GIOCO PUBBLICO E GIOCO ILLECITO: LA SCELTA DEL LEGISLATORE E DEL NUOVO GOVERNO

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Nell’inchiesta di Repubblica nell’ambito del Daphne Project c’è il gioco illecito tra Malta e Italia: che merita attenzione.

 

E’ uno spaccato tutt’altro che gradevole quello che emerge dall’inchiesta internazionale condotta da 18 quotidiani sull’isola di Malta, sotto il nome univoco di “Daphne Project”, nell’obiettivo di portare avanti il lavoro giornalistico realizzato dalla giornalista uccisa nei mesi scorsi. All’interno dell’inchiestona, il quotidiano Repubblica – unica testata italiana a partecipare al progetto – tra i vari argomenti “scottanti” tocca anche quello del gioco (tra i principali business dell’isola), facendo emergere una realtà illecita che a quanto pare viaggia in parallelo a quella perfettamente legale che caratterizza l’isola del gaming. Con un titolo, a nostro giudizio, particolarmente evocativo: “A Malta i soldi sporchi del nuovo Totonero”, facendo riferimento, evidentemente, al fatto che nell’isola europea esista un’economia sommersa (e pure particolarmente florida) che ricorda quella dell’Italia degli anni ’90 e di inizio Duemila: quando esisteva il Totonero, appunto, oltre all’illegalità diffusa sul territorio attraverso i temibili “videopoker” (e guai ad usare il termine come sinonimo di Awp, anche se accade ancora oggi troppo spesso).

Peccato soltanto che questa considerazione, soltanto evocata, non venga anche sviluppata nel testo, perché avrebbe fornito degli interessanti spunti di riflessione. A partire dal fatto che, se negli ultimi anni lo Stato italiano è senz’altro colpevole di aver “spinto” eccessivamente l’offerta di gioco senza procedere di pari passo con gli strumenti di tutela a prevenzione dei consumatori, è pur vero che la legalizzazione del gioco ha prodotto anche risultati straordinariamente positivi, che vanno ben oltre la “mera” questione economica visto che attraverso l’offerta di giochi di Stato, appunto, oggi si possono considerare dei lontani ricordi delle attività illecite come quella del Totonero, di nuovo, o quella delle bische ultra-diffuse sul territorio o dei videopoker.
20 MILIARDI DI EURO SOMMERSI – L’inchiesta, tuttavia, ci consente di fare ulteriori riflessioni sullo stato attuale dell’offerta di gioco e non solo sull’esperienza pregressa, che meritano attenzione e impongono – o almeno, così dovrebbero – delle scelte precise da parte del Legislatore e del futuro governo che si sta definendo in queste ore. Tra i punti messi in risalto dall’inchiesta di Repubblica, infatti, vengono evidenziati due dati: il primo, riguarda il volume di affari del gioco lecito in Italia: “Nel 2017 – scrive il quotidiano – i giochi d’azzardo autorizzati in Italia hanno raccolto la cifra record di 102 miliardi di euro”. E tant’è. Tralasciando in questa fase le (doverose) distinzioni tra raccolta “lorda” e spesa reale, ma ci può stare: visto che lo scopo, in questo caso, era quello di rendere la dimensione del “fenomeno gioco”. L’altro dato che balza agli occhi e che viene evidenziato dal quotidiano è invece quello dell’illegalità: con un bel “20 percento”, che “corrisponde alla stime fornita dalla Guardia di Finanza rispetto all’entità della quota di gioco illegale rispetto alla raccolta globale del gioco lecito.
Una quota enorme, clamorosa, che corrisponderebbe quindi a un volume di affari di oltre 20 miliardi di euro l’anno. Tanti, tantissimi e davvero troppi per essere ignorati. E non tanto perché, se sommati anche questi al giro d’affari complessivo del gioco lecito, andrebbero a generare un altro paio di miliardi per le casse dell’Erario: quanto, piuttosto, perché rivelano un altro aspetto particolarmente importante rispetto alla reale domanda di gioco (consapevole) nel nostro paese. E dei veri “costumi” degli italiani. Se, come raccontato dai giornalisti di Repubblica, esiste un’offerta di gioco, descritta come molto praticata al Sud Italia, in virtù della quale dei centri di scommesse raccolgono giocate in contanti, facendo passare le puntate per dei server basati a Malta e privi di qualunque garanzia, è difficile credere che quel giocatore stia scommettendo “inconsapevolmente” su un canale illecito. Come pure la stessa riflessione si può fare rispetto all’altro fenomeno raccontato dall’inchiesta che vede dei siti di gioco illegali nei quali ci si può registrare anche dall’Italia, con tanto di nomi farlocchi (come ad esempio, Babbo Natale si cita nel testo), e scommettere in tutta facilità. O fare un giro di roulette.
LE SCELTE DEL LEGISLATORE – Appaiono quindi evidenti due aspetti, da questa inchiesta: il primo, è che esiste ancora una larga fetta di illegalità che va contrastata, sconfitta e impedita. Il secondo, è che esiste una domanda di gioco addirittura più ampia di quella che si potrebbe dedurre dai meri dati della raccolta del gioco legale. Da questi due assunti, sono dunque molteplici le considerazioni da fare, le conclusioni da trarre e le decisioni da prendere: è evidente che il punto di partenza per qualunque analisi dovrebbe essere quello di dichiarare guerra senza tregua a questo tipo di fenomeni illeciti. Per fortuna, su questo fronte, magistratura, Forze dell’ordine e Amministrazione stanno già facendo tanto, come rivelano le molteplici indagini che hanno portato a una raffica di arresti tra Sud della Penisola e Malta: come le recenti operazioni “Gambling”, “Game Over”, e “Anno Zero” rivelano, venendo non a caso anche citate nel pezzo di Repubblica. Anche se, spesso, gli scarsi strumenti legislativi vigenti in Italia finiscono col vanificare gli sforzi degli inquirenti. Ma questa è un’altra storia (comunque da affrontare, e al più presto).
Oltre alla repressione e al controllo del territorio, però, ci sarebbe da considerare anche il fatto che, molti giocatori, cercano qualcosa di più dell’offerta autorizzata ed è per questo motivo che vengono legalizzati, di volta in volta, nuove forme di gioco: non con l’obiettivo di coltivare nuovi giocatori, come viene spesso indicato nei dibattiti pubblici, ma con il solo fine di portare nel circuito legale molti dei giocatori “border line” come quelli di cui parlavamo poco fa: ed i risultati di crescita del gioco (legale) online italiano degli ultimi anni rivelano proprio che questo obiettivo è assolutamente raggiungibile, visto che i “nuovi giocatori” sono arrivati non dall’avvicinamento di altri utenti ma dalla conversione al “punto it” di molti siti che prima erano illeciti e che si sono portati dietro moltissimi giocatori abituali. Secondo il vecchio principio dell’adeguamento dell’offerta di gioco per renderla competitiva rispetto agli standard internazionali e quindi appetibile per i giocatori. Invece, in Italia, questo concetto non riesce a passare: anzi, al contrario, viene ostacolata anche la semplice attività amministrativa attraverso crociate politiche e mediatiche che invocano all’ulteriore allargamento dell’offerta quando si prova, invece, a tamponare situazioni scomode. Come quella del poker “live” che, come noto, veniva e viene oggi giocato illecitamente (poiché non legalizzato, quindi illecito per definizione) nei circoli privati: ma quando il Legislatore ha deciso di legare questo gioco a delle concessioni per frenare i flussi di denaro sommersi e mettere in sicurezza i giocatori attraverso un sistema legale, si è gridato allo scandalo costringendo l’amministrazione a bloccare i lavori. Preferendo, di fatto, continuare a tollerare l’illegalità invece di bonificare un settore. Mettendo cioè la cenere sotto il tappeto. Anche se poi continua lo stesso ad uscire da quel tappeto e mostrarsi alla luce del sole, ma si può sempre non guardare. E lo stesso accade oggi con la liquidità internazionale sul gioco online: pensata, anche questa, per frenare i flussi di giocate verso le “punto com”, rendendo più appetibile l’offerta nazionale, ma che rischia di finire nel dimenticatoio perché che chi considera “sconveniente” fare iniziative sul gioco in questo momento. E sullo stesso principio, rimangono fermi anche altri decreti, bandi o provvedimenti attuativi, anche quando previsti espressamente da un legge (si pensi alla gara sul Superenalotto, che nessuno sa perché richieda tutto questo tempo per uscire quando i Monopoli hanno licenziato il testo di base ormai da tempo).
IL NUOVO GOVERNO – Ma si sa: questa è l’Italia (non Malta: e per fortuna, verrebbe da dire). Un paese di Santi, poeti e navigatori, ma anche giocatori. Forse anche troppo, per carità. Ma anche questo è un punto: tenendo conto di questa forte propensione al gioco degli italiani e della tendenza, addirittura, ad utilizzare i circuiti illeciti pur di tentare la sorte, come si potrebbe ancora oggi pensare di eliminare l’offerta di Stato – come in molti continuano comunque a chiedere – oppure, comunque, di limitarla fortemente facendola sparire dai centri abitati o intere regioni, senza pensare di avere delle conseguenze devastanti a causa del ritorno dell’illegalità? Una serie di domande che dovrà porsi il nuovo governo, anche alla luce del contratto appena abbozzato dal Movimento 5 Stelle e Lega, dove compare un paragrafo dedicato al gioco pubblico (anzi: a quello “di azzardo”, a dire il vero). Anche se quel documento rivela poche idee, sulla materia, ma anche molto confuse, quando si parla di eliminare completamente l’offerta di gioco di slot e vlt, e poi di limitarla in locali specializzati nelle righe immediatamente successive. Ma il contratto è ancora una bozza e il governo non ancora costituito: ci sarà quindi tempo, forse, per studiare meglio la materia, e magari proprio studiando le carte attuali, magari anche quell’inchiesta di Repubblica. Purché letta e valutata con i giusti occhi.
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