Malta, le aziende di gioco volevano lasciare l’isola a causa delle infiltrazioni mafiose

11/05/2018 | 15:20

Malta gioco infiltrazioni
ROMA – Le aziende di gioco hanno minacciato di lasciare Malta in seguito alla denuncia, da parte dei pubblici ministeri italiani, delle infiltrazioni mafiose nel settore. Secondo quanto si legge sull’edizione online del Times of Malta, dopo l’operazione “Game Over” – che portò all’arresto di 26 persone e mostrò i legami tra la criminalità organizzata e l’industria del gioco – diverse aziende comunicarono alla Malta Gaming Authority di essere pronte a fare le valige. La MGA ha iniziato a sospendere le licenze delle società di gioco coinvolte in “Game Over” e ha avviato un’indagine; tre operatori maltesi – tra cui Leaderbet, un marchio molto noto in Italia – hanno rinunciato volontariamente alle loro licenze. L’Investigative Reporting Project Italy (IRPI) ha rilevato che Bet1128 – azienda di gioco online che, secondo i pubblici ministeri italiani, aveva «profondi legami» con la criminalità organizzata, si è trasferita a Malta nel 2009, dopo che la licenza britannica era stata revocata; la nuova società che controllava il gruppo, Centurionbet, aveva quindi ottenuto una licenza, nonostante le accuse di riciclaggio di denaro.

Le conversazioni telefoniche intercettate dalla polizia italiana indicavano che il figlio di un boss mafioso stava gestendo le operazioni dell’azienda dietro le quinte: circa un mese dopo l’arresto – nel maggio 2017 – la MGA sospese tutte le licenze di gioco della società. Il processo a suo carico dovrebbe iniziare il mese prossimo. Sebbene la licenza di Centurionbet sia stata sospesa, le attività della società sono rimaste attive: i tribunali italiani hanno inoltrato una richiesta urgente al Procuratore generale di Malta, chiedendo il congelamento dei beni della società, per evitare che tali beni venissero trasferiti o nascosti, in modo che potessero essere confiscati. Secondo l’IRPI, poi, sono passate settimane senza alcuna azione da parte delle autorità maltesi. Lo scorso gennaio, in seguito a una nuova richiesta da parte dell’Italia, il procuratore generale Peter Grech ha confermato che i beni erano effettivamente stati congelati, ma l’IRPI ha dichiarato che, al momento della stesura del proprio rapporto, non era stata data alcuna prova formale alla polizia italiana e che era ormai improbabile che le autorità italiane avrebbero potuto trovare alcuna prova delle attività di Centurionbet a Malta.
MSC/Agipro

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