Giochi, Ughi (Obiettivo 2016): “Il bando scommesse? Così è impossibile. Il nuovo Governo dica se vuole abdicare alle Regioni”

25/05/2018 | 13:57

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ROMA – Maurizio Ughi fissa l’anello verdissimo in un pomeriggio romano che per nessuna ragione si sarebbe perso. Irresistibile il richiamo di Piazza di Siena, a cui in passato ha risposto non solo da appassionato ed ex praticante, ma anche da imprenditore, legando il suo nome ad alcune edizioni della manifestazione. «Quando ho saputo dell’accordo tra Fise, Coni e Comune di Roma per rilanciare il concorso, devo dire che sono rimasto un po’ scettico. Invece mi devo ricredere: hanno fatto un grandissimo lavoro. Non c’è solo il ritorno dell’erba sul campo di gara, è tutto il contesto che è stato realizzato con grande gusto. C’è un ambiente naturale, ma funzionale a tutte le esigenze di una grande manifestazione».
A poche centinaia di metri dall’incanto di Villa Borghese si gioca un’altra partita: c’è un Governo in formazione e c’è un programma che riguarda anche i futuri assetti del settore giochi. Basta un accenno per scatenare la consueta verve critica dell’amministratore unico di Obiettivo 2016: «Ah, lei si riferisce a quelle dieci righe sul contratto di Governo. Per me dicono poco: controllo sulla ludopatia, strategia di uscita dalle slot, cose vaghe. Non si parla di scommesse, e per me egoisticamente potrebbe essere anche un fatto positivo. Ho sentito anche dichiarazioni d’intenti di politici, buone soprattutto per spot propagandistici. Ma il problema è il solito: chi è che prenderà le prossime decisioni? Qual è la mente pensante? Se vogliono andare avanti delegando tutto al sottosegretario di turno, facciano pure. Quello che è successo in questi anni, nei quali non si è combinato nulla, dovrebbe insegnare qualcosa».
Si torna dritti al Ministero dei Giochi, un’idea che Ughi ha lanciato qualche tempo fa e che al momento non entra nelle agende politiche: «Le tematiche del settore sono delicate e articolate. Ci vogliono competenze specifiche e quella sarebbe una soluzione».

Intanto, però, si va in ordine sparso: lo Stato è fermo all’accordo, per lo più inapplicato, concluso con gli enti locali nel settembre scorso, le Regioni legiferano autonomamente e in quasi tutti i casi prefigurano un taglio drastico del gioco. «Lo Stato – riprende Ughi – deve dire se vuole tornare ad assumersi il monopolio del settore oppure abdicare parte delle sue funzioni alle Regioni. Nel secondo caso, l’autorità centrale si occuperebbe di autorizzare i punti vendita all’accettazione delle varie tipologie di giochi, ma sarebbero le Regioni a decidere dove collocarli. Insomma, da una parte l’autorizzazione, dall’altra la distribuzione sul territorio». Senza certezze sulla distribuzione, che fine fa il bando sulle concessioni delle scommesse, peraltro più volte rimandato? «Il bando non si fa. Non si può fare, se lo Stato non è in grado di curare la distribuzione dei punti di gioco. La legge parla di una gara per l’assegnazione di 10 mila concessioni, ma in queste condizioni si tratta di una pura e semplice falsità».

Torniamo al futuro: cosa dovrebbe fare il prossimo Governo? «Per prima cosa dovrebbe commissionare uno studio serio a una società di ricerche, in grado di analizzare lo stato della domanda e dell’offerta del settore. A seguito di questa analisi, il Governo dovrebbe tirare fuori un documento di sintesi e su quello basare la sua politica sui giochi. Ma per carità, non torniamo al solito sottosegretario deresponsabilizzato e senza alcuna autorità. Prendano decisioni compiute, il settore saprà adeguarsi. E un’altra cosa: ho sentito molto parlare di difesa degli italiani. Bene, considerino che nel mondo dei giochi la proprietà dei grandi gruppi è in mano straniera. Gli italiani sono quelli che ogni mattina alzano la serranda per mandare avanti la propria agenzia. Quelli vanno difesi».
MF/Agipro

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