Tar Lazio respinge ricorso contro decadenza concessione sala scommesse: “Terminali collegati a siti online non autorizzati”

La presenza in una sala scommesse di terminali che permettono la raccolta del gioco online attraverso un collegamento a un sito senza alcuna autorizzazione comporta la decadenza della concessione. Con questa motivazione il Tar Lazio (Sezione Seconda) ha respinto il ricorso del titolare di una sala scommesse contro la decadenza di un punto raccolta “in quanto presso i locali del punto di raccolta risulta essere stata accertata la presenza di videoterminali che permettevano la raccolta del gioco online collegandosi a un sito facente capo a un soggetto privo di qualsiasi titolo, e atteso che il ricorrente, nella qualità di soggetto autorizzato alla raccolta delle scommesse, non poteva ritenersi estraneo all’utilizzo dei videoterminali presenti all’interno del proprio esercizio”. Il Tar, “ritenuti, pertanto, insussistenti i presupposti per concedere la misura cautelare richiesta (…) respinge l’istanza di sospensione del provvedimento impugnato”. cr/AGIMEG

Annunci

Giochi, Ughi (Obiettivo 2016): “Il bando scommesse? Così è impossibile. Il nuovo Governo dica se vuole abdicare alle Regioni”

25/05/2018 | 13:57

giochi ughi obiettivo 2016 scommesso
ROMA – Maurizio Ughi fissa l’anello verdissimo in un pomeriggio romano che per nessuna ragione si sarebbe perso. Irresistibile il richiamo di Piazza di Siena, a cui in passato ha risposto non solo da appassionato ed ex praticante, ma anche da imprenditore, legando il suo nome ad alcune edizioni della manifestazione. «Quando ho saputo dell’accordo tra Fise, Coni e Comune di Roma per rilanciare il concorso, devo dire che sono rimasto un po’ scettico. Invece mi devo ricredere: hanno fatto un grandissimo lavoro. Non c’è solo il ritorno dell’erba sul campo di gara, è tutto il contesto che è stato realizzato con grande gusto. C’è un ambiente naturale, ma funzionale a tutte le esigenze di una grande manifestazione».
A poche centinaia di metri dall’incanto di Villa Borghese si gioca un’altra partita: c’è un Governo in formazione e c’è un programma che riguarda anche i futuri assetti del settore giochi. Basta un accenno per scatenare la consueta verve critica dell’amministratore unico di Obiettivo 2016: «Ah, lei si riferisce a quelle dieci righe sul contratto di Governo. Per me dicono poco: controllo sulla ludopatia, strategia di uscita dalle slot, cose vaghe. Non si parla di scommesse, e per me egoisticamente potrebbe essere anche un fatto positivo. Ho sentito anche dichiarazioni d’intenti di politici, buone soprattutto per spot propagandistici. Ma il problema è il solito: chi è che prenderà le prossime decisioni? Qual è la mente pensante? Se vogliono andare avanti delegando tutto al sottosegretario di turno, facciano pure. Quello che è successo in questi anni, nei quali non si è combinato nulla, dovrebbe insegnare qualcosa».
Si torna dritti al Ministero dei Giochi, un’idea che Ughi ha lanciato qualche tempo fa e che al momento non entra nelle agende politiche: «Le tematiche del settore sono delicate e articolate. Ci vogliono competenze specifiche e quella sarebbe una soluzione».

Intanto, però, si va in ordine sparso: lo Stato è fermo all’accordo, per lo più inapplicato, concluso con gli enti locali nel settembre scorso, le Regioni legiferano autonomamente e in quasi tutti i casi prefigurano un taglio drastico del gioco. «Lo Stato – riprende Ughi – deve dire se vuole tornare ad assumersi il monopolio del settore oppure abdicare parte delle sue funzioni alle Regioni. Nel secondo caso, l’autorità centrale si occuperebbe di autorizzare i punti vendita all’accettazione delle varie tipologie di giochi, ma sarebbero le Regioni a decidere dove collocarli. Insomma, da una parte l’autorizzazione, dall’altra la distribuzione sul territorio». Senza certezze sulla distribuzione, che fine fa il bando sulle concessioni delle scommesse, peraltro più volte rimandato? «Il bando non si fa. Non si può fare, se lo Stato non è in grado di curare la distribuzione dei punti di gioco. La legge parla di una gara per l’assegnazione di 10 mila concessioni, ma in queste condizioni si tratta di una pura e semplice falsità».

Torniamo al futuro: cosa dovrebbe fare il prossimo Governo? «Per prima cosa dovrebbe commissionare uno studio serio a una società di ricerche, in grado di analizzare lo stato della domanda e dell’offerta del settore. A seguito di questa analisi, il Governo dovrebbe tirare fuori un documento di sintesi e su quello basare la sua politica sui giochi. Ma per carità, non torniamo al solito sottosegretario deresponsabilizzato e senza alcuna autorità. Prendano decisioni compiute, il settore saprà adeguarsi. E un’altra cosa: ho sentito molto parlare di difesa degli italiani. Bene, considerino che nel mondo dei giochi la proprietà dei grandi gruppi è in mano straniera. Gli italiani sono quelli che ogni mattina alzano la serranda per mandare avanti la propria agenzia. Quelli vanno difesi».
MF/Agipro

E’ il giorno del GDPR. Le nuove norme sulla privacy e le implicazioni sulle società di gaming

E’ il giorno del GDPR. Le nuove norme sulla privacy e le implicazioni sulle società di gaming

Oggi è il giorno del Gdpr, la rivoluzione privacy che viene dall’Europa. A distanza di due anni dalla sua entrata in vigore, il General Data Protection Regulation, Regolamento dell’Unione Europea n. 2016/679 che costituisce un’evoluzione delle norme concernenti la protezione delle persone nel trattamento dei dati personali e la libera circolazione di tali dati all’interno dell’Unione Europea.

 

Il GDPR sostituisce ed abroga la precedente direttiva 95/46/CE sulla protezione dei dati personali che ha rappresentato fino ad oggi il testo di riferimento in materia di privacy, dando l’impulso fondamentale per lo sviluppo della disciplina normativa nazionale del settore.

 

Una normativa efficace, ma che a oltre vent’anni di distanza necessitava di un restyling, considerate le tante novità sopravvenute: il fenomeno internet e social media, la diffusione dei sistemi di sorveglianza elettronica e il gaming online.

Questo atto legislativo europeo non richiede un intervento attuativo da parte dei legislatori nazionali, ma impone regole automaticamente vincolanti, sia per le Autorità Pubbliche sia per i singoli cittadini. E’ però importante precisare che il nuovo regolamento comporta un’abrogazione implicita delle disposizioni nazionali soltanto se incompatibili o in contrasto con la nuova disciplina e non una loro automatica cancellazione. In Italia, il CdM ha abrogato il Codice Privacy (dlgs 196/2003).

 

Di fondo, sono state rese più stringenti le norme sulla sicurezza dei dati, imponendo specifici obblighi di comunicazione a fronte di violazioni ed irrobustendo l’impianto sanzionatorio. Il carnet dei dati personali è stato esteso a ogni informazione che può essere utilizzata per identificare una persona, compresi foto, indirizzi e-mail, post sui social network o sui website, indirizzi IP, dati bancari, ecc.

 

Le condizioni per il consenso al trattamento dei dati personali sono state rafforzate e le aziende non potranno più utilizzare termini e condizioni lunghe e illeggibili. Il consenso deve essere chiaro e distinguibile da altre questioni e fornito in una forma facilmente accessibile. Inoltre, deve essere altrettanto facile e immediato revocare il consenso.

 

GDPR e il gioco:  Nel nostro campo, un modo per implementare il consenso potrebbe essere una casella di controllo aggiuntiva quando si apre l’account di gioco, in base alla quale il giocatore accetta la politica di elaborazione dei dati distintamente dalle altre condizioni generali che approva.

 

Altra importante novità per il gaming online è il diritto alla portabilità delle informazioni: i diretti interessati (i giocatori) possono ottenere in modalità digitale i dati (ad es. cronologia delle giocate e situazione finanziaria) o trasmetterli a un altro titolare senza ostacoli (tecnici o finanziari).

 

Qualora il provider di gioco (controllore) che raccoglie i dati dei propri clienti si affidi a un’altra organizzazione (processore) per la registrazione, digitalizzazione e catalogazione di tutte le informazioni prodotte dal conto gioco, essi sono entrambi responsabili della gestione dei dati personali dei clienti.

 

Un gruppo imprenditoriale può nominare un unico responsabile della protezione dei dati (DPO) per tutte le sedi, a condizione che sia facilmente raggiungibile da ciascun stabilimento. Nel Regolamento sono dettagliati attività, responsabilità e compiti del responsabile della protezione dei dati.

 

Il regime sanzionatorio è pesantissimo: per le violazioni più gravi una società può essere multata fino al 4% del fatturato annuale o a 20 milioni di euro, ma esiste un approccio a più livelli per le ammende: ad esempio, una società può essere multata al 2% per non aver ordinato i propri registri, per non aver notificato all’autorità di vigilanza e alla persona interessata una violazione o non aver effettuato la valutazione dell’impatto. Nulla per ora chiarisce il quesito se le violazioni più gravi possano comportare la sospensione o la revoca della licenza a una compagnia di gaming online. Né è chiaro se gli obblighi suddetti si estendano ai gestori di VLT, sale bingo, sale scommesse che raccolgono i dati dei giocatori in caso di vincite oltre i 500 euro nel rispetto delle norme sull’antiriciclaggio.

 

Comunque, non c’è dubbio che il GDPR avrà un grande impatto soprattutto sull’industria del gioco online a causa della sua applicabilità extra-territoriale.

 

Cosa significa? Il regolamento vincola le società che trattano i dati personali dei residenti nell’Unione, indipendentemente dal luogo in cui hanno sede. In pratica, a un cittadino comunitario che giochi su siti extracomunitari deve essere garantito lo stesso livello di protezione che otterrebbe giocando su siti di compagnie UE.

Oltre ai costi significativi che le società dovranno sostenere per attuare soluzione tecniche in linea con il GDPR, vanno tenuti in conto i risvolti commerciali. I nuovi controllori saranno in grado di indirizzare i giocatori da altre piattaforme offrendo bonus interessanti per convincerli a esercitare il diritto alla portabilità dei dati, analogamente a quanto accaduto dopo l’implementazione della portabilità dei numeri di cellulare. I controllori affermati dovranno, invece, sviluppare interessanti programmi di fidelizzazione dei clienti per i giocatori registrati sulle loro piattaforme di gioco.

 

Infine, non va sottovalutato che la normativa, pur non avendo connessioni con la prevenzione del GAP e dei crimini associati al gaming, lascia intendere all’articolo 6 che una diversa autorità (quali la ADM o la GdF) possa richiedere l’accesso allo storico dei movimenti dei singoli giocatori.

Fonte originale GiocoNews

ADM rinuncia a contenzioso per accertamenti fiscali fino al 2010 su imposta unica scommesse Stanleybet

L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha rinunciato al contenzioso per accertamenti fiscali nei confronti delle agenzie di scommesse estere che hanno raccolto gioco in Italia negli anni compresi tra il 2007 e il 2010. La decisione consente dunque l’annullamento in autotutela degli accertamenti fino al 2010 e interrompe così l’azione dei contenziosi aperti – in particolare con il bookmaker inglese Stanleybet – e di recupero di circa 50 milioni di euro, tra tasse e sanzioni, in 800 diversi procedimenti tributari. In assenza di provvedimenti in tal senso, sottolinea il documento, le Commissioni Tributarie avevano manifestato la possibilità di emettere “sentenze sfavorevoli” con presumibile condanna alle spese.
Per gli anni successivi al 2011, e dunque per la possibile richiesta delle tasse arretrate al bookmaker anziché al gestore del centro, ADM ha invece comunicato ai propri uffici di essere in attesa del rilascio di un parere in merito da parte dell’Avvocatura dello Stato. Lo scorso mese di febbraio infatti una sentenza della Corte Costituzionale, interpellata dalla Commissione Tributaria di Rieti, aveva stabilito che è legittimo tassare i titolari di centri scommesse collegati a società senza concessione, ma che le imposte non possono essere calcolate sull’attività precedente all’entrata in vigore della norma introdotta dalla legge di Stabilità 2011. Secondo i giudici costituzionali, “non è ravvisabile alcuna irragionevolezza nell’assoggettamento ad imposta del ricevitore operante per bookmaker sfornito di concessione”. lp/AGIMEG

Bagheria (PA): minori in un centro scommesse, sanzione di oltre seimila euro per il titolare

Pugno duro contro il gioco irregolare nella provincia di Palermo. La Polizia di Bagheria, durante una serie di controlli, ha riscontrato all’interno di un centro scommesse di Santa Flavia la presenza di quattro minori. Al titolare dell’attività è elevata una sanzione amministrativa di oltre seimila euro. cdn/AGIMEG

Giochi, Viminale alle Questure: “Verifica rispetto distanze da luoghi sensibili solo per le nuove aperture”

Solamente per le “nuove richieste di autorizzazione e i procedimenti amministrativi la cui istruttoria sia ancora in corso” le Questure e gli Enti locali devono verificare il rispetto delle normative regionali in materia di distanze minime di sale scommesse, bingo e sale Vlt dai luoghi sensibili. E’ quanto chiarisce il Viminale in una nota inviata alle Questure, a seguito della circolare dello scorso 19 marzo che aveva dato pieni poteri agli uffici di Regioni e Comuni per la procedura per il rilascio delle licenze. L’autorizzazione di Pubblica sicurezza, in altre parole, poteva essere rilasciata solo dopo un parere positivo delle questure e dell’ente locale di riferimento. La circolare del 21 maggio chiarisce invece che la verifica delle distanze minime per corner o punti gioco in bar e tabacchi “dipende dalle tipologie di attività alle quali si riferiscono le singole leggi regionali”. Inoltre “le Questure potranno domandare alle Regioni di rendere i necessari chiarimenti interpretativi”. Esclusi dalla circolare del Viminale le agenzie estere di scommesse che sono state sanate nel 2015 e 2016, considerato che “l’aggiornamento dei titoli autorizzatori relativi a tali punti di raccolta riguarda attività già esistenti – e legittimamente operanti a seguito della regolarizzazione – questo non ricade sotto l’ambito di applicazione della circolare”. lp/AGIMEG