Avv. Agnello (legale Stanleybet) ad Agimeg: “A Vibo Valentia i ctd Stanleybet sempre assolti perché il bookmaker è stato ostacolato nell’accesso a sistema concessorio”

“A Vibo Valentia, il Tribunale del Riesame e i giudici monocratici, hanno sempre dissequestrato e assolto i ctd collegati a bookmaker esteri ostacolati nell’accesso al sistema concessorio, laddove viene dimostrata la violazione dei principi comunitari”. E’ quanto ha dichiarato ad Agimeg l’avvocato Daniela Agnello, legale di Stanelybet, commentando la sentenza del Tribunale di Vibo Valentia, che ha assolto il titolare di un ctd, accusato del reato di esercizio abusivo di attività dei trasmissione dati per via telematica di scommesse sportive. “Stanleybet ha ottenuto numerosi casi di assoluzione e dissequestro negli ultimi 14 anni a Vibo Valentia, questo è solo l’ultimo in ordine di tempo, anche se non riguarda un nostro ctd. A seguito delle gare, sia Bersani che Monti, ci sono sempre stati provvedimenti favorevoli di assoluzione con formula piena perché il fatto contestato non sussiste, con conseguente dissequestro del locale e di tutto il materiale informatico. Il Tribunale ha sempre disapplicato la sanzione penale per la prevalenza del diritto eurounitario così come interpretato dalle diverse sentenze della Corte di Giustizia che hanno esaminato l’operatività dei centri StanleyBet e hanno riconosciuto il contrasto con la normativa italiana”, ha concluso l’avvocato Agnello. cr/AGIMEG

Scommesse, Tribunale di Vibo Valentia assolve titolare di un ctd collegato a bookmaker senza concessione e privo della licenza di Pubblica Sicurezza

Il Tribunale di Vibo Valentia ha assolto un 62enne di Zungri, accusato del reato di esercizio abusivo di attività di trasmissione dati per via telematica di scommesse sportive. L’uomo gestiva un centro collegato con un bookmaker maltese in assenza di concessione italiana e non aveva mai chiesto la licenza di pubblica sicurezza. La difesa ha posto l’accento sul contrasto delle norme nazionali in tema di raccolta di scommesse con i principi comunitari inderogabili e sull’applicazione in tal senso delle numerose sentenze di legittimità e di merito dei tribunali e della Corte di cassazione orientate verso l’assoluzione degli imputati soggetti al libero esercizio di attività e scommesse che non abbiano avuto la prescritta autorizzazione. Il Tribunale ha disposto anche il dissequestro di tutto il materiale informatico presente nel locale. cdn/AGIMEG

Garrisi (Stanleybet): dalla passione per i numeri al primo progetto di operatore/robot in un punto scommesse

“Prima di tutto sono un matematico”. Si presenta così Giovanni Garrisi, AD di Stanleybet, in una recente intervista. Dalla passione dei numeri al Totocalcio e le scommesse.

La storia di Giovanni Garrisi inizia a Firenze, dove nasce, ma passa per Roma dove consegue una laurea con lode in matematica presso l’Università di Roma, prima di occuparsi dello sviluppo di un software finanziario per le pensioni – “Progetto PN1”. Lo ricorda con orgoglio in una intervista concessa a Sigma News.

“Seguendo questo progetto, ho trascorso cinque anni nella banca centrale italiana per le valute, Ufficio Italiano dei Cambi, spinto dal mio interesse nell’applicare la matematica all’economia. Allo stesso tempo, mi sono interessato al settore del gioco d’azzardo, vedendolo come una branca della matematica, e con questo approccio scientifico ho vinto molti soldi al Totocalcio “.

Proprio con un sistema messo a punto per il Totocalcio ha vinto circa 2 milioni di euro al valore attuale.

“Poi ho capito che sarebbe stato più proficuo fornire questo servizio agli altri, piuttosto che cercare di battere il Totocalcio ogni settimana. Nel maggio del 1994 sono diventato il primo a portare le scommesse in stile britannico in Italia. Il primo negozio di scommesse italiano è stato aperto a Bologna appena in tempo per la Coppa del Mondo”. .

“Sono stato l’unico in Europa, credo, ad aver creato una tecnologia che consentisse lo scambio di dati di scommesse tra PC e server in due diversi paesi, in tempo reale. Tutti usavano ancora fotocopie e fax, ma stavo usando un computer in Italia, con un modem, per connettermi a un server di Londra e accettare le scommesse entro un paio di secondi. ” , racconta Garrisi nell’intervista.

Con questo vantaggio high-tech rispetto alla concorrenza, l’interesse per le scommesse sportive di Garrisi crebbe ulteriormente e si rese conto che aveva bisogno di un operatore più grande con cui confrontarsi. Così si è messo in contatto con la Stanley Leisure Group, una società quotata alla borsa di Londra e il 4 ° più grande operatore al mondo con 43 casinò e 600 punti di scommesse sportive. La società era operativa dal 1958.

“Abbiamo creato una joint venture 50/50 per le scommesse sportive internazionali con una esclusiva per le attività fuori dall’Inghilterra.”

Poi, nel 2005, il business retail è stata acquistato da William Hill per £ 500 milioni, mentre un’offerta pubblica di acquisto ha visto la società malese, Genting International, aggiudicarsi il resto dell’attività nel 2006 per 650 milioni di sterline. Nello stesso anno, Giovanni Garrisi ka acquistatol’intera divisione di scommesse internazionali di StanleyBet, portando con sé il meglio della precedente gestione di Stanley Leisure.

“Così sono diventato il signor Stanley in Inghilterra! Non molte persone sanno che il proprietario di StanleyBet è un italiano! E nel 2011 sono diventato orgogliosamente inglese, grato al paese in cui mi ha permesso di seguire questo fantastico percorso “.

“Oggi Stanley Group è un’azienda con un fatturato superiore a 700 milioni di euro”, spiega, “che opera in 12 paesi, 3 continenti, Europa, Africa e America Latina e impiega circa 3.000 persone”.

Nel mercato B2C, il gruppo opera nel Regno Unito, in Belgio, Danimarca, Germania, Italia e Cipro, con un focus sull’allineamento dei propri servizi di vendita al dettaglio e online per creare un’esperienza omnicanale. L’attività B2B è concentrata sui mercati di Croazia, Romania, Nigeria, Italia, Belgio, Danimarca, Cipro e Regno Unito. Le operazioni sono gestite dalla sede centrale della società a Liverpool, nel Regno Unito. Gli obiettivi nei prossimi tre anni sono il rafforzamento della posizione dell’azienda nei mercati esistenti e lo sviluppo di nuovi mercati con un approccio B2B.

“La società è attiva nel settore delle scommesse, nel settore delle macchine, nel settore dei terminali self-service e nel settore virtuale”, spiega Garrisi al magazine maltese.

“L’innovazione è molto importante per noi – stiamo attualmente lavorando a un progetto in collaborazione con l’Università di Liverpool per sviluppare un robot di nome Alicia, che sarà presentato nel febbraio 2020”.

“E’ l’intelligenza artificiale, che è un concetto molto scientifico, ma è anche fortemente connesso all’apprendimento automatico. Il nostro progetto è diretto a diventare il primo operatore robot di vendita al dettaglio in un negozio di scommesse, ma mi piace dire che Alicia è un mezzo per un fine: se possiamo sviluppare un cassiere, possiamo sviluppare qualsiasi cosa.” Il robot prenderà una forma femminile, che accoglie i clienti e utilizza il riconoscimento facciale per personalizzare l’esperienza di vendita al dettaglio per i giocatori registrati nel database.

“Circa due anni fa, abbiamo creato una startup chiamata Magellan Robotech. Questo è il braccio scientifico dell’azienda, con 80 persone che lavorano a Liverpool in due aree: scommesse e giochi e sviluppo di prodotti robotici. Il robot cassiere è un modo ideale per applicare il concetto in un ambiente reale, prima di iniziare a sviluppare usi in altre aree. “

Magellan Robotech per ora sta lavorando ad un progetto di torneo virtuale. Trident, sviluppato da Magellan Robotech, apre la strada ai prodotti virtuali 3D di StanleyBet sia online che online. Il prodotto offre un campionato di calcio di 20 squadre in 10 eventi simultanei, tra cui un’ampia varietà di mercati e combinazioni per le scommesse.

Sulla base del successo di Trident, le opportunità per i giochi virtuali sono chiare. Tra corse di cavalli, tennis, levrieri e sport motoristici, per citarne solo alcuni, i giochi virtuali assomigliano sempre più al vero sport. Sempre disponibili, su richiesta, offrono entrate garantite per gli operatori in quanto i giochi sono predeterminati casualmente e non sono influenzati da variabili umane come gli sport nel mondo reale.

Fonte originale Jamma

Cassazione: condannato per appropriazione indebita il Ctd che trattiene i proventi spettanti al bookmaker estero Stanleybet

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del titolare di una ‘ricevitoria’ collegata al concessionario Stanleybet riconosciuto responsabile del delitto di appropriazione indebita continuata e pluriaggravata (dall’abuso della prestazione d’opera e dall’aver cagionato alla persona offesa un danno patrimoniale di rilevante gravità) in danno della società di diritto maltese Stanleybet Malta Ltd e, di conseguenza, lo aveva condannato alla pena di mesi 9 di reclusione ed Euro 800 di multa, con il beneficio della sospensione condizionale, oltre al pagamento delle spese processuali. L’esercente era stato inoltre condannata a risarcire il danno patito dalla costituita parte civile ed a rifonderne le spese di costituzione e di assistenza.

“Il capo di imputazione dava conto, con chiarezza, dell’esistenza, tra le parti, di un contratto di ricevitoria, riconducibile alla categoria dei contratti dì prestazione d’opera; come chiarito da questa stessa Sezione in una fattispecie del tutto analoga, “trattasi di caratteristiche che senz’altro connotano i rapporti intercorrenti tra la società di scommesse sportive Stanleybet e l’imputato, che con la predetta aveva stipulato un contratto – all’evidenza fiduciario – di ricevitoria, in forza del quale era stato autorizzato a gestire per conto della predetta società un’agenzia per la raccolta di scommesse sportive, assumendo gli obblighi di trasmettere alla dante causa le puntate versate dai clienti, di ricevere e trattenere a titolo di deposito la totalità delle vincite e di trasmettere senza indugio il saldo dovuto secondo il conteggio settimanalmente ricevuto (così la sentenza di primo grado ricostruisce gli obblighi contrattuali dell’imputato nei confronti della Stanleybet)” avendo perciò potuto concludere nel senso che “il contratto di ricevitoria, in virtù del quale una società abbia concesso ad un soggetto la licenza per gestire un’agenzia per la raccolta di scommesse sportive, comporta l’insorgere tra le parti di “relazioni di prestazione d’opera” che possono integrare la circostanza aggravante di cui all’art. 61, comma 1, n. 11 cod. pen.” (cfr., Cass. Pen., 2, 2.3.2018 n. 25.912, Ortolani). 1.3 Ed allora, sussistendo la contestata aggravante che, all’epoca, rendeva l’azione penale procedibile di ufficio, occorre far riferimento alla disciplina transitoria di cui all’art. 12 del D. Lg.vo 36 del 2018 e, dunque, limitarsi in realtà a prendere atto che la querela (indipendentemente dal rispetto del termine di cui all’art. 134 cod. pen.) era stata comunque proposta; il che, evidentemente, esclude la necessità di rimettere la persona offesa in termini per provvedere in tal senso”, si legge nella pronuncia.

“Dalla corretta risoluzione del problema relativo all’esistenza del rapporto intercorrente tra il XXXX e Stanleybet Malta Ltd come delineato nelle sentenze di merito, discende quella della configurabilità del delitto di appropriazione indebita nella condotta di chi, come nel caso di specie, abbia trattenuto somme che, proprio in virtù di tale rapporto, avrebbero dovuto essere riversate alla società preponente e che, invece, abbia trattenuto vantando un diritto al pagamento di spettanze in suo favore. È pacifico ed incontroverso, infatti, nella giurisprudenza di questa Corte, che nel reato di appropriazione indebita non opera il principio della compensazione con credito preesistente, allorché si tratti – come nel caso di specie in cui la stessa difesa non è stata in grado di precisare alcunché in tal senso – di crediti non certi, né liquidi ed esigibili (cfr., Cass. Pen., 2, 4.12.2013 n. 293, Silvano; Cass. Pen., 2, 9.1.2009 n. 6.080, Odarda; Cass. Pen., 2, 7.11.2007 n. 45.992, Cravosio). La consapevolezza dell’altruità della somme trattenute, pur in presenza di una pretesa da far valere nei confronti del preponente, integra infine l’elemento soggettivo del delitto in esame consistente, per l’appunto, nella nella coscienza e volontà di appropriarsi del denaro o della cosa mobile altrui, posseduta a qualsiasi titolo, sapendo di agire senza averne diritto, ed allo scopo di trarre per sé o per altri una qualsiasi illegittima utilità (cfr., Cass. Pen., 2, 27.3.2012 n. 27.023, Schennbri).

Fonte originale Jamma

DIVIETO PUBBLICITÀ GIOCHI: PRIMI VERBALI PER CHI VIOLA LE NORME

Con l’entrata in vigore del Decreto dignità e del divieto di pubblicità dei giochi in esso contenuti scattano i primi verbali delle autorità.

Può un semplice post pubblicato su Facebook portare alla sanzione nei confronti di un operatore di gioco dal valore di ben 50mila euro? La risposta è sì. Il motivo è legato all’introduzione del ben noto divieto di pubblicità e promozione del gioco con vincita in denaro sancito dal decreto Dignità, in virtù del quale a partire da luglio del 2019 dovrà sparire ogni forma di pubblicità dei prodotti di gioco “di azzardo”, salvo le dovute eccezioni o specificazioni previste dall’Autorità garante delle Comunicazioni e indicate nelle linee guida pubblicate lo scorso 26 aprile 2019. Ma già a partire dallo scorso 13 luglio 2018 – ovvero, dalla data di entrata in vigore dello stesso decreto legge – il divieto era comunque vigente e, quindi, le comunicazioni esercitate in violazione della legge potevano (e dovevano) già essere punite con le sanzioni pecuniarie previste, in quanto il periodo di transazione di un anno valeva unicamente per i contratti pubblicitari già in essere alla data di emanazione del provvedimento, mentre ogni altra possibilità era da ritenere illeggittima fin da subito.

Non a caso, quando il periodo “transitorio” deve ancora concludersi, sono già scattati i primi verbali da parte delle autorità competenti contro presunte violazioni della legge che potrebbero portare all’erogazione delle primissime sanzioni da parte di Agcom. Anzi, a dire il vero, i primi verbali sono stati già redatti ancor prima della pubblicazione delle Linee Guida del Garante delle comunicazioni. E’ il caso, per esempio, di un operatore del gioco “terrestre” del centro Italia, che si è visto notificare un verbale dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza della sua città, nel quale viene riscontrata una presunta violazione delle legge che sancisce il divieto totale di pubblicità dei giochi d’azzardo, a causa di un post promozionale pubblicato sulla pagina ufficiale della società di gioco sul social network Facebook, con il quale si pubblicizzava una serata speciale organizzata all’interno della sala da gioco.

LA NOTIFICA DI AGCOM – Il verbale – neanche a dirlo – è scattato in seguito ad alcuni esposti e segnalazioni ricevuti dalla Guardia di Finanza con i quali veniva segnalata la violazione della legge e del divieto di pubblicità, come espressamente indicato nell’atto di contestazione. Lo stesso documento, oltre ad essere stato notificato al Nucleso speciale beni e servizi delle Fiamme Gialle, è stato inoltrato all’Autorità Garante nelle comunicazioni, quale autorità competente in materia e unico soggetto autorizzato all’erogazione delle sanzioni previste, la quale a sua volta ha richiesto al soggetto verbalizzato di inviare (entro i successivi 30 giorni dalla ricezione della missiva) della documentazione con la quale “precisare i fatti segnalati nel verbale”, indicare su quali altri eventuali mezzi era stata eventualmente pubblicata la stessa promozione, chiarire se tali forme di pubblicità sono state effettuate in virtù di contratti in corso di esecuzione all’entrata in vigore del decreto dignità e di “indicare tutte le azioni intraprese per rispettare la normativa vigente e quelle che verranno adottate in seguito”. Oltre a fornire all’Autorità “ogni elemento utile per consentire l’esercizio dei propri poteri di vigilanza e sazione”, anche alla luce delle sopraggiunte Linee guida sulle modalità attuative del divieto. In assenza di tali chiarimenti – e, probabilmente, nel caso in cui le informazioni inviate non dovessere risultare convincenti – per l’operatore scatterà la sanzione di (almeno) 50mila euro. Per quanto assurdo possa sembrare, tenendo conto dell’oggetto della violazione, ovvero, un semplice post su un social letwork. Dura legge, ma è legge.
E ORA COSA ACCADE? – La palla, adesso, è in mano all’Autorità delle comunicazioni, chiamata a valutare le spiegazioni ricevute dall’operatore di gioco sotto accusa. Una decisione che si propone di interesse molto più generale rispetto a quello privato della singola azienda verbalizzata, in quanto destinata a fare giurisprudenza in un contesto ancora tutto da definire e delineare e attorno al quale sono al lavoro molteplici studi legali. E, soprattutto, sarà interessante capire anche se, nel caso di erogazione di una sanzione a danno dell’operatore, la stessa azione verrà replicata anche nei confronti del social network, tenendo conto che la legge prevede la co-responsabilità dell’operatore del gioco ma anche dell’Editore o titolare del mezzo in cui la pubblicità viene pubblicata.

Scommesse sportive: in dirittura di arrivo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto Ministeriale di riforma. Si parte con il cash out

Ci vorrà ancora un po’ di attesa per vedere pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto con il quale si riforma il regolamento delle scommesse sportive, Decreto che a febbraio aveva avuto il via libera dal MEF. In queste ore erano infatti circolate voci di una pubblicazione del Decreto in G.U. in tempi brevissimi. Secondo quanto appreso invece da Agimeg da fonti istituzionali, il Decreto sarà tra qualche giorno al Ministero della Giustizia e prenderà quindi la strada per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. L’Iter dovrebbe comunque concludersi entro poco tempo. La riforma del regolamento delle scommesse sportive, porterà novità molto attese. Insieme all’errore materiale, che darà la possibilità all’operatore di non pagare scommesse vincenti (nel caso di evento singolo) o pagare senza la quota incriminata (nel caso di scommesse multiple vincenti) derivanti da quote palesemente sbagliate ed all’handicap asiatico, arriva anche il molto atteso cash out. Secondo quanto appreso da Agimeg da fonti istituzionali, la nuova modalità di scommessa sarà la prima a vedere la luce. Per il cash out (in pratica viene data la possibilità ai bookmaker italiani di pagare una scommessa ai giocatori, o di rinegoziarla, prima che l’evento sia terminato. Il giocatore ha così la certezza che qualunque cosa capiti prima della fine dell’evento, incasserà una buona parte delle vincita iniziale anche con la quota ridotta) previsto un periodo di collaudo prima dell’entrata a regime. Ogni modifica al regolamento sarà ovviamente messa in pratica con le modalità previste dal relativo Decreto Attuativo. lp/AGIMEG

Scommesse. Commissione Tributaria: l’imposta unica è sempre dovuta, anche in assenza di concessione, ma solo per gli anni a partire dal 2011.

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L’imposta unica sulle scommesse è dovuta in ogni caso, anche quando l’operatore non è un concessionario autorizzato, ma solo per gli anni a partire dal 2011. E’ quanto ribadisce la Commissione Tributaria del Lazio.

È dovuta l’imposta unica sui concorsi pronostici e sulle scommesse anche sulle scommesseaccettate nel territorio italiano di qualunque tipo relative a qualunque evento anche se svolte all’estero ed ancorché la raccolta del gioco, compresa quella a distanza, avvenga in assenza della concessione rilasciata dal MEF. E’ quanto ribadisce la Commissione Tributaria Regionale del Lazio con una sentenza. ”

Il soggetto d’imposta è chiunque gestisca con qualunque mezzo, anche telematico, per conto proprio o di terzi, anche ubicati all’estero, concorsi pronostici o scommesse di qualsiasi genere.

Normativa la cui legittimità costituzionale è stata affermata dalla Corte Costituzionale con sentenza 27/2018 con la quale è stato precisato che, in mancanza di una regolazione degli effetti transitori ed in considerazione della portata interpretativa dell’art. 1 co. 66 lett. b) legge 220/2010, tale disposizione è destinata ad applicarsi anche ai rapporti negoziali perfezionati prima della sua entrata in vigore, osservando tuttavia come, per i rapporti sorti antecedentemente all’entrata in vigore della norma interpretativa, non possa aver luogo la traslazione dell’imposta dal ricevitore al bookmaker giacché l’entità delle commissioni pattuite si era già cristallizzata sulla base del regime normativo precedente all’entrata in vigore della l. 220/2010, confermando l’assoggettamento all’imposta unica sulle scommesse sia del ricevitore italiano sia del bookmaker estero privo di concessione solo per gli anni d’imposta a partire dal 2011.

Fonte originale Jamma