Dal 18 allentamenti a macchia di leopardo. Il governo apre all’ipotesi di maggiore flessibilità nelle zone più a basso contagio dopo 2 settimane di test sulle riaperture.

Il pressing di governatori e Pd. Francia e Germania convincono Conte: “Siamo sulla strada giusta”. Battibecco con i sindaci del lodigiano

ANSA
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Dopo il piano omogeneo su tutto il territorio nazionale, l’asimmetria regionale. Il paese sta digerendo le poche libertà che l’ultimo decreto di Giuseppe Conte ha stabilito a partire dal 4 maggio, il governo ragiona già sui prossimi passi a partire dal 18 (il 17 scade l’efficacia delle disposizioni del dpcm). La pressione che ha investito Palazzo Chigi è stata notevole. Le opposizioni, ovviamente, tantissimi cittadini, ma anche un pezzo di maggioranza ha puntato il dito sulla timidezza delle scelte del governo. E a guidare il fronte delle rimostranze ci sono molti fra i governatori delle Regioni.

Domani spetterà a Francesco Boccia, insieme ai commissari Domenico Arcuri e Angelo Borrelli, domare il fronte di chi vuole spingersi più in là del perimetro definito dal governo. “Non verrà impegnata nessuna ordinanza”, spiega una fonte dell’esecutivo, facendo notare che manca meno di una settimana al 4, e non avrebbe senso una diatriba amministrativa per decretare l’inefficacia di misure che comunque diventerebbero operative lunedì prossimo su tutto il territorio nazionale.

Il tema di discussione è semplice: perché territori come quelli di Umbria, Sardegna, Valle d’Aosta, Calabria, Basilicata, Molise, Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Sicilia (per citare le Regioni che attualmente viaggiano al massimo intorno ai 2mila positivi, in alcuni casi molto meno) debbono sottostare a restrizioni pari a quelle di Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Veneto dove il contagio è molto più diffuso? Il premier, su questo spalleggiato sia da Boccia che da Roberto Speranza, ha sempre caldeggiato un piano nazionale uniforme, per evitare confusioni e mantenere il controllo della situazione. Da parte del Partito democratico si registrano i primi segnali di insofferenza. E’ Nicola Zingaretti ad aprire le danze, intervistato dal Corriere della Sera: “Mi permetto di suggerire al governo di affidarsi alle curve epidemiche per riavviare le attività di alcune categorie, come ristoranti, bar o, in generale, il commercio. Verificando anche la data del primo giugno che mi pare molto lontana”. Molto più esplicito il vicesegretario Andrea Orlando: “E’ ragionevole pensare a forme di accelerazione della ripresa nelle realtà dove la curva epidemica è più bassa”.

In queste ore Palazzo Chigi non esclude una regionalizzazione delle scelte. Le due settimane successive al 4 maggio per Conte sono un test di quel che succederà riaprendo un pezzo del paese. Ma dopo i primi giorni successivi alle nuove misure fonti vicine al premier la definiscono “un’ipotesi su cui si può lavorare, monitorando ogni giorno i dati”. Proprio oggi Conte è stato a Lodi, dove ha incontrato una decina di sindaci della prima zona rossa. I primi cittadini della Lega lo hanno incalzato sui ritardi del governo, sia nel realizzare la necessità di imporre il lockdown, sia nella gestione dell’emergenza. Un battibecco, sia pur in termini sempre civili, cui Conte ha risposto con fermezza.

Il premier non è rimasto contento della conferenza stampa di domenica sera. Raccontano che il punto stampa convocato lunedì al suo arrivo a Milano sia stato anche un modo per metterci una pezza. Ma i dati dell’innalzamento del tasso di contagio in Germania e del rinvio delle aperture in Francia lo hanno persuaso di essere sulla strada giusta. Dolorosa ma giusta. Puntuta la risposta a Matteo Renzi, che spinge per sbloccare di più di quel che è stato deciso: “E’ libertà d’opinione, a me tocca decidere”.

Al suo ritorno a Roma lo aspettano i nodi ancora insoluti in vista del 4. Sulle messe il messaggio di “obbedienza” alle regole di Papa Francesco ha raffreddato la situazione incandescente. Le funzioni religiose dovrebbero avere il via libera dall′11 con i protocolli speciali in queste ore allo studio, in modo tale da spostare le prime messe domenicali il 17, anche se un robusto pezzo di maggioranza spinge per procrastinare il tutto di una settimana. Sui “congiunti” e da chi si potrà andare da lunedì prossimo gli uffici di Palazzo Chigi e del Viminale stanno approntando una circolare interpretativa. Il problema più spinoso rimane quello dei trasporti. I presidenti di Agens (Agenzia confederale dei Trasporti e Servizi) e Asstra (Associazione dei trasporti che riunisce il tpl di tutta Italia) hanno scritto alla ministra Paola De Micheli: “Il distanziamento ipotizzato di 1 metro per la Fase 2 limita la capacità del sistema dei trasporti di persone al 25-30 per cento del numero di passeggeri trasportati in condizioni di normalità”. Traduzione: anche con un flusso limitato di persone, i mezzi e le aree di sosta non sono attrezzate per far rispettare le distanze di sicurezza.

Fase 2. Conte : ‘’Su aperture non possiamo fare di piu’ ‘’

 

Nello stesso giorno in cui 150.000 esercizi pubblici del paese aderiscono alla protesta, in forma di flashmob, per chiedere di poter riaprire, il premier Conte spiega le ragioni della scelta di prolungare le misure di contenimento.

«Abbiamo visto in altri Paesi i rischi che si affrontano. Noi stiamo già affrontando un rischio: dal 4 maggio 4,5 milioni di lavoratori torneranno a lavorare, prenderanno i mezzi pubblici ma anche il mezzo privato può essere un rischio.

Le scuole devono rimanere chiuse e non possiamo allentare sulle relazioni sociali: per qualcuno non è sufficiente ma non possiamo fare di più.

Affrontiamo un rischio calcolato, su base scientifica: il documento dell’Iss è stato alla base delle nostre decisioni, che sono tutte nostre. Le rivendichiamo».

Lo ha detto il premier Giuseppe Conte a Lodi aggiungendo: «Abbiamo predisposto un metodo e delle misure, che ho chiamato il metodo dei rubinetti.  Significa consentire il ritorno al lavoro di un buon numero di lavoratori, allentare qualche misura sociale, ma nel complesso essere pronti, attraverso un algoritmo matematico per avere sempre sotto controllo l’andamento dei dati». Il presidente del Consiglio ha chiesto inoltre la collaborazione delle Regioni per favorire la raccolta dei dati necessari per la fase 2: «Dobbiamo avere un database continuamente aggiornato: avendo i dati dei contagiati giorno per giorno, facendo anche il calcolo dei contagiati per popolazione, calcolando il posto libero nelle terapie intensive, incrociando questi dati, possiamo in modo mirato senza buttare a mare gli sforzi fin qui fatti. Lo dobbiamo innanzi tutto a noi».

FASE 2: NECESSARIO UN PIANO PER IL GIOCO E SENZA DISCRIMINAZIONI

Dopo il calendario stilato dal governo sulla riapertura delle attività servono informazioni chiare per i giochi e senza squilibri tra bar e tabaccherie.

Dopo l’interruzione forzata delle scorse settimane, a partire da ieri, lunedì 27 aprile, si è potuti tornare a giocare ad alcuni concorsi ma solo in determinati luoghi. Come comunicato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, infatti, sono stati riattivati il 10eLotto, il Million Day, il Winforlife e il Vincicasa – in aggiunta al mai sospeso Gratta e Vinci – che possono quindi essere offerti unicamente dalla tabaccherie, quali unici esercizi attualmente in attività. Dal 4 maggio, invece, tocchetà anche a LottoSuperEnalotto e all’EuroJackpot, mentre dall’11 maggio si potranno riaccendere le slot ed offrire le scommesse nei punti autorizzati. Anche se, stando alle disposizioni governative, i bar non potranno tornare ad alzare le saracinesche prima del 18 maggio. Mentre per le sale scommesse, bingo e altre location specializzate si dovrà aspettare (almeno) il prossimo giugno.

IL CASO DEI BAR – La domanda che ci si pone oggi, dunque, é se i bar con cornerPvr (punti vendita ricariche, Ndr) e slot, dal momento che apriranno, anche solo per consentire alla clientela il cibo da asporto, senza poterlo consumare all’interno o nelle immediate vicinanze, potranno – nelle stesse date previste per le tabaccherie – far giocare la clientela, escludendo ovviamente il Lotto e il 10eLotto, riservato solo alle rivendite di tabacchi.
Se così non fosse, ci si porrebbe il quesito del perché dovrebbe essere consentito il gioco solo nelle tabaccherie e non nei bar. Dal punto di vista dell’assembramento, in effetti, la logica vorrebbe semmai il contrario, visto che la maggior parte dei bar ha superfici dei locali più ampie rispetto alla media delle tabaccherie. In passato, visto che le tabaccherie erano rimaste aperte e i bar hanno dovuto chiudere, lo squilibrio che si veniva a creare era più che giustificato, com’è evidente: ma ora, se i bar apriranno anche senza che il cliente possa sostare, esattamente come nelle tabaccherie, perché dovrebbe essere vietato?
IL TEMA DELLE AGENZIE – Nelle sale gioco e nelle sale scommesse, che hanno nel gioco la loro attività principale, dove quindi si potrebbe generare assembramento, al punto che non verrà consentita la riapertura almeno fino al primo di giugno, è logico che non si possa fare alcun tipo di gioco. A tal proposito, chi ha gestito dagli arbori del Duemila un’agenzia ippica oltre che sportiva, sa bene che l’assembramento alle casse in prossimità della partenza delle corse dei cavalli, e specialmente delle corse Tris, è molto difficile da gestire rispetto al rischio di assembramento, e si dovranno trovare soluzioni specifiche. Stesso problema per la visione delle corse nei due canali Unire, grigio e verde; e la consultazione di diverse decine di monitor dedicati alle corse ippiche.
Da quanto riportato dalla stampa (ad Agimeg), tuttavia, sembrerebbe che il direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Marcello Minenna, ipotizzi la stesura di una road map specifica di ripartenza dei giochi; e che gli operatori del settore potranno porre in essere per tempo quelle misure necessarie ad una ripresa dei giochi in piena sicurezza. Salvo poi optare per la cautela, nelle dichiarazioni rilasciate all’Eurispes.
Oggi, però, i gestori dei bar si pongono la domanda, in vista della riapertura, e sarebbe bene avere una risposta al più presto, proprio per poter programmare le misure adeguate per la ripresa di questi giochi.

Scommesse e sale giochi come discoteche e concerti? Così non si riapre più… Altrimenti perchè proporre le soluzioni innovative contro l’assembramento?

No a sale giochi, scommesse e sale bingo. Lo mette nero su bianco il decreto del premier Conte firmato ieri con il quale si dà il via alla cosiddetta Fase 2

“Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19 sull’intero territorio nazionale sono sospese le manifestazioni organizzate, gli eventi e gli spettacoli di qualsiasi natura con la presenza di pubblico, cinema, teatri, pub, scuole di ballo, sale giochi, sale scommesse e sale bingo, discoteche e locali assimilati. E’ quanto si legge nel testo del dpcm firmato ieri sera dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, secondo cui sono vietati anche quelli di carattere culturale, ludico, sportivo, religioso e fieristico, svolti in ogni luogo, sia pubblico sia privato, quali, a titolo d’esempio, feste pubbliche e private, anche nelle abitazioni private”.

Ancora una volta i locali specializzati in servizi per il gioco legale vengono inseriti tra le attività ritenute essere a rischio più elevato. Tra le ‘attività di aggregazione’ per antonomasia come concerti, cinema, teatri ha molto senso includere le sale scommesse e parlare di ‘pubblico’?

Il premier Conte ha spiegato i conferenza stampa che per i bar è prevista la riapertura dal 1 giugno, ovviamente con tutte le cautele e le precauzioni del caso.

Al contrario, come confermato da più parti, per cinema, teatro, discoteche, concerti, ovvero «attività di aggregazione» dove più alto è il rischio di trasmissione del virus nessuna indicazione. La Fase tre – la riapertura totale dell’attività e il ritorno alla normalità – dovrebbe arrivare entro l’anno o, nella più ottimisica delle ipotesi, entro l’estate.

Ma gli esercizi commerciali non potranno attendere così tanto tempo. La classificazione per classi di rischio della task force INAIL non facilita certo le cose, il solo modo per uscirne con il minor danno possibile sta nel poter includere i negozi di giochi le quelle attività commerciali la cui riapertura sarà possibile rispettando le regole in termini di sicurezza di operatori e clienti. Come per altro suggerito dalle associaioni di categoria con tanto di proposte e documenti dettagliati. cm

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Quanto sopra era ovvio a pochi, come me, che avevo proposto delle soluzioni innovative per evitare l’assembramento:

UNA PROPOSTA INNOVATIVA PER EVITARE ASSEMBRAMENTO IN SALE GIOCO E SCOMMESSE

https://scommettitore.wordpress.com/2020/04/21/una-proposta-innovativa-per-evitare-assembranento-in-sale-gioco-e-scommesse/

purtroppo, non tutti lo hanno ancora compreso, e in special modo le associazioni di categoria dei gestori e le federazioni di imprenditori.

 Se non si fa presente ad ADM e al governo ci sono poche speranze.

Fase-2 e riaperture. Tutte le attività aperte secondo il testo del DPCM in vigore dal 4 maggio (TESTO)

Fonte originale Jamma

COVID-19. Siamo in grado di anticipare il testo del DPCM in vigore dal 4 maggio 2020.

E’ terminata la cabina di regia, in videoconferenza, tra il premier Giuseppe Conte e le delegazioni di Regioni, Anci e Upi. Alla riunione hanno partecipato anche il ministro della Sanità Roberto Speranza e il titolare degli Affari Regionali Francesco Boccia. In mattinata riunione tra il premier Giuseppe Conte e i capi delegazione della maggioranza per definire le misure per la fase 2.

A questo link il testo (bozza) del nuovo Decreto

Le attività consentite

Commercio al dettaglio

 

Ipermercati

Supermercati

Discount di alimentari

Minimercati ed altri esercizi non specializzati di alimentari vari

Commercio al dettaglio di prodotti surgelati

Commercio al dettaglio in esercizi non specializzati di computer, periferiche, attrezzature per le telecomunicazioni, elettronica di consumo audio e video, elettrodomestici

Commercio al dettaglio di prodotti alimentari, bevande e tabacco in esercizi specializzati (codici ateco: 47.2)

Commercio al dettaglio di carburante per autotrazione in esercizi specializzati

Commercio al dettaglio apparecchiature informatiche e per le telecomunicazioni (ICT) in esercizi specializzati (codice ateco: 47.4)

Commercio al dettaglio di ferramenta, vernici, vetro piano e materiale elettrico e termoidraulico

Commercio al dettaglio di articoli igienico-sanitari

Commercio al dettaglio di articoli per l’illuminazione

Commercio al dettaglio di giornali, riviste e periodici

Farmacie

Commercio al dettaglio in altri esercizi specializzati di medicinali non soggetti a prescrizione medica

Commercio al dettaglio di articoli medicali e ortopedici in esercizi specializzati

Commercio al dettaglio di articoli di profumeria, prodotti per toletta e per l’igiene personale

Commercio al dettaglio di piccoli animali domestici

Commercio al dettaglio di materiale per ottica e fotografia

Commercio al dettaglio di combustibile per uso domestico e per riscaldamento

Commercio al dettaglio di saponi, detersivi, prodotti per la lucidatura e affini

Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via internet

Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato per televisione

Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto per corrispondenza, radio, telefono

Commercio effettuato per mezzo di distributori automatici

Commercio di carta, cartone e articoli di cartoleria

Commercio al dettaglio di libri

Commercio al dettaglio di vestiti per bambini e neonati

ATECO
01 COLTIVAZIONI AGRICOLE E PRODUZIONE DI PRODOTTI ANIMALI, CACCIA E SERVIZI CONNESSI
02 SILVICOLTURA ED UTILIZZO DI AREE FORESTALI
03 PESCA E ACQUACOLTURA
05 ESTRAZIONE DI CARBONE (ESCLUSA TORBA)
06 ESTRAZIONE DI PETROLIO GREGGIO E DI GAS NATURALE
07 ESTRAZIONE DI MINERALI METALLIFERI
08 ESTRAZIONE DI ALTRI MINERALI DA CAVE E MINIERE
09 ATTIVITA’ DEI SERVIZI DI SUPPORTO ALL’ESTRAZIONE
10 INDUSTRIE ALIMENTARI
11 INDUSTRIA DELLE BEVANDE
12 INDUSTRIA DEL TABACCO
13 INDUSTRIE TESSILI
14 CONFEZIONE DI ARTICOLI DI ABBIGLIAMENTO; CONFEZIONE DI ARTICOLI IN PELLE E PELLICCIA
15 FABBRICAZIONE DI ARTICOLI IN PELLE E SIMILI
16 INDUSTRIA DEL LEGNO E DEI PRODOTTI IN LEGNO E SUGHERO (ESCLUSI I MOBILI); FABBRICAZIONE DI ARTICOLI IN PAGLIA E MATERIALI DA INTRECCIO
17 FABBRICAZIONE DI CARTA E DI PRODOTTI DI CARTA
18 STAMPA E RIPRODUZIONE DI SUPPORTI REGISTRATI
19 FABBRICAZIONE DI COKE E PRODOTTI DERIVANTI DALLA RAFFINAZIONE DEL PETROLIO
20 FABBRICAZIONE DI PRODOTTI CHIMICI
21 FABBRICAZIONE DI PRODOTTI FARMACEUTICI DI BASE E DI PREPARATI FARMACEUTICI
22 FABBRICAZIONE DI ARTICOLI IN GOMMA E MATERIE PLASTICHE
23 FABBRICAZIONE DI ALTRI PRODOTTI DELLA LAVORAZIONE DI MINERALI NON METALLIFERI
24 METALLURGIA
25 FABBRICAZIONE DI PRODOTTI IN METALLO (ESCLUSI MACCHINARI E ATTREZZATURE)
26 FABBRICAZIONE DI COMPUTER E PRODOTTI DI ELETTRONICA E OTTICA; APPARECCHI ELETTROMEDICALI, APPARECCHI DI MISURAZIONE E DI OROLOGI
27 FABBRICAZIONE DI APPARECCHIATURE ELETTRICHE ED APPARECCHIATURE PER USO DOMESTICO NON ELETTRICHE
28 FABBRICAZIONE DI MACCHINARI ED APPARECCHIATURE NCA
29 FABBRICAZIONE DI AUTOVEICOLI, RIMORCHI E SEMIRIMORCHI
30 FABBRICAZIONE DI ALTRI MEZZI DI TRASPORTO
31 FABBRICAZIONE DI MOBILI
32 ALTRE INDUSTRIE MANIFATTURIERE
33 RIPARAZIONE, MANUTENZIONE ED INSTALLAZIONE DI MACCHINE ED APPARECCHIATURE
35 FORNITURA DI ENERGIA ELETTRICA, GAS, VAPORE E ARIA CONDIZIONATA
36 RACCOLTA, TRATTAMENTO E FORNITURA DI ACQUA
37 GESTIONE DELLE RETI FOGNARIE
38 ATTIVITA’ DI RACCOLTA, TRATTAMENTO E SMALTIMENTO DEI RIFIUTI; RECUPERO DEI MATERIALI
39 ATTIVITA’ DI RISANAMENTO E ALTRI SERVIZI DI GESTIONE DEI RIFIUTI
41 COSTRUZIONE DI EDIFICI
42 INGEGNERIA CIVILE
43 LAVORI DI COSTRUZIONE SPECIALIZZATI
45 COMMERCIO ALL’INGROSSO E AL DETTAGLIO E RIPARAZIONE DI AUTOVEICOLI E MOTOCICLI
46 COMMERCIO ALL’INGROSSO (ESCLUSO QUELLO DI AUTOVEICOLI E DI MOTOCICLI)
49 TRASPORTO TERRESTRE E TRASPORTO MEDIANTE CONDOTTE
50 TRASPORTO MARITTIMO E PER VIE D’ACQUA
51 TRASPORTO AEREO
52 MAGAZZINAGGIO E ATTIVITA’ DI SUPPORTO AI TRASPORTI
53 SERVIZI POSTALI E ATTIVITA’ DI CORRIERE
551 ALBERGHI E STRUTTURE SIMILI
58 ATTIVITA’ EDITORIALI
59 ATTIVITA’ DI PRODUZIONE, POST-PRODUZIONE E DISTRIBUZIONE CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO E DI PROGRAMMI TELEVISIVI, REGISTRAZIONI MUSICALI E SONORE
60 ATTIVITA’ DI PROGRAMMAZIONE E TRASMISSIONE
61 TELECOMUNICAZIONI
62 PRODUZIONE DI SOFTWARE, CONSULENZA INFORMATICA E ATTIVITA’ CONNESSE
63 ATTIVITA’ DEI SERVIZI D’INFORMAZIONE E ALTRI SERVIZI INFORMATICI
64 ATTIVITA’ DI SERVIZI FINANZIARI (ESCLUSE LE ASSICURAZIONI E I FONDI PENSIONE)
65 ASSICURAZIONI, RIASSICURAZIONI E FONDI PENSIONE (ESCLUSE LE ASSICURAZIONI SOCIALI OBBLIGATORIE)
66 ATTIVITA’ AUSILIARIE DEI SERVIZI FINANZIARI E DELLE ATTIVITA’ ASSICURATIVE
68 ATTIVITA’ IMMOBILIARI
69 ATTIVITA’ LEGALI E CONTABILITA’
70 ATTIVITA’ DI DIREZIONE AZIENDALE E DI CONSULENZA GESTIONALE
71 ATTIVITA’ DEGLI STUDI DI ARCHITETTURA E D’INGEGNERIA; COLLAUDI ED ANALISI TECNICHE
72 RICERCA SCIENTIFICA E SVILUPPO
73 PUBBLICITA’ E RICERCHE DI MERCATO
74 ALTRE ATTIVITA’ PROFESSIONALI, SCIENTIFICHE E TECNICHE
75 SERVIZI VETERINARI
78 ATTIVITA’ DI RICERCA, SELEZIONE, FORNITURA DI PERSONALE
80 SERVIZI DI VIGILANZA E INVESTIGAZIONE
81.2 ATTIVITA’ DI PULIZIA E DISINFESTAZIONE
81.3 CURA E MANUTENZIONE DEL PAESAGGIO (INCLUSI PARCHI, GIARDINI E AIUOLE)
82 ATTIVITA’ DI SUPPORTO PER LE FUNZIONI D’UFFICIO E ALTRI SERVIZI DI SUPPORTO ALLE IMPRESE
84 AMMINISTRAZIONE PUBBLICA E DIFESA; ASSICURAZIONE SOCIALE OBBLIGATORIA (NOTA: LE ATTIVITA’ DELLA P.A. QUI PREVISTE NON COMPORTANO  L’ISCRIZIONE AL REGISTRO DELLE IMPRESE)
85 ISTRUZIONE
86 ASSISTENZA SANITARIA
87 SERVIZI DI ASSISTENZA SOCIALE RESIDENZIALE
88 ASSISTENZA SOCIALE NON RESIDENZIALE
94 ATTIVITA’ DI ORGANIZZAZIONI ASSOCIATIVE (NOTA: L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DELLE IMPRESE DI QUESTE ORGANIZZAZIONI PRESUPPONE LO SVOLGIMENTO DI ATTIVITA’ ECONOMICHE CHE SONO GIA’ PREVISTE NELLE ALTRE DIVISIONI)
95 RIPARAZIONE DI COMPUTER E DI BENI PER USO PERSONALE E PER LA CASA
97 ATTIVITA’ DI FAMIGLIE E CONVIVENZE COME DATORI DI LAVORO PER PERSONALE DOMESTICO (NOTA: ATTIVITA’ NON PRESENTE NEL REGISTRO IMPRESE)
99 ORGANIZZAZIONI ED ORGANISMI EXTRATERRITORIALI (NOTA: ATTIVITA’ NON PRESENTE NEL REGISTRO IMPRESE)

Coronavirus. Conte firma il nuovo DCPM: (TESTO). Bar chiusi almeno fino al 1 giugno. Per le attività di giochi, scommesse e slot sono in totale 3 mesi di stop.

 

Il premier Giuseppe Conte ha firmato in serata il Dpcm per la fase due dell’emergenza Covid-19. (TESTO FIRMATO)

“Inizia la fase 2, ora la convivenza con il virus”. Lo dice il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa a Palazzo Chigi. “Sarà fondamentale il comportamento responsabile di ciascuno di noi: Non bisogna mai avvicinarsi, al distanza di sicurezza deve essere di almeno un metro”.

“Se non rispettiamo le precauzioni la curva risalirà, aumenteranno i morti e avremmo danni irreversibili per la nostra economia. Se ami l’Italia mantieni le distanze”, spiega il premier.

“Dal 4 maggio via libera alla ristorazione con asporto”. Il premier spiega che “si entrerà uno alla volta e il cibo si consuma a casa”. “La riapertura delle aziende interessate è consentita sul presupposto del rispetto dei protocolli di sicurezza. Ci sarà un protocollo di sicurezza anche per le aziende di trasporto”, afferma il premier, annunciando “il 18 maggio la riapertura del commercio al dettaglio” e anche “di mostre, musei e allenamenti delle squadre”.

Nel TESTO del DPCM anche il protocollo con tutte le misure di sicurezza per le aziende

Tutto ancora fermo per bar e esercizi specializzati in attività di gioco. Tutto rimandato al 1 giugno, almeno per i bar che, come anticipato da Conte, potrebbero tornare alla loro attività normale.

Nessun chiaro riferimento alle sale giochi, sale scommesse e sale Bingo. Il governo, al momento, non ha ancora esplicitato quelle che potrebbero essere le decisioni a riguardo. Via libera, condizionata, alla vendita di servizi di gioco nelle tabaccherie. Come da disposizione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli queste attività possono ripartire con i servizi, dal 4 maggio fino all’attivazione delle slot, ma senza l’utilizzo di schermi e terminali e soprattutto evitando ogni forma di assembramento e mantenendo la distanza minima tra clienti ed operatori.

Leggi il TESTO del DPCM del 26 aprile 2020 a questo LINK

Coronavirus, Conte: “Non ci sarà piena libertà di movimento dal 4 maggio, bar e ristoranti riapriranno dopo. La scuola? A settembre”

Fonte Originale “Il Fatto quotidiano”

Coronavirus, Conte: “Non ci sarà piena libertà di movimento dal 4 maggio, bar e ristoranti riapriranno dopo. La scuola? A settembre”

Intervista del presidente del Consiglio a Repubblica: “Alcune imprese potranno riaprire già la prossima settimana, a maggio non ci sarà un abbandono delle regole”. Sulle mascherine: “Prezzo calmierato e vogliamo togliere l’Iva”. La strategia europea deve “prevedere trasferimenti” per garantire le stesse chance di ripartenza ai Paesi con debito alto. E sulla minoranza dice: “Forza Italia critica ma costruttiva, il resto del centrodestra fa opposizione strumentale”
La piena libertà di movimento non scatterà il 4 maggio, bar e ristoranti non rialzeranno subito le saracinesche ma verrà comunicata una data e potranno intanto lavorare a domicilio e da asporto, nelle classi si tornerà a settembre. Per le mascherine verrà fissato un prezzo calmierato e si lavora all’azzeramento dell’Iva, mentre – volgendo lo sguardo in Europa – la prossima battaglia sono i trasferimenti per garantire chance di ripresa anche ai Paesi, come l’Italia, con debito pubblico alto. Il Mes? “L’ultima parola spetta al Parlamento”. E restando nell’emiciclo: “Forza Italia ha un atteggiamento critico ma costruttivo, il resto del centrodestra fa opposizione strumentale”. Nella giornata in cui verrà delineato il piano per la ripartenza, da annunciare al massimo nei prossimi giorni, Giuseppe Conte traccia i contorni della Fase 2, della strategia per la ripresa economica e delle prossime mosse in Europa in un’intervista a Repubblica.

“Stiamo lavorando per consentire la ripartenza di buona parte delle imprese, dalla manifattura alle costruzioni per il 4 maggio”, dice il presidente del Consiglio. “Non possiamo protrarre oltre questo lockdown: rischiamo una compromissione troppo pesante del tessuto socio-economico del Paese”, avvisa spiega che l’annuncio del piano avverrà “al più tardi all’inizio della prossima settimana” ma potrebbe già esserci in serata, dopo l’ultima cabina di regia con gli enti locali. Anche perché alcune attività imprenditoriali “strategiche” – lavorazioni per l’edilizia carceraria, scolastica e per contrastare il dissesto idrogeologico, come pure attività produttive e industriali prevalentemente votate all’export – “potranno riaprire già la settimana prossima” presentando l’autocertificazione ai prefetti, come hanno fatto altre 192mila aziende “essenziali” durante il lockdown.

Per quanto riguarda i cittadini e il distanziamento sociale, invece, chiarisce Conte, nel piano ci sarà una “revisione delle regole” che “non significa abbandono delle regole”. Insomma: “Non siamo ancora nella condizione di ripristinare una piena libertà di movimento, ma stiamo studiando un allentamento delle attuali, più rigide restrizioni – spiega – Ho già anticipato che non sarà un “libera tutti”. Faremo in modo di consentire maggiori spostamenti, conservando, però, tutte le garanzie di prevenzione e di contenimento del contagio”.

Per esempio, la scuola, ormai è ufficiale, “riaprirà a settembre”. Perché, dice Conte, tutti gli scenari elaborati dal comitato tecnico-scientifico “prefigurano rischi molto elevati di contagio”. E in gioco ci sono diversi fattori: “È in gioco la salute dei nostri figli, senza trascurare che l’età media del personale docente è tra le più alte d’Europa. La didattica a distanza, mediamente, sta funzionando bene”. Quindi l’appuntamento in aula sarà dopo l’estate. Potrebbe esserci prima, invece, il ritorno dei credenti in chiesa con il comitato tecnico-scientifico al lavoro per “nuove regole per le cerimonie religiose”, ad iniziare dai funerali.

Anche bar e ristoranti “non riapriranno il 4 maggio”, ma rassicura Conte, “stiamo però lavorando per consentire ai ristoratori non solo consegne a domicilio ma anche attività da asporto”. E in ogni caso, aggiunge, nel piano “confidiamo di offrire a tutti gli operatori economici un orizzonte temporale chiaro, in modo da avere in anticipo tutte le necessarie informazioni e adottare per tempo le precauzioni utili a ripartire in condizioni di massima sicurezza”. Sperando che alcune regioni, come il Veneto, non provino fughe in avanti: “Non possiamo procedere in ordine sparso. Non possiamo permettercelo perché il virus non conosce distinzioni territoriali e dobbiamo assolutamente prevenire una seconda ondata di contagi”, ribadisce il premier.

Per questo nella Fase 2 sarà fondamentale anche l’utilizzo delle mascherine e la loro disponibilità in numero sufficiente: “Introdurremo presto un prezzo calmierato, in modo da evitare speculazioni e abusi di mercato. Quanto alla riduzione dell‘Iva, in realtà farò di tutto per pervenire al più presto alla completa eliminazione dell’Iva”, è l’impegno del presidente del Consiglio. Non solo: “Per gestire in sicurezza la Fase 2 sarà necessaria una strategia integrata che il ministro Speranza sta già perseguendo: saranno necessari un deciso rafforzamento delle attività di contact tracing e il potenziamento della tele-assistenza. Saranno fondamentali anche i controlli molecolari con il tampone e sierologici, con l’analisi del sangue”.

Sull’economia e la strategia Ue, il presidente del Consiglio parla di “successo politico notevole” sui Recovery Fund, pur dicendosi “consapevole” sulla necessità di “lavorare” affinché “sia davvero consistente dal punto di vista della dimensione finanziaria e possa essere attivato subito attraverso un adeguato sistema di garanzie”. E sottolinea che sarà “importante” anche che “preveda trasferimenti, in modo da assicurare, nello spazio europeo, un reale “level playing field”, una pari chance di ripresa per tutti gli Stati membri, anche per quelli che si ritrovano con debiti pubblici più elevati”, come l’Italia.

E ora bisogna approfittare degli strumenti finanziari per smuovere “un sistema anchilosato e burocratizzato” con un “ventaglio di misure ‘sblocca-Paese’”, che “andranno a incidere su tutti i gangli più macchinosi dei nostri apparati pubblici e del nostro sistema economico”. Sul Mes, la linea è la stessa annunciata giorni fa con un lungo post su Facebook, al netto delle zero condizionalità “né macro-economica né specifica, né preventiva né successiva”, in ogni caso, “l’ultima parola sul punto spetta al Parlamento”. Dove, sottolinea il premier, Forza Italia resta “una forza di opposizione”. Con una stoccata e distinguo alle minoranze parlamentari: “Questo non toglie la possibilità che si possa distinguere l’atteggiamento anche molto critico, ma costruttivo di Forza Italia dall’atteggiamento più strumentale assunto dagli altri partiti di centrodestra”.

Dal lavoro alle vacanze fino ai trasporti: ecco le nuove regole da seguire nell’Italia che verrà dopo il 4 maggio. Video per ristoranti.

Dal lavoro alle vacanze fino ai trasporti: ecco le nuove regole da seguire nell’Italia che verrà dopo il 4 maggio

GLI SPOSTAMENTI. Sì a cene in casa con amici, parchi verso la riapertura
Il 4 maggio non sarà un “liberi tutti” ma la fine della quarantena com’è stata fino ad oggi sì. Tanto per cominciare si potrà tornare a uscire anche lontano da casa senza portarsi dietro l’autocertificazione, anche se il Comitato scientifico (Cts) è più prudente. Via libera anche alle cene a case di amici, ma con la raccomandazione di non essere mai in numero tale da non garantire il distanziamento. Ci si potrà muovere anche da un comune all’altro, ma senza varcare il confine della propria regione, salvo che per comprovati e inderogabili motivi di lavoro e di salute. In questo caso però occorrerà portarsi dietro il vecchio modulo di autocertificazione. I conviventi, che tali risultano essere dal documento di riconoscimento, potranno uscire anche tutti insieme. Fermo restando il divieto di creare assembramenti. Con amici e non conviventi si esce mantenendo il distanziamento, che potrebbe essere portato a un metro e mezzo. Bambini e anziani con disabilità potranno sempre essere accompagnati da un adulto. Probabile la riapertura dei parchi dove si potrà fare anche sport, ma sempre senza assembramenti e mantenendo la distanza di sicurezza. Anche a passeggio.

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IL RIENTRO AL LAVORO. Turni diluiti in sette giorni, riunioni solo in telelavoro
Mascherine, guanti e misure di protezione, sanificazione degli ambienti di lavoro, privilegiare il più possibile lo smart working, postazioni distanziate in ufficio. Ma soprattutto turni di lavoro brevi e diluiti nell’arco di tutta la settimana per evitare assembramenti. Sono le regole auree da rispettare rientrando al lavoro. Anche se sugli orari di lavoro saranno i contratti aziendali a decidere. Sia gli uffici che le fabbriche dovranno essere sanificati periodicamente. Le riunioni, salvo motivi improrogabili e urgenti, si faranno in modalità remoto.

I termoscanner all’ingresso non saranno obbligatori, ma dove previsti accenderanno luce rossa a chi ha più di 37,5. Negli spazi comuni si lavorerà con le mascherine chirurgiche, ma occhiali, guanti e tute si dovranno indossare nelle aziende dove non si può rispettare il metro di distanza. A proposito di protezioni il commissario Arcuri ha assicurato: «Siamo pronti a distribuire tutte le mascherine che serviranno per la fase 2, producendone almeno 25 milioni al giorno». E saranno vendute a prezzo fisso, ha promesso: si parla di 90 centesimi per una chirurgica.

Diciamolo subito, prenotare un viaggio all’estero per visitare una capitale europea o magari immergersi nel mare blu delle isole greche è altamente sconsigliabile. Perché se è vero che (più avanti) cadrà il divieto di andare all’estero per turismo, bisognerà vedere quanti Paesi alla fine riapriranno le frontiere e, soprattutto mettere in conto al ritorno 14 giorni in casa per la quarantena obbligatoria. Che i datori di lavoro non faranno passare come giorni di malattia, ma come ferie.In Italia dal 4 maggio la vacanza si farà dentro i confini della propria regione, dove chi ha la seconda casa si potrà tranquillamente trasferire. Niente da fare invece se la dimora è oltre il confine regionale, anche se di poco.

Intanto prende corpo l’idea del bonus vacanze. A proporlo è il ministro per i Beni culturali e il turismo Dario Franceschini, che nel decreto di aprile vorrebbe un voucher di 500 euro a famiglia, o di importo inferiore se a persona, per chi ha figli a carico e un reddito medio basso. Il voucher andrebbe utilizzato in alberghi e stabilimenti balneari italiani. Niet degli scienziati ai campi estivi per bambini e ragazzi.

Metropolitana Milano, ecco i cerchi rossi che segneranno le distanze: «Stai qui». Idea utilizzabile anche nelle Sale gioco, sale Scommesse e Sale Bingo?

Fonte originale Corriere.it

Le impronte bianche di due suole di scarpa: prime prove per la gestione della «fase 2» sui mezzi pubblici dell’Atm. Indicheranno le posizioni corrette per non stare troppo vicini e contenere il rischio di contagio

Metropolitana Milano, ecco i cerchi rossi che segneranno le distanze: «Stai qui»
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Grossi adesivi a fondo rosso. Le impronte bianche di due suole di scarpa. E la scritta: «Stai qui». Eccola, la campagna – al momento in fase di test – per la gestione della «fase 2» sui mezzi pubblici dell’Atm. Secondo il modello, sui treni del metrò, quei cerchi serviranno a indicare il distanziamento dei passeggeri, le posizioni corrette per non stare troppo vicini e contenere il rischio di contagio.

Allo scattare della «fase 2» e con la ripresa delle attività, occorrerà evitare che milioni di persone – tutti i lavoratori che non possono svolgere il loro lavoro in smart working – entrino e si muovano in città nella stessa fascia oraria, utilizzando mezzi pubblici che invece dovranno contingentare gli ingressi, da Atm a Trenord. Considerando il milione e 400mila abitanti di Milano, il milione che ogni giorno vi si reca per lavoro o studio e i 3,2 milioni della Città metropolitana, si stanno studiando orari di ingresso in negozi, imprese, università, esercizi e uffici pubblici scaglionati durante la giornata e nella settimana. Al vaglio del Tavolo dello Sviluppo c’è l’ipotesi di distribuire il lavoro su 7 giorni anziché su 5. Trenord ha aperto un confronto con il mondo industriale e le università per capire i flussi di passeggeri.

 

Desincronizzare i tempi di entrata e uscita dalle attività lavorative e sfruttare al massimo la flessibilità consentita ai lavoratori: sono gli obiettivi su cui sta lavorando il Comune di Milano, sia sul fronte interno (per i 15mila dipendenti si studia un ingresso fino alle 11 e un’uscita ugualmente flessibile) sia in coordinamento con le aziende che operano sul territorio, in particolare le più grandi.

Certa che «si troveranno regole dinamiche, con orari di apertura diversi a seconda delle categorie» è Confcommercio Lombardia. «Si tratta di innovare gli orari della città», dice il vicepresidente Carlo Massoletti. Le premesse sono la riapertura o meno delle scuole, che muovono un ampio flusso di persone, e la mancanza di turisti (11 milioni nel 2019 a Milano). «Per primi si attiveranno gli ingrossi per il rifornimento, i grandi uffici e gli esercizi pubblici che li servono. Poi i negozi». E anche qui ci saranno aperture differenziate in base alle esigenze della clientela: «Quella di un negozio di ferramenta ha bisogno di un orario diverso rispetto a quella di un negozio di abbigliamento».

Idea utilizzabile anche nelle sale gioco, sale Scommesse e Sale Bingo?

Coronavirus, le prove (definitive?) contro la teoria del laboratorio

Fonte Originale Corriere.it

Origine (non a Wuhan), tempi (ben prima di gennaio), genetica: le nuove acquisizioni scientifiche contro le teorie del complotto offrono l’occasione per riassumere quanto sappiamo su SARS-CoV-2

Coronavirus, le prove (definitive?) contro la teoria del laboratorioShi Zhengli, direttrice del Centro malattie infettive dell’Istituto di Wuhan (Afp)
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I tanti Napalm 51 dell’infosfera — i veri protagonisti dell’infodemia in corso — hanno in questa fase ottimi sostegni: l’Amministrazione di quella che resta, chissà per quanto, la superpotenza egemone (leggi le dichiarazioni del 15 aprile del Segretario di Stato Mike Pompeo, con tanto di indagine dell’intelligence annunciata); altri governi occidentali, anche se con posizioni più sfumate (Macron); un Nobel della Medicina (Luc Montagnier), il cui totale (e ormai pluridecennale) discredito presso la comunità scientifica può venire letto da alcuni — a rovescio — come una forma di eresia illuminata; un certo numero di «addetti ai lavori», ben compendiati in un’inchiesta di Jeanna Bryner per Live Science.

L’occasione mancata dei complottisti

La tesi di fondo è nota: l’agente patogeno SARS-CoV-2 (alla base della sindrome Covid-19) potrebbe essere «scappato al controllo» del «laboratorio» di Wuhan (in realtà il locale Istituto di Virologia). Nella versione hard, il virus sarebbe stato deliberatamente «manipolato ad hoc» prima di venir liberato come arma biologica; in quella soft, tutto si limiterebbe alla «fuga» (di quale «versione» del virus nessuno precisa) per un deficit tecnico-procedurale incompatibile col livello di «massima sicurezza» (BL4) in cui è inscritto l’Istituto. Varianti patafisiche di queste ore (vedi il Figaro): la condizione socioeconomica disperata di certi ricercatori dell’Istituto, che avrebbero venduto «cavie infettate» ai wet markets (i mercati di animali selvatici, già volàno di altri patogeni come la Sars) per integrare le loro magre retribuzioni. Risultato, come ricorda il biologo/immunologo Eric Muraille dell’Fnrs di Bruxelles in un intervento per Sud Ouest, il 23% degli americani e il 17% dei francesi crede ciecamente a quella tesi (ma sono percentuali in crescita).

Nell’intento — didatticamente e «politicamente» nobile — di contro-argomentare e smantellare quella tesi, Muraille sembra fornire paradossalmente carburante ai complottisti; di più, dar loro la possibilità di spingere l’acceleratore fino in fondo. Oltre ad argomenti tecnici specifici, di ordine virologico e genetico/genomico (su cui si tornerà più avanti), riconosce infatti — con la trasparenza insita nel metodo scientifico — l’effettiva fallibilità di Istituti e laboratori; quindi, alimenta la legittimità di diffidenze e sospetti, specie verso gli oltre 30 laboratori BL4 oggi sparsi per il mondo. In generale, Muraille ricorda da un lato come la Convenzione dell’aprile 1972 (che vieta messa a punto, fabbricazione e stoccaggio di armi-batteriologico-biologiche) sia stata oggetto di diverse violazioni, su tutte quella sovietica, con la continuazione di programmi di ricerca in tema (il famoso Biopreparat) anche a Convenzione firmata; dall’altro come gli «incidenti» si siano susseguiti lungo la Guerra Fredda e oltre. Vedi, tra gli altri, i due legati all’antrace: quello di Sverdlovsk del ’79 (66 morti per il carbonchio provocato dalla fuga della «spora»); e quello del settembre 2001, in un primo momento attribuito a Al Qaeda e invece opera del microbiologo Bruce Irvins del BL4 dell’Us Army (5 morti e 17 intossicati). In particolare, rievoca invece una sequenza misconosciuta o rimossa: l’unico precedente di «incidente» in tema di coronavirus, proprio in terra cinese, quando — alla fine della recidiva di Sars, il 22 aprile 2004 — due studenti dell’Istituto Nazionale di Virologia di Pechino (Nivl), originari dell’Anhui, contraggono la malattia, contagiando congiunti e colleghi (un’infermiera), per un totale di 9 casi (e un morto). Il 23 — come documenta il rapporto dettagliato del Cnc di Atlanta — l’Istituto viene chiuso e tutto rientra, poco prima dell’archiviazione cinese della Sars (18 maggio). Ma l’episodio — rafforzato dagli antefatti storici appena evocati — sembra tagliato su misura per fare da «precedente» dell’«incidente» di Wuhan. Strano non sia stato ancora utilizzato: forse altri elementi della trama si presentano più conturbanti e quindi più funzionali.

Batwoman

È tornata prepotentemente in primo piano, in questi giorni — col riaffiorare della teoria complottista — la figura di Shi Zhengli, la 55 enne virologa specializzata nello studio del genoma dei pipistrelli e, soprattutto, responsabile del Centro malattie infettive dello stesso Istituto di Wuhan. Come un Giano sottoposto a due visioni deformanti, Shi è idealizzata per un verso come una vittima inerte del Partito e della Dittatura: decifrato il genoma di SARS-CoV- 2 in tre giorni, avrebbe visto i suoi risultati occultati e le sarebbe stata «messa la museruola», fino a una specie di silenziamento punitivo. Per un altro — proprio in ottica complottista — è vista come l’artefice luciferina dell’«incidente», o almeno come la responsabile della «fuga» del patogeno e della sua penetrazione prima a Wuhan e poi nel mondo. Qualche tratto di verità — come vedremo — traspare forse dalla prima delle due visioni deformanti; ma per avere un’idea credibile della sua persona e della sua parabola (umana e scientifica) bisogna ricorrere a contributi come quello esemplare di Jane Qiu su Scientific American (Le Scienze di marzo), magari integrandolo con qualche altra fonte.

Come arriva, Shi, alla sera del 30 dicembre 2019? Alla sera, cioè, in cui viene raggiunta da una chiamata del suo «capo» (la direttrice generale Wang Yanyi) che le ordina di lasciare subito Shanghai — dove sta partecipando a una conferenza — e di precipitarsi a Wuhan per esaminare i primi campioni di malati di Covid-19? Tutto comincia proprio durante la recidiva di Sars, nella primavera del 2004, quando — nell’ottica di approfondire l’epidemia più o meno scampata e di prevenirne di successive — una Shi 40enne raggiunge coi colleghi Nanning, popolosa città del Guangxi, regione che insieme alla confinante Yunnan e al celeberrimo Guangdong (capitale Guangzhou-Canton), costituisce quell’ampia area della Cina del sud-est in cui si concentrano vaste popolazioni di pipistrelli portatori di coronavirus. Quella prima spedizione lungo grotte «profonde e strette, su terreni ripidi» (rivestite di «colonne di calcare e stalattiti bianco-latte», ma spesso «fetide» all’olfatto) non sarà trionfale: appena una dozzina di chirotteri catturati in 30 cavità, col metodo delle reti disposte agli imbocchi delle caverne per bloccare la loro uscita notturna. Né andranno meglio quelle successive, se dopo otto mesi Shi e i colleghi non hanno ancora riscontrato presenza di coronavirus nei chirotteri. Interverrà, per fortuna, la serendipity, il «volto buono» del caso: utilizzando sui pipistrelli dei kit diagnostici impiegati di solito per testare gli anticorpi prodotti da pazienti umani, il gruppo di ricerca ne trova tre (tra i mitici «ferro di cavallo») con anticorpi specifici per la SARS, deducendone come la «presenza effimera e stagionale» del virus si traducesse in una reazione immunitaria estesa «da qualche settimana a qualche anno».

Da quel momento, per Shi e la sua equipe sarà un accumularsi di successi e acquisizioni, il tutto operando specialmente nello Shitou, sito dello Yunnan (in cui le grotte sono nascoste tra ridenti villaggi collinari noti per le rose, le arance, le noci e il biancospino) selezionato dopo aver rastrellato decine di province cinesi. Giusto per fissare qualche tappa-chiave: nel 2012- indagando sul «profilo virale» di una miniera nella contea montuosa di Mojiang (sempre Yunnan) scoprono che 6 minatori colpiti da polmonite atipica (2 moriranno) l’hanno contratta toccando un fungo cresciuto sul guano dei chirotteri locali (modalità di contatto da aggiungersi come variabile a quella dei wet markets); l’anno dopo trovano una sequenza genomica coincidente al 97% tra pipistrelli e zibetti, togliendo ogni dubbio sul nesso tra ospiti «serbatoio» e «intermedi» nella SARS; a ottobre 2015 scovano tra gli abitanti di un villaggio 6 individui (su 200, cioè il 3%) dotati di anticorpi simili a quelli della SARS nei pipistrelli stessi (a riprova di possibili «convivenze» asintomatiche); a fine 2016 intuiscono la presenza di un nuovo morbo legato alla dissenteria acuta (SADS) che stermina 25.000 maiali della zona, evento particolarmente preoccupante perché l’università di Zhejiang (sud-est, sotto Shanghai) ne vede la trasmissibilità verso roditori, polli, primati e umani; e nel 2019 (con studi-break su Viruses e Nature Review Microbiology) pubblicano degli «avvertimenti» su possibili coronavirus pandemici.

Torniamo così alla sera del 30 dicembre, quando Shi rientra al laboratorio chiamata dal suo superiore. D’impatto, proprio alla luce della sua lunga esperienza, si chiede se l’autorità sanitaria municipale «si stia sbagliando». Conoscendo cioè come nessuno le regioni potenziali di un innesco zoonotico, è incredula e disorientata («Non avevo mai pensato che una cosa del genere potesse succedere a Wuhan, nella Cina centrale»), costringendosi alla domanda cruciale: «Se i colpevoli erano i coronavirus, potevano essere arrivati dal nostro laboratorio?».

Da vera scienziata, sa che è altamente improbabile, ma non impossibile: e si infila così nella «settimana peggiore» della sua vita. Sedici anni di conoscenze convergono nelle verifiche a tappeto, in quattro tappe: genomi dei pazienti sottoposti alla reazione a catena della polimerasi (che riesce a rilevare un virus amplificando il suo materiale genetico); sequenziamento completo del genoma stesso; test degli anticorpi nei campioni di sangue; test sulla capacità del virus di contagiare gli umani in una capsula di Petri. In attesa degli esiti (in lunghe notti «senza chiudere occhio»), Shi riesamina anche, febbrilmente, tutta la documentazione sulla gestione dei «materiali sperimentali» per individuare eventuali errori o imperizie, specie nella fase di smaltimento.

Il 7 gennaio 2020, la sentenza liberatoria: nessuna delle sequenze genomiche analizzate corrisponde a quelle campionate dal suo team. Eppure, da quel momento, i suoi rapporti con le istituzioni si opacizzano (eufemismo) e la sua immagine si demonizza. Il 14 manda una mail ai collaboratori in cui comunica di aver accertato la trasmissione umana del virus (ma lo stesso giorno l’Oms la nega); e il 3 febbraio pubblica su Nature uno studio (in parte anticipato da un «report» del 23 gennaio) in cui analizza il coronavirus di pipistrello ferro di cavallo (il già mitico RaTG13) coincidente al 96% con quello umano che diverrà SARS-CoV-2, ma — o forse proprio per questo — diventa la «madre del diavolo». A poco serviranno le sue reazioni, tra rabbia e incredulità: «Giuro sulla mia vita che il virus non ha nulla a che vedere col laboratorio». Anziché concentrarsi sulle omissioni e i ritardi del Governo (su tutti: la «bomba biologica» del Capodanno lunare di Wuhan), una parte dei media e dell’opinione pubblica interna e internazionale elegge Shi e il suo laboratorio a innesco occulto della pandemia. Ancora in questi giorni, c’è chi invoca una sua «confessione». Così come a poco serviranno, a scagionarla, l’enorme credito di cui gode, riassunto in testimonianze come quella di James Le Duc, Direttore del Galveston National Laboratory, centro di biocontenimento ad alta sicurezza in Texas («È una superba scienziata e una persona squisita») e soprattutto, la prova che ha fornito e sta fornendo in questa pandemia. La condanna per lei e il suo laboratorio sembra senza appello. A meno che…

Dal pipistrello al pangolino, e ritorno

Secondo uno degli adagi ricorrenti, le «prove della scienza» sulla (o meglio contro la) tesi-ipotesi del coinvolgimento del laboratorio di Wuhan, in versione hard o soft (arma biologica o semplice «fuga») sarebbero scorporabili da eventuali «prove dell’intelligence», come se queste ultime avessero la possibilità di bypassare o addirittura confutare evidenze genetico-genomiche ed epidemiologiche. È forse il caso, allora, di ripercorrerle, quelle «prove» — o meglio acquisizioni — scientifiche, in un riassunto cronologico-tematico.

Il break — dopo il contributo di Shi — è l’ormai celebre studio su Nature Medicine del 17 marzo (ne ha riferito prontamente e in modo esemplare su questo giornale Edoardo Boncinelli) in cui si identifica il pangolino come possibile ospite «intermedio» tra l’ospite serbatoio o reservoir (il pipistrello) e l’uomo, dove per pipistrello si intende il citato «ferro di cavallo» dello Yunnan. Il pangolino della Malesia (Paese nella cui lingua si esprime l’etimo del suo nome, «colui che si appallottola») è infatti non solo uno dei cardini della medicina popolare cinese (per via delle sue scaglie taumaturgiche), ma anche uno dei piatti prediletti nella cucina glamour del sud-est.

Starebbe quindi a SARS-CoV-2 come lo zibetto (o civetta delle palme) alla prima Sars: e questo nonostante il suo commercio sia ufficialmente (ma blandamente) vietato dal 2016. Con una differenza: il genoma dello zibetto corrisponde a quello umano (SARS-CoV) al 99,8%; mentre la corrispondenza tra il coronavirus «respiratorio» del pangolino e quello umano non è tout court al 99%, ma al 90,3%; il 99 riguarda una sezione, peraltro decisiva, quella del receptor-binding domain o Rbd (dominio di legame al recettore) cioè quella in cui le punte (o spyke) del virus agganciano la cellula umana (nel dettaglio, il recettore angiotestin converting enzyme o Ace2) per entrarvi e utilizzarla per riprodursi. È questo il passaggio-chiave. Secondo gli studiosi di Nature quell’«affinamento» specifico della configurazione molecolare del virus dipenderebbe da una pressione selettiva (nel senso di selezione naturale per mutazioni random) esercitata nell’ospite intermedio o direttamente nell’uomo, a spillover avvenuto (lo si capirà in seguito); ed escluderebbe in modo categorico («irrefutably») un intervento di manipolazione in laboratorio.

Lo stesso Muraille, del resto, nella sua requisitoria citata in apertura, riassume e chiosa bene il tutto. Ricorda brutalmente — quanto alla manipolazione — come il genoma di SARS-CoV-2 non contenga «sequenze residuali» relative ai «sistemi vettoriali» usati nella prassi per il trattamento dei virus; mentre insiste — quanto alla semplice «fuga» — sul fatto che la versione del virus «scappata al controllo» avrebbe dovuto essere adattata all’uomo secondo la configurazione appena descritta, resa cioè «compatibile» con l’assetto dei recettori della cellula umana.

Ma siamo solo all’inizio. Uno dei co-autori più autorevoli dello studio di Nature (e di interventi subito successivi su Cell e Lancet) è il virologo evoluzionista inglese Edward C. «Eddie» Holmes, vecchia conoscenza dei lettori di Spillover di Quammen (che lo intervista ai tempi della Pennsylvania University) e ora accasato a Sydney, Charles Perkins Centre. Pochi padroneggiano come lui la materia dei virus a Rna e in particolare dei coronavirus, tanto che il suo testo-principe (The Evolution and Emergence of RNA Viruses, Oxford, 2008) rimane una delle pietre angolari sul tema. In tre interventi severi e misurati sul sito accademico (27 marzo, 9 e 16 aprile), Holmes affronta molti aspetti della pandemia in corso, partendo dal rimpianto drammatico per le lezioni inascoltate al tempo della SARS, fattore decisivo nell’attuale «buco nell’acqua». Richiama, quindi, la necessità di provvedere adesso a quegli aspetti a cui si sarebbe dovuto provvedere allora: su tutto, le azioni tempestive e consistenti sui wet markets e la ricerca — in prospettiva di altri shock pandemici — non solo di un vaccino, ma anche di «un antivirale universale», che pure al momento sembrerebbe poco meno di un Graal. In più, prende posizione sulla questione della manipolazione-fuga dell’agente patogeno. Invitando a «mettere tranquillamente a dormire la teoria del complotto» (e riconducendone la «comprensibile» esplosione all’abnormità dell’evento, del suo carattere eccezionalmente inusuale), Holmes torna ai tratti biologico-evoluzionistici, focalizzando un punto-chiave: il virus del pipistrello scoperto da Shi Zhengli (RaTG13) e SARS-CoV-2 mostrano un livello di «divergenza genomica» consistente in una distanza temporale media di 50 anni — e un minimo di 20 — di cambiamento evolutivo (selettivo). Un «effetto» di ricombinazione molto difficile da ottenere in laboratorio. E aggiunge due elementi: il pangolino resta l’«ospite intermedio» più probabile, ma non sono esclusi, nello stesso ruolo, altri animali; e Wuhan è probabilmente solo un crocevia in un’emersione epidemica «molto più complessa». In effetti, su questo secondo punto stanno emergendo molte novità, riportandoci verso quel sud-est che è non solo l’habitat cinese dei pangolini, ma — come ormai tutti sanno — dei pipistrelli.

Wuhan o la penultima verità

Ha indotto giustamente meraviglia, a partire dal giorno della pubblicazione, il 7 aprile, uno studio pubblicato su PNAS (Proceeding of the National Academy of Sciences di Washington), in cui alcuni autorevoli scienziati — su tutti il genetista di Cambridge Peter Forster e l’eminente archeologo Colin Renfrew, col contributo decisivo dell’Istituto di Genetica Forense di Münster — provvedono a un’analisi comparata del complesso network filogenetico di SARS-CoV-2. In estrema sintesi: ricostruiscono, grazie a un algoritmo matematico, il percorso evoluzionistico del genoma «ancestrale» del virus nell’ospite umano, seguendone spostamenti e mutazioni, almeno nei suoi primi spostamenti. Il metodo è consolidato, in quanto già usato in 10.000 studi filogenetici: per esempio, nei primi anni ’90, il network filogenetico di cromosoma Y (presente solo nei maschi) e DNA mitocondriale (ereditato solo dalle femmine) è utile per risalire al movimento delle popolazioni preistoriche in varie zone del pianeta. Ma è la prima volta che viene usato in ambito virologico-epidemiologico: con l’effetto primario, oltretutto — come mostra una spettacolare traduzione infografica della «filodinamica» sulla prima pagina di Le Monde — di ricordarci la matrice «darwiniana» della pandemia, il suo somigliare a «un’invasione barbarica» di miliardi e miliardi di microorganismi (o meglio zombie molecolari) penetrati nelle nostre società più o meno ordinate per seminarvi il caos.

Non tutto, in questo «adattamento» virologico-epidemiologico del metodo, è a fuoco: come ricorda Forster, le mutazioni sono troppo rapide per non «ingarbugliare» l’albero: tant’è che lo studio — fondato su 160 genomi umani campionati tra il 24 dicembre e il 4 marzo — è appunto «un’istantanea» delle prime fasi epidemiche, «una supernova prima dell’esplosione». Gli esiti sono comunque carichi di implicazioni. Il gruppo di Forster ha trovato in sostanza tre varianti di SARS-CoV-2: una variante A (ancestrale, la più prossima al genoma del pipistrello) diffusa in Cina e in certe aree dell’America e dell’Australia; una derivata B, diffusa soprattutto in Asia orientale (compresa Wuhan); e una C, diffusa soprattutto in Europa ma anche in altre aree asiatiche.

Le indicazioni dei flussi sono risolutive su diversi aspetti: per esempio, nella risalita ai «pazienti zero» a livello nazionale (Italia, Messico, Brasile e così via); ma soprattutto — in coerenza con l’obiettivo primario della ricerca — gettano nuova luce sull’«innesco» epidemico, in particolare collegando la variante A a «quattro individui» del Guangdong (la regione di Guangzhou-Canton da cui è partita la prima SARS); dato tanto più interessante se accostato a quello di un uomo dell’Ontario che si ritrova contagiato il 27 gennaio dopo un viaggio in Cina, e le branche del cui genoma virale rispondono alla variante A di Foshan e Shenzhen (sempre nel Guangdong). Il «fantasma» allusivo di questi flussi viene esplicitato da Forster in un’intervista del 17 aprile a Stephen Chen del South China Morning Post, in cui lo studioso riassume la ricerca pubblicata su PNAS traendone, pur con tutte le cautele («Se fossi pressato a una risposta») due considerazioni-spartiacque: la retrodatazione dell’outbreak a un range cronologico esteso tra il 13 settembre e il 7 dicembre e la probabile collocazione dello stesso proprio nelle regioni della Cina meridionale, quelle per tanti anni perlustrate da Shi Zhengli, e da cui anche lei si aspettava (più che a Wuhan, semmai area di primo focolaio e di espansione) l’emersione di uno spillover.

Per confermare e affinare quest’ipotesi — aggiunge Forster — sarebbero necessari studi su altri genomi di pipistrelli o di possibili ospiti intermedi alternativi, oltre ai campioni di tessuti di pazienti affetti da Covid-19 tra settembre e dicembre, eventualmente conservati negli ospedali cinesi. Integrazione non trascurabile dello studio di PNAS è un contributo di questi giorni (ne riferisce sempre Chen sullo stesso giornale) del gruppo dell’epidemiologa Li Lanjuan dell’Università del Zhejiang, in cui l’analisi random dei ceppi virali di 11 pazienti di Hangzhou (capoluogo della regione) ha evidenziato una trentina di mutazioni.

Gli elementi interessanti sono due:

a) il notevole differenziale tra i ceppi a livello di carica virale (semplificando: di quantità di virus espressa) e quindi di citogenicità (capacità di danneggiamento cellulare), fino a 270 volte maggiore nei più aggressivi rispetto ai più deboli;

b) tornando alla filodinamica di PNAS, il fatto che una delle mutazioni alla base dei ceppi più aggressivi si ritrovi prima in molti Paesi europei e poi nell’area di New York (scenario confermato da uno studio indipendente) rispetto ai ceppi «medi» (meno letali) dello Stato di Washington e di altre aree americane.
Pur ricordando come tratti simili debbano poi interagire col quadro bio-immunologico e clinico del soggetto contagiato (così che ceppi deboli possono a volte risultare ugualmente letali), emergono discrimini finora impensati, da tenere presenti nel (ri)valutare la gestione politico-epidemiologica di tanti Paesi.

La teiera celeste

A conclusione di questo lungo percorso, dovrebbero essere chiare le ragioni che rendono «fantasiosa» (Holmes) l’ipotesi del virus da laboratorio (sia hard che soft): biologico-evoluzionistiche, genetico-genomiche, epidemiologiche. Se inoltre, nell’ottica introdotta nello studio di PNAS, Wuhan (e il suo mercato del pesce) risultassero il «penultimo» gradino nella risalita geo-cronologica al vero «outbreak» epidemico (pur restando il primo focolaio e la prima area di irradiazione), scemerebbero anche ragioni logiche e persino logistiche. Eppure, per un complottista doc (per un vero Napalm 51) tutto questo rischia di risultare insufficiente, se non irrilevante. Una letteratura sterminata — tra psicologia e psichiatria, specie in ottica evoluzionistica — ha ormai messo a fuoco ogni tratto delle «teorie cospirative», dal compiacimento soggettivo venato di irrisione sprezzante («io non ci casco») alla funzione aggregativo-identitaria (gruppi di eletti che irridono le «verità ufficiali» in una delle tante declinazioni del «noi contro di loro»). Alla base, il complottismo non è altro che la «degenerazione» di un impulso adattativo ancestrale: quello di scremare ordine dal caos, regolarità dall’irregolarità, senso dal nonsenso. Anche noi, come i nostri antenati del Neolitico, mescoliamo cioè effettive relazioni di causa-effetto nella lettura di fenomeni e processi con false correlazioni e ipotesi meta o patafisiche. Con una differenza non da poco: per i nostri antenati, il ricorso a quel mix era l’unico modo per vincere l’ansia e l’angoscia di un ambiente carico di incognite; per noi, diventa spesso il fondamento di un pregiudizio antiscientifico socialmente ed economicamente devastante, esteso dalle posizioni anti-ogm a quelle No vax. Posizioni, a proposito di No vax, cui è ormai associato anche Luc Montagnier, citato in apertura come alfiere del neo-complottismo su Wuhan (con una bizzarra teoria fanta-genomica che vedrebbe mescolate nell’RNA di SARS-CoV-2 sequenze di Dna di HIV); anche se — come dimostra Gilberto Corbellini nello spietato «necrologio in vita» che gli dedica sul Dubbio del 20 aprile — tutta la parabola dello scienziato francese è un equivoco mediatico, a cominciare da un Nobel abusivo che sarebbe dovuto andare solo alla co-vincitrice, la sua dotatissima allieva Francoise Barré-Sinoussi. Come unica (e molto parziale) attenuante per certi atteggiamenti complottisti, va ricordato l’impiego a volte «censorio» con cui gli anti-complottisti compulsivi (sì, c’è anche quella categoria) chiudono ogni discussione a proposito di fatti specifici o passaggi storici delicati (vedi Piazza Fontana o il delitto-Moro), trattando allo stesso modo la teoria cospirativa e l’esercizio critico. Ma sono sfumature fuori all’orizzonte cognitivo di un complottista doc.

Così come rischia di essere fuori dal suo orizzonte cognitivo la metafora provocatoria della «teiera celeste» di Bertrand Russell, evocata da Muraille. Secondo quella metafora, a un interlocutore che sostenesse l’esistenza di una teiera di porcellana orbitante intorno al Sole — tra la Terra e Marte — si dovrebbe rispondere che spetta a lui «l’onere della prova», non a chi dovrebbe smentirla; e questo dovrebbe valere per tutte le teorie «non falsificabili», cioè non scientifiche. Il punto è che tutti dovremmo concentrarci — vertici governativi in primis — sulle vere questioni inevase in Cina dai tempi della SARS, peraltro molto più difficili da affrontare dell’eventuale chiusura di un Istituto di virologia: la questione dei wet markets, quasi insormontabile sia per le resistenze antropologico-culturali che per l’incidenza che avrebbe la loro chiusura sull’economia cinese, con un danno tale (75 miliardi di dollari e 14 milioni di disoccupati) da spingere alla clandestinità; e quella della mancanza di trasparenza politico-mediatica sulle origini (luoghi, modi, tempi) e sulla gestione della pandemia, già evidente ai tempi della SARS e recidiva con COVID-19, strutturale in un Paese che si ostina a non comprendere le ricadute globali di eventi «locali». Sul secondo aspetto, le pressioni internazionali — a partire dagli Usa — cominciano a essere marcate. È in quella direzione che bisognerebbe insistere, anziché inseguire teorie della consistenza di teiere volanti.

STUDI E ARTICOLI
L’articolo-spartiacque di Shi Zhengli e colleghi sul virus del pipistrello associato a SARS-CoV-2 (RaTG13) è uscito su Nature il 3 febbraio 2020; quello sul pangolino come possibile «ospite intermedio» (di Kristian C. Andersen e colleghi) su Nature Medicine il 17 marzo (con un commento di Edoardo Boncinelli sul Corriere il 20 marzo).
Il ritratto di Shi Zhengli scritto da Jean Qiu è uscito su Scientific American l’11 marzo (la traduzione italiana di Lorenzo Lilli su Le Scienze il 16 marzo).
La ricerca di Peter Forster e colleghi sulla «dinamica filogenetica» di SARS-CoV-2 è stata pubblicata da PNAS (Proceeding of the National Academy of Sciences) il 7 aprile; l’intervista di Stephen Chen a Forster (South China Morning Post) il 17 aprile; l’articolo di Chen sulla ricerca dell’Università del Zhejiang (con intervista all’epidemiologa Li Lanjuan), il 20 aprile.
L’articolo di Eric Muraille, biologo-immunologo dell’FNRS di Bruxelles, è uscito su Sud Ouest il 17 aprile.