Governo, Di Maio (M5S): “Con Conte può inizire Terza Repubblica. Lotta a gioco d’azzardo tra le soluzioni a sofferenze degli italiani”

di maio
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(Jamma) – “Siamo di fronte ad un momento storico. Abbiamo indicato il nome del premier a Mattarella, può iniziare la Terza Repubblica“, ha esordito così il leader del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, al termine del colloquio al Quirinale con il presidente della Repubblica.

“Il nostro obiettivo – continua il grillino – era quello di garantire una migliore qualità di vita agli italiani e questi 80 giorni ci sono serviti per discutere prima dei temi e successivamente dei nomi. Sono molto orgoglioso di essere riuscito a portare al governo il nostro programma elettorale“.

“Giuseppe Conte sarà un premier politico di un governo politico, indicato da due forze politiche, con figure politiche al proprio interno – ha proseguito Di Maio parlando ai giornalisti presenti fuori dal Quirinale -. E soprattutto con il sostegno di due forze politiche votate. No ai cambi di casacca, no a persone che vengono dal gruppo Misto e che entrano in altri gruppi. Non era questo lo spirito che volevamo dare al governo“.

Il leader del M5s si è soffermato sul nuovo contratto: “All’interno – spiega Di Maio – ci sono diverse soluzioni alle sofferenze degli italiani. Dal reddito di cittadinanza all’abolizione della legge Fornero, dalla lotta al gioco d’azzardo al superamento della buona scuola. Sono presenti anche le grandi battaglie storiche del nostro partito, come l’acqua pubblica“.

“Sono molto soddisfatto del lavoro fatto in questi giorni – conclude – e speriamo che a breve possa partita questo nuovo percorso per la Repubblica“.

Fonte originale Jamma

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Scommesse, Tar Molise respinge ricorso: “Limitazioni lecite perchè finalizzate ad interessi imperativi generali”

tribunale
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(Jamma) – Il Tar Molise ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato dai titolari di due società contro Ministero dell’Interno e Questura di Campobasso in cui si chiedeva l’annullamento del decreto di rigetto avente ad oggetto l’istanza di rilascio dell’autorizzazione di Pubblica Sicurezza ex art. 88 T.U.L.P.S.

“L’Amministrazione resistente ha adottato il provvedimento di rigetto dell’istanza stante l’assenza in capo al richiedente, al momento della adozione del diniego, della titolarità di concessione rilasciata da parte dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, propedeutica al rilascio del titolo di polizia, disponendo conseguentemente il divieto di intraprendere la relativa attività di gestione e di raccolta scommesse.

Il ricorrente ha dedotto:

1. la violazione dell’art. 2 della legge n. 241 del 1990 per essere stato il decreto questorile di rigetto adottato dopo la scadenza del termine di conclusione del procedimento pari a 60 giorni, come previsto dal DM 142/2000, con un ritardo di oltre sei mesi;

2. la violazione e falsa applicazione degli artt. 49 e 56 del T.F.U.E. – violazione dei principi di libertà di stabilimento e di libera circolazione dei servizi.

Il ricorso è infondato.

Quanto al primo motivo costituisce insegnamento costante quello per cui la violazione del termine di conclusione del procedimento non integra un motivo di illegittimità del provvedimento finale, a meno che non si tratti di norme che prevedono termini perentori per l’esercizio del potere, ipotesi non ricorrente nel caso di specie.

Infondato è anche il secondo motivo di censura con il quale il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione degli artt. 49 e 56 del T.F.U.E. per essere (l’operatore estero, ndr) regolarmente autorizzato in Austria alla attività di raccolta scommesse in forza di apposita concessione amministrativa che lo Stato italiano dovrebbe riconoscere ai fini dell’esercizio della medesima attività nel territorio nazionale.

Su identica fattispecie si è di recente pronunciato TAR Lazio, sez. I, 03 marzo 2015, n. 3665 alla cui ampia ed approfondita motivazione – che il collegio condivide – può farsi rinvio ai sensi e per gli effetti dell’art. 74 c.p.a..

In sintesi, anche alla luce dell’interpretazione fornita dalla C.G.U.E., deve ritenersi conforme al diritto comunitario (artt. 43 e 49 CE), in quanto espressione di interessi imperativi generali, imporre licenze per l’esercizio dell’attività di bookmaker, previo rilascio di concessione da parte dell’A.A.M.S., escludendo il loro mutuo riconoscimento con professionisti esteri.

Le limitazioni, non solo alla libertà di stabilimento, ma altresì alla prestazione di servizi, previste nel nostro ordinamento nel settore in esame vanno considerate lecite, ex artt. 43, 45, 46 e 49 CE, perché finalizzate ad interessi imperativi generali (cfr. sentenza del 24.1.2013, Stanleybet International e a., C-186/11 e C-209/11), quali la lotta alla criminalità, purché soddisfino il principio di proporzionalità e nella misura in cui i mezzi impiegati siano coerenti e sistematici (cfr., in tal senso, le citate sentenze Placanica e a., punti da 52 a 55, nonché Costa e Cifone, punti da 61 a 63).

Esse costituiscono un mezzo per prevenire l’esercizio delle attività in tale settore per fini criminali o fraudolenti e per contrastare la ludopatia.

Alla luce delle motivazioni che precedono il ricorso deve pertanto essere respinto.

Le incertezze circa la compatibilità della normativa nazionale con il diritto di stabilimento e di libera prestazione dei servizi, ancora sussistenti alla data di presentazione del ricorso, giustifica la compensazione integrale delle spese del presente giudizio”.

Fonte originale Jamma

Acireale (CT): emessa ordinanza sul gioco, fissato distanziometro a 500 metri dai luoghi sensibili

Il Commissario prefettizio del Comune di Acireale, nella provincia di Catania, ha emesso una ordinanza che determina le distanze minime dai luoghi sensibili per l’utilizzo degli apparecchi da gioco e l’ubicazione di sale gioco e scommesse e disciplina degli orari di tali attività. Il documento vieta l’apertura di spazi per il gioco a meno di 500 metri dai luoghi sensibili, quali istituti scolastici, luoghi di culto, centri di aggregazione sociale, centri giovanili o strutture culturali, ricreative e sportive, strutture residenziali o semi-residenziali operanti in ambito sanitario o socio-assistenziale. Gli orari di funzionamento di sale giochi e apparecchi è fissato dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 22:00. Gli apparecchi, nelle ore di sospensione di funzionamento, dovranno essere spenti tramite l’apposito interruttore. cdn/AGIMEG

 

E pensare che in Sicilia, non c’è ancora una legge regionale che regola le distanze!

 

Governo, Di Maio (M5S): “Bloccheremo la proliferazione del gioco d’azzardo”. ……. ………e il gioco illegale non si dovrebbe bloccare prima?

“Ci sentite parlare di reddito di cittadinanza, superamento della Legge Fornero, abbassamento delle tasse, interventi nella sanità, superamento della buona scuola, di disabilità. Faremo un ministero della disabilità – ha sottolineato – bloccheremo la proliferazione del gioco d’azzardo. Tutti temi – ha concluso Di Maio – che sono stati ignorati o peggiorati”. Lo ha detto, a margine di un incontro elettorale a Imola, il capo politico del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio. “Io a questo punto sono molto tranquillo, perché abbiamo portato al Governo il nostro vero leader che è il programma. Sono le istanze dei cittadini”. lp/AGIMEG

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Prima dovrebbero BLOCCARE, in modo efficace, il GIOCO ILLEGALE, altrimenti sarà l’ennesimo regalo alla criminalità organizzata. 

Osservatorio Antiplagio: “Solo il non-anonimato e la trasparenza delle giocate e delle vincite possono essere un forte deterrente al gioco patologico”

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(Jamma) – Nel contratto di Governo tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini un paragrafo è dedicato alle misure contro il gioco d’azzardo.


L’Osservatorio Antiplagio, comitato di volontariato che dal 1994 denuncia i pericoli derivanti dall’attività dei ciarlatani, strettamente connessa alle previsioni, alle scommesse e alla vendita dei numeri da giocare al Lotto e al Superenalotto, sottoscrive quanto proposto dal Movimento 5 Stelle e dalla Lega, ma lo ritiene deficitario dove si parla di: 1) Obbligo all’utilizzo di una tessera personale per prevenire l’azzardo minorile. 2) Tracciabilità dei flussi di denaro per contrastare l’evasione fiscale e le infiltrazioni mafiose. 3) Aumento della distanza minima delle slot-machine dai luoghi sensibili.

“Riguardo l’uso di una tessera personale, – dichiara il Prof. Giovanni Panunzio, coord. naz. Osservatorio Antiplagio, – la soluzione più sicura per impedire il gioco ai minorenni è la tessera sanitaria: sia per l’attivazione delle slot, che per le scommesse online (tramite apposito pos) o presso le ricevitorie. Oscillano tra il 25 e il 30% i giovani dai 14 ai 17 anni che scommettono abitualmente, ed è una cifra preoccupante. Con l’introduzione della tessera sanitaria si limiterebbe significativamente anche il problema dell’evasione fiscale, delle infiltrazioni mafiose e perfino del riciclaggio e autoriciclaggio.

A proposito della distanza minima, invece, non esiste alcuna attinenza tra il vizio del gioco d’azzardo e la lontananza dal luogo in cui si scommette, visto che anche gli adolescenti non hanno alcuna difficoltà a spostarsi.

Solamente il non-anonimato e la trasparenza delle giocate e delle vincite può essere un forte deterrente alle scommesse e un argine per i giocatori cronici. Negli USA ad esempio, eccezion fatta per sei Stati (Delaware, Kansas, Maryland, North Dakota, Ohio e South Carolina), i nominativi dei vincitori di lotterie e concorsi a premi vengono resi pubblici e pubblicati.

Infine, al divieto di tutte le pubblicità e sponsorizzazioni del settore, iniziativa che Osservatorio Antiplagio chiedeva al legislatore da oltre vent’anni, sarebbe doveroso che Movimento 5 Stelle e Lega aggiungessero le réclame di alcolici e superalcolici, come già accade da 14 anni per il fumo.

Sono tutte dipendenze che hanno costi insopportabili, superiori a quanto il Governo incassa da società concessionarie e monopoli”.

Fonte originale Jamma

GIOCO PUBBLICO E GIOCO ILLECITO: LA SCELTA DEL LEGISLATORE E DEL NUOVO GOVERNO

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Nell’inchiesta di Repubblica nell’ambito del Daphne Project c’è il gioco illecito tra Malta e Italia: che merita attenzione.

 

E’ uno spaccato tutt’altro che gradevole quello che emerge dall’inchiesta internazionale condotta da 18 quotidiani sull’isola di Malta, sotto il nome univoco di “Daphne Project”, nell’obiettivo di portare avanti il lavoro giornalistico realizzato dalla giornalista uccisa nei mesi scorsi. All’interno dell’inchiestona, il quotidiano Repubblica – unica testata italiana a partecipare al progetto – tra i vari argomenti “scottanti” tocca anche quello del gioco (tra i principali business dell’isola), facendo emergere una realtà illecita che a quanto pare viaggia in parallelo a quella perfettamente legale che caratterizza l’isola del gaming. Con un titolo, a nostro giudizio, particolarmente evocativo: “A Malta i soldi sporchi del nuovo Totonero”, facendo riferimento, evidentemente, al fatto che nell’isola europea esista un’economia sommersa (e pure particolarmente florida) che ricorda quella dell’Italia degli anni ’90 e di inizio Duemila: quando esisteva il Totonero, appunto, oltre all’illegalità diffusa sul territorio attraverso i temibili “videopoker” (e guai ad usare il termine come sinonimo di Awp, anche se accade ancora oggi troppo spesso).

Peccato soltanto che questa considerazione, soltanto evocata, non venga anche sviluppata nel testo, perché avrebbe fornito degli interessanti spunti di riflessione. A partire dal fatto che, se negli ultimi anni lo Stato italiano è senz’altro colpevole di aver “spinto” eccessivamente l’offerta di gioco senza procedere di pari passo con gli strumenti di tutela a prevenzione dei consumatori, è pur vero che la legalizzazione del gioco ha prodotto anche risultati straordinariamente positivi, che vanno ben oltre la “mera” questione economica visto che attraverso l’offerta di giochi di Stato, appunto, oggi si possono considerare dei lontani ricordi delle attività illecite come quella del Totonero, di nuovo, o quella delle bische ultra-diffuse sul territorio o dei videopoker.
20 MILIARDI DI EURO SOMMERSI – L’inchiesta, tuttavia, ci consente di fare ulteriori riflessioni sullo stato attuale dell’offerta di gioco e non solo sull’esperienza pregressa, che meritano attenzione e impongono – o almeno, così dovrebbero – delle scelte precise da parte del Legislatore e del futuro governo che si sta definendo in queste ore. Tra i punti messi in risalto dall’inchiesta di Repubblica, infatti, vengono evidenziati due dati: il primo, riguarda il volume di affari del gioco lecito in Italia: “Nel 2017 – scrive il quotidiano – i giochi d’azzardo autorizzati in Italia hanno raccolto la cifra record di 102 miliardi di euro”. E tant’è. Tralasciando in questa fase le (doverose) distinzioni tra raccolta “lorda” e spesa reale, ma ci può stare: visto che lo scopo, in questo caso, era quello di rendere la dimensione del “fenomeno gioco”. L’altro dato che balza agli occhi e che viene evidenziato dal quotidiano è invece quello dell’illegalità: con un bel “20 percento”, che “corrisponde alla stime fornita dalla Guardia di Finanza rispetto all’entità della quota di gioco illegale rispetto alla raccolta globale del gioco lecito.
Una quota enorme, clamorosa, che corrisponderebbe quindi a un volume di affari di oltre 20 miliardi di euro l’anno. Tanti, tantissimi e davvero troppi per essere ignorati. E non tanto perché, se sommati anche questi al giro d’affari complessivo del gioco lecito, andrebbero a generare un altro paio di miliardi per le casse dell’Erario: quanto, piuttosto, perché rivelano un altro aspetto particolarmente importante rispetto alla reale domanda di gioco (consapevole) nel nostro paese. E dei veri “costumi” degli italiani. Se, come raccontato dai giornalisti di Repubblica, esiste un’offerta di gioco, descritta come molto praticata al Sud Italia, in virtù della quale dei centri di scommesse raccolgono giocate in contanti, facendo passare le puntate per dei server basati a Malta e privi di qualunque garanzia, è difficile credere che quel giocatore stia scommettendo “inconsapevolmente” su un canale illecito. Come pure la stessa riflessione si può fare rispetto all’altro fenomeno raccontato dall’inchiesta che vede dei siti di gioco illegali nei quali ci si può registrare anche dall’Italia, con tanto di nomi farlocchi (come ad esempio, Babbo Natale si cita nel testo), e scommettere in tutta facilità. O fare un giro di roulette.
LE SCELTE DEL LEGISLATORE – Appaiono quindi evidenti due aspetti, da questa inchiesta: il primo, è che esiste ancora una larga fetta di illegalità che va contrastata, sconfitta e impedita. Il secondo, è che esiste una domanda di gioco addirittura più ampia di quella che si potrebbe dedurre dai meri dati della raccolta del gioco legale. Da questi due assunti, sono dunque molteplici le considerazioni da fare, le conclusioni da trarre e le decisioni da prendere: è evidente che il punto di partenza per qualunque analisi dovrebbe essere quello di dichiarare guerra senza tregua a questo tipo di fenomeni illeciti. Per fortuna, su questo fronte, magistratura, Forze dell’ordine e Amministrazione stanno già facendo tanto, come rivelano le molteplici indagini che hanno portato a una raffica di arresti tra Sud della Penisola e Malta: come le recenti operazioni “Gambling”, “Game Over”, e “Anno Zero” rivelano, venendo non a caso anche citate nel pezzo di Repubblica. Anche se, spesso, gli scarsi strumenti legislativi vigenti in Italia finiscono col vanificare gli sforzi degli inquirenti. Ma questa è un’altra storia (comunque da affrontare, e al più presto).
Oltre alla repressione e al controllo del territorio, però, ci sarebbe da considerare anche il fatto che, molti giocatori, cercano qualcosa di più dell’offerta autorizzata ed è per questo motivo che vengono legalizzati, di volta in volta, nuove forme di gioco: non con l’obiettivo di coltivare nuovi giocatori, come viene spesso indicato nei dibattiti pubblici, ma con il solo fine di portare nel circuito legale molti dei giocatori “border line” come quelli di cui parlavamo poco fa: ed i risultati di crescita del gioco (legale) online italiano degli ultimi anni rivelano proprio che questo obiettivo è assolutamente raggiungibile, visto che i “nuovi giocatori” sono arrivati non dall’avvicinamento di altri utenti ma dalla conversione al “punto it” di molti siti che prima erano illeciti e che si sono portati dietro moltissimi giocatori abituali. Secondo il vecchio principio dell’adeguamento dell’offerta di gioco per renderla competitiva rispetto agli standard internazionali e quindi appetibile per i giocatori. Invece, in Italia, questo concetto non riesce a passare: anzi, al contrario, viene ostacolata anche la semplice attività amministrativa attraverso crociate politiche e mediatiche che invocano all’ulteriore allargamento dell’offerta quando si prova, invece, a tamponare situazioni scomode. Come quella del poker “live” che, come noto, veniva e viene oggi giocato illecitamente (poiché non legalizzato, quindi illecito per definizione) nei circoli privati: ma quando il Legislatore ha deciso di legare questo gioco a delle concessioni per frenare i flussi di denaro sommersi e mettere in sicurezza i giocatori attraverso un sistema legale, si è gridato allo scandalo costringendo l’amministrazione a bloccare i lavori. Preferendo, di fatto, continuare a tollerare l’illegalità invece di bonificare un settore. Mettendo cioè la cenere sotto il tappeto. Anche se poi continua lo stesso ad uscire da quel tappeto e mostrarsi alla luce del sole, ma si può sempre non guardare. E lo stesso accade oggi con la liquidità internazionale sul gioco online: pensata, anche questa, per frenare i flussi di giocate verso le “punto com”, rendendo più appetibile l’offerta nazionale, ma che rischia di finire nel dimenticatoio perché che chi considera “sconveniente” fare iniziative sul gioco in questo momento. E sullo stesso principio, rimangono fermi anche altri decreti, bandi o provvedimenti attuativi, anche quando previsti espressamente da un legge (si pensi alla gara sul Superenalotto, che nessuno sa perché richieda tutto questo tempo per uscire quando i Monopoli hanno licenziato il testo di base ormai da tempo).
IL NUOVO GOVERNO – Ma si sa: questa è l’Italia (non Malta: e per fortuna, verrebbe da dire). Un paese di Santi, poeti e navigatori, ma anche giocatori. Forse anche troppo, per carità. Ma anche questo è un punto: tenendo conto di questa forte propensione al gioco degli italiani e della tendenza, addirittura, ad utilizzare i circuiti illeciti pur di tentare la sorte, come si potrebbe ancora oggi pensare di eliminare l’offerta di Stato – come in molti continuano comunque a chiedere – oppure, comunque, di limitarla fortemente facendola sparire dai centri abitati o intere regioni, senza pensare di avere delle conseguenze devastanti a causa del ritorno dell’illegalità? Una serie di domande che dovrà porsi il nuovo governo, anche alla luce del contratto appena abbozzato dal Movimento 5 Stelle e Lega, dove compare un paragrafo dedicato al gioco pubblico (anzi: a quello “di azzardo”, a dire il vero). Anche se quel documento rivela poche idee, sulla materia, ma anche molto confuse, quando si parla di eliminare completamente l’offerta di gioco di slot e vlt, e poi di limitarla in locali specializzati nelle righe immediatamente successive. Ma il contratto è ancora una bozza e il governo non ancora costituito: ci sarà quindi tempo, forse, per studiare meglio la materia, e magari proprio studiando le carte attuali, magari anche quell’inchiesta di Repubblica. Purché letta e valutata con i giusti occhi.

Accordo Salvini-Di Maio, Baretta (sottosegr. Mef) ad Agimeg: “L’eliminazione totale delle slot è un’attività proibizionistica che favorirà l’illegalità. Più efficace riduzione dell’offerta e regolamentazione generale”

“È interessante constatare che, dopo tanti duri attacchi ricevuti in questi anni dagli estensori del contratto di Governo, Movimento 5 Stelle e Lega, una parte delle misure proposte sul settore del gioco riprende diversi punti (la tessera del giocatore, il divieto di pubblicità, la qualificazione dei punti gioco) della nostra proposta, diventata, poi, il testo del riordino del settore approvato in Conferenza unificata”. E’ quanto dichiara ad Agimeg Pier Paolo Baretta, sottosegretario Mef, in merito alle norme contenute nel contratto di Governo in tema di giochi. “Dall’altro, invece – ha continuato Baretta – non è condivisibile la linea della “fuoriuscita” del gioco pubblico dal settore delle slot. Il caso Piemonte – e non solo – dovrebbe insegnare. Un approccio proibizionista finisce unicamente per spostare la propensione al gioco fuori dai circuiti regolari, con un danno irreparabile al settore e senza combattere la ludopatia. Infine, è curiosa la “dimenticanza” degli altri giochi, dal Gratta e Vinci all’online. La strada più efficace è la riduzione dell’offerta, che già abbiamo attuato; un’efficace regolamentazione generale; un aumento dei controlli e – ha concluso – un’educazione preventiva per riportare il gioco a essere una condizione normale nella vita delle persone, tutelando, così, la salute e contrastando davvero le derive patologiche”. es/AGIMEG