Operazione Game over, verranno processati in 51. Sono imprenditori e commercianti in affari con la mafia per la gestione delle slot

Verranno processati 51 dei 53 indagati nell’operazione Game over del febbraio scorso. Il gup ha deciso di rinviare a giudizio 25 indagati e ha accolto la richiesta di rito abbreviato per altri 20, nell’ambito dell’operazione che ha smantellato una rete di imprenditori e commercianti in affari con Cosa nostra per la gestione del business degli apparecchi da gioco. Sono state accolte sei richieste di patteggiamento, che sono in programma per il prossimo 13 febbraio. Per chi ha scelto il rito abbreviato la prossima udienza è prevista il 5 marzo, per il rito ordinario, invece, il processo inizierà il 7 maggio. Tra i reati commessi dai 51 a processo: associazione a delinquere di stampo mafioso, riciclaggio, raccolta abusiva di scommesse, truffa ai danni dello Stato, reimpiego e intestazione fittizia di beni, traffico di stupefacenti. A capo del sistema Antonio Lo Baido e Benedetto Bacchi. Proprio ai danni di quest’ultimo la sezione Misure di prevenzione del tribunale di Palermo ha disposto il sequestro dell’impero economico. Il cuore del patrimonio, del valore di 6 milioni di euro, è in quattro società che hanno sede a Malta. cdn/AGIMEG

Le mani della mafia su sale giochi e scommesse online: sequestro da 6 milioni

Sabato 26 Gennaio 2019

Un sequestro patrimoniale per un valore complessivo di circa 6 milioni di euro è stato eseguito a Palermo dalla Polizia di Stato nei confronti di Benedetto Bacchi, di 46 anni, e Francesco Nania, di 50. Il provvedimento è stato emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, su proposta del Questore. I due indagati erano stati arrestati un anno fa nell’ambito dell’operazione Game Over con altre 29 persone accusate, a vario titolo, di associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori, concorrenza sleale aggravata dal metodo mafioso, riciclaggio e associazione per delinquere finalizzata alla produzione, detenzione e spaccio di stupefacenti.

Le indagini hanno confermato l’esistenza di uno stretto collegamento tra Cosa Nostra e le sale da gioco e di raccolta scommesse. Un ruolo di primissimo piano sarebbe stato svolto proprio da Sbacchi che avrebbe monopolizzato il settore dei giochi e delle scommesse online. L’imprenditore avrebbe realizzato anche una rete di agenzie di scommesse abusive (riferibili principalmente al marchio «B2875»), capaci di generare profitti quantificati in oltre un milione di euro mensili. Il socio occulto dell’imprenditore, secondo quanto accertato dagli inquirenti, sarebbe stato Francesco Nania, capo della famiglia mafiosa di Partinico, già condannato con sentenza definitiva, che ha terminato di espiare la pena nel 2013. Nello specifico il sequestro a carico di Bacchi riguarda 11 beni immobili, tre veicoli, sei rapporti finanziari, una quota societaria, quattro società con sede a Partinico e quattro a Malta attive prevalentemente nei settori dei giochi e scommesse e dell’edilizia. Nei confronti di Nania è stato invece disposto il sequestro di una società operante nel settore dell’esportazione alimentare verso gli Stati Uniti, la Trading Enterprise Srl, con sede nel comune di Ottaviano

Ctd: Corte Cassazione, prima sentenza, in assoluto, sull’imposta unica.

Il 10 gennaio la Corte di Cassazione si è pronunciata, per la prima volta in assoluto, sulla questione dell’imposta unica a carico dei ctd. Sono stati discussi due ricorsi a carico di due titolari di centri Stanleybet, per le annualità dal 2008 al 2010. Si tratta di un periodo coperto dalla illegittimità costituzionale pronunciata dalla recente sentenza della Corte Costituzionale del febbraio 2018. In questi due procedimenti l’avvocatura ha dato atto che Adm aveva provveduto ad annullare gli avvisi di accertamento, con riferimento ai ctd per quelle annualità, in autotutela. La difesa ha chiesto la cessazione della materia del contendere. La Cassazione con sentenze notificate oggi ha quindi stabilito la cessazione del contendere per intervenuto annullamento degli avvisi di accertamento con revoca in autotutela da parte dell’amministrazione, in quanto le suddette annualità erano coperte dal guid8icato costituzionale. “Di fatto è una conferma che le nostre tesi erano valide sin dal primo grado di giudizio, ma è soprattutto la prima sentenza sull’imposta unica da parte della Cassazione. – sottolinea l’avvocato Daniela Agnello, legale dei centri affiliato a  Stanleybet, che ha seguito il procedimento insieme al professor Fabio Ferraro – La Cassazione ha riconosciuto l’intervenuta sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma fiscale  per le annualità di imposta precedenti al 2011. La Corte di Cassazione ha inoltre preso atto che l’Adm ha annullato in autotutela l’avviso con anni di imposta 2008-2010 e ha dichiarato con sentenza la cessazione della materia del contendere. Ribadisco ancora una volta che la richiesta dell’illegittimità costituzionale della norma era stata sollevata già in primo grado già tanti anni fa. E’ evidente che si sarebbero potute risparmiare forze e risorse, oltre tanti danni e pregiudizi nei confronti dei Ctd”. lp/AGIMEG

CDS: ‘APPARECCHI GIOCO, LEGITTIMA MODIFICA DEL RAPPORTO CONCESSORIO’

  • Scritto da Fm
Octavian Intext

Il Consiglio di Stato rigetta in parte ricorso di Global Starnet su affidamento in concessione della gestione telematica del gioco mediante apparecchi.

 

“La Corte di Cassazione ha affermato che, perché possa aversi legittimo affidamento sulla permanenza di una posizione giuridica occorre che la medesima sia ‘adeguatamente consolidata sia per essersi protratta per un periodo sufficientemente lungo, sia per essere sorta in un contesto giuridico sostanziale atto a far sorgere nel destinatario una ragionevole fiducia nel suo mantenimento’, ed inoltre ricordando che ‘interessi pubblici sopravvenuti possono esigere interventi normativi diretti a incidere peggiorativamente anche su posizioni consolidate, con l’unico limite della proporzionalità dell’incisione rispetto agli obiettivi di interesse pubblico perseguiti’. Inoltre, la Corte ha sottolineato come, nei rapporti concessori come quello considerato nella presente sede, ‘la possibilità di un intervento pubblico modificativo delle condizioni originarie è da considerare in qualche modo connaturata al rapporto fin dal suo instaurarsi’”.

 

Lo ricorda il Consiglio di Stato nella sentenza con cui ha rigettato –  per la parte che non ha formato oggetto di decisione con la precedente sentenza della sezione nel settembre 2013 – il ricorso proposto da Global Starnet Ltd (già B Plus Giocolegale Ltd) contro il ministero dell’Economia e delle finanze e l’Agenzia delle dogane e dei monopoli per la riforma della sentenza del Tar del Lazio del 2011 concernente l’affidamento in concessione della realizzazione e conduzione rete per la gestione telematica del gioco mediante apparecchi da intrattenimento.
“Infine, è stata esclusa dalla Corte ogni possibilità di intravedere, nelle norme indicate, una introduzione irragionevole di pesi, limitativa della libertà economica di impresa, posto che ‘i pesi imposti dalle norme denunciate non solo sono connaturali al regime di concessione del gioco pubblico, che deve tutelare plurimi interessi generali, ma costituiscono anche, nel caso di specie, una misura minima di ripristino della par condicio dei gestori, del tutto giustificata dalla situazione di vantaggio del concessionario ‘preesistente’ che, avendo aderito alla fase di sperimentazione e avvio a regime di sistemi di gioco costituiti dal controllo remoto del gioco attraverso videoterminali, non ha dovuto sottoporsi alla gara per il nuovo affidamento’.
Il Collegio non ritiene di doversi discostare dalle conclusioni espresse dalla Corte costituzionale (chiarificatrici dei dubbi di legittimità costituzionale di un intervento modificativo del rapporto concessorio intervenuto in costanza del rapporto medesimo).
Né l’appellante ha indicato ragioni ulteriori e concrete per poter affermare che gli atti attuativi delle norme (di per sé non in contrasto con la Costituzione), sono viziati da irragionevolezza o altra figura sintomatica di eccesso di potere”.

Marasco (pres. Logico) ad Agimeg: “La ricerca Nomisma ha confermato come sia nocivo per il gioco legale il divieto di pubblicità”

“La ricerca fornisce l’ennesima prova evidente ed inconfutabile circa l’inconcludenza delle misure di divieto di pubblicità introdotte dal decreto dignità. Infatti risulta residuale l’impatto della pubblicità (4% scelta singola, driver predominante, 8% scelta multipla, fattore secondario). Emerge invece quanto il divieto di pubblicità sia addirittura controproducente, poiché viene fuori una problematica di percezione di quali siano i luoghi (online e fisici) legali. La pubblicità non funge quindi da stimolo, bensì costituisce strumento di informazione e canalizzazione della domanda di gioco (che esiste a prescindere) verso il circuito legale e quindi verso le tutele”. E’ quanto dichiarato ad Agimeg da Moreno Marasco, presidente di Logico, a margine della presentazione della ricerca “Gioco & Giovani” di Nomisma. “Emergono poi dei pregiudizi – ha continuato Marasco – non è considerato eclatante un dato di mancata recidiva del 70% dei rispondenti, ma “desta preoccupazione” il fatto che il 25% risponda di aver giocato nuovamente “a volte”. Inoltre si ritengono per assurdo più tutelanti i luoghi fisici, mentre pare evidente – ha concluso – che l’online legale (che come sappiamo rappresenta solo il 5.5% dei giocatori e 8% della spesa) sia la soluzione ai problemi evidenziati dalla ricerca”. lp/AGIMEG

GIOCO ILLECITO, GDF CONFISCA AI CASAMONICA 2,4 MILIONI DI EURO

  • Scritto da Rf
Octavian Intext

La Guardia di finanza di Roma confisca alla famiglia Casamonica-Gugliemi beni per oltre 2,4 milioni di euro, frutto attività illecite connesse a fatti di gioco con vincita in denaro.

I militari del comando provinciale della Guardia di finanza di Roma hanno eseguito un decreto di confisca, emesso dal locale tribunale della sezione Misure di prevenzione nei confronti della famiglia Casamonica-Guglielmi.

Nell’operazione “Ottavo re di Roma” è emersa “la sproporzione tra  le ricchezze possedute e i redditi dichiarati, unitamente alla pericolosità sociale dei proposti, coinvolti in attività illecite connesse a fatti di gioco d’azzardo“.
Le indagini, avviate dagli specialisti del Gico del nucleo di Polizia economico-finanziaria nel 2015 e coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia capitolina, sono state focalizzate sulla ricostruzione della “carriera criminale dei membri del nucleo familiare – si legge nella nota della Guardia di finanza – e hanno fatto emergere come, a fronte della titolarità, in via diretta o indiretta, di un ingente patrimonio mobiliare e immobiliare, taluni di essi non avessero percepito proventi leciti tali da giustificarne il possesso”.
“Questa sproporzione tra ricchezze e redditi dichiarati – spiega ancora la nota -, anche in relazione al cosiddetto trotto da strada, traffici di droga, rapine e furti, oltre che a numerose truffe, ha consentito l’emissione, prima, di un provvedimento di sequestro, eseguito nel mese di dicembre 2017, e, ora, di confisca dei seguenti beni di otto unità immobiliari e un terreno, siti in Roma; 8 rapporti finanziari, per un valore complessivo di circa 2,4 milioni di euro.
Tra gli immobili spicca, in particolare, una porzione di una lussuosa villa in stile liberty in zona Anagnina, alla quale si accede percorrendo un viale alberato, ai lati del quale sono presenti numerose statue in marmo raffiguranti divinità della mitologia. Annessa all’abitazione, i cui interni sono arredati in modo particolarmente sfarzoso, vi è una scuderia, attrezzata per ospitare anche cavalli da corsa“.

Commissione parlamentare Antimafia: istituiti 16 Comitati, uno specifico riferito a “influenza e controllo criminali sulle attività connesse al gioco”

senato

Istituiti sedici Comitati all’interno della Commissione parlamentare Antimafia. Lavoreranno su tematiche diverse: spicca, tra gli altri, quello che riguarda influenza e controllo criminali sulle attività connesse al gioco. Secondo il presidente della Commissione, Nicola Morra, si tratta di “un passo importante per dare concretezza al lavoro stesso della commissione Antimafia. Il mio augurio di buon lavoro a ogni Comitato e a chi ne ha la responsabilità perché produca un lavoro attento e approfondito”.

Questo l’elenco dei Comitati istituiti:

I. Regime degli atti

II. La trattativa Stato mafia; l’attacco alle istituzioni e la stagione delle stragi e dei depistaggi; le infiltrazioni mafiose nella pubblica amministrazione; rapporti tra mafie e potere politico

III. Criminalità organizzata e attività economiche, con particolare riguardo alla capacità di penetrazione nei settori dell’economia legale

IV. Influenza e controllo criminali sulle attività connesse al gioco nelle sue varie forme

V. Attività delle mafie di origine straniera sul territorio italiano, loro rapporti con le mafie autoctone, nonché internazionalizzazione delle attività criminali

VI. Permeabilità delle procedure di appalto ed evidenza pubblica alla infiltrazione delle associazioni criminali

VII. Procedure di scioglimento dei consigli e dei collegi elettivi, con particolare riguardo agli effetti di lungo periodo delle applicazioni reiterate dell’istituto dissolutorio

VIII. Contrasto alle mafie attraverso la valorizzazione dei tessuti sociali, della cultura e della formazione orientati al principio di legalità e al rifiuto delle logiche e dei metodi criminali

IX. Comitato per l’analisi delle procedure di gestione dei beni confiscati e sequestrati

X. Analisi dei programmi e dei procedimenti di protezione dei testimoni e dei collaboratori di giustizia

XI. Comitato per l’infiltrazione criminale nell’ambito del sistema di assistenza sanitaria pubblico e privato

XII. Rapporti tra criminalità organizzata e logge massoniche

XIII. Rapporti tra la criminalità organizzata e il mondo dei minori e dell’adolescenza, con particolare riguardo ai fenomeni della dispersione scolastica e dell’impiego di non maggiorenni per precipue attività di tipo delittuoso

XIV. Intimidazioni e condizionamenti mafiosi nel mondo del giornalismo e dell’informazione

XV. Aspetti e problematiche connessi alla criminalità organizzata nella regione Puglia

XVI. Mafie e controllo del mondo del lavoro e tecniche di sfruttamento della manodopera anche mediante il caporalato

Fonte originale Jamma