865mila euro.

Sanzioni di 832.000 euro per l’evasione delle tasse, 27.000 euro, per la mancanza del nulla osta e 6.666 euro per la mancanza del collegamento alla rete telematica. È costato caro al gestore di un bar di Cinisi, in provincia di Palermo, aver messo in funzione nel suo esercizio quattro apparecchi da gioco non collegati alla rete dei Monopoli di Stato, privi dei nullaosta previsti dalla legge e con le schede interne manomesse.

La multa è stata disposta dopo un controllo amministrativo in alcune sale da gioco e locali pubblici di Cinisi (Pa) condotto dalla Divisione di Polizia Amministrativa e Sociale della Questura e dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Secondo quanto si legge in una nota della Polizia il mancato collegamento e la manomissione delle macchine avrebbero “consentito di sottrarre il volume di giocate veicolato al controllo dello Stato, evitando la conseguente tassazione cui questo tipo di apparecchi da intrattenimento sono soggetti”.