Giochi, Istituto Friedman: ‘Parole De Raho contro proibizionismo siano via maestra’

“Vogliamo, come Istituto Friedman, plaudere alle parole del Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho che ha dichiarato in una conferenza: ‘Intervenire vietando di fatto di giocare legalmente, per un verso non garantisce una libertà che deve essere comunque rispettata, per l’altro spalanca praterie per il gioco illegale.

La repressione deve riguardare l’illegalità, e in proposito la politica dovrebbe intervenire dotando le Forze dell’ordine e gli inquirenti di strumenti più avanzati. Una cosa è certa: il proibizionismo, in questo come in altri settori, ha sempre dimostrato di non essere una soluzione’. Noi combattiamo da anni in questa direzione e ci riempie d’orgoglio il fatto di condividere lo stesso punto di vista del Procuratore Nazionale Antimafia. Una conferma questa del fatto che stiamo lottando nella giusta direzione, per la libertà e contro la criminalità organizzata. Vorremo proprio che le sue parole fossero la via maestra per la politica e per tutte le Istituzioni che si occupano del tema del gioco d’azzardo in Italia.

In questi anni, l’aggressione politica e la cattiva informazione contro il gioco lecito nel Paese ha raggiunto picchi incredibili a tutti livelli, avendo, però, come unico risultato, quello di favorire le mafie e il gioco online, in particolare quello irregolare. Grazie al Procuratore per aver acceso una luce sul tema e, con ancora maggior convinzione, dopo le sue parole, continuiamo la nostra battaglia”.

Cosí Alessandro Bertoldi, Direttore Esecutivo dell’Istituto Milton Friedman, commentando la dichiarazione del Procuratore De Raho.

Fonte originale JAMMA

TAR su limitazioni orari giochi a Macerata: ‘La preparazione dei tabaccai sui temi della ludopatia non supera le difficoltà del controllo’

tabacchi

Il Tar delle Marche ha respinto il ricorso della Federazione Italiana Tabaccai contro il regolamento del Comune di Macerata che impone limiti orari alle attività di gioco.

Con il ricorso, la Federazione Italiana Tabaccai, associazione nazionale maggiormente rappresentativa della categoria dei rivenditori di generi di monopolio, unitamente a due titolari di tabaccherie con apparecchi con vincita in denaro ex art.110, comma 6 del TULPS, impugna l’ordinanza, sostenendone l’illegittimità per i seguenti motivi.

a) Violazione dell’art. 3 della legge n. 241del 1990, violazione dell’art. 5, comma 4, della legge della Regione Marche n. 3 del 2017, eccesso di potere sotto diversi profili.

Il provvedimento conterrebbe una motivazione generica e non sarebbe supportato né da un’adeguata istruttoria riferita all’area territoriale oggetto dell’intervento sindacale, né da comprovati ed attuali studi scientifici relativi al territorio comunale. Il difetto di istruttoria riguarderebbe anche la determinazione degli orari di chiusura, che prevede lunghe pause che danneggerebbero l’attività. Ciò varrebbe in particolare per gli esercizi di vendite di generi di monopolio, che non sono esclusivamente dediti all’attività di gioco, favorendo così gli esercenti che svolgono l’attività regolata in maniera esclusiva (ad.es. sale gioco e scommesse). Difatti l’ordinanza impone lo spegnimento degli apparecchi dalle ore 7,00 alle ore 10,00 e dalle ore 15,00 alle ore 20,00, per cui ridurrebbe, per le tabaccherie operanti nel Comune di Macerata a sole 3 ore (dalle 10,00 alle 13,00), l’accensione degli apparecchi da gioco durante il giorno. Peraltro i gestori, pur non esercitando in maniera esclusiva o prevalente le attività di cui agli articoli 88 e 110, comma 6, del TULPS, sono tenuti alla frequenza di periodici e obbligatori corsi di aggiornamento, per cui sono dotati di conoscenze che possono consentir loro di intervenire in maniera puntuale ove riscontrino comportamenti rilevanti a livello patologico;

b) Violazione del principio di legalità di cui all’articolo 1 della legge n. 689 del 1981, difetto di motivazione;

Da un raffronto tra le disposizioni statali, regionali e comunali emergerebbe l’esistenza di una “triplice” potestà sanzionatoria che non appare coerente rispetto agli interessi che l’ordinanza impugnata intende tutelare. Lo Stato, la Regione Marche e il Comune prevedrebbero, in particolare, sanzioni diverse per la violazione dell’obbligo di esposizione delle formule di avvertimento sul rischio di dipendenza dalla pratica di giochi con vincita in denaro. In particolare, il Sindaco di Macerata ha disposto che la violazione alle disposizioni previste dall’impugnata ordinanza comporti la sanzione amministrativa pecuniaria da un minimo di €. 2.000,00 ad un massimo di €. 12.000,00 (ai sensi dell’art. 14, comma 2, della Legge Regione Marche n. 3 del 2017), mentre la medesima legge regionale, per la specifica violazione, prevedrebbe l’applicazione di una sanzione amministrativa che va da un minimo di €. 1.000,00 a un massimo di €. 6.000,00. La normativa statale (comma 6 del D.L. n. 158 del 2012) sarebbe ancora differente sia nell’individuazione della violazione, sia nella determinazione della misura delle sanzioni. Ciò violerebbe i principi in materia di sanzioni amministrative, con particolare riferimento all’illegittimo esercizio della discrezionalità da parte del legislatore Regionale e del Comune.

Il ricorso è infondato ed è stato respinto

Nella pronuncia si legge che “riguardo al primo motivo, Collegio non può che rifarsi alla precedente decisione del Tribunale (7 gennaio 2019, n. 12) relativa proprio al provvedimento del Comune di Macerata impugnato con il ricorso in epigrafe.

In particolare va preliminarmente osservato che – alla luce degli indirizzi già assunti dalla giurisprudenza amministrativa (Cons. Stato, sez. V, 8 agosto 2018, n. 4867, che conferma TAR Piemonte, Torino, sez. II, 11 luglio 2017, n. 829; TAR Campania, Salerno, sez. I, 17 settembre 2018, n. 1291) – è legittimo il ricorso, nella materia de qua, al parametro legislativo costituito dall’art. 50, comma 7, del d.lgs. n. 267 del 2000 (TUEL).

Con riguardo all’affermato difetto di istruttoria e motivazione, la prova della gravità del fenomeno della ludopatia, che coinvolge, non diversamente da altri, il territorio marchigiano, è la stessa adozione della legge regionale delle Marche n. 3 del 2017, la cui finalità è quella della prevenzione e del trattamento del gioco d’azzardo patologico (GAP) e della dipendenza da nuove tecnologie e social network, nonché delle patologie correlate, con particolare riferimento alle fasce più deboli e maggiormente vulnerabili della popolazione (art. 1, comma 1), come individuate al successivo comma 2. È stato quindi il legislatore (prima nazionale e poi regionale) ad aver valutato che la tutela della salute pubblica, da attuarsi anche attraverso misure di contrasto alla ludopatia (nel senso più lato del termine), possa avvenire mediante limitazioni temporali all’utilizzo delle apparecchiature da gioco e all’accesso alle sale gioco (anche quando questo venga praticato tramite scommesse). Il provvedimento comunale impugnato, quindi, si pone come attuativo di tali indirizzi legislativi e, sotto il profilo motivazionale, poggia sulla stessa ratio sottesa ai citati provvedimenti normativi. In ogni modo, nell’ordinanza sindacale impugnata si dà adeguatamente conto della specifica situazione esistente nel territorio di Macerata, “frequentata da molti giovani provenienti anche dai paesi limitrofi che frequentano le scuole Superiori presenti in città e soprattutto da giovani provenienti anche da altre Regioni d’Italia che frequentano l’Università”. Il provvedimento inoltre è stato emanato sulla base dei dati e delle informazioni in possesso del Dipartimento Dipendenze Patologiche dell’ASUR dell’Area Vasta n. 3 e dell’Agenzia dei Monopoli di Stato, da cui risulta una diffusione di concessioni leggermente superiori alle medie nazionali e in esito alla ricerca condotta nel 2014 dalla Consulta Provinciale degli Studenti Medi, da cui emerge che il 68% di essi dichiara di aver giocato d’azzardo almeno una volta e che addirittura il 94% dei medesimi dichiara che, pur essendo minorenne, ha trovato esercenti, genitori o altri adulti che non hanno impedito loro di giocare. Detto supporto istruttorio e motivazionale risulta adeguato alle scelte assunte per realizzare l’obiettivo del contrasto alla ludopatia, obiettivo che, si ribadisce, è il medesimo che si intende perseguire anche a livello statale e regionale. Ancora, l’adozione dell’ordinanza è stata preceduta da diverse riunioni con gli enti e le associazioni di categoria nonché con l’ASUR competente (cfr. verbale n. 1 del 30 novembre 2017 e verbale n. 1 del 25 gennaio 2018), al fine di addivenire ad una soluzione condivisa – anche, possibilmente, attraverso il contemperamento degli opposti interessi – per l’attuazione degli interventi di cui alla legge regionale n. 3 del 2017 per il contrasto alla ludopatia.

Il motivo è infondato anche con riferimento all’affermata disparità di trattamento a sfavore dei titolari di rivendite di generi di monopolio. Innanzitutto, l’ordinanza impugnata è stata adottata dal Sindaco nell’esercizio legittimo delle proprie prerogative e competenze nella materia in esame (art. 50, comma 7, del TUEL e art. 5, comma 4, della legge regionale n. 3 del 2017). Con particolare riferimento a quest’ultima disposizione, la stessa prevede che le limitazioni orarie siano contenute nel limite delle dodici ore complessive giornaliere, limite che, nella fattispecie, è stato pienamente rispettato, collocandosi l’interruzione giornaliera stabilita dal Comune di Macerata ben al di sotto dell’interruzione massima consentita; peraltro, sebbene l’intesa del 7 settembre 2017 sancita in sede di Conferenza unificata Stato Regioni abbia previsto un limite di sei ore complessive di interruzione quotidiana al giorno, la stessa intesa ha tuttavia fatto salva l’efficacia delle disposizioni specifiche in materia, previste in ogni Regione o Provincia autonoma, che prevedono una tutela maggiore (tra cui si collocano, appunto, quelle dettate nella Regione Marche). Con l’adozione dell’ordinanza impugnata, quindi, è stato realizzato un equo contemperamento degli interessi economici degli imprenditori del settore con l’interesse pubblico a prevenire e contrastare i fenomeni di patologia sociale connessi al gioco compulsivo, non potendosi escludere che un’illimitata o incontrollata possibilità di accesso al gioco accresca il rischio di diffusione di fenomeni di dipendenza, con conseguenze pregiudizievoli sia sulla vita personale e familiare dei cittadini, sia a carico del servizio sanitario e dei servizi sociali, chiamati a contrastare patologie e situazioni di disagio connesse alle ludopatie. Tanto sulla scorta del canone secondo cui il principio di proporzionalità permette la limitazione dei diritti e delle libertà nella misura in cui ciò risulti indispensabile per proteggere gli interessi pubblici e per il tempo necessario e commisurato al raggiungimento dello scopo prefissato dalla legge (Tar Marche, n. 12/2919, citata).

Detto questo, nessuna ingiustificata disparità di trattamento emerge a danno dei cc.dd. “locali promiscui” rispetto alle sale gioco. A dimostrazione di ciò, nel ricorso n. 193 del 2018, in decisione in questa stessa udienza, viene contestata la disparità opposta (gli esercizi promiscui sarebbero favoriti per la possibilità di convogliare sui giochi la clientela presente nelle altre ore di apertura). In realtà, se non v’è dubbio che la determinazione delle ore di chiusura degli apparecchi da gioco costituisca l’esercizio di un potere discrezionale, è vero altresì – come nota giustamente il Comune – che altrettanto discrezionale è la determinazione dell’orario più vantaggioso per gli esercizi (per esempio l’orario continuato consente un maggior numero di ore di gioco per gli esercenti). L’ampia discrezionalità della scelta è confermata dal fatto che la giurisprudenza ha ritenuto legittima la previsione di orari più estesi a favore delle sale gioco (si veda TAR Toscana, 9 gennaio 2019, n. 23). Del resto, è vero che l’art. 24, comma 20, del decreto-legge n. 98 del 2011, convertito in legge n. 111 del 2011, vieta anche la partecipazione dei minori ai giochi pubblici con vincita di denaro, ma la circostanza che i minori possano comunque aver accesso ai locali, come quelli dei ricorrenti non specificamente dedicati al gioco o alle scommesse, può rendere più difficile il controllo dell’utilizzo degli apparecchi di gioco da parte dei minori; sotto altro profilo, nemmeno convince l’assunto dei ricorrenti secondo cui la specifica preparazione dei tabaccai sui temi della ludopatia sarebbe da sola idonea a superare la difficoltà di controllo suddetta.

Quanto sopra conferma il contenuto ampiamente discrezionale del potere esercitato dall’Amministrazione che, nel caso in esame, ha ritenuto di applicare le medesime limitazioni alle sale gioco e agli esercizi promiscui, per i quali potranno essere modulati orari di apertura e chiusura secondo le specifiche esigenze imprenditoriali, nel rispetto dell’impugnata ordinanza a tutela della salute pubblica.

Con riferimento al secondo motivo, potrebbe dubitarsi dell’attualità dell’interesse dei ricorrenti alla censura, dato che la stessa – relativamente alle sanzioni previste per violazioni dell’ordinanza – lamenta contrasti solo ipotetici con la normativa statale e regionale.

 In ogni caso è indubbio il potere del Sindaco di stabilire una sanzione per il mancato rispetto dell’ordinanza. Le prescrizioni dettate dal Sindaco per il rispetto degli orari di funzionamento degli apparecchi di gioco sono da ricondursi ai poteri attribuiti ex artt. 9 e 10, TULPS all’Autorità di P.S. e quindi legittimano l’irrogazione delle sanzioni, previste dal medesimo Testo unico qualora se ne rilevi l’inosservanza. Di conseguenza, un’interpretazione sostanzialistica e coerente con il potere riconosciuto in capo al Sindaco di fissare gli orari e quindi di imporre prescrizioni a carico dei soggetti autorizzati, appare idonea a legittimare anche il potere sanzionatorio necessario alla loro osservanza (Tar Lombardia – Brescia, 14 ottobre 2017, n. 1235). Ciò vale anche per le prescrizioni accessorie, quali quelle relative all’esposizione degli avvisi al pubblico.

 Alla luce delle considerazioni che precedono il ricorso deve essere respinto, sussistendo tuttavia giustificati motivi, stante la complessità delle questioni trattate, per compensare tra le parti le spese di giudizio”.

Fonte originale Jamma

 

Gaziano (CMO e Country Manager Italia SKS365) ad Agimeg: “Sponsorizzazioni importanti non solo per lo sport, ma anche per la responsabilità sociale”

“Le linee guida emanate dall’AGCOM sono un buon viatico e giustamente equilibrate. Hanno definito molti punti anche se altri rimangono ancora da chiarire. Indubbiamente un approccio proibizionista alla materia, a quello che possono essere sponsorizzazioni e pubblicità, sarebbe quello più sbagliato. E’ più giusto un approccio di tipo regolatorio. Sulle linee guida è ancora presto per dare un giudizio definitivo, le stiamo studiando attentamente per comprendere esattamente la loro portata e regolarci di conseguenza”. E’ quanto ha dichiarato ad Agimeg Francesco Gaziano, Country Manager Italia e Chief Marketing Officer di SKS365, a margine del seminario in corso al Foro Italico di Roma ‘Sport Leaders Observer’ focalizzato sulla sponsorizzazione sportiva e che vede la presenze di importanti personalità del mondo imprenditoriale, sportivo e del marketing. In merito ai possibili contenziosi legali, Gaziano ha sottolineato che “la legge, così come era scritta, dava adito a vari dubbi e diverse interpretazioni. La norma era troppo vaga ed aveva una serie di ‘buchi’ interpretativi, primo fra tutti quello, poi risolto, relativo alla disparità di entrata in vigore del provvedimento tra le sponsorizzazioni e l’advertising”. Ed a proposito di sponsorizzazioni se ne parla anche all’evento odierno: “oggi si discute di come si può ad esempio massimizzare una sponsorizzazione legata allo sport. Fino ad oggi, come settore, abbiamo avuto un ruolo particolarmente importante ed è anche interessante capire come ci si confronterà con questo tema dal prossimo 14 luglio. Sponsorizzazione infatti non è solo visibilità. Vi sono anche attività benefiche, assolutamente fondamentali. Il nostro settore è sempre stato molto attivo non solo nello sport, ma anche in quella che è la corporate social responsibility. Interpreteremo il futuro nel modo consentito dal decreto e dalle linee guida, rimanendo vicini al mondo dello sport”. Sulla recente apertura nei confronti del settore del gioco da parte del sottosegretario con delega ai giochi, Alessio Villarosa, il CMO di SKS365 ha dichiarato: “E’ un’ottima notizia, questo rifiuto di confronto fino a oggi non ha giovato a nessuna delle parti, né al settore, in quanto non abbiamo potuto spiegare le nostre intenzioni, né al Governo, che ha dovuto normare un settore senza consultare le parti interessate. Un’apertura di questo tipo è estremamente positiva e ben accolta, non vediamo l’ora che il confronto inizi affinché ci si possa parlare. Tramite il dialogo e l’ascolto delle esigenze di tutte le parti credo si possa raggiungere un impianto normativo equilibrato. Normare e regolare non è sbagliato, anzi, è sempre buona cosa. E’ sbagliato essere proibizionisti e vietare, essere draconiani nelle misure visto che non è necessario per quella che è la situazione attuale. Ben venga dunque il confronto”. Ma che 2019 si prospetta per il settore delle scommesse? “Il 2019 sarà un anno molto importante perché sebbene non vi siano eventi estivi di grande importanza, come i Mondiali di calcio, ed intervengano limiti all’advertising, veniamo da un inizio anno in leggero incremento rispetto al 2018. Le prospettive di una possibile crescita del settore ci sono e vogliamo giocare un ruolo primario in questa evoluzione”. Infine, una battuta sugli internazionali di tennis. “Tifo per tutti gli italiani – ha dichiarato Gaziano – più vanno avanti più l’interesse del pubblico è alto. E’ chiaro che vi sono altri beniamini, come Nadal o Djokovic, questa è un’edizione particolarmente ricca e interessante, lo spettacolo del Foro Italico è appassionante e coinvolgente”. cz/AGIMEG

Siti di affiliazione: è tempo di cambiare le strategie di comunicazione.

Siti di affiliazione: è tempo di cambiare le strategie di comunicazione

I siti di affiliazione in cui un soggetto espone informazioni relative alle quote dei vari operatori di gioco autorizzati; le comunicazioni e le informazioni inserite all’interno di canali tematici legati al prodotto di riferimento, ad esempio quelle contenute nei siti web che offrono servizi di gioco; le comunicazioni relative alle condizioni per fruire dei c.d. “bonus: questo tipo di comunicazioni sono state oggetto nei mesi passati dell’analisi dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni in merito all’applicazione del Decreto dignità che vieta la pubblicità e le sponsorizzazioni sul gioco d’azzardo.

Se è vero, come si legge nella delibera AGCOM, che non rientrano nell’ambito di applicazione della norma le comunicazioni di mero carattere informativo fornite dagli operatori di gioco legale, come le informazioni rese disponibili nei siti di gioco o nei punti fisici di gioco, riguardanti le quote, i jackpot, le probabilità di vincita, le puntate minime e gli eventuali bonus, gli spazi dedicati alle «quote» e le rubriche ospitate nei programmi tv o web sportivi, da una lettura più attenta del documento notiamo che non tutto è possibile senza restrizioni e che dei limiti a tali attività vengono posti.

E’ certo che gli affiliati, soprattutto quelli esteri, dovranno implementare cambiamenti considerevoli per adattare la loro offerta per rendersi conformi ai limiti significativi stabiliti dalle linee guida sul divieto di pubblicità sul gioco d’azzardo italiano. In poche parole, non basterà tradurre sic et simpliciter il lavoro realizzato all’estero ma andrà riadattato e studiato alle nuove norme.

 

Alcune disposizioni di Agcom lasciano alcune ambiguità, come ad esempio, le implicazioni che ci saranno per gli affiliati ai giochi d’azzardo. AGCOM chiarisce l’importanza che ogni comunicazione informativa sia priva dell’invito all’azione, e tutti gli operatori nelle loro attività di comunicazione e marketing dovranno tenere bene a mente che: 1) la visualizzazione  di comunicazioni informative potrà avvenire senza restrizioni solo in alcuni casi; 2) l’uso di claim relative a quote e offerte commerciali può essere fatto, solo con un “elemento di confronto” che dovrà essere chiarito; 3) la pubblicazione di loghi e nomi di dominio potrà avvenire solo in circostanze specifiche; 4) le comunicazioni CRM sono vietate, ma potrebbero esserci alcune eccezioni; 5) i publiredazionali sono vietati, ma dipende dalle modalità di esecuzione; 7) è vietata l’attività degli influencer.

Il tutto richiederà ovviamente di cambiare il modello di business.

PressGiochi

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Coraggio (avv. DLA Piper): ‘Le linee guida AGCOM sul divieto pubblicità gioco d’azzardo e l’impatto sugli affiliati’

Gli affiliati dovranno implementare cambiamenti considerevoli per adattare la loro offerta ai limiti significativi stabiliti dalle linee guida sul divieto di pubblicità sul gioco d’azzardo messe a punto dall’AGCOM.

Questa la premessa dell’avvocato Giulio Coraggio, esperto di gaming e di gambling, Partner responsabile del Sector Technology in Italia e Global Co-Chair del gruppo Internet of Things dello studio DLA Piper. “Le linee guida pubblicitarie sul gioco d’azzardo italiano dell’AgCom hanno deluso gli operatori, ponendo limiti stringenti alla pubblicità del gioco d’azzardo. Ci sono alcune eccezioni al divieto che devono tuttavia essere comprese, come parte delle linee guida che in alcune parti risultano contraddittorie.

L’ambiguità di alcune disposizioni può dare l’impressione che alcune attività (ad es. le comunicazioni informative senza invito all’azione) siano possibili senza restrizioni, mentre una revisione più attenta dell’intero documento lascia intuire che ci siano limiti anche per tale attività.

L’ambiguità più rilevante delle linee guida riguarda le implicazioni per gli affiliati di gioco d’azzardo”. La maggior parte di loro, con la pubblicazione delle linee guida, ha tirato un sospiro di sollievo “supponendo che potessero continuare a operare senza restrizioni. Ma la mia preoccupazione è che ci sia stata un’interpretazione errata di alcune disposizioni poiché:

La visualizzazione e la consegna di comunicazioni informative possono avvenire senza restrizioni solo in alcuni casi;
L’uso di claims relativi a quote e offerte commerciali può essere fatto, solo con un “elemento di confronto” che lascia l’incertezza su ciò che è in realtà;
La pubblicazione di loghi e nomi di dominio può essere visualizzata solo in circostanze specifiche;
Le comunicazioni CRM sono vietate, ma potrebbero esserci alcune eccezioni;
L’advertorial è vietato, ma dipende dalle modalità di esecuzione; ed
è vietato anche il marketing degli influencer, che richiede anche di cambiare il modello di business”.

Jamma

Vita, divieto pubblicità giochi, Nicita (Agcom): “Linee guida non intervengono, né potrebbero, sulla portata della norma, puntano solo a chiarire come opererà nel concreto Agcom”

“Agcom ha fatto solo linee guida su alcuni punti (ad esempio insegne) in relazione a quanto previsto da altra normativa. Ma ovviamente l’impianto è quello della norma peraltro molto netto e assoluto nel presidio sanzionatorio. Naturalmente sarà sulla parte di enforcement concreto da parte di agcom che si mostrerà la coerenza con il dettato normativo”. Con queste parole il Commissario Agcom, Antonio Nicita, si è espresso in merito alle linee guida sul divieto di pubblicità dei giochi previsto dal Decreto Dignità. Il Commissario, in particolare, ha risposto ad un articolo in cui Vita.it scriveva che con le “linee guida” l’Agcom ha scelto di allargare le maglie al divieto. E alla domanda, ancora di Vita.it, “quindi non è vero che si salvano le informazioni commerciali sul brand e le quote scommesse nei programmi sportivi?”, il Commissario Agcom ha risposto: “se vuole risposta secca è che “si salvano” (non userei il termine ‘salvare’ in ogni caso perché siamo in un campo di line guida in cui va verificato il caso specifico rispetto ad ampia varietà) ma solo ed esclusivamente, come scritto, nella forma di informazioni utili e necessarie al consumatore che abbia già deciso di giocare, a tutela informativa dello stesso, e non come pubblicità vs publico indistinto. Capisco bene che questo tipo di informazioni, come anche un certo utilizzo di insegne, possono trovare tentativi di elusione del divieto, come anche in altri aspetti che lei non cita. Ma proprio per questo si sono ribaditi i principi generali e gli ambiti assai ristretti e da verificare delle possibili e rare eccezioni. Ripeto la circostanza che siano linee guida e non regolamento sta proprio in questo è cioè nella verifica fattuale. Le informazioni necessarie al contratto non possono e non devono avere effetto (o scopo) pubblicitario o di induzione al gioco. Ne approfitto per dire che una mia personale perplessità che dovrà essere risolta in sede di applicazione (cioè nel trattare i casi concreti che saranno segnalati) riguarda invece le televendite ovvero i casi di esecuzione del contratto in quella forma. Personalmente li metterei nel novero pubblicità anche se gli uffici hanno chiarito che la normativa applicabile (e quindi i precedenti Agcom) lo esclude. Ma anche qui saranno i casi concreti a definire. Le linee guida non intervengono né potrebbero sulla portata della norma, puntano solo a chiarire come opererà nel concreto Agcom nel senso delle circostanze di fatto e di diritto che saranno soggette a verifica”, ha concluso. cdn/AGIMEG

Riguardo alla parte che ho evidenziato in “rosso”, la mia personale opinione è che le quote devono avere carattere informativo per chi ha già deciso di giocare.

Ne dedurrei che ogni informazione per aprire nuovi conti gioco sia lecita solo nelle piattaforme dei Concessionari e Bookmaker. Inviterei gli operatori a fare questa domanda specifica direttamente ad AGCOM. Mi rendo conto che è un punto fondamentale, per cui mi limito a dare solo la mia interpretazione.

Scommesse, la classifica dei primi 25 concessionari per raccolta nel mese di Aprile

SCOMMESSE – La raccolta delle scommesse a quota fissa nel mese di Aprile 2019 ha registrato un movimento totale di 1.122.953.061,95 euro. La spesa totale è stata di 173.637.717,37 euro per un payout totale del 84,54%.

Di seguito la classifica i primi 25 operatori per movimento nel mercato a quota fissa:

Le scommesse virtuali nel mese di Aprile 2019 hanno raccolto un totale di 158.792.041,05 euro. La spesa totale è stata di 24.432.423,89 euro per un payout dell’84,61%.

Di seguito i primi 25 operatori per movimento nel mercato delle scommesse virtuali:

La raccolta delle scommesse ippiche a quota fissa nel mese di Aprile 2019 ha registrato un totale di 31.617.743 euro. La spesa totale è stata di 6.272.826,93 euro per un payout del 80,16%.

Di seguito i primi 25 operatori per movimento nel mercato a quota fissa per l’ippica:

 

Per maggiori dettagli ed ulteriori dati sull’andamento del mercato potete seguirci sul sito www.wikigioco.com

Luciana Auto

Fonte originale Jamma

Cafiero De Raho (Antimafia): “Dati sui rischi di gioco meno allarmanti di quelli su consumo di tabacco, droghe e alcol. Vietare gioco legale spalanca le porte a illegale”

“Intervenire vietando di fatto di giocare legalmente, per un verso non garantisce una libertà che deve essere comunque rispettata, per l’altro spalanca praterie per il gioco illegale”. E’ quanto ha ribadito, nel corso della presentazione dello studio di Eurispes in corso a Torino, il Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Federico Cafiero De Raho, che ha spiegato: «Oltre alle infiltrazioni criminali, è certo che l’area del gioco presenti dei rischi per la salute dei cittadini, anche se i dati oggi in nostro possesso sono, forse, meno allarmanti di quelli che emergono dal consumo di tabacco, di droghe e di alcol. È quindi necessario attrezzarsi per questa specifica dipendenza ‘sine substantia’, che inoltre molto spesso si manifesta in connubio con altre forme di dipendenza ‘da sostanza’. Ma pensare di intervenire vietando di fatto di giocare legalmente, per un verso non garantisce una libertà che deve essere comunque rispettata, per l’altro spalanca praterie per il gioco illegale». De Raho ha aggiunto: «La repressione deve riguardare l’illegalità, e in proposito la politica dovrebbe intervenire dotando le Forze dell’ordine e gli inquirenti di strumenti più avanzati. Una cosa è certa: il proibizionismo, in questo come in altri settori, ha sempre dimostrato di non essere una soluzione». cr/AGIMEG

 

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Eurispes: con la Legge contro il gioco in Piemonte, -71% di punti di gioco, slot dimezzate. “Dal 20 maggio rischio totem su tutto il territorio”

La Regione Piemonte ha varato a maggio 2016 un testo di legge per il contrasto al gioco d’azzardo patologico che ha previsto una tempistica differenziata per l’adeguamento di diverse tipologie di esercizi che offrono gioco pubblico. A differenza di altre regioni, che hanno rivisto i testi precedentemente varati, modificando la tempistica di entrata in vigore del “distanziometro”, per il Piemonte ciò non è avvenuto. Gli effetti della legge relativi alla prima scadenza, fissata al 20 novembre 2017, si sono già manifestati. Dopo l’applicazione delle misure contenute nella legge 9/2016 (compressione degli orari di gioco e applicazione del “distanziometro”), tra marzo 2017 e settembre 2018, risulta fortissima la riduzione del numero degli esercizi che propongono l’offerta del gioco: i punti vendita generalisti sono scesi da 6.241 a 1.788. Per quello che riguarda il numero degli apparecchi AWP operativi in Piemonte, esso è sceso da 26.134 a 12.468, con una riduzione pari al 52%. C’è da specificare che alla prima scadenza del 20 novembre 2017, erano interessati solo gli esercizi “generalisti”, per i quali le norme consentono la presenza dei soli apparecchi AWP, mentre i negozi specializzati, non interessati da questa prima scadenza, ospitano sia apparecchi AWP che VLT. Nonostante questa diminuzione dell’offerta, l’Eurispes ha calcolato che nel primo anno di piena applicazione delle misure contenute nella legge 9/2016 (compressione degli orari di gioco e applicazione del “distanziometro”), ovvero nel 2018, i volumi di gioco dei cittadini piemontesi, sono, in realtà, aumentati. I cittadini che hanno consumato gioco pubblico in Piemonte durante il 2018, hanno effettuato “giocate” per 103.508.278,72 euro in più rispetto al 2016. Se è vero che la “spesa”, nel 2018, è scesa di circa 148 milioni di euro per la diminuzione del gioco con le AWP, che hanno un payout assai inferiore rispetto all’online, è altrettanto vero che, comunque, nel 2018 in Piemonte si è “giocato di più”. La diminuzione dei volumi di gioco sulle AWP è stata, tra il 2016 e il 2018, evidentemente imponente: oltre 876 milioni di euro (-44%). Nello stesso arco temporale, però, altre tipologie di gioco su rete fisica hanno riscontrato aumenti, e tra questi i più rilevanti sono quelli delle VLT, con volumi cresciuti di circa 186 milioni di euro. Questo maggior consumo si è verificato interamente nei negozi specializzati, gli unici che possono ospitarle. Spiega Alberto Baldazzi: «L’impatto della legge 9/2016 ha generato ad oggi una riduzione del consumo di gioco attraverso apparecchi AWP ‒ per altro in parte compensata dall’aumento di quello attraverso VLT e, più in generale del volume complessivo delle altre tipologie – da parte del giocatore “sociale” che, in quanto tale, non è ritenuto a rischio di dipendenze, mentre il giocatore problematico e/o patologico non ne è stato realmente investito».

Eurispes, “Dal 20 maggio il gioco sarà espulso dal Piemonte lasciando il campo ai “Totem” non autorizzati e gestiti dalla criminalità organizzata”
Dopo il 20 di maggio – è l’allarme lanciato dall’Eurispes nello studio “Gioco pubblico e dipendenze in Piemonte” – l’offerta pubblica sul territorio del Piemonte per quanto riguarda gli apparecchi da gioco (AWP e VLT) subirà un ulteriore taglio che diverse proiezioni collocano intorno all’80%. Ciò comporterà una crisi drammatica per gli esercenti di negozi che offrono gioco attraverso gli apparecchi da intrattenimento, ma anche le altre tipologie di offerta ne risentiranno, in quanto nella tenuta dei conti di molti esercizi specializzati il concorso degli introiti da apparecchi è determinante. Per quello che riguarda le AWP, la riduzione dell’offerta non riguarderà la quota residua presente nei negozi generalisti, che si sono già ridotti a circa 1.070, ma si concentrerà su quelle presenti nei negozi specializzati che attualmente ospitano circa i due terzi delle 12.468 AWP presenti sul territorio regionale. Dal momento che i volumi di gioco 2018 generati dalle AWP ammontavano a circa 1 miliardo e 100 milioni di euro, applicando una riduzione dell’80% ai due terzi di questo volume, si produce una tendenziale riduzione di volume di gioco pari a circa 550 milioni di euro. Somma che corrisponde ad una riduzione, in termini di entrate erariali, di ulteriori 110-115 milioni di euro su base annua nel 2020. I punti vendita generalisti sono scesi da 6.241 a 1.788, in relazione alla scadenza del 20 novembre 2017, la diminuzione dell’offerta interesserà l’intera area delle VLT, che nel 2018 ha espresso un volume di giocate pari a circa 1 miliardo e 900 milioni di euro. Applicando una riduzione tendenziale dell’80%, si dovrebbe manifestare una riduzione pari a circa 1 miliardo e mezzo nei volumi di gioco (cui corrisponderebbe una riduzione in termini di entrate erariali di circa 100 milioni di euro su base annua nel 2020). La somma di queste riduzioni del volume di gioco (VLT + AWP) dovrebbe assestarsi intorno ai 2 miliardi di euro. In particolare, secondo l’analisi elaborata dall’Eurispes, l’offerta del gioco pubblico scomparirà quasi del tutto dai centri urbani e sopravviverà in maniera residuale, nella zone rurali e nelle periferie. Gli esercizi che offrono gioco pubblico attraverso apparecchi AWP e VLT, scenderanno in Piemonte da 6.241 a 1.150. La stima complessiva dell’effetto sui redditi da lavoro nella Regione Piemonte, conseguente alla piena applicazione della legge regionale, produce una previsione di perdita occupazionale complessiva tra la fine del 2017 ed il 2019 di oltre 5.200 addetti, così suddivisi: 2.217 addetti, già avvenuta al 20 novembre 2016 negli esercizi generalisti; 1.565 addetti, con l’applicazione del “distanziometro” al 20 maggio 2019 negli esercizi specializzati; 1.114 addetti, nei mesi successivi al maggio 2019, per diseconomicità dei residuali esercizi specializzati; 321 addetti, dal 20 maggio 2019 quale effetto della diminuzione di attività nella filiera distributiva.
Come spiegato da Antonio De Donno, Presidente del Comitato Scientifico dell’Osservatorio Permanente su “Giochi, Legalità e Patologie” di Eurispes, e Procuratore Capo della Repubblica di Brindisi, «Proibizionismo e para-proibizionismo altro non sono che l’anticamera del gioco illegale gestito dai settori malavitosi. Alcune iniziative assunte dalle Autonomie locali ed “eccedenti” il così detto “spirito dell’Intesa”, quali la riproposizione sic et simpliciter dello strumento del “distanziometro” e la compressione degli orari giornalieri nei quali è possibile esercitare il gioco legale, certo inconsapevolmente producono il rischio di una ripresa dell’area dell’illegalità. Ogni eccessiva “compressione” delle dinamiche logistiche ed orarie relative al gioco legale, in primo luogo rafforza l’identità problematica del giocatore a rischio o patologico». Secondo il report del III Reparto Operazioni del Comando Generale della Guardia di Finanza a livello nazionale, solo attraverso il web, nel 2018 il volume di giocate raccolte con meccanismi di frode sulle scommesse è valutato in 4,5 miliardi di euro. Per quel che riguarda gli apparecchi da gioco, la Guardia di Finanza ha individuato un vero e proprio ‘campionario’ di sistemi illeciti. Tra questi vi sono l’uso di apparecchi con schede di gioco illegali e dotati di software diverso da quello autorizzato, e l’occultamento, in un doppiofondo dell’apparecchio, di schede in grado di leggere le giocate clandestine. Gli apparecchi illegali apparentemente propongono “giochi su Internet promozionali”, ma in verità celano un’offerta di giochi d’azzardo che, in alcuni casi, può essere attivata o disattivata da remoto dal gestore stesso. I “Totem” sono apparecchi non collegati alla rete dei Monopoli di Stato che, tramite connessione Internet, consentono di accedere a siti con server posti in paesi esteri e permettono l’accesso ad un’offerta estremamente ampia che include giochi analoghi a quelli proposti dagli apparecchi legali che offrono il gioco pubblico. In sostanza, i “Totem” rappresentano una delle forme di offerta di gioco non autorizzata e gestita dalla criminalità organizzata, alternativa all’offerta di gioco pubblico tramite AWP e VLT che è oggetto delle limitazioni territoriali previste dalle normative regionali, quale quella piemontese, emanate per il contrasto della dipendenza da gioco. Per il 2018 l’evasione fiscale collegata a queste attività illecite è quantificata in oltre 44 milioni di euro di imposta evasa, su una base imponibile di oltre 800 milioni di euro. Si evidenzia che gli apparecchi da gioco illegali “funzionano nonostante il divieto regionale” e vanno a coprire la domanda di gioco in territori lasciati scoperti dall’offerta pubblica che si è fortemente ridotta.
Le leggi della domanda e dell’offerta inducono a ritenere che difficilmente dal territorio piemontese potrà evaporare una quota così rilevante di consumo di gioco (circa 2 miliardi di euro). Le politiche che, di fatto, espellono dal mercato legale quote rilevanti o, come nel caso dello scenario piemontese, maggioritarie della propensione al gioco, rappresentano, quindi, una vera manna per il malaffare. Spiega il Comando Provinciale della Guardia di Finanza: «Saranno danneggiati, oltre all’erario, anche il giocatore spesso ludopatico, che non avrà alcuna garanzia sulla regolarità del gioco, sulle probabilità di vincita, e sul rapporto di cash-out erogato dal dispositivo, che, di norma, sono sempre a vantaggio dei componenti del sodalizio criminoso». Nell’anno 2018, il numero degli apparecchi sequestrati risulta ridimensionato e pari a 102, ma i tributi evasi assommano ad euro 4.596.919,00. Nei primi tre mesi del 2019, il numero degli apparecchi sequestrati torna a salire a 251, mentre non è ancora disponibile il corrispettivo dato relativo alle somme evase. cr/AGIMEG