TAR PUGLIA: ‘AUTORIZZAZIONE GIOCO, SÌ A REVOCA SE PRESENTI PREGIUDICATI’

  • Scritto da Fm

Il Tar Puglia conferma la revoca dell’autorizzazione per una sala gioco frequentata da pregiudicati e base per la pianificazione di rapine.

“L’impugnato provvedimento di revoca, così come prescrive l’art. 3 legge n. 241/1990, è congruamente motivato – sia pure per relationem – in ordine ai presupposti di legge che ne legittimano l’adozione attraverso il richiamo della nota della Prefettura (depositata anche dall’amministrazione comunale). Detta nota menziona la circostanza della assidua frequentazione di pregiudicati nel locale oggetto della autorizzazione revocata (‘… non si può escludere che il circolo costituisca potenziale base dove si riuniscono pregiudicati per la preparazione di azioni delittuose …’) in relazione ad indagini giudiziarie ‘… che hanno portato all’emissione di una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di soggetti (frequentati dai signori – figlio e padre) componenti un sodalizio criminale dedito alle rapine a furgoni blindati portavalori, da cui emergeva come detta organizzazione avesse come base logistica per la pianificazione delle azioni delittuose proprio il citato locale …'”.

Lo ricorda il Tar Puglia nel ritenere “manifestamente infondato” il ricorso presentato da una sala giochi contro la revoca dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività per “situazione di contrasto con l’ordine e la sicurezza pubblica”.
Per i giudici sussistono i presupposti di cui agli artt. 60 e 74 cod. proc. amm. per l’adozione di una sentenza in forma semplificata.
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AGNELLO: ‘BETSOLUTION4U RIMBORSA I SALDI CONTO GIOCO’

  • Scritto da Redazione

La Malta gaming authority autorizza Betsolution4u al rimborso dei saldi conti gioco ancora attivi al momento della sospensione dell’attività.

 

L’authority maltese per i giochi (Mga) ha autorizzato la società Betsolution4u, difesa dall’avvocato Daniela Agnello, a rimborsare i saldi conti gioco che erano attivi al momento della sospensione dell’attività.
“A seguito del nulla osta dell’authority maltese, Betsolution4u procede al pagamento dei saldi conti dei giocatori con l’emissione di assegni elettronici tramite il sistema di Emoney”, sottolinea il legale.

 

“La procedura avviata davanti alla Mga, l’avvio del pagamento dei conti gioco, l’incarico ad un collegio di tecnici per la stesura di relazioni di ricostruzione contabile e fiscale e di pareri tecnici-legali, unitamente all’attività di difesa nell’ambito del procedimento pendente a Reggio Calabria rientrano nel programma avviato dalla società per dimostrare la regolarità dell’attività svolta, la correttezza delle operazioni di gioco, la professionalità e la serietà della compagine sociale”, conclude Agnello.

Fonte originale GiocoNews

Osservatorio ‘Italia in Gioco’, l’avvocato Sambaldi: “Prossimo Governo non potrà sottrarsi a riforma settore”

sambaldi
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(Jamma) – “Il tema è ancora al centro del dibattito pubblico e le chiusure di sale giochi e le infiltrazioni criminali sono tra gli argomenti più veicolati sui mezzi di comunicazione. Resta il fatto che la tanto attesa riforma del gioco non arriva mai”. E’ quanto scrive l’avvocato Chiara Sambaldi, che dirige l’Osservatorio Giochi, Legalità e Patologie dell’Eurispes, dal nome “Italia in Gioco”.

“Soltanto un intervento organico, che contemperi gli interessi pubblici e quelli privati può aprire ad una nuova era del gioco pubblico, più condivisa e meno conflittuale, improntata ad una responsabilità che sino ad oggi è solo rimbalzata di qua e di là. Ecco un breve sguardo di contesto.

Il governo ha faticosamente condotto il confronto con le Regioni e gli enti locali, conclusosi con l’intesa raggiunta in Conferenza Unificata il 7 settembre scorso. Per la prima volta nella storia del comparto è stato deciso: di ridurre l’offerta di gioco tramite apparecchi; di dimezzare in tre anni i punti di gioco (ovvero gli esercizi pubblici che lo offrono); di innalzare il livello qualitativo dell’offerta attraverso la qualificazione degli stessi punti di gioco, che dovranno essere tutti certificati, mentre gli apparecchi andranno sostituiti con altri più evoluti e controllabili da remoto; di implementare i controlli e le misure finalizzate a prevenire degenerazioni patologiche ed illegali.

Da allora, però, l’unico passo compiuto è stato quello di ridurre l’offerta. Il clima di persistente contrapposizione istituzionale impedisce di fare tutto il resto.

Le Regioni e gli enti locali – spiega Sambaldi – sono da tempo impegnati a contrastare la diffusione del gioco, con il fine della tutela della salute pubblica, tramite restrizioni orarie dell’offerta e lo strumento del “distanziometro metrico” previsto per preservare i frequentatori dei cosiddetti “luoghi sensibili” (scuole ed ospedali, ma anche bancomat e compro oro). Misure che si continuano a varare, anche se non vi è alcun riscontro scientifico che tali provvedimenti riescano effettivamente a contrastare la dipendenza da gioco (invero, secondo un orientamento, le misure anzidette potrebbero essere addirittura controproducenti). Vengono programmate poi, seppure a fatica ed in modo timido e disomogeneo sul territorio, iniziative per prevenire i rischi connessi al gioco con vincita in denaro. Queste sì, in particolare se rivolte alle giovani generazioni, in grado di sensibilizzare ed incidere in modo positivo, attraverso l’informazione, la conoscenza e la creazione di consapevolezza.

Se centro e periferie, nonostante l’intesa raggiunta, continuano a procedere su binari paralleli e conflittuali, viene meno il presupposto di un intervento organico, serio e responsabile, che è ormai indispensabile.

Sul piano operativo socio-sanitario, le misure di tutela della salute della popolazione rispetto al “disturbo da gioco d’azzardo” (patologia inclusa nei livelli essenziali di assistenza) debbono essere approntate dai Servizi pubblici territoriali che, talora con risorse insufficienti, si trovano a fronteggiare una dipendenza “senza sostanza” complessa e bisognosa di un approccio multidisciplinare. Il mondo dell’associazionismo – aggiunge l’avvocato – si affianca e sopperisce in particolare attraverso campagne di sensibilizzazione ma anche con percorsi di cura e riabilitazione delle persone affette dalla patologia.

Le imprese del settore hanno ormai digerito la riduzione dell’offerta di gioco legale decisa dal Governo e attendono certezze e regole per riposizionarsi in un mercato che resta competitivo, grazie anche ad una significativa e crescente componente internazionale. Nel frattempo, continuano a difendersi dalle normative locali ritenute eccessivamente restrittive a tal punto da radiare il gioco legale dai territori urbani, per la difficoltà se non impossibilità oggettiva di trovare una collocazione ad un’offerta comunque autorizzata dallo Stato.

Si pone infatti, sempre e comunque, un’esigenza di proporzionalità della restrizione imposta all’attività di impresa rispetto all’interesse prevalente da tutelare, senza considerare che le limitazioni dell’offerta di gioco in “rete fisica” (punti di gioco) possono peraltro, come rilevato da illustri osservatori, facilitare lo spostamento della domanda di gioco verso circuiti illegali e non controllabili, in grado di sfruttare le possibilità offerte dalla tecnologia per il perfezionamento di giocate e scommesse tramite server posti all’estero.

Ecco, quindi, che il prossimo governo, dopo le sconfitte e i ritardi accumulati negli ultimi anni, non potrà sottrarsi ancora alla responsabilità di decidere nel rispetto delle sfere di competenza e, pertanto, condividere con le Regioni e gli enti locali i percorsi di regolamentazione per il miglior contemperamento degli interessi coinvolti.

Le imprese di settore, seppur in un clima di conflittualità tra i livelli della filiera, potrebbero rafforzare la propria posizione, sia nel dibattito pubblico che nell’interlocuzione istituzionale, concertando linee di azione e di difesa in seno ad associazioni di categoria e federazioni rappresentative di interessi solo apparentemente inconciliabili. La “multicanalità”, la fusione tra retail e online, che orientano le politiche commerciali, vanno in questa direzione.

È il tempo dell’unione, su tutti i fronti, per avviare in modo costruttivo una nuova fase di vita del settore e per “pretendere” un interlocutore istituzionale che decida e non temporeggi” conclude Sambaldi.

Fonte originale Jamma

Puglia: giochi e scommesse irregolari, sequestrati dalla GdF 59 apparecchi elettronici e verbalizzate 32 persone

Pugno duro contro il gioco irregolare in Puglia. Il Comando Regionale della Guardia di Finanza ha svolto una serie di interventi volti a contrastare e prevenire fenomeni di illegalità nel gioco. Gli interventi effettuati, tra il 26 e il 27 marzo scorsi, sono stati nel complesso 146, riscontrate 24 irregolarità. Sono stati sequestrati un locale commerciale abusivo, 59 apparecchiature elettroniche, tra terminali informatici e personal computer, verbalizzate 32 persone. Nel corso dell’operazione è stata individuata anche una sala scommesse irregolare operante su bookmaker esteri e una sala slot che permetteva di entrare ai minori. cdn/AGIMEG

Bando Monti: discriminatoria la durata dei diritti in tre anni

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(Jamma) – Questo è quanto stabilito dal Tribunale di Nocera Inferiore con Sentenza del 9 marzo 2018, resa in un procedimento nel quale era imputato operatore collegato a bookmaker austriaco per il reato di cui all’art.4 legge 401/89.


Il Tribunale, condividendo le argomentazioni del difensore avv. Marco Ripamonti, ha affermato che sia il Bando Bersani, sia il Bando Monti abbiano discriminato la società austriaca e i suoi preposti.

Per il Tribunale, in ordine al Bando Monti, sia la clausola della cessione dei beni a titolo non oneroso, sia la durata dei diritti fissata in appena tre anni, pure a fronte di termini più ampi stabiliti nei pregressi bandi, sono da ritenere aspetti lesivi e discriminatori del bando stesso.

Ad ulteriore prova della discriminazione l’assenza di aggiudicazioni con la partecipazione alla gara in capo all’operatore, l’impugnazione del bando da parte del medesimo, la successiva adesione alla procedura di regolarizzazione, agevolata – afferma il Tribunale – dalla circolare del Ministero degli Interni circa il mancato impedimento al rilascio delle licenze ex art.88 tulps dovuto a pregresse vicende giudiziarie.

A seguito di ampia ricostruzione della giurisprudenza di Corte di Giustizia e di Cassazione, la norma incriminatrice è stata così disapplicata e l’imputato assolto.

L’avv. Ripamonti si è dichiarato soddisfatto ed ha commentato: “Una sentenza che certamente si allinea ad una giurisprudenza prevalente, ma che pone l’accento su un argomento non sempre messo a fuoco, e cioè quello relativo alla durata appena triennale dei diritti in palio con il Bando Monti.

Un mirabile esempio di come la magistratura penale abbia valutato in modo autonomo ed immune da condizionamenti un tema controverso“.

Fonte originale Jamma

Conticelli (rel. legge regionale Piemonte sul gioco) ad Agimeg: “Serviva un taglio ragionato delle slot. Accordo proposto da Baretta non è diventato legge, necessario tornare in Conferenza Unificata”

La dura reazione delle Regioni all’inerzia del Governo, ma anche l’ammissione che si sono innescati una serie di effetti indesiderati su cui il Piemonte – la prima Regione che ha effettivamente messo al bando le slot – non sta vigilando. La consapevolezza che un settore legale non può essere chiuso di punto in bianco, e il dubbio – o forse la convinzione che l’accordo siglato appena sei mesi fa in Conferenza Unificata non serva a nulla. E questo, nonostante in Piemonte le argomentazioni degli operatori abbiano aperto una breccia (vedi l’intervista a Giorgio Pastorino, presidente del sindacato STS). Agimeg ne ha discusso – in un’intervista esclusiva – con Nadia Conticelli, consigliera del PD che della legge regionale è stata relatrice.

Qual è lo stato di attuazione della legge? Quante slot sono state rimosse fino a oggi?

La legge è entrata in vigore nella sua fase attuativa il 30 novembre, ma la situazione è a macchia di leopardo. Secondo le associazioni di categoria, il 90% delle slot è fuori legge. Sono ricerche molto serie, ma chiaramente la Regione dovrebbe effettuare un monitoraggio proprio.

Come mai non lo ha fatto?

Perché la legge regionale non lo prevede. Tuttavia, siccome si va a aggredire un sistema economico che va dalla produzione delle macchinette all’esercente, un monitoraggio andrebbe fatto. Altrimenti mettiamo la salute contro il lavoro, ma sono entrambi due beni da tutelare

Ormai la legge c’è, il percorso è avviato. Anche effettuando adesso il monitoraggio, non sarebbe tardi?

Alcuni miei colleghi sostengono che ormai non servirebbe più a nulla tornare indietro. Ma se ci si accorge che c’è un problema, allora è necessario affrontarlo.

La legge è stata approvata all’unanimità o quasi, eppure si ha l’impressione che non tutti fossero d’accordo, anche se poi non si sono fatti avanti…

La legge nasce da un vuoto della normativa nazionale, se ci fosse la volontà seria a livello nazionale di agire sul GAP, nessuna Regione si sarebbe messa in questo ginepraio

Il Governatore Chiamparino però aveva chiesto di far slittare il termine di entrata in vigore. Com’è andata?

Ci sono state proposte diverse. A mio avviso, la riduzione doveva essere effettuata a scaglioni, prima il 30%, poi il 40, poi il 50… Ma anche per questo era necessario effettuare il monitoraggio di cui parlavo, in modo da intervenire ogni volta che si riscontrava un effetto indesiderato. Poi però non si è trovato in conferenza dei capigruppo un accordo per effettuare una proroga ragionata. Ci sono state posizioni piuttosto rigide sia a destra che a sinistra.

Secondo le associazioni di categoria, la legge ha avuto due effetti: quello di spingere chi voleva giocare a spostarsi nelle regioni confinanti, e quello di favorire il gioco illegale

Sulla questione del pendolarismo, per il gioco – come tante questioni scottanti su cui le Regioni intervengono per colmare un vuoto – serve una legge nazionale. L’illegale invece va perseguito, non si può dire che una legge crea l’illegale. Le macchinette irregolari sono un sintomo del fatto che alcuni si sono improvvisati esercenti e commercianti – non mi sto riferendo ai tabaccai – e campano grazie alle macchinette. Tolte quelle legali, hanno bisogno di quelle illegali.

Il problema quindi sono questi esercizi?

Ci sono delle zone – come la Barriera di Milano o Borgo Vittoria – dove ogni bar è in realtà una sala giochi camuffata. Ma se un bar riesce a stare in piedi solo se ha 7 o 8 macchinette dentro, abbiamo un problema di gestione commerciale, non di gestione del gioco. Allora, bisogna trovare un meccanismo di incentivi per quelle aziende che vogliono riconvertire la propria attività. Probabilmente non si risolve tutto il problema, ma se ne risolve una parte.

E per le aziende che producono le slot?

Si dovrebbero prevedere degli incentivi per quelle che intendono riconvertire la propria attività. Tanto per fare un esempio, per produrre cambiamonete o parchimetri, visto che i parcheggi con le strisce blu stanno aumentando. Ma per tutto questo serve una legge di Bilancio, non basta un semplice accordo in Conferenza Stato Regioni.

Adesso come intendete procedere?

Il presidente Chiamparino ha assunto l’impegno per riportare la questione dei giochi in conferenza unificata come urgente

Con quale obiettivo? Un accordo c’è già…

Ma fa salve le leggi regionali più restrittive. In ogni caso, il sottosegretario Baretta si era impegnato a tradurre l’accordo in una legge nazionale, e questo non è stato fatto. E’ rimasto un semplice accordo, e non è superiore a una legge regionale. Il Consiglio Regionale, se avesse voluto, avrebbe potuto modificare la legge regionale. E’ sovrano sotto questo aspetto. Ma, nessun gruppo si è fatto avanti, e quando il presidente Chiamparino ha sollevato la questione, è strato impallinato. La conferenza dei capigruppo ha risposto che non voleva toccare la legge.

In sostanza quindi l’accordo che avete firmato a settembre è carta straccia?

Per quello bisogna tornare in Conferenza Unificata. Anche perché, dal punto di vista degli operatori, il tempo passa. Anzi, ne è già passato parecchio.

Una norma però c’è, quella inserita nella legge di bilancio…

E’ un pasticcio. Si riducono le slot, e allo stesso tempo si indicono nuove gare. Non può essere un appiglio serio per le Regioni.

Ma sono gare che rimettono in palio concessioni scadute, non si tratta di nuovi diritti

Se il Governo avesse voluto ridurre l’offerta di gioco, non avrebbe dovuto riassegnarle. Era un’ottima occasione. L’obiettivo dovrebbe essere quello di tagliare tutta la rete, partendo dalle slot nei bar, e poi – magari con dei tempi più lunghi – arrivando agli esercizi specializzati.

L’impegno di tagliare le slot il Goveno lo ha mantenuto, da fine aprile verrà effettuato il secondo taglio, e ce ne saranno il 35% in meno…

E come sono state selezionate? Bisogna considerare anche l’aspetto della pericolosità sociale: l’impatto della slot dipende anche dal quartiere in cui viene istallata

Al Governo dovrebbero andare quelle forze che finora si sono mostrate più chiuse nei confronti del gioco. Se si torna in Conferenza Unificata, non c’è il rischio che ne esca un accordo più restrittivo, meno ponderato?

Questo vale per il Movimento5Stelle. Le forze di Centro-Destra a livello nazionale hanno mostrato un orientamento diversi da quello che hanno espresso a livello locale. Il PD ha visioni diverse all’interno del partito, ma con il denominatore unico di unire la tutela del settore a quella del giocatore.

Comunque, secondo lei, il problema è a livello nazionale?

Lo Stato finora ha incamerato gli introiti del gioco, ma ha scaricato i costi sociali sugli enti locali. Altrimenti questa frattura istituzionale non si sarebbe creata. Adesso serve un piano nazionale serio per la riduzione del gioco, che introduca incentivi per gli esercizi e per le aziende del settore. Questo è comunque un settore che lavora, che svolge un’attività prevista dalla legge. Non possiamo dire da un momento all’altro “adesso ti arrangi”.

Se invece dovesse riscrivere la legge regionale, che obiettivo perseguirebbe? Quale soglia fisserebbe per la presenza del gioco?

La soglia è difficile da definire. L’obiettivo è quello di ridurre il gioco, in modo da ridurne il volume d’affari (e renderlo meno appetibile per la criminalità organizzata) e il possibile impatto negativo sulle fasce sociali molto fragili. E serve una localizzazione che non può essere lasciata alla libera imprenditoria. Banalmente basterebbe fare come con le licenze dei tabaccai. gr/AGIMEG

Bologna, GdF sequestra centro scommesse abusivo

La Guardia di Finanza di Bologna ha sottoposto a sequestro una sala scommesse con 12 computernel corso di un intervento effettuato nei confronti di un esercizio commerciale di Castenaso (BO). “Gli accertamenti compiuti dai militari hanno consentito di accertare che l’attività illecita veniva condotta celando la raccolta abusiva di scommesse dietro quello che viene definito come ‘corner di ricarica conto di gioco e assistenza ai clienti’”, si legge in una nota della Gdf. “Il bookmaker estero, mediante la collaborazione dei titolari dell’attività, permetteva agli avventori privi di conto di gioco proprio di effettuare le giocate a pronostico previste dal palinsesto nazionale, utilizzando i profili – account aperti dai titolari stessi non riconducibili a clienti registrati. L’attività di raccolta abusiva di scommesse veniva effettuata in assenza della prescritta autorizzazione rilasciata al bookmaker, il quale non risulta in possesso di alcuna concessione per il gioco rilasciata dall’Adm”. I finanzieri hanno deferito alla locale Procura della Repubblica i titolari dell’impresa per il reato di esercizio abusivo di attività di gioco e scommessa, procedendo al sequestro dei 12 computer. lp/AGIMEG